giovedì 26 febbraio 2009

Kate Winslet - Lettera di una fan...ovvero me stessa^^

Cara Kate, vederti vincere l'oscar per me è stata una soddisfazione perchè ti seguo dal giorno in cui uscì Creature del Cielo, film che vidi molti anni dopo, ma già mi ispiravi, volevo vederti recitare.
Eppure il tuo oscar sarebbe stato bene in mano ad Angelina Jolie per la sua interpretazione di Changeling dove è stata strardinaria, o ancora meglio Kristin Scott Thomas per la sua performance di Ti amerò sempre che vi ha superate entrambe essendo la migliore performance recitativa dell'anno.
Ricordati sempre che L'Oscar che hai voluto più di qualsiasi cosa e soprattutto i due golden globes, sono soltanto il luccichio di hollywood, oggi ti copre di allori, domani può darti un calcio nel sedere, il tuo feroce entusiasmo quando li hai ritirati tutti e due mi ha fatto storcere il naso, dai nella vita recitare è molto meglio che prendere dei premi non trovi?
L'emozione di entrare sul set, di entrare nel personaggio e di vivere la sua storia, non te la danno di certo tre statuette, il groppo in gola quando esci dal palcoscenico, il batticuore di non riusscire a farcela, sono tutte emozioni che quelle statuette che tanto hai agognato non te le danno, non vorrei vederti soffrire come la Norma Desmond in Viale del Tramonto...il personaggio interpretato da Gloria Swanson nel film di Billy Wilder, non fidarti di Hollywood, smetti di montarti la testa, recitare è molto più importante, fossi in te mi limiterei a non fare tutte queste sceneggiate per dei premi primo è stato imbarazzante, secondo ti sei resa ridicola agli occhi del mondo, su youtube c'è un video con le tue moine che sembra che stai facendo altre cose, è diventata questa la Kate che tanto ammiravo? Spero di no altrimenti mi crolla un mito, Hollywood è una macchina che usa le persone, le spreme e poi le butta via, e tu sembri il bersaglio adatto per essere spremuta, e vedrai che Hollywood ti spremerà, ti spremerà portandoti via quella gloria con cui oggi ti sta ricoprendo e alla fine non ti rimarrà niente, e poi come finisce? Finirai dimenticata come Mickey Rourke? Oppure cercherai altri rimedi al tuo fallimento? La cosa più importante per un attore NON E' l'oscar, NON SONO i golden globes, a noi fans non ce ne frega un tubo di oscar e simili, a noi interessa vederti recitare, vedere Kate con il suo talento interpretare molti personaggi, se ti fai prendere da tanto clamore noi questo privilegio non ce l'avremo più e sarà un vero peccato perdere un attrice valida come te, L'oscar lo meriti, ma quest'anno forse era troppo presto per ottenerlo e soprattutto la cosa più importante non è essere riconosciuta come una diva, ma l'essere riconosciuta come una grande attrice, e tu le doti ce le hai, ascolta chi ti segue sin dall'inizio ovvero me stessa, lo so che questa lettera aperta non la leggerai perchè è in italiano, ma forse la dovrei scrivere in inglese, con il mio traduttore, chissà se avrà l'effetto di farti riflettere e di farti continuare a recitare che è la cosa più sorprendente di questo mondo, Un oscar dura poco tempo, molte attrici hanno avuto una carriera straordinaria, altre si sono perse per strada, con te non voglio ce succeda, questo no.
con affetto.

mercoledì 25 febbraio 2009

The Reader - A voce alta

The Reader - A Voce alta è tratto dal romanzo di Bernhard Shlink, narra la storia del giovane Michael, che viene aiutato da una donna misteriosa molto più grande di lui con cui intreccia una relazione amorosa.
La relazione è alquanto insolita perchè Hanna (interpretata da una bravissima Kate Winslet, fresca vincitrice di un oscar) ama che Michael legga per lei, l'eros si mescola con la parola letta e parlata, diventando una voce che parla e anche che esprime sentimenti e pulsioni, Michael non sospetta che in realtà Hanna sia analfabeta finchè un giorno lei scompare per poi trovarla imputata in un processo sulle vittime dell'olocausto in cui lei era una sorvegliante, lei potrebbe salvarsi e dire che non sa leggere, ma si vergogna a dirlo, così passerà trent'anni in carcere, finchè arriva il giorno in cui nella bellissima scena dell'ascolto dei nastri inviatale da Michael imparerà a leggere e a scrivere...
Stephen Daldry traduce per lo schermo il romanzo di Shlink, e orchestra magnificamente i suoi attori,
Non ho letto il romanzo di Shlink, e spero di farlo perchè sicuramente sarà ancora più coinvolgente del film, però una cosa la dico, che finora in tutte le uscite di questo inizio 2009 questo mi sembra il film più riuscito e anche il più coinvolgente.
The Reader è senza dubbio l'opera più matura di Daldry, che qui esprime al meglio la passione, il senso di colpa, la vergogna, il sentirsi inadeguati e tenere segreto il più possibile cio' che non sappiamo fare, Kate qui è molto brava anche se io l'oscar glielo avrei dato per Revolutionary Road dove è straordinaria, e ne sarei stata più contenta se l'avessero nominata per quel film.
Da non sottovalutare la bravura di attori come Ralph Fiennes, Michael ormai adulto, che cerca di stabilire un rapporto con la figlia visto che ha divorziato dalla moglie, e di Lena Olin che si vede in un cameo alla fine.




lunedì 23 febbraio 2009

I segreti di Brokeback Mountain - di Ang Lee

I segreti di Brokeback Mountain, è una storia d'amore, forse tra le più intense uscite in questi anni, protagonisti due cowboys, che in una estate in cui devono lavorare per portare il gregge di pecore e di bestiame, scoprono l'amore, ma nel loro mondo essere omosessuali è una vergogna, e deve essere tenuto segreto agli occhi del mondo...
Protagonisti Heath Ledger nel ruolo di Ennis del mar (oltretutto nella sua unica migliore interpretazione degna di essere ricordata) e Jake Gyllenhaal nel ruolo di Jack Twist, due persone che si incontrano da cui nasce un'amore e una passione che segnerà indelebilmente le loro vite.
Il film è tratto dal romanzo breve Gente del Wyoming, di Annie Proulx e diretto da un Ang Lee in stato di grazia, basti vedere la fotografia nitida, quasi come se Lee accarezzasse la natura che vive attorno ai protagonisti, il silenzio, le luci soffuse e naturalmente la pace che vive nella natura soprattutto nel primo tempo del film fanno da sfondo all'amore che sta per nascere e che sarà l'unico vero grande amore che conosceranno nella loro vita.
Heath Ledger è magistrale nell'interpretazione di Ennis del Mar (con questo film l'ho tenuto in considerazione maggiormente rispetto agli altri film che ha fatto), ci regala un personaggio indimenticabile, capace di vivere una vita di bugie pur di nascondere quel segreto (colpa di ricordi d'infanzia raccontati dal padre, e della paura che ne è scaturita) Ennis non accetta la sua omosessualità, e si costruisce una vita di apparenza, sposando una giovane ragazza da cui avrà due figlie, anche Jack si sposerà con una donna che ha il padre che lo maltratta sempre e non lo tiene in considerazione.
Il lato più interessante del film è senza dubbio la vita che ci costruiamo indossando una maschera e nascondendo un segreto di dentro.
Bellissima la scena del bacio tra Ennis e Jack, con la moglie di Ennis che si accorge di tutto, e anche quella del litigio con Jack, che chiede di vivere una vita insieme, molto intensa e sconvolgente direi, Ennis è destinato a vivere nel dolore e nella paura, nascondendo i suoi veri sentimenti e soprattutto la sua vera natura, il film si chiude con Ennis che accarezza la camicia di Jack, quasi come se lui rimpiangesse quell'amore perduto, magistrale.




sabato 21 febbraio 2009

Visioni d'(a)utore

Il 2009 è arrivato portandoci in sala una serie di filmoni piuttosto appetitosi, almeno sulla carta lo erano, alcuni li ho sopravvalutati pure io viste le aspettative e l'imminente notte degli oscar...eppure c'è qualcosa che in alcuni di loro non funziona...analizziamoli insieme.
Australia si salva ma solo in parte, grazie all'abilità registica di Buz Luhrmann di coinvolgere lo spettatore e alla presenza della diva Kidman una delle migliori attrici sul mercato senza dubbio e del supersexy Jackman, un filmone romantico e drammatico insieme, eppure la sontuosità dell'opera si avvicina appena a certi capolavori come via col vento, ma è un paragone forse forzato, il film mi è piaciuto, è bello, all'inizio anche divertente ma poi ha il difetto di essere un po' troppo lungo, melenso non direi, di certo non è un capolavoro, è un buon film fatto per sognare e la presenza di Jackman è messa apposta per le spettatrici grazie a una buona intuizione di Luhrmann, eppure accanto alla Kidman bellezza glaciale all'inizio mi ha fatto storcere un po' il naso, ma poi per le interpretazioni la coppia funzionava ma solo per le interpretazioni ...anche se io al posto di Jackman avrei visto un attore molto simile a Nicole

Il migliore? Senza dubbio Milk di Van Sant, sin dalla fotografia, che da alcuni filmati estratti d'epoca egli ritrae la storia di Harvey Milk, magistralmente interpretato da uno Sean Penn in stato di grazie in cui meriterebbe una vera e propria standing ovation, il primo politico dichiaratamente gay negli stati uniti, in questo film nulla è lasciato al caso, anche Van Sant si è dimostrato di sapere dirigere gli attori e di tenere testa a un pezzo da novanta come Penn, vedere questo film è stato come assistere all'ascolto di una sinfonia, tutto è curato nei minimi particolari, senza annoiare o stancare lo spettatore, ma al contrario lo coinvolge, (il film è tratto da una storia vera) quindi spero in un oscar a Van Sant perchè con questo film lo meriterebbe davvero.

Adesso arriviamo a due film che attendevo dall'anno scorso, Il curioso caso di Benjamin Button e Revolutionary Road, il primo non è altro che una fiaba romantica che racconta di un uomo nato vecchio e che poi ringiovanisce invece di invecchiare come accade normalmente, fino al primo tempo il film ti fa stare incollato alla poltrona una scena da ricordare è senza dubbio la nascita di Benjamin e il consueto abbandono paterno, e fin qui ci siamo, la mia preferita resta quella in cui la Blanchett balla guardata da Benjamin (vedi foto), ma anche questo film ha i suoi difetti, in primo luogo è troppo lungo, dopo la scena della foto si va pian piano perdendo lo spirito della storia, apparte alcune scene goliardiche di quando è in gioventù, fino a risultare di una piattezza che anche Pitt, qui davvero molto bravo non è in grado di nascondere, soprattutto nel secondo tempo, naturalmente manca il vero motivo in cui Benjamin sia nato vecchio per vivere al contrario, ha una malattia genetica? Cosa gli è successo realmente? E perchè è nato così? Il film questo non lo spiega e si concentra su una fiaba lacrimosa e a tratti melensa, che alla fine rasenta la noia, nelle mani di un altro autore come Burton sarebbe stato di sicuro un capolavoro.



E ora arriviamo a Revolutionary Road, di Sam Mendes, film che ho aspettato e che ahimè mi duole dirlo è stata una delusione, in primo luogo perchè non ha uno stile tutto suo, Mendes traduce scena per scena il romanzo di Richard Yates, senza dare un anima alla storia, e neanche un suo parere personale, Leonardo di Caprio di solito magnifico e Kate Winslet, sono come soffocati da una storia in cui sono stati inseriti e recitano sforzandosi di dare spessore ai loro personaggi, e soprattutto non da una critica della borghesia e soprattutto della vita di piccoli borghesi che sono costretti a fare, costruisce un film da camera e lo confeziona per mandarlo in pasto al suo pubblico, ma soprattutto (questo lo devo dire perchè è la verità) appesantisce il tutto con una falsa trasgressione soprattutto per April Wheeler, un film per riunire la coppia Di Caprio/Winslet che non aggiunge nulla ad alcuni capolavori del cinema, e che purtroppo lascia l'amaro in bocca.


Ma è mai possibile che al giorno d'oggi i cosidetti (a)utori non sono in grado di cogliere la freschezza di un film?
Ti coinvolgono si, ma a tratti, e come dice la canzone (apparte l'eccezzione Milk) Tutto il resto è noia....


Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman

Scene da un matrimonio è uno dei film più intensi diretti da Ingmar Bergman, in scena una coppia sposata che fa i conti con la loro vita insieme, e soprattutto con l'amore che li lega, all'inizio sembra una coppia perfetta, lo si può notare nella scena iniziale quando assistono al litigio di una coppia sposata in cui vive l'odio e il rancore, non esiste più amore per i loro amici, Quando Marianne e Johann (due straordinari Erland Josephson e Liv Ullman attori feticcio di Bergman qui nella loro migliore interpretazione) vanno a dormire sono felici di essere l'eccezzione alla regola? Ma è davvero così?
Ogni matrimonio nasconde qualcosa e il loro non fa eccezzione, all'apparenza sembrano una coppia felicemente sposata, ma non è così, anche il loro matrimonio come una statua di porcellana ha delle crepe, crepe che rivoluzioneranno il loro rapporto...
Il film è suddiviso in capitoli, più giustamente in scene, scene di vita insieme, Bergman entra dentro questa coppia e mostra ripicche, gelosie nascoste, sogni infranti e problemi nascosti che all'apparenza non si vedono subito ma vengono buttati in faccia allo spettatore come un pugno nello stomaco.
Alla fine Johann ha una relazione con una giovane collega e lascia Marianne, che nel frattempo decide di divorziare da lui, qui scatta quella molla che è la classica goccia che fa traboccare il vaso, l'amore raffiora in loro e prima di firmare le carte del divorzio fanno l'amore avidamente sul pavimento dello studio di Marianne e si va dall'amplesso al furioso litigio, in cui si sputano addosso tutto il marcio del loro matrimonio, una scena talmente intensa ed emozionante che nell'interpretazione magistrale dei due protagonisti accarezzati dalla geniale mano di Bergman che sembra essere uno spettatore silenzioso di quel matrimonio come lo siamo tutti quanti, la sua mano autorale si nota moltissimo, mette il suo punto di vista senza mai tralasciare i protagonisti e la loro vita insieme, e quell'amore tu lo senti nella tua pelle senza ovviamente cadere nel pacchiano o nel ridicolo, il pregio di scene da un matrimonio è l'intelligenza e il raffiorare di antichi rancori e ferite senza mai distogliere lo spettatore da ciò che sta guardando, lo spettatore viene coinvolto nella storia e resta immobile lì sentendosi parte di loro, alla fine il loro amore vivrà per sempre ed è proprio con quel litigio che inizieranno ad amarsi di più e a stimarsi.
CAPOLAVORO

venerdì 20 febbraio 2009

Oscar

L'edizione odierna degli Academy Awards, che dovrebbe essere il massimo riconoscimento per la settima arte è l'edizione più deludente dell'anno, sin dalle nomination fatte apposta perchè devono vincere Kate Winslet e Heath Ledger, attori attorno a loro semisconosciuti o poco noti, io mi sono chiesta perchè dare anche la nomination a Heath Ledger quando a me sia il film il cavaliere oscuro che l'interpretazione di Leger non mi è piaciuta affatto, il Jocker di Ledger sembra un pazzo uscito dal manicomio, eppure la morte fa notizia, fa notizia e diventa business per incassare e inventare falsi fenomeni, a questo punto direi poveri coloro che hanno fatto grande la settima arte e che in questi giorni si stanno rivoltando sulla tomba, poveri Chaplin, Kubrick, Malcolm McDowell, Monty Clift, Marilyn Monroe, James Dean, River Phoenix e tanti altri nomi che ingiustamente non hanno ricevuto l'ambita statuetta, ma questo è l'oscar signori miei, la big night che tiene incollati al teleschermo milioni di fans che spasimano per l'oscar Ledgeriano, a questo punto diamo anche un oscar al miglior cattivo dei films di Batman, il Joker di Nicholson, che ha saputo interpretare magistralmente il personaggio nel capolavoro Burtoniano, così da quest'anno credo che l'oscar non sia nient'altro che una vetrina, una manifestazione che non premia l'arte ma solo la tendenza, la moda, e che con il cinema non centra nulla, lo si può notare nella mancata nomination per il film Gomorra di Matteo Garrone, che ancora devo vedere ahimè spero di farlo in questi giorni e magari di recensirlo alla fabrica, Gli Oscar sono diventati il circo del cinema, uno show, che chi ha avuto la nomination può vantarsi di sfoggiare i suoi abiti da sera e anche la statuetta, ma quest'anno sarà una statuetta senza valore...

mercoledì 11 febbraio 2009

Eraserhead - di David Lynch

Eraserhead è l'opera d'esordio diretta da David Lynch, la cui lavorazione durò ben cinque anni per problemi legati ai finanziamenti, quando uscì divenne un cult movie nei circuiti del cinema underground come midnight movie.
Raccontare con parole semplici un opera simile risulta alquanto difficile, primo perchè non si può spiegare in parole povere un film del genere, per il semplice motivo che o lo ami o lo odi, non ci sono vie di mezzo.
Fin dai titoli di testa, vediamo Henry volteggiare in un luogo senza tempo e senza spazio, poi dalla sua bocca esce uno spermatozoo gigante che cade in una pozza di acqua bollente, mentre un uomo manovra delle leve.
La trama surreale e onirica vede un uomo all'apparenza timido e stralunato, allevare con la sua compagna, un mostruoso infante dall'aspetto di caprettino, Lynch, ne tratteggia la psicologia dei personaggi che all'apparenza sembrano normali ma non lo sono, ma già rivela con il racconto le deformità umane, sia fisiche che psicologiche che saranno i temi portanti del suo cinema.
Il film è un capolavoro, sotto ogni punto di vista, dalla fotografia rigorosamente in bianco e nero, dalle luci soffuse, dalle scariche d'elettricità, e anche dal suono, tutto è curato nei minimi particolari, nessuna cosa è lasciata al caso.
La trama rivela l'intolleranza di accettare un essere deforme, e l'incapacità di allevare la propria creatura, che oltre a fare impressione, fa anche pena.
Harry Spencer, sembra che quando rimane solo con il figlio riesce solo in apparenza a prendersi cura di lui, ma nel radiatore vede una donna che ha le guance con delle escrescenze tumorali che canta, ma cos'è? Un sogno? Un allucinazione? Il desiderio di Henry di sfuggire alla realtà?
Ogni interpretazione può avere una chiave di lettura per un confronto aperto.
Se notate anche la casa, quella piccola casa in cui vive sembra una prigione, guardate bene le finestre e vi vedete dei mattoni, tra le scene migliori cito quella del sogno in cui Mary partorisce dei gerini e Henry li schiaccia sul muro, e naturalmente quando si abbraccia con la piccola donna.
In effetti il film è imperniato di un atmosfera onirica e surreale la cui percezione risulta alquanto complessa per chi non conosce Lynch e so accinge a conoscerlo.
Il film, molto amato tra gli altri dai registi Stanley Kubrick e George Lucas, divenne un successo dopo che alcuni produttori lo etichettarono come incommerciabile, di certo non è un film per le masse, e neanche un film da popcorn, ho sempre visto in heraserhead, una spietata analisi dell'essere umano, e dell'impossibilità di tollerare e di provare amore verso coloro che riputiamo anormali, viene da pensare, tra Henry e suo figlio, chi sia il vero mostro? Ogni volta che si vede questa pellicola fatevi questa domanda.
Lynch inoltre tratteggia la psicologia deviata di Henry, la sua fuga, la sua voglia di evadere, la spietata immaturita a recidere la vita del proprio sangue, come se staccasse un legame per tornare a sognare e non svegliarsi più, da notare l'agghiacciante scena finale in cui Henry viviseziona suo figlio, provocando la fine del mondo, quasi come se il mondo perdesse il suo equilibrio fino a portare alla follia totale e al caos.
Per alcuni è un incubo, per altri è un allucinazione, Eraserhead è un film da vedere per riflettere sulla natura dell'essere umano e sulla vita.




martedì 10 febbraio 2009

Le Onde del Destino - di Lars Von Trier

Le onde del destino è un film crudo, realistico, sin dalla fotografia cromata e oscura ne tratteggia questo aspetto, quasi come fosse il documentario di una storia d'amore.
In scena una donna Bess, psicologicamente fragile e segnata dalla morte del fratello, si innamora e sposa Jan ed è talmente legata a lui che non riesce a stargli lontano, quasi come se ella avesse trovato una casa in quell'uomo, le scene erotiche non sono gratuite nè vogliono esserlo, sono naturali pure, limpide, non ci sono controfigure, lo si può notare sui corpi completamente nudi dei due protagonisti che piano piano si scoprono accarezzandosi prima le braccia poi il petto poi i loro sessi, non si vedono film così naturali al giorno d'oggi e Von Trier con il suo dogma95 qui è ai suoi livelli più alti.
Bess non sopporta la mancanza forzata del marito, e ancora meglio non sopporta la solitudine e la piccola comunità in cui vive comunità conservatrice.
Bess trova la felicità quando è tra le braccia di suo marito Jan, e quando è sola la vediamo sempre dentro una chiesa a parlare con Dio e a pregarlo di portarle il suo Jan, sia la famiglia che le persone a lei vicino non comprendono il grande amore che prova per il marito, amore che la porterà fino alla morte.
Non ci sono limiti all'amore di Bess per Jan, quando lui per un incidente rimane paralizzato, lui comunque le dice di trovarsi un altro uomo e lei comincia a cercare l'amore che aveva per suo marito nelle altre persone, fino a prostituirsi, fino a perdere la sua dignità di essere umano, ben presto Bess viene allontanata dalla piccola comunità in cui vive e persino i rapporti con la madre sono soffocati, molto intensa la scena in cui Bess viene presa a colpi di pietre da dei ragazzini, non c'è scampo per questa anima tanto fragile, e al tempo stesso tanto pura, straordinaria Emily Watson vera protagonista del film, la regia di Von Trier non è dolce nè vuole esserlo al contrario è disturbante ma efficace, il film è diretto come uno sguardo documentaristico della vita di coppia, il riuscire a fare esplodere sentimenti e renderli reali e vividi, lasciando da parte i sentimentalismi che ne avrebbero fatto un polpettone, Le onde del destino invece è un opera che spiazza, che rende lo spettatore incapace di non provare sentimenti benevoli per Bess nonostante le sue scelte discutibili quando vivi la sua storia perchè quando guardi il film la vivi sulla tua pelle, Bess segue l'amore ed è assolutamente incapace di sviare sulla via della ragione e questo è straziante.
Le persone che vivono vicino a lei sono incapaci di andare oltre, di vivere la vita e perciò bandiscono Bess dalla loro comunità conservatrice, mentre il marito e la cognata non seguono le loro regole ferree se vogliamo chiamarle così.
L'aspetto fondamentale del film è che Bess nonostante tutto non cede, nonostante la comunità perbenista l'abbia bandita lei continua a fare quello che ha scelto di fare e racconta al marito le suse storie quasi come se a distanza facesse l'amore sempre con lui, ed è proprio questo che spiazza, l'assoluta fedeltà dei sentimenti di Bess, del suo amore per Jan che per lei è come una casa e un rifugio fino a perderne la vita.
La spietatezza del mondo in cui vive non le lascia scampo, in quel piccolo mondo se esci fuori dal coro, fino a dove si puà arrivare per l'amore di un uomo? Quanto amore ci vuole per continuare a vivere dopo una tragedia simile?
CAPOLAVORO



Il fascino discreto della borghesia - di Luis Buñuel

Con il fascino discreto della borghesia Bunuel mette in scena quello che si può considerare il suo capolavoro assoluto, vi sono fortissimi richiami al meraviglioso l'angelo sterminatore ma qui vediamo la classe borghese, che è un po' il ritratto parodistico di se stessa.
Se nell'angelo sterminatore il gruppo di borghesi veniva intrappolato in una stanza senza riuscire ad uscire, qui i nostri protagonisti non riescono ad iniziare un pasto, la pellicola resta immersa in un atmosfera onirica e surreale in cui il maestro Bunuel ne fa un ritratto come se si trattasse di una commedia teatrale, in cui tutti recitano un ruolo ormai dettato dalla loro classe d'elite non di esseri umani, sarcastico e pungente come sempre ma qui votato solo a sbeffeggiare la classe borghese che corre da un punto all'altro per potere svolgere i loro riti...
il forte impatto sarcastico è la cosa che colpisce di più, qui Bunuel ridicolizza la borghesia e la disegna come una classe appassita e fuori moda, ormai abituata ad avere tutto quello che vuole senza preoccuparsi del prossimo, c'è la moglie che tradisce il marito, alcuni militari che entrano nella stanza e sparano a tutti, ogni volta è un buon motivo per non fare cominciare la loro cena, e ogni volta i loro gesti si ripetono, attenzione alla scena del pianoforte che ricorda moltissimo quel capolavoro di corto muto un chien andalou;
Se nell'angelo sterminatore c'era un che di inquietudine e si rifletteva, qui invece il grande maestro spagnolo ne fa una commedia intelligente che fa divertire lo spettatore, da grande surrealista quale è disegna anche un aspetto fondamentale che ne fa un capolavoro, ognuno dei suoi personaggi ha uno scheletro nell'armadio e piano piano tutti questi scheletri vengono mostrati a chi guarda il film come per dire che non tutto è come appare luccicante, e per bene, chi si immischia nello spaccio di droga, chi ha l'amante etc...
Questa borghesia così osannata non ha un aspetto glorioso ma ha un fascino discutibile, d'altronde siamo tutti esseri umani, capolavoro.




martedì 3 febbraio 2009

Coffee and Cigarettes - di Jim Jarmusch


Coffee and Cigarettes è un lungometraggio che racchiude in se diversi corti realizzati da Jim Jarmusch, sono delle storie surreali, stralunate e bizzarre, che hanno il pregio di sapere ipnotizzare lo spettatore e di tenerlo sulla poltrona dall'inizio alla fine.
In scena diversi personaggi in diverse parti degli stati uniti seduti al bar con rigorosamente caffè e sigarette al tavolo, si incontrano e parlano della loro vita, dei loro sogni e dei loro problemi in situazioni ora tragicomiche, come l'episodio dei siciliani al bar con il figlio che chiede i soldi e poi scappa, ora drammatiche, come l'episodio della ragazza che si lamenta che il barista le ha versato dell'altro caffè e intanto sfoglia una rivista di armi, c'è l'episodio dei gemelli di colore che è tra i più comici che alla fine litigano per scarpe e vestiti, e c'è anche un apparizione di Roberto Benigni che all'inizio da il meglio di se per poi scappare dal dentista, da notare anche i corti con Iggy Pop e Tom Waits che parlano di musica con accanto un Juke Box in cui Pop chiede a Waits come mai non c'è la sua musica...
La migliore resta appunto Cate Blanchette in un doppio ruolo quello della chitarrista sua sosia e della stella del cinema, due mondi che si incontrano e si scontrano, parlando di dolce vita e dell'attore e il regista che si scoprono cugini sfogliando un albero genealogico, il tutto condito con il surreale Humor di Jarmusch in una pellicola la cui leggerezza diverte e fa pensare, in sostanza un piccolo cult da collezionare, fotografato in un bianco e nero che gli da l'atmosfera giusta, il tutto condito con l'ironia che infondo le sigarette e il caffè non fanno poi tanto bene, però tutti i personaggi non ne possono fare a meno, da notare il cameo di Bill Murray barista che sembra uscito da un trip allucinoggeno.