martedì 31 luglio 2012

Femme Fatale

Brian De Palma ritorna al thriller e lo fa con un film che strizza l'occhio  a David Lynch e al suo Mulholland Drive per la struttura non lineare del film, anche se non ne possiede il fascino e il carisma che hanno fatto di Mulholland Drive un capolavoro.
Al centro del film c'è una Femme Fatale del titolo interpretata da una sensuale quanto perversa Rebecca Romijn, appena uscita dal cast del primo X-Men e già in cerca di emozioni forti, qui interpreta Laura, una donna che ha rubato un corpino d'oro tempestato di diamanti e ha fregato i suoi complici alla fine se lo è tenuto per se e lo ha rivenduto proprio con la complicità dell'attrice con cui si è scambiata effusioni mentre lo rubava, adesso è fuggita, ed è in cerca di una nuova identità, dopo essere stata scambiata per un altra donna,  trova quello che sta cercando, soprattutto quando assiste al suicidio della donna per la quale è stata scambiata, rifatta una nuova identità ora è in cerca della fuga e di una nuova verginità e come la trova? Sposando l'ambasciatore americano a Parigi, ma un paparazzo si mette nelle sue tracce rischiando di mandare in fumo i suoi piani, ma come riesce a non farsi fregare? Coinvolgendolo in un ulteriore piano, ma stavolta la vittima è proprio il suo prestigioso consorte...
Diciamocela tutta, Brian De Palma è senza dubbio un grande regista, a dimostrarlo ci sono filmoni come Omicidio a Luci rosse, versione riveduta e corretta de La finestra sul cortile che palesemente omaggia colui che effettivamente ha dimostrato di essere il suo mentore, non a caso De Palma è spesso citato nella storia del cinema come l'erede del grande maestro inglese Alfred Hitchcock, un altro suo grande film è Vestito Per uccidere con un grande Michael Cane e via dicendo, con Femme Fatale, cerca di riprendere il filo del discorso che lo lega a Hitchcock, ma qui vuole citare anche un altro mostro sacro del cinema che è Lynch mettendo la sensualità con cui  è pienissimo Mulholland Drive e anche una costruzione filmica in parte surreale che ne appesantisce la visione, con un finale che toglie tutta la perversione della Femme Fatale del titolo, rendendo il film riuscito solo a metà, e aveva tutte le qualità per essere un ottimo film, ma rimane però solo un buon film, che non aggiunge nulla di nuovo al grande lavoro che ha fatto De Palma con le sue precedenti pellicole, la cosa migliore del film rimane Rebecca Romjin e il suo personaggio di dark lady psicotica capace di sedurre tutti, donne e uomini che siano.
APPETITOSO



Bel Ami - Storia di un seduttore

Ennesima trasposizione del romanzo di Guy de Maupassant, con Robert Pattison che cerca in tutti i modi di dimostrare che oltre al vampiro Edward Cullen, è capace di fare vari ruoli, ora non sono come si dice una fan di Pattison, ma devo dire che so riconoscere quando un attore è bravo, qualità che Pattison almeno in questo film non ha, però è da ammirare la sua forza decisiva per uscire dal ruolo che lo ha reso famoso, anche se devo dire la verità non ha tutto lo charme di George Duroy, e nemmeno la sensualità di un uomo capace di sedurre tre donne, andarci a letto e poi mollarle per far carriera, perchè lui è molto giovane per il ruolo e apparte Christina Ricci, la più giovane tra le attrici le altre due sono piuttosto in età avanzata, una Uma Thurman ha superato i quaranta e l'altra Kristin Scott Thomas addirittura i cinquanta, ma forse va bene così, infondo si parla di un uomo che per far carriera e diventare qualcuno lo da alle donne per farsi aiutare dai loro mariti, il gioco sta tutto qui, bravissima Kristin Scott Thomas che come sempre dimostra una professionalità superlativa che si mangia praticamente tutti, le fa da spalla anche Uma Thurman, sono loro due le migliori del cast di attrici, Christina Ricci invece l'ho trovata sottotono, comunque sia la storia del film l'ho trovata affascinante, intrigante, in effetti stiamo parlando di un uomo che per diventare qualcuno entra nei letti di signore per bene riuscendo a sedurle tutte e a farsi un nome, diventando una persona rispettabile, nonostante ciò è una pellicola che rispecchia molto chi gioca con i sentimenti altrui per ottenere ricchezza e prestigio, quindi non stiamo parlando di un santerellino, come dicevo pocanzi, ci voleva un attore con la faccia da schiaffi, non Robert Pattison, che nonostante il suo impegno recitativo, è parecchio inespressivo e non ha la grinta per interpretare un "bastardo" che usa le donne e poi le butta via per quanto riguarda il regista, non lo conosco bene, quindi non posso parlare molto in merito, ma per accettare di girare un classico si può dire costruito per Pattison direi che è una pellicola costruita a puntino per le sue fans, a lungo andare non è che un film che bene o male si lascia vedere volentieri, seppur con le sue imperfezioni, l'ho trovato godibile e abbastanza coinvolgente.
NON MALE.




sabato 28 luglio 2012

Cape Fear - Il promontorio della paura

L'avvocato Sam Bowden ha una bella famiglia, una bella casa con parco, una bella moglie, una bella figlia di sedici anni Danielle, e anche un cagnolino dolcissimo, ma Sam Bowden ha anche qualcos'altro, un errore commesso quando era un avvocato alle prime armi, commesso in buona fede preso dalla coscienza in un caso di stupro, su una donna considerata di facili costumi, ha occultato un rapporto per fermare Max Cady mandandolo in prigione per 14 anni, ora Max Cady è uscito di prigione, e renderà la vita impossibile all'avvocato e alla sua famiglia, prima uccide il cagnolino, poi aggredisce e pesta a sangue una ragazza con cui Sam è in simpatia, poi si avvicina a Danielle, la figlia dell'avvocato, che con la scusa di essere un professore di recitazione le parla, cercando di stabilire un contatto, inquietante la scena in cui lei gli succhia il pollice, quando Sam trova nello zaino della ragazza della marijuana capisce subito, e si mette in contatto con Kerserk uno sbirro dai modi non convenzionali, ma capace di fare il lavoro sporco per far rispettare la legge, quando Cady viene pestato da dei balordi la persecuzione aumenta ancora di più, Sam peggiora ulteriormente la situazione, ora le cose sembrano rivoltarsi a favore di Cady che riesce a fare emettere al giudice un ordinanza restrittiva contro Sam Bowden e l'avvocato di Cady cerca persino di farlo espellere dall'albo degli avvocati, ma Cady non ha giocato bene le sue carte, perchè nella sua fortuna, non si è accorto che Sam può mettere a punto un suo piano, riuscirà questa volta ad assicurare alla sua famiglia serenità liberandosi da quello psicopatico?
Primo Remake di Martin Scorsese, che rispetto all'originale aggiorna in maniera più esplicita, sia nel linguaggio che nelle scene, la pellicola originale verrà visionata prestissimo, limitiamoci a parlare di questo remake, Max Cady è interpretato da un Robert De Niro in forma strepitosa, nell'originale il suo ruolo era di Robert Mitchum che è presente in questo film in un piccolo ruolo del capo della polizia, è presente anche Gregory Peck il Sam Bowden dell'originale che interpreta un avvocato ancora.
In questo film Scorsese non ha freni inibitori, linguaggio scurrile, scene di violenza, allusioni sessuali, rispetto al regista della prima pellicola che era piuttosto limitato grazie al codice hayes, qui si scatena, riuscendo ad essere originale e ancora più inquietante, e non è da tutti i giorni essere originali dirigendo un remake, solo un grande regista come Martin Scorsese ci riesce, grazie alla sua abilità di saper creare tensione e inquietudine ad ogni scena, poi il cast del film è in forma smagliante e lo si nota dall'inizio alla fine, la fotografia che va dai colori in positivo al negativo per sottolineare l'incubo che li sta per travolgere a cui siamo tutti delle prede.
Da sottolineare i titoli di testa curati da Elein e Saul Bass, storico collaboratore di Alfred Hitchcock, in conclusione un bellissimo remake che riesce a tenere la tensione dall'inizio alla fine, non gli do il capolavoro, perchè è un remake ma sicuamente è un opera immensa che merita di essere collezionata.
DA NON PERDERE


venerdì 27 luglio 2012

Love and Secret

Love and Secrets è tratto da una storia vera, questa è la storia di un matrimonio troppo perfetto per essere vero, lui è un giovane brillante e affascinante, si chiama David e con il padre gestisce un azienda di finanziamenti, lei Kathy è una giovane e solare ragazza americana di cui si innamora, hanno tutto per essere felici, una bella casa, soldi a palate, tanti amici ma qualcosa non quadra, ben presto durante una festa una vecchia amica di suo marito le dice qualcosa legata all'infanzia dell'uomo che ha sposato, raffiorano segreti che piano piano sconvolgeranno la sua vita, ma di cosa si tratta? Suo marito ha visto morire la madre suicida davanti ai suoi occhi, da quel momento cominciano a riaffiorare come le pedine del domino che cadono problemi legati alla psiche di David, che non ha mai risolto questo problemino nonostante sia in terapia da una analista, quando Kathy esce incinta lui la convince a non portare al termine la gravidanza, ma il peggio arriva quando la ragazza per superare il trauma dell'aborto e della solitudine si iscrive all'università, riuscendo a mietere un successo dietro l'altro per David rappresenta il simbolo del suo fallimento professionale, in quanto non riesce a mietere successi come sua moglie, e comincia ad essere violento, ma un giorno Kathy sparisce nel nulla, Che è successo a Kathy? Perchè nessuno sa spiegare cosa le è realmente successo è morta?
Il film parte bene, anche grazie a un cast di attori affiatatissimo in cui ritroviamo Ryan Gosling, che qui è strepitoso, come anche Kirsten Dunst che dimostra di sapergli tenere testa in un ruolo difficile e maturo che ricorda molto le vergini suicide di Coppoliana memoria, Frank Langella invece interpreta un padre freddo e scostante, che sa molti segreti, e ovviamente per questione di etichetta non ne parla in giro abituato com'è a portare una maschera e a recitare il ruolo del patriarca perfetto, ma ha pessimi rapporti con David, che non gli perdona la morte della madre e con suo fratello che gli vuole sfilare il posto di lavoro, dicevo, nella prima parte il film è brillante e gioca bene le sue carte, è nella seconda che zoppica un pochino, con evidenti buchi della sceneggiatura che non approfondiscono bene gli eventi e questo è un punto a suo sfavore, che la sparizione di Kathy rimanga un caso non risolto è evidente, ma almeno concentrate meglio il personaggio di David, perchè scappa via e si traveste da donna? Per non essere riconosciuto?
Andrew Jarecki costruisce un buon film, non dico ottimo perchè non lo è, con l'unico difetto che con la parte finale non sa che pesci pigliare e si perde in un bicchiere d'acqua, peccato perchè il film aveva molte qualità per essere ottimo, resta comunque il fatto che riesce a tenere alta l'attenzione dello spettatore grazie a delle scene di forte impatto emotivo.
APPETITOSO.





giovedì 26 luglio 2012

Il signore del male

Film che rappresenta il secondo capitolo della trilogia dell'apocalisse, questa volta incentrato sul bene e male, legati a tematiche religiose, che devono essere spiegati razionalmente con la scienza, questo secondo capitolo si allontana bruscamente dalla classica figura mefistofelica del maligno, John Carpenter dirige un opera difficile e complessa, sempre a basso costo, che alla sua uscita nei cinema non ha avuto la valutazione che meritava, eppure il livello del film è a tutt'oggi unico la tensione non ti lascia mai dall'inizio alla fine, e sembra di percorrere un incubo dove ci sono forze sconosciute capaci di tutto.
La visione del maligno Carpenteriana è a tutt'oggi una delle opere cinematografiche più sottovalutate rispetto ad altri film più convenzionali, dove già si conosce la figura mefistofelica, come una persona, e non come materia pura, capace di possedere corpi umani e mutarli fisicamente - e qui riprendiamo il discorso della mutazione fisica cominciata con  il primo capitolo che qui continua - in questo film ci sono forze misteriose capaci di mutare il destino degli uomini, capaci anche di minacciare una certa fine del mondo, ci sono segreti tenuti nascosti da secoli che vogliono uscire, e vogliono far conoscere i loro poteri capaci di distruggere il mondo, ci sono degli scenziati che si riuniscono in una chiesa, e che devono combattere forze a loro sconosciute, non hanno armi per combattere, forse hanno solo la loro fede e il loro cuore, alcuni soccomberanno, altri combatteranno, altri ancora moriranno, ma è nell'ordine naturale delle cose, la loro unica arma è un prete che sa molto di più di quanto dimostra di sapere, ma che nel momento della lotta si nasconde e aspetta il momento opportuno per combattere il male, che credevano una figura divina, ma certi segreti non possono stare a lungo nascosti, tutti i membri della compagnia poi fanno lo stesso sogno premonitore, che è un messaggio mandato nel futuro chi mai sarà? E cosa vorrà dirci? Come combattere il male? All'inizio nessuno immaginava che in quella boccia ci fosse il male in formato materia, attraverso la traduzione di un testo antico iniziano a venire fuori segreti agghiaccianti, la fede degli uomini verrà messa a dura prova...
Un film immenso, e come tutti i film di Carpenter ha diviso di molto gli spettatori, perchè non è di difficile comprensione, avvolte le scene possono essere forzate, ma scusatemi se lo dico, ci stanno tutte, per me è uno dei cult imperdibili del maestro, ma considerando che è stato girato a fine anni ottanta e a basso costo si deve comprendere che i mezzi non sono quelli di un blockbuster ma di un film che non da spazio ad effetti speciali stracostosi, che poi sinceramente i critici sono con la puzza sotto il naso, quando un film è ricco di effetti speciali lo si critica per la vuotezza dei contenuti, quando un film è a basso costo lo si critica per i pochi effetti speciali, beh a me sinceramente non importa, poi ovviamente tutti i gusti sono gusti, e ognuno la visione di un film la percepisce diversamente, io credo sia una delle pellicole da rivalutare, un piccolo ma grande film che merita un posto di riguardo soprattutto se amate davvero il cinema di genere.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


Tra le nuvole

Dopo l'exploit di Juno che ha rivelato il talento curioso e particolare di Jason Reitman, ecco finalmente sbarcare alla fabbrica l'opera numero 3, protagonisti stavolta sono George Clooney, Vera Famiga e Anna Kendrick ci condurranno in un viaggio dove si conoscono gli ingranaggi delle aziende per poter tagliare teste, ovvero licenziare il personale.
Il protagonista è Ryan Bingham, il migliore tagliatore di teste della sua azienda, vola tra un posto all'altro per fare il lavoro sporco che i padroni delle altre aziende evitano di fare, è un asso nel suo lavoro, e  non ha rivali, ma un giorno arriva una collega più giovane che ha in mente un idea rivoluzionaria, usare il web al posto di pagare viaggi sfarzosi e si risparmia tempo  e denaro, all'inizio non trova simpatico questo cambiamento, ma piano piano inizia a instaurarsi un rapporto di stima arrivando pure a sostenerla, quando la ragazza si trova in difficoltà con i superiori, nel frattempo si invaghisce di una collega intraprendente con cui inizia una relazione, ma è davvero tutto così perfetto?
Prendendo spunto dal romanzo omonimo di Walter Kim che ha scritto nel 2001, ecco che Jason Reitman   non smentisce il suo talento dirigendo una pellicola curiosa e intrigante, allontanandosi da Juno riuscendo a dirigere una pellicola con un team diverso ma restando fedele a se stesso riuscendo ad evitare confronti con la pellicola precedente, cosa che ho trovato alquanto intelligente ed ecco che dirige un opera fresca, onesta, e sincera, che rende personalissima con una storia più adulta e matura.
Non posso ancora dire che Jason Reitman è un autore, ma posso sostenere che ha tutte le carte in regola per diventarlo, spero che non si perda in un bicchier d'acqua come poi fanno alcuni, che poi spesso e volentieri vengono citati come autori di moda.
Il trio di attori dimostra affiatamento e bravura riuscendo a risultare simpatici, quando si rischia di non esserlo non in maniera forzata, ma piuttosto cercando di entrare in modo sincero e avvolte spudorato nel cuore delle persone, come fossero vecchi amici, conosciamo la loro vita, i loro sogni, i loro pensieri, un po' come è successo con la sua opera prima, personalizzare i protagonisti e riuscendo a creare empatia è uno dei pregi per cui ho iniziato a seguire Jason Reitman.
DA NON PERDERE.



mercoledì 25 luglio 2012

Sherlock Holmes gioco di ombre

Ed ecco ritornate le avventure di Sherlock Holmes, il poliziotto inglese impersonato un altra volta dal fantastico Robert Downey Jr, che in questo capitolo è ancora più trasformista del precedente, eh si, per la seconda avventura di Holmes, Guy Ritchie, adotta la formula squadra vincente non si cambia, e vince la partita.
Il secondo capitolo pur adottando la formula del primo racconta le gesta di un pericoloso terrorista che sta attuando degli attentati in città, si scoprirà che sono legati al traffico di armi, così Holmes e il suo socio Watson devono cercare di fermarlo in tutti i modi e scongiurare persino una guerra, non sarà facile e sarà una battaglia senza esclusione di colpi, riusciranno i nostri eroi a sconfiggere questo criminale?
Secondo capitolo spettacolare, ancora più del primo, Guy Ritchie si conferma un autore arguto e intelligente con una personalità propria menzione speciale oltre che al bravissimo Robert Downey jr anche a Jude Law che pur essendo comprimario offre un interpretazione acuta e divertente, ciliegina sulla torta? Ovvio, la regia di Guy Ritchie che impersona secondo il suo gusto le avventure di Holmes, riuscendo ad esprimere come lo vede lui.
D'altra parte è un secondo capitolo di un franchise,che effettivamente no nè male,  anche perchè di solito i seguiti sono leggermente inferiori al primo capitolo, in questo possiamo sottolineare che spiccano maggiori scene d'azione e anche effetti speciali, ma d'altronde la storia è divertente, ben girata e diretta, gli attori fanno divertire, perchè dire il contrario quando è così?
Un film cool dico io, spero che qualcun'altro condivida questo mio parere, d'altronde si tratta di un film divertente con attori che sanno accattivarsi la nostra simpatia, pur rivelando alcuni classici clichè dei blockbuster in genere, che sono coperti dalla spettacolarità delle scene d'azione, il film si rivela un prodotto di intrattenimento molto appetitoso.
DA COLLEZIONARE.



martedì 24 luglio 2012

Following

Christopher Nolan, prima di girare la saga di Batman ed essere come uno degli autori più gettonati di blockbuster, (per altro sempre di qualità)  girava piccoli film, questo è il suo lungometraggio d'esordio, uscito dopo Memento e Insomnia, e scritto in collaborazione con il fratello minore, dire che è un oggettino da collezionare è dire poco, innanzitutto ci troviamo di fronte a un piccolo cult movie, di quelli girati in maniera indipendente e in piena libertà artistica, si nota anche una certa semplicità stilistica che non richiede altro allo spettatore di immergersi totalmente nella storia, e ci riesce benissimo.
In scena abbiamo uno scrittore che per lavoro segue le persone cercando una specie di ispirazione, un giorno si imbatte in Cobb, che è un ladro di professione che lo coinvolge nei suoi furti, le cose si complicano quando lo scrittore si innamora di una ragazza vittima di un furto, a questo punto si troverà immischiato in un gioco più grande  di lui senza via d'uscita.
Nolan, costruisce un noir ad effetto che riesce a creare una tensione palpabile grazie alla sua straordinaria capacità di costruire una trama non lineare ma che strizza l'occhio allo spettatore, che non sa come si sbroglierà la matassa, così che il gatto intrappolerà il topolino nella sua rete, in modo che non potrà uscire nè sbrogliarla, rimanendone incastrato e vittima.
Film imprenscindibile per tutti i fans di Nolan, perchè mostra una capacità di costruire storie curiose senza mai cadere nel già visto e nell'ovvio, dimostrando di dare personalità ai suoi personaggi che portano tutti una maschera, e che riescono a recitare un ruolo per poi dimostrare una volta tolta la maschera davanti allo spettatore di essere tutt'altro di come si facevano vedere, una trama che gioca intelligentemente con lo spettatore, peccato sia uscito dopo le opere con cui è diventato un autore conosciuto al grande pubblico, ma si sa per certe pellicole è meglio che escano dopo che l'autore è diventato famoso non prima.
DA COLLEZIONARE.


lunedì 23 luglio 2012

Margin Call

Eric Dale è tra i capi settori di una grossa banca di credito che è stato licenziato in tronco, tutto ciò che deve fare è prendere le sue cose e andare a casa, ma prima di andare via da a un giovane analista Peter Sullivan, una chiavetta su cui c'è una bomba di proporzioni gigantesche pronta ad esplodere, di cosa  si tratta? Semplice, la banca si è appoggiata ad azioni virtuali e ora rischia di fallire, il giovane se ne accorge e cerca di mettersi in contatto con i grandi capi, sarà una riunione che durerà una notte intera per prendere una decisione e fare in modo di uscire con il sedere parato, non sarà facile, perchè le scelte che si devono fare saranno fatte, sulla pelle degli altri, qualsiasi cosa pur di non perdere il potere generato dal denaro.
Che film ragazzi, eh si devo dirlo, qui ci troviamo davanti a un Signor film, ed è anche un opera prima, JC Chandor fa un film di denuncia incentrato sulle speculazioni che hanno causato la crisi economica mondiale in cui noi tutti stiamo pagando le conseguenze, un film anche che si concentra sul potere diviso in poche persone, che nonostante ci siano governi fatti da capi di stato, e la democrazia che almeno sulla carta dovrebbe garantire un minimo di libertà ai cittadini, questo film fa capire a chiare lettere che chi governa il mondo non sono altro che banchieri senza scrupoli, che hanno le mani in pasta dappertutto, e quel che peggio hanno parecchi soldi per dare ordini anche ai nostri governanti.
JC Chandor al primo film dimostra di avere la stoffa di una persona che sa come raccontare una storia, il suo film abbandona facili retoriche, e si concentra dritto sul problema, chiaro, cristallino, come fosse un pugno nello stomaco in cui lo spettatore si trova davanti una verità convolgente, che sottolinea di come l'avidità non guarda nessuno pur di restare su una montagna di soldi, i nostri speculatori sarebbero capaci di dissanguare chiunque, è il capitalismo bellezza, chi comanda è colui che siede su quella montagna di soldi, non certo i governanti che noi cittadini votiamo con le nostre schede elettorali.
Un film sconvolgente e durissimo, che come ha fatto Oliver Stone con Wall Street il denaro non dorme mai mette in scena l'avidità e la spregiudicatezza di chi maneggia i soldi che non si preoccupa mai delle persone, ma per loro non esistono e se li possono spolpare li spolpano non lasciando nulla intorno a loro, anche se Stone su questo tema ha fatto due film, questo è un film unico, che mostra gli squali possono divorare tutto e comandare sul mondo intero, mentre noi uomini siamo in balia del loro potere, sono uomini che non sanno cos'è la vera fatica, il personaggio di Kevin Spacey, spende fior di quattrini per il suo cane malato, Jeremy Irons interpreta il personaggio mefistofelico per eccellenza che non guarda in faccia niente e nessuno pur di uscire dalla crisi, immenso, un opera che fa riflettere e che denuncia da dove arriva questa crisi.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.



domenica 22 luglio 2012

L'uomo nell'ombra

Vi siete mai chiesti che cosa succede quando Polanski incontra Hitchcock? No? Allora non avete visto l'uomo nell'ombra, senza dubbio uno dei migliori film del maestro francese, e lo costruisce in modo in cui niente sembra essere quello che è, anzi, si diverte pure a rimescolare le carte in tavola e sfida lo spettatore a capire chi è il cattivo e cosa si nasconde dietro la biografia di Adam Lang, Ex primo ministro inglese con parecchi scheletri nell'armadio che il ghost writer Ewan McGregor deve ultimare e sbrogliare la complessa matassa che lo riguarda, cosa si nasconde di così terribile nel passato di Lang? E perchè è tanto odiato? Che fine ha fatto il ghost writer precedente? Come è morto? Sono questi gli interrogativi che sapientemente Roman Polanski costruendo una matassa particolarmente complessa da sbrogliare in maniera logica e con l'astuzia di chi sa come si conduce un gioco, inizia una partita simile al gioco degli scacchi, in cui lo spettatore deve sbrogliare insieme a McGregor i tanti misteri nascosti di un film capace di tenere alta l'attenzione del pubblico e che riesce ad essere intelligente e mai banale, per una volta Polanski riesce a costruire un film capace di mettere davanti una realtà e decostruirla del tutto il nostro protagonista dovrà convivere con una realtà in cui il mostro cattivo sembra Adam Lang, ma trovando delle carte sinistre del predecessore comincia a investigare, e piano piano, i pezzi verranno messi ognuno al posto giusto.
Non sono molti i film capaci di essere intelligenti e riuscire a mescolare le carte come fa Polanski, che in questo film dimostra di cosa vuole parlare e soprattutto come lo vuole raccontare, quella biografia nasconde qualcosa? E se lo nasconde si tratta di misfatti legati in qualche mondo al misterioso uomo nell'ombra del titolo? E se esiste quest'uomo nell'ombra chi è?
In un crescendo di tensione capiamo che la morte del precedente ghost writer non è stato l'incidente che ufficialmente lo staff di Lang racconta, ma se non si tratta di incidente di cosa si tratta? Centrano i servizi segreti? Le istituzioni?
Costruendo un castello di carte che si sfracellerà al suolo scoprendo tanti segreti, e giocando a nascondino con lo spettatore, piano piano tutte le maschere cadranno, scoprendo che non tutto è come ti appare davanti, fino ad una agghiacciante e sconvolgente verità, la volete sapere? Non vi resta che guardare il film.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


Una spia non basta

McG Torna al cinema con un film che come un cocktail rimescola i generi, e ne fa un mix tra commedia romantica e film d'azione, non è male, i protagonisti sono giovani e affascinanti, e la storia è piuttosto divertente e scanzonata, i due pretendenti devono contendersi il cuore di una giovane ragazza per cui si sono invaghiti, ma sono amici, colleghi di lavoro e anche spie, appena la cosa verrà fuori e si diranno esplicitamente di essere innamorati per la stessa persona comincia la guerra a chi vincerà il posto nel suo cuore, chi vincerà?
McG gira un film di intrattenimento, divertente, scanzonato giusto per staccare la spina e svagarsi, nel contesto riesce a tenere alta l'attenzione dello spettatore con la guerra dei nostri eroi per conquistare il cuore della ragazza di cui sono innamorati, chi vincerà il posto nel suo cuore? E la ragazza una volta scoperto che sono spie come reagirà?
I tempi di Charlie's Angels sono lontani, si nota una certa voglia di stupire il pubblico e divertirlo con una storia divertente, il film che non è nient'altro che un blockbuster, è fatto abbastanza bene e nei novanta minuti e passa dimostra di sapere cosa vuole raccontare, certo non dobbiamo aspettarci un film d'autore, ma non è nemmeno tanto male, divertire senza pretese è la parola d'ordine e il film te la da, naturalmente non si possono non notare certe forzature, ma va da se il film è da bere come una bibita ghiacciata tanto per rinfrescarsi la gola, e poi se ne prende un altro e lo si guarda stop.
Le cose migliori del film? Gli effetti speciali e le scene d'azione, le cose peggiori? Un po' troppo smielato, ma come si dice per un blockbuster certe forzature sono anche comprensibili, perchè essendo tale è bigger than life, lo guardi te lo godi e poi passi ad altro anche se devo dire che questo film riesce comunque nell'intento di divertire il che non è poi così poco.
NON MALE.


sabato 21 luglio 2012

Molto forte incredibilmente vicino

Ok ragazzi, la commozione fa bene al cinema, piangere è terapeutico, avvolte però si sfiora il ridicolo, Stephen Daldry già autore di film interessanti come Billy Elliott e The Hours. è riuscito a creare una poetica personalissima che ha seguito anche The Reader che ha dato l'oscar persino a Kate Winslet, ci tenta anche con questo film, e devo dire che per un po' di tempo mi ha incatenata allo schermo, ma a lungo andare si sente la pesantezza di un polpettone, che trito e ritrito non aggiunge molto alla sua cinematografia.
Questo film è un buco nell'acqua, primo perchè c'è troppa carne al fuoco, poi la drammaticità della tragedia post 11 settembre, con cui molti di noi ormai hanno convissuto e sentono ancora il dolore, a peggiorare il tutto c'è anche il romanzo da cui è tratto, che cercherò di leggere e che sicuramente sarà migliore del film, e una recitazione fin troppo sopra le righe di Tom Hanks, talmente fuori parte da non sentire affatto il personaggio che sta interpretando e per ultimo c'è troppa saccarina, la roba melensa fa male, ci  vuole misura per tutto e la commozione semmai vuoi far commuovere lo spettatore non deve essere come un fiume che straripa gli argini, ma misurata, deve contenere anche una certa identificazione con i personaggi, si deve cercare armonia con il tutto, questo film non cerca armonia, anzi, semmai la distrugge, apparte il fatto che fare interpretare i genitori da Tom Hanks magari lui potevo anche capirlo e Sandra Bullock è un errore di casting madornale, perchè anche lei offre una recitazione anonima, sembra che non ci sia nel film, l'unico migliore del cast? Assolutamente Max Von Sydow, attore navigato che in pratica regge da solo un intero film, il suo personaggio silenzioso, mostra più identificazione degli altri personaggi e commuove maggiormente rispetto agli altri, il film si salva per la sua interpretazione, ed è proprio la seconda parte del film che riesce maggiormente dove la prima parte fallisce, perchè riesce ad esprimere molti sentimenti rispetto alla prima, grazie a quel grande attore che si è ritrovato suo malgrado in questo film pacchiano e melenso, che cerca di emulare il cinema di Spielberg, ma fallisce miseramente, Daldry dovrebbe smettere di emulare altri autori, che specialmente in questi film sarebbero sicuramente stati migliori di lui, e scegliere film più adatti a lui, che gli somigliano o che sentono più vicini, è capace di fare bei film e le pellicole precedenti lo dimostrano, starò in attesa di un altro suo film.
Comunque sia la trama è molto semplice e di certo il film ne appesantisce di molto i sentimenti, un bambino dopo la morte del padre, cerca una specie di tesoro attraverso delle carte che il padre ha conservato, ritroverà il nonno e riunirà la sua famiglia scoprendo che si trattava di qualcosa che il padre ha sistematicamente organizzato per lui.
Bene, il film è tutto qui, resta comunque un opera minore, se lo volete vedere fate pure, ma vedetevelo solo per Max Von Sydow, tutto il resto è noia.


venerdì 20 luglio 2012

Le Paludi della morte

E questa sera abbiamo pure un opera seconda, questa volta prodotta  da Michael Mann, si nota la scritta sulla locandina del film che il principale sponsor è proprio il famoso papà, ma Amy Canaan Mann dirige un opera curiosa e interessante, che pur non essendo un capolavoro riesce a stare sulla poltrona lo spettatore, per la sua opera numero due  ha scelto un film di genere Thriller ispirato a fatti realmente accaduti che ha ispirato a sua volta un romanzo omonimo, dunque la storia si concentra sulla sparizione di bambine che vengono poi ritrovate morte vicino al fiume, chi sarà mai il colpevole di questi atroci delitti? Il film si concentra su due poliziotti, uno razionale, l'altro più emotivo, interpretati rispettivamente da Sam Worthington e Jeffrey Morgan, sono loro che seguono le indagini per smascherare il colpevole di questi crimini, poi c'è una famiglia di sbandati, la cui madre è una prostituta in balia dei suoi protettori, che fa allontanare la figlia (La interpreta Sheryl Lee, l'indimenticata interprete di Twin Peaks) che si mette a vagare per la città finchè non la prende con se un poliziotto che si occupa di lei cercando di risalire alla famiglia della piccola, che sia la volta buona per smascherare colui che ha commesso queste atrocità?
Seppur con il patrocinio del famoso papà, Amy Canaan Mann riesce a narrare una storia cercando di personalizzare secondo il suo sguardo il suo punto di vista, non commettendo l'errore di copiare il famoso genitore, ma anzi, creando una sua specifica forma di racconto, che si allontana da quella del genitore, mettendo se stessa dimostrando di essere capace di narrare senza particolari influenze, seppur la pellicola mostri ancora una certa dose di impulsività sorprende il fatto che trasudi freschezza ad ogni scena, come se lei presenta i personaggi con i loro pregi e difetti, e lo spettatore debba in un certo senso cercare di comprendere il loro punto di vista.
In altre parole da una impronta personale alla storia dimostrando di sapere come dirigere una pellicola, senza che gli altri debbano per forza paragonarla al famoso papà, nonostante sia il produttore della pellicola fa il suo ruolo e rimane nel ruolo di produttore, mentre lei rimane in cabina di regia.
APPETITOSO.




Alice non abita più qui

Martin Scorsese, il cantore dell'amicizia virile, colui che nei film mette come protagonisti assoluti, quasi esclusivamente soggetti di sesso maschile, ecco che nel 74 spiazza il pubblico con un film che non ci si aspetta da uno come lui, e lo dico subito, che film!!!
Innanzitutto dobbiamo sottolineare una cosa fondamentale, il film è stato preculsore della serie tv Alice che è stato in quegli anni in compagnia del grande pubblico visto il grande successo del film si è pensato di fare un serial su Alice, anche se la protagonista del serial è diversa, ma comunque andiamo al film, protagonista è una bravissima Ellen Burstyn, premiata meritatamente con l'oscar, qui interpreta Alice Hayat, una casalinga a cui muore il marito e deve ricominciare daccapo, non sarà affatto facile, anche perchè deve partire e lasciare i suoi affetti e soprattutto la sua amica Bea, il loro addio è toccante e straziante, perchè Bea è l'unica persona che è davvero vicina ad Alice, il marito è chiuso e scontroso con cui non ha un dialogo da anni, la sua morte per Alice sarà una possibilità per ricominciare si daccapo, ci tenta una prima volta a riprendere a cantare, dopo una giornata in cui non ha trovato nulla, in cui si è messa pure a piangere un locale lo trova, lì comincia a fare pianobar, con un discreto successo e comincia a guadagnare per mantenere se stessa e il suo bambino, le cose sembrano andare per il verso giusto, finchè non arriva un uomo di 27 anni che si invaghisce di lei, e iniziano a frequentarsi, ma non appena Alice capisce che l'uomo è sposato e per di più anche violento, decide insieme a suo figlio, di ripartire di nuovo, stavolta andranno in un altra città dove questa volta trova lavoro come cameriera, mettendo da parte i sogni di cantante, e comincia a servire ai tavoli, in un primo momento le cose non sono affatto facili, ma pian piano si comincia a stabilire una certa complicità con le colleghe, qui Alice trova anche un nuovo amore, che all'inizio trova in lei resistenza, ma alla fine, grazie anche alla complicità del figlio che riesce ad accattivarsi la simpatia, i due iniziano una relazione, sarà l'inizio di una nuova vita per Alice? Ha finalmente trovato l'uomo giusto?
Film che risente moltissimo dell'influenza della nouvelle vague, intenso, misurato, toccante, per una volta scorsese mette da parte le sue tematiche abituali per raccontare una storia lineare che trascende emozioni, e ci riesce benissimo, particolarmente intensa l'espressività con cui disegna la sua protagonista, una donna come tante, con cui ognuna di noi può identificarsi, che trovandosi a un bivio nella sua vita deve prendere per la prima volta scelte in cui deve camminare da sola, non sarà affatto un viaggio facile, ma ci riuscirà grazie a un uomo che veramente si innamora di lei e che lei ricambierà.
Alice non abita più qui è un film che ritrae la vita esattamente come appare, senza trucchi, senza lacrime facili, bellissimo l'inizio con Alice che canta ed è a sfondo rosso e la madre la chiama per mangiare, un incipt con cui si parte dall'infanzia per entrare dentro la vita vera e qui si materializza l'immenso talento del suo autore che non utilizza nient'altro che la sua mdp per raccontare la sua storia e ci riesce benissimo.
In conclusione, un piccolo grande film fresco, sincero, immenso, che rappresenta la capacità di un autore di stupire il suo pubblico con argomentazioni lontane della sue tematiche ma che fanno centro grazie alle grandi influenze che lo hanno fatto diventare un grandissimo autore.
Scusate lo so forse non sarete d'accordo con me ma io voglio scriverlo lo stesso.
CAPOLAVORO.


giovedì 19 luglio 2012

Il delitto Fitzgerald

Nel grande calderone dell'industria cinematografica, esistono sempre grazie al cielo film che si distinguono, spesso sono piccoli film che rimangono nascosti, tra i tanti titoli più altisonanti dei blockbuster, rimanendo un po' in ombra, Il Delitto Fitzgerald, sembra proprio uno di quei piccoli film, ma quanta sostanza c'è in un piccolo film come questo? Direi tanta, perchè, prima di tutto abbiamo un cast di attori che sono pezzi da novanta, si va da Kevin Spacey, a Ryan Gosling, Jena Malone, Michelle Williams fino a Lena Olin, ma andiamo a noi.
Sin dal titolo potrebbe sembrare un giallo, costruito per scoprire chi ha ucciso il fratello autistico di una ragazza, invece è molto di più, innanzitutto è una storia esistenziale, che invece di seguire i classici indizi del giallo, si concentra su un evento tragico, per scoprire come sia potuto accadere, lo spettatore conosce già il colpevole, malgrado potrebbe provare risentimento e non essere d'accordo con la sua versione dei fatti, con questo film è tenuto a capire l'assassino, cercare di comprendere cosa c'è dietro la facciata di una persona, ed entrare in empatia con lui, lo so, non è facile, ma nella vita ci vuole coraggio per esplorarsi a fondo, lo fa un professore nel carcere dove Leland Fitzgerarld  (Ryan Gosling) è rinchiuso, dopo aver ucciso il fratello della ragazza di cui è innamorato, lo spettatore osserva i genitori, gli amici, la stessa ragazza, cercando di capire i loro punti di vista sulla vicenda, e i loro legami affettivi con Leland, si nota la superficialità boriosa dei suoi genitori che invece di stare vicino al figlio, si preoccupano più di cosa dicono gli altri di loro, il dolore e la tristezza degli amici, e di tutti gli altri, l'unico che cerca di comprendere Leland è il professore Pearl Madison (Don Cheadle), che piano piano scava dove gli altri hanno paura di fare uscire tutto il marcio che si nasconde dentro una famiglia apparentemente normale, quando le cose cominciano ad arrivare a galla, si fanno più complicate e più difficili, persino la madre di Leland cerca un dialogo con il marito che non avviene.
Il Delitto Fitzgerald è un film che riesce a scuotere gli animi, come un fatto tragico riesce a fare uscire tanto  dolore nascosto dentro una famiglia cosidetta felice, è una cosa che indignia e fa riflettere, e per una volta i giochi della vita che spesso sono imprevedibili hanno un ruolo integrante dentro ognuno di noi.
DA NON PERDERE


Solaris

Ahi, ahi ahi, Soderbergh stavolta l'hai fatta fuori dal vaso, rifare un capolavoro assoluto come Solaris mi sembra già di per se un suicidio cinematografico, soprattutto per chi ha visto il film di Tarkovskji, quello che mi chiedo è, ma Soderbergh, dopo gli straordinari successi di Out of Sight e Traffic, non aveva idee originali per fare un film di fantascienza alla sua maniera? Riesumare grandi capolavori per fare remake mi sembra una scelta sbagliata, e questa versione di Solaris ne è la prova.
La poetica e i significati allegorici e nascosti che erano presenti nel capolavoro di Tarkovskji, qui sono completamente assenti, per assemblare una banale storia di un uomo che è alla ricerca di se stesso e si ritrova la moglie nella navicella spaziale, nella pellicola originale, c'erano elementi spirituali, profondi, che lasciavano dentro indistintamente profonde emozioni, che qui ahimè sono assenti, ecco, ora qui apro una polemica in merito, ma lasciate in pace l'opera originale di Tarkovskji, se volete parlare di fantascienza, fatelo in maniera originale, senza rovinare immensi capolavori, ci infila scene di nudo per far parlare di se e attirare il pubblico, che poi se non ha visto l'opera originale non può mai comprendere la differenza tra questo film, e l'opera di un genio come Tarkovskji, le differenze stanno tutte qui, c'è l'immensità spirituale che è presente in tutto il film del grande regista sovietico, e c'è la banalità di questo film, che a differenza è superficiale, vuoto, impersonale, e chi più ne ha più ne metta, ok lo so che nel remake c'è la visione diversa di un regista, ma proprio qui si vedono le limitazioni di Soderbergh, che prima di tutto non è un genio, ci vuole coraggio per rifare un film immenso come Solaris, ma bisogna anche avere un minimo di decenza, non tanto per le scene di nudo, per favore, non sono così bigotta, ho visto di tutto al cinema e continuo a vederne, ma per il film in se, che non ha nulla della profondità e non lascia emozioni immense come lo fa l'opera di Tarkovskji, per la prima volta Soderbergh si trova un progetto che non sa plasmare, vuole fare il remake di Solaris, ma non sa come farlo, non sa che pesci pigliare e non sa come svilupparlo, stop, prende il suo attore feticcio, ci mette anche Natasha McLehon, scrive una sceneggiatura adatta a lui e comincia a girare, ma cosa gira? Un opera banale che rischia di compromettere tutto l'ottimo lavoro che ha svolto fin ora.
Un Film deludente, sotto tutti i punti di vista, vuoto, che non da emozioni, in conclusione questo remake Soderbergh ce lo poteva pure risparmiare.
DA EVITARE.


La Fabbrica dei sogni è Co2 Neutral



Il mio blog è Co2Neutral, fai sapere a tutti che finalmente il tuo blog, sito web non impatta sul' ambiente!


Un iniziativa ambientalista proposta da DoveConviene.it, che si propone di azzerare le emissioni Co2 del tuo blog piantando un albero in una zona boschiva a rischio di desertificazione e che grazie alla pubblicazione dei volantini pubblicitari online si propone di ridurre lo spreco di carta.
  Aderendo all' iniziativa viene piantato un albero la cui produzione di ossigeno andrà a compensare le emissioni di Co2 emesse dal proprio blog andando così a neutralizzare anidride carbonica prodotta dal nostro sito.



Questo dato non è particolarmente noto, ma un sito internet produce in media 3,6Kg di anidride carbonica ogni anno, abbastanza preoccupante se pensiamo alla miriade di siti web che esistono, ma un albero può assorbire fino a 5Kg di Co2 ogni anno e proprio per questo che aderendo all' iniziativa contribuiremo a fare del bene . . .
  Doveconviene in prima persona si è fatta carico di questo problema e ha iniziato a riproporre i volantini pubblicitari online come quelli di

rendendoli fruibili sia su Pc che su iPhone, iPad e Android, mirando a una maggiore ecosostenibilità, e ognuno può fare il suo per portare avanti questo grande obiettivo.






Doveconviene ha oramai piantato oltre 1500 alberi, ma l' iniziativa non si ferma qui e si propone di raggiungere almeno i 2.000 alberi per settembre, per questo abbiamo proprio bisogno di voi, blogger italiani che vi schierate a favore della natura e del' ecosostenibilità.
  Diffondiamo l' iniziativa e rendiamo il nostro Mondo migliore e più vivibile!



The Chernobyl Diaries - La Mutazione

Ennesima trasposizione di un genere come il mocumentary, trapiantata questa volta in ucraina, un gruppo di ragazzi (sarebbe meglio definirli sfigati) che comincia un viaggio di turismo estremo, sui luoghi in cui è avvenuto il disastro nucleare di Chernobyl, all'inizio il film parte bene, ma poi si perde decisamente in un bicchiere d'acqua, perchè volete dirmi che questo film è un horror? Apparte che è stato girato con una telecamerina in mano, per tutto il tempo si sentono urla, schiamazzi, non si vede nulla di spaventoso, o meglio, sono le riprese che non mostrano nulla, solo quando dovrebbe arrivare la paura di colpo il regista non fa che smuovere convulsamente la telecamera, ma così fai venire la paura alla gente? Sinceramente di horror ne ho visti parecchi, e devo dire che tra i tanti mocumentary che ho visto se vi volete spaventare davvero, guardate [REC], e lasciate perdere questo filmetto che sembra girato da un adolescente in overdose di canne, e non da un professionista, il film sembra una parodia dei generi e sottogeneri horror, in cui non si va al punto cruciale che dovrebbe essere fondamentale in un horror, ossia quello di fare spaventare la gente, e di fargli venire la pelle d'oca, ma qui non si vede praticamente nulla, e pensare che alla produzione c'è l'Oren Peli, già creatore della serie spazzatura Paranormal Activity, se c'è qualcosa di meglio? Almeno non ci sono titoloni altisonanti, che fanno gridare a chissà quale prodigio di film di paura.
Un film dimenticabile, che se fosse stato in mani differenti magari ne avrebbe guadagnato parecchi punti in più, le riprese sono sempre fatte al buio, non si vede una cippa, ma ragazzi davvero mi volete far credere che questo è un film horror? E su quali basi? Perchè gridano come assatanati i protagonisti che vedono di tanto spaventoso? Il film, non te lo mostrerà mai, ma - e cavolo perchè far così - te lo dirà, - e grazie sai che paura, così si rovina tutto il gioco - facendo in modo che il sufflè si sgonfi in fretta lasciando solo il vuoto.
Sicuramente lascia l'amaro in bocca, perchè da questi film ci si aspetta chissà chè, ma poi una volta visti ci rimani sempre deluso, che senso ha continuare a girarli?
Il problema del film è che la trama non è stata sviluppata con precisione, quindi lo spettatore più di una volta rischia di addormentarsi, per non parlare delle riprese che sembrano quelle di un adolescente che se la sta facendo sotto dalla paura, ma che poi non ti mostra il perchè ha queste sensazioni. I protagonisti muoiono come birilli del bowling senza mai andare al dunque, non c'è una soluzione, si rimane con un mistero irrisolto perchè?
DA EVITARE.




mercoledì 18 luglio 2012

They Live - Essi vivono

In piena era reaganiana, John Carpenter dirige il suo film più politico, e più polemico nei confronti della società consumistica e del benessere, come protagonista abbiamo un operaio, che ha  corpo muscoloso di Roddie Piper, Wrestler prestato al cinema, che è diventato il protagonista di questo horror sui generis, che somiglia molto a un invasione aliena dolce che somiglia molto a 1984 di George Orwell.
Carpenter non fa una versione cinematografica del romanzo di Orwell, ma furbescamente strizza l'occhio creando un racconto di fantascienza, all'epoca sottovalutato al cinema, ma che con il tempo è stato riconosciuto come un piccolo cult per amanti del cinema di genere, come in tutte le opere dei grandi maestri, anche They Live non ha avuto vita facile, ma dobbiamo riconoscere la capacità del suo autore di creare un film polemico, che è in netto contrasto con la visione di un altro genio del cinema che è stato protagonista di recente in questo blog, George Andrew Romero, se nella visione Romeriana, la critica era incentrata sugli umani che diventano zombie, esseri senza coscienza, totalmente assuefatti dal consumismo e dalla società capitalista, Carpenter non fa una critica al genere umano, ma costruisce il film con una sua precisa fisiologia narrante, il mondo è stato invaso dagli alieni, e gli umani sono vittime di un segnale televisivo che li soggioga e li rende schiavi, mentre gli alieni vivono - si nota il titolo di questo cult - gli umani dormono, e ci trattano come polli da laboratoro, tutto in nome del progresso, della crescita, del consumismo, del benessere e del capitalismo, il prezzo da pagare è essere schiavi di un altra razza aliena, pronta a prendere il posto dominante sulla terra, è il nostro protagonista Nada interpretato da Piper, che incuriosito sul modo bizzarro di utilizzare una chiesa inizia a farsi domande, e trova gli occhiali, appena li indossa non riesce a credere a cosa realmente vede, ci sono degli esseri che sembrano dei cadaveri riesumati se indossi gli occhiali, appena li togli sembrano dei normali esseri umani, ma come è possibile tutto ciò? E' possibile dal segnale che gli alieni emettono tramite le loro televisioni, infatti i messaggi subliminali che legge sono obbedite, sottomettetevi, lasciatevi cullare dal benessere, dormite, guardate la televisione, è un mondo terribile che Carpenter descrive in maniera lucida e spietata, come altri esseri riescano tramite i media a rimbecillire la gente, un racconto che è molto vicino con le cose che succedono al mondo non trovate?
Carpenter dirige un film innovativo per l'epoca, che non si limita a far paura, ma fa riflettere, che bisogna saper guardare, non bisogna solo sottomettersi a ciò che gli altri vogliono che tu vedi, devi imparare ad osservare, perchè forse quello che ti fanno vedere non è la verità.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.