venerdì 30 aprile 2010

Frankenstein

James Whale, traduce per lo schermo Frankenstein e ne fa un opera personalissima forse tra le più inquietanti della storia del cinema.
La cosa che più spaventa il Frankenstein non sono gli attori in se, ma la straordinaria performance di Boris Karloff nei panni della creatura creata dallo scienziato pazzo, un completo automa senza coscienza, incapace di pensare e di ragionare, la creatura agisce per istinto, ed è questo istinto a travolgere le vite di Frankenstein e della sua famiglia...
Whale, allontanandosi dal romanzo originale di Mary Shelley, gira questo film che è da considerarsi uno dei capolavori assoluti del genere horror di tutti i tempi, ma il merito di tutto la da la creatura, è proprio grazie alla sua straordinaria Performance, che il film è diventato una leggenda, tra le scene migliori resta indimenticabile quella con la bambina che lo acoglie e butta i fiori in acqua, e poi la creatura la butta in acqua, sottolineando che la creatura può avere un anima, perchè non capisce infondo che se la bambina viene buttata in acqua può morire, è come un bambino abbandonato senza guida, senza nessuno che gli insegni il bene o il male, forse anche questo fatto terrorizza lo spettatore, io sono rimasta impressionata dalla qualità delle immagini, e dalla forza delle scene, che restano indimenticabili per tutti gli amanti dell'horror, Whale con questo film gira uno dei capolavori horror, di fortissimo impatto, da notare anche l'inizio, dove un uomo ci dice che quello che stiamo per vedere ci terrorizzerà, ed ha ragione, a me ha spaventato tanto, e frankenstein di James Whale, è già nella lista dei miei horror preferiti, forse anche essendosi allontanato dal capolavoro di Mary Shelley, lo ha reinventato portando la figura di Frankenstein nella leggenda cinematografica di tutti i tempi.

mercoledì 28 aprile 2010

La fabrica dei sogni si fa in due...

E' nato l'antro della fabrica dei sogni, un blog in cui parlo a ruota libera di tutto quello che alla fabrica non può stare, una specie di diario il cui scopo non è recensire o scrivere articoli, ma esprimere tutto quello che voglio vedere, filmati, liberi pensieri, o meglio se volete sapere molto altro che le recensioni alla fabrica e volete continuare a seguirci fatelo vi aspettiamo L'antro della fabrica dei sogni

Videodrome



Film manifesto di David Cronenberg, nonchè un capolavoro assoluto sia della storia del cinema, che della filmografia di Cronenberg, Videodrome parte in quarta sul potere che hanno le immagini televisive, e il loro grado di assuefazione che la televisione genera a chi la guarda, quasi come fosse una mutazione fisica e psicologica della realtà, come se la tv stessa fosse capace di non fare ragionare la gente e di trasformare la realtà a proprio piacimento, ed è proprio questo che succede a Max, proprietario di una televisione dove si vede sesso e violenza, quando scopre videodrome, una televisione via cavo capace quasi di ipnotizzare gli spettatori perchè ciò che si vede in videodrome è violenza vera ed è proprio questa violenza che riesce ad uscire dal piccolo schermo per entrare nella realtà, film che ha anticipato di gran lunga gli snuff movie, è un opera innovativa che ha fatto scuola, capace di essere paragonata al cinema di George Romero, uno dei padri del genere horror, insieme a Cronenberg, Videodrome edulcolora la realtà, è come una droga, capace di dare assuefazione e di fare avere allucinazioni a chi la guarda, allucinazioni che modificano la percezione della realtà, quando anche Max si accorge che la sua amante Nicki è in preda a Videodrome, cerca di avere delle informazioni, quelle informazioni le ottiene dalla figlia di uno dei creatori di Videodrome, infatti lo informa che è causa di un tumore che fa venire delle allucinazioni, ma visto che ha scoperto questo programma pirata, coloro che lo hanno inventato fanno di tutto per prendere possesso della televisione di max programmandolo come fosse uno scoiattolino da laboratorio, ma sarà proprio la figlia di uno dei creatori di videodrome a liberarlo per far si che questo scempio si fermi...Qui David Cronenberg è alla sua massima espressione cinematografica, esattamente dopo il capolavoro Brood - la covata malefica, qui porta all'estremo la mutazione fisica, e psicologica, Videodrome è un opera impressionante, ma che resta impressa nella memoria per la potenza delle immagini e la riflessione verso la società, Videodrome è un capolavoro assoluto, anche per la capacità di analizzare una critica verso la tv capace di assuefare la gente...da questo film in poi sono nati anche i vari The truman show e tutti gli altri film critici sulla tv, ma solo Videodrome è capace di impressionare  e di inquietare

martedì 27 aprile 2010

Distretto 13 - Le brigate della morte

Nel 1976, John Carpenter, esordisce con questo piccolo film, che negli anni è diventato un cult movie e per alcuni persino un capolavoro, se oggi mettiamo sugli allori Tarantino e il suo cinema allora dopo aver visto questo film sicuramente scopriremo che il giovane Quentin ha tanto da imparare. Sono una estimatrice di John Carpenter, da un bel po' di tempo, quindi in un certo senso sono di parte, eppure guardando questo piccolo gioiello, che per altro è stato ispirato dal film un dollaro d'onore di Howard Hawks, regista molto amato da Carpenter, che lo citerà a lungo anche in un altro dei suoi capolavori horror Vampire, in cui ci recita anche James Woods...ma veniamo a noi, distretto tredici mostra senza peli sulla lingua un vero assalto a un distretto di polizia da parte di una gang per vendicare i loro alleati uccisi da dei poliziotti, l'ambientazione di Carpenter, anche se la città brulica di un sole accecante è di per se inquietante, nell'ambiente già si respira un aria violenta, sensazione resa ancora più accesa dall'uso della mdp che filma le armi come se fosse uno strumento dell'arma stessa, particolarmente agghiacciante la scena della sparatoria al gelataio, in cui muore la bambina, segno che ormai in città non esiste nè legge nè compassione, ma esiste la legge del più forte, della gang, che non si può sopraffare, perchè sono loro a comandare, ma è nel distretto che la cosa diventa più difficile, e il film ovviamente diventa claustrofobico, alcuni poliziotti sono costretti a restare dentro il distretto altrimenti rischiano di morire, qui si incontrano alcuni galeotti che aiuteranno i poliziotti assaltati...Azione, violenza, in un western metropolitano molto amato soprattutto anche dal prima citato Tarantino e venne citato anche nel film dal tramonto all'alba dove uno degli attori portava la maglietta di distretto 13, chicche cinefile succulente per far conoscere capolavori, sicuramente, anche se a me piace pure Tarantino, e sicuramente si è ispirato anche a questo film per il suo cinema, Carpenter, che da sempre mette la sua impronta e il suo stile omaggiando i film che ama, firma un opera ispirata, un piccolo grande gioiellino che non può mancare in una collezzione che si rispetti.

domenica 25 aprile 2010

I misteri del giardino di Compton House


Con questo film Peter Greenaway ha il suo primo successo di pubblico, I misteri del giardino di Compton house fotografa una società in decadenza, il film è ambientato nell'inghilterra di fine 1600, ovvero l'epoca barocca, in cui tutti i protagonisti hanno qualcosa da nascondere, dei segreti che piano piano vengono alla luce attraverso dei disegni che una ricca donna commissiona all'artista Neville per farne dono al marito, partito per Southhampton, al suo ritorno a casa, Neville sottovaluta l'offerta della ricca signora perchè in cambio se lui farà ciò che lei gli chiederà, lei lo farà divertire nel suo letto, ben presto anche la figlia della ricca signora gli farà firmare lo stesso contratto...e piano piano tutti i nodi vengono al pettine, a cominciare dai primi indizi che senza volerlo lui inserisce nei disegni e che sono svelati nel bellissimo giardino che circonda la casa, non sapendo che quei disegni sono in realtà indizi che portano alla rivelazione di un omicidio...come mai il padrone di casa non è mai arrivato?

Il bellissimo giardino, che fa da sfondo al film è il vero teatro dove si celano riti e segreti di un gioco in cui Neville è l'ignara pedina, o per meglio dire il caprio espiatorio di un delitto considerati i disegni, che, per gli inquilini del palazzo, tra cui il marito della figlia della ricca signora e alcuni suoi amici, sono le prove certe della sua colpevolezza...

Il film è un capolavoro sotto tutti i punti di vista, grandiose le scenografie e i costumi come splendida è la colonna sonora di Michael Nymann, Peter Greenaway firma uno dei suoi migliori film, con il pregio di giocare con lo spettatore tra l'astuzia e la furbizia, di chi guarda un film in costume che si trasforma in un piccolo giallo, in cui nessuno è quello che sembra o che si fa vedere...il film rivela anche la stupidità con cui Neville per avere le grazie della ricca signora sottovaluta il  suo gioco, e  ne diventa l'inconsapevole bersaglio, come un topolino in gabbia in cui ne resterà incastrato.

domenica 18 aprile 2010

A Venezia...un dicembre rosso Shocking

Sono dei piccoli dettagli, che portano alla strada degli eventi, e tramite questi piccoli dettagli, che inizia A Venezia...un dicembre rosso shocking, che sono dei piccolissimi indizzi come la palla che si muove in campagna, un bimbo che gira con la bici, una bimba che cammina tra l'erba e che alla fine scivola e muore, nel frattempo la macchina da presa si muove dentro casa, un uomo e una donna che visionano delle fotografie di una chiesa, parlano del più e del meno, fino allo shock del ritrovamento del corpo. Nicolas Roeg si muove verso una direzione causa effetto che non abbandona mai lo spettatore, tesse la sua trama in maniera avvincente da fare incollare letteralmente allo schermo lo spettatore, così la coppia si trasferisce a Venezia, dove John è stato chiamato a restaurare una chiesa, durante un pranzo la coppia si accorge di due sorelle, che li osservano, e che una di loro, la cieca dice di aver visto Christine, la bambina morta insieme a loro che rideva felice, naturalmente Laura spera di avere un contatto con la figlia defunta, da qui iniziano i litigi e le tensioni tra lei e suo marito, che non crede affatto nelle intenzioni delle due sorelle, ma ben presto dovrà ricredersi e ricominciano i dettagli, come nella bellissima scena erotica tra lui e sua moglie, una delle più intense e naturali mai girate, ma avverrà qualcosa che lui non aveva previsto, al figlio rimasto a casa capita un incidente e Laura dovrà tornare, non prima di aver detto al marito che doveva lasciare Venezia, e che era in pericolo, avvertimento datole dalla donna cieca, a cui il marito preferisce sottovalutare, così rimane, e sarà proprio il dolore per la perdita della figlioletta a mostrargli che anche lui ha lo stesso dono della donna cieca, è un sensitivo, ma poichè non sa controllare bene i suoi poteri, e per sentire ancora nel cuore il dolore della figlioletta morta a incrociare il suo destino con quello dell'omicida che insanguina Venezia...non prima di aver visto la moglie con le due medium su una gondola vestita a lutto, così va alla polizia per cercare le due sorelle, quando le raggiunge vuole delle spiegazioni, che naturalmente la cieca gli darà, particolarmente intensa anche l'ultima scena, e qui si incrocia anche con la visione di Christine, in cui Roeg gioca con lo spettatore al gatto col topo fino alla sorpresa che chi ha l'impermeabile rosso non è Christine, ma il vero omicida...particolarmente inquietante l'ultima scena, e alla fine il cerchio si chiude, mostrando Laura accompagnata dalle sorelle, fino a raggiungere la chiesa...il tutto musicato dalle struggenti note di Pino Donaggio che proprio con questo film esordisce come compositore di colonne sonore...magistrale.


mercoledì 14 aprile 2010

In Diretta, alla fabrica dei sogni....

Quest'anno in diretta, vi renderò partecipi delle mie scoperte e recensioni, giorno per giorno sarete con me protagonisti di quella che io chiamo affettuosamente la mia Cinematèqué privata, restate con noi, e condividete, passioni, sogni e visioni sul - in questo caso - piccolo schermo privato di casa mia, perchè grazie a un piccolo schermo che è iniziato tutto, anche se la sala cinematografica è tutta un altra cosa...ah come sono cambiati i tempi, oggi con dvd, blue ray, l'home video è tutta un altra cosa, il cinema diventa quasi plastico, non ci sono emozioni, niente, come era bello rinchiudersi dentro il buio della sala cinematografica e gustarsi il proprio film in santa pace, nel silenzio assoluto, ti immergevi totalmente nel film, non c'erano telefoni che squillavano, non c'erano grida, non c'era casino nulla! Solo te e il film...

 sono in molti che dovrebbero scoprire il valore culturale di una sala cinematografica, e riaprirle, mostrare al pubblico le emozioni che regala una sala cinematografica, nella mia vita nonostante la mia passione per il cinema sono andata pochissimo a gustarmi un film al cinema, ed è un vero peccato, ora se riesco ad ottenere una mia indipendenza il buio della sala me lo vengo a godere, anche se dovessi pagare due o tre biglietti, non mi interessa, perchè per un cinefilo non c'è cosa migliore che assistere a una visione diretta nella sala cinematografica, i veri cinefili vanno al cinema, ma non in quello dei paesini, ma in quello delle grandi città, dove puoi trovare gente disposta a condividere una passione, ma si è cinefili anche nell'animo, proprio come lo sono io, che non smetterei mai di guardare film, a costo di dovermi chiudere a chiave al buio per ricostruire quella emozione unica, sapete che faccio? Mi compro un video proiettore, un lenzuolo bianco, lo metto nella mia stanza, ci metto il lettore dvd e mi godo il film che voglio, anche se sono sola, non mi interessa, quella emozione è unica, se ce la faccio posto le foto e le pubblico alla fabrica hehehe, tanto per mostrarvi che la mia passione è vera e non fasulla...Il caro vecchio cinema rischia di morire? Lo faccio rivivere io personalmente nella solitudine della mia stanza...ovviamente non toglie nulla una bella visione al cinema di un film che merita veramente...In barba alla pirateria, in barba di tutto, anche di internet...che sta togliendo veramente l'anima al cinema...oggi è tutto diverso, un film diventa interattivo, non è più una storia, con dei personaggi che quasi sono in carne e ossa, ma un supporto, che puoi usare e riusare tutte le volte che vuoi, per chi è cinefilo è quasi un piacere, anche con le vecchie vhs dove si poteva anche registrare dalla televisione e farti la tua collezzione personale...è vero c'è più libertà ma manca l'emozione...
riuscirò a rigodermela? Ma siiii daiiii ^^

L'ombra del dubbio

Un altro giallo diretto da Alfred Hitchcock, L'ombra del dubbio è un crescendo di tensione che racconta l'arrivo di Carlo a casa della sorella, che l'ha raggiunta per sfuggire a dei poliziotti che gli davano la caccia, a casa della sorella che ha chiamato la figlia maggiore Carla sembra regnare il buonumore, è proprio Carla a sentire dentro di se l'arrivo dello zio al quale è molto attaccata, e che in un certo senso lo idolatra, ma c'è qualcosa di strano e di inquietante nell'uomo, che piano piano viene alla luce...
Il motivetto della vedova allegra che viene cantato da Carla la sera dell'arrivo non conoscendo il titolo, lo chiede ai familiari presenti, e la madre glielo dice in cucina, la ragazza non si spiega il motivo per cui ha in testa questa canzone, in un gioco con gli altri nipoti Carlo fa sparire una notizia che lo riguarda, all'inizio viene sottovalutato, ma giorni dopo dei poliziotti si fingono degli intervistatori per cercare indizi su un presunto assassino di ricche vedove il cui unico scopo è ereditarne le sostanze, la sera Carla esce con il poliziotto giovane e questi le dice la verità della loro presenza a casa sua, la ragazza non può credere che suo zio che la sera prima le aveva dato in dono uno strano anello con diverse iniziali all'interno, sarà proprio questo l'indizio che farà aprire gli occhi alla ragazza, ma non sarà facile perchè lo zio farà di tutto per sbarrarle la strada, persino tentare di ucciderla...
Alfred Hitchcock non si smentisce mai, da grande maestro del brivido qual'è mette in scena il classico quadretto della famiglia solare e per bene, a cui capita qualcosa di oscuro ed estraneo al suo stile di vita, magnifico Joseph Cotten - tra l'altro attore caro a Orson Welles - molto brava anche Theresa Wright, nel ruolo di Carla, la figlia che si affaccia alla vita, un ottimo thriller, capace di inquietare grazie ad un sorriso affidabile, solo Alfred Hitchcock ci riesce!!!

Crash

Scandalo a Cannes nel 1996 dove ha ottenuto il premio della giuria, e problemi di censura varia nei paesi dove è uscito, invece Crash è un film il cui soggetto principale è il corpo, corpo umano e corpo metallico che si mescolano, si toccano, si posseggono, quasi a confondersi  l'uno con l'altro, e la definizione non è causale, dove nasce il desiderio? Dove continua? Quali fantasie portano i nostri protagonisti, a possedersi anche toccando con le loro mani il metallo freddo e lucido delle automobili?
Mai come in questo film la telecamera di David Cronenberg cattura quasi ossessivamente i corpi da sottolinearne una specie di piacere erotico, viscerale, perchè non è come racconta il film di gente  che si eccita con gli incidenti, mentre camminano con la automobile hanno quasi un rapporto sessuale con essa, e non c'è distinzione di ferite, di sesso, uomo o donna, l'erotismo è solo un avanzare di una fantasia malsana volta a instaurare con il corpo macchina e il corpo uomo,
una possessione meccanica che nulla ha a che fare con i sentimenti, con l'amore, qui c'è solo il godimento dei protagonisti e la macchina di Cronenberg che filma il tutto, tanto da trasformare un incidente d'automobile in una specie di orgasmo meccanico, per questo il film tra l'altro è ispirato al romanzo di James Ballard che è anche il nome del protagonista interpretato da James Spader, almeno per me è uno dei migliori film di Cronenberg, anche se non a tutti può piacere, persino la colonna sonora firmata dal fido Howard Shore sembra glaciale, metropolitana, e stradale.
Il film inizia con ben tre scene di sesso piuttosto esplicite, da sottolineare inoltre che non mancano le ossessioni di Croneberg, si vedono ferite filmate sempre come se fossero le protagoniste del film, come se lui provasse piacere a mostrarle e ovviamente noi con lui.

domenica 11 aprile 2010

Open Water

Open Water è un film tratto dalla storia vera di due sommozzatori dimenticati nel mare aperto per uno sbaglio di conteggio, un ragazzo e una ragazza che avevano deciso di fare un break con la loro vita e si ritrovano in preda a squali, meduse in mare aperto senza che nessuno  li soccorrerà, un altro esempio di reality cinema, girato in digitale, con una troupe ridotta  all'osso il cui compito è terrorizzare lo spettatore, con momenti di alta tensione, che in certi momenti fanno accapponare la pelle.
Non sono una estimatrice del reality cinema già riesco a concepire a malappena l'idea del reality in tv pur non guardandolo, ma questo film fa impressione, fa impressione perchè i due protagonisti sono in balia della natura, a loro può capitare di tutto, durante la visione avevo il timore che ci fossero scene piuttosto forti, ma le uniche scene forti sono le sensazioni che la pellicola è stata in grado di suscitare.



Perchè ci sono solo emozioni, sono le sensazioni forti a tenere lo spettatore sulle spine, si prova veramente di tutto, il film di per se sembra girato da una telecamera amatoriale, accentua di più nello spettatore il senso di smarrimento dei protagonisti, che sembrano essere entrati in una situazione più grande di loro, sono inermi, indifesi, vittime di qualcosa di invisibile che li minaccia, e man mano che passa il tempo questa minaccia sembra avanzare inesorabile, come se volesse inghiottirli dentro una voragine, sensazione resa abbastanza grande anche all'uso della fotografia prima chiara, poi offuscata, poi ancora cromata e infine rosso sangue, molto bravi i protagonisti, e soprattutto anche spiazzante il finale, in cui vorresti che almeno uno di loro si salvasse.

Moon

Moon è l'esordio alla regia di Duncan Jones, figlio della rockstar David Bowie, che di cinema dimostra di avere talento e soprattutto che ha imparato bene la lezione di Kubrick su 2001 odissea nello spazio, menzione speciale anche a un grandissimo Sam Rockwell, protagonista assoluto che qui dimostra veramente di essere molto bravo, interpretando sia un astronauta che il suo clone, ma, soprattutto le mille sfaccettature di una personalità, fate attenzione anche al robot, che nella versione originale è doppiato da Kevin Spacey, somiglia ma alla lontana all' hall 9000 dell'odissea Kubrickiana...
Non è un film facile, ma nell'insieme è piuttosto complesso, ma Duncan Jones sapendolo ha la capacità di tenere sulle spine lo spettatore su come andrà a finire la storia.






Naturalmente  Sam Rockwell, per cui il film è stato scritto e girato, è la vera forza trainante della storia, non perde mai di vista la solitudine del personaggio, anzi ne sottolinea le diverse personalità e i diversi volti incarnati nei cloni costruiti per fare restare Sam Bell, il più possibile sul terreno lunare, principalmente Sam è andato sulla luna per prendere una sostanza necessaria per la salvezza della terra in crisi energetica, ma un incidente gli fa perdere conoscenza, quando si sveglia scopre che c'è un altro Sam Bell, generato e creato dal computer GERTY, quando si sveglia, Sam non crede sia reale il suo clone, ma frutto di una allucinazione, con un trucco decide di uscire dalla navetta.
Una volta uscito, scopre una navetta incidentata
in cui c'è il corpo del primo Sam in stato di incoscienza


 Ora i due Sam dovranno ricostruire il passato del primo, ma prima il vero Sam deve capire chi ha davanti e come è successo che esiste un altra persona uguale a lui nella navetta spaziale, riusciranno a scoprire che la navetta spaziale ha le antenne spente e non riceve segnali dalla terra, così per riuscire a tornare a casa, cercano di svegliare un altro clone...

Un ottimo omaggio ai grandi film di fantascienza, e nonostante la giovane età Duncan Jones fa un opera personale e sincera, che lascia il segno nello spettatore, allontanandosi dagli stereotipi e dagli omini verdi che tanto hanno reso famoso il genere, in questo film che mescola sia Kubrick che Tarkovskij, lasciando la sua impronta personale, un ottimo esordio senza dubbio, e sentiremo ancora parlare di questo giovane autore ne sono sicura, in conclusione, un piccolo capolavoro, che merita di essere visto e collezionato e soprattutto un ottima prova per Sam Rockwell, che avrebbe meritato più di un riconoscimento

 In questo film non c'è la classica domanda siamo soli  o no nell'universo, ma c'è un uomo che si interroga sulla sua esistenza e sulla sua follia, e a interpretare una parte del genere ci voleva un attore preparato, perchè il ruolo è già difficile e complesso, e solo Rockwell riesce a incarnare queste idiosincrasie
la solitudine, la tristezza, il dolore di non vedere nessun essere umano per tanto tempo, è davvero bravo ad esprimere questi sentimenti anche con un solo sguardo...
Naturalmente Duncan Jones con la sua regia è come la classica ciliegina sulla torta, un opera adulta e matura, come difficilmente escono nei cinema negli ultimi anni, anzi il più delle volte sono pieni di effetti speciali  e fracassoni, qui l'unico effetto speciale è un uomo e i suoi sentimenti e questo ci  basta, dieci e lode. 

martedì 6 aprile 2010

Il Messaggero

 Spesso le presenze che infestano una casa possono sembrare malvage, ma ci sono delle volte che alcune presenze cercano di finire del lavoro cominciato e mai finito, questa è la storia di Matt Campbell, un ragazzo malato di Cancro che per curarsi decide con la famiglia di vivere in una casa più vicina all'ospedale invece di fare chilometri con la macchina, anche perchè il ragazzo stando male, si affatica troppo a fare lunghi viaggi, così la madre trova una casetta assolata e decide di prenderla, sembra un nuovo inizio, ma è un viaggio il cui protagonista sarà proprio Matt, che inizierà ad avere inquietanti visioni, e incubi legati alla casa, all'inizio non sa di avere un legame con lo spirito ancora presente nella casa e che grazie alle sue visioni all'inizio frammentizzate, poi sempre più vivide rivive un passato che in apparenza non gli appartiene, ben presto grazie a un gioco i ragazzi scoprono dei documenti che stavano sul terreno della stanza di Matt, che poi si scopre essere una camera mortuaria, usata per riti di necromanzia, per potenziare i poteri di Jonah, il messaggero del titolo che ha stabilito un legame spiritico con Matt...
Niente male come opera prima, che ho trovato parecchio superiore al polpettone Paranormal Activity, tratta da una storia vera accaduta in Connecticut verso la fine degli anni ottanta, la cosa che stupisce è che l'orrore non è mai scontato, l'autore ha la straordinaria capacità di fare rizzare i capelli al pubblico quando meno se lo aspetta, nella aparentemente tranquilla casetta già da subito appaiono sinistre presenze, fotografie di persone morte, che la madre butta subito via, (secondo me il tutto inizia da lì), e che spesso le  presenze che riteniamo malvage, vogliono soltanto avere una mano per poter risolvere dei problemi, ma nonostante ciò il finale non è scontato, come molti amanti del genere horror possono supporre, ma l'ho trovato liberatorio, una piccola sorpresa che di per se per me è la classica ciliegina sulla torta
In poche parole, un opera interessante, un horror diverso, di quelli come piacciono a me, sentiremo parlare ancora di Peter Cornwell? Lo spero tanto.

lunedì 5 aprile 2010

Cercasi Tim disperatamente...

 ho visto Alice in Wonderland, un film senz'anima, diretto da un autore senza ispirazione, e che è al di sotto delle sue possibilità così si affida al più tecnologico 3D, ma questo non è Tim Burton, Tim Burton è la stop motion, spiritelli sardonici che detestano i viventi, un freak creato da un simil frankenstein malinconico e poetico, un cane creato da un ragazzino, il re di Halloween che scopre il natale e lo vuole portare nella sua città, un figlio che scopre che le favole raccontate dal padre sono in realtà la sua vita e le sue avventure straordinarie, Tim Burton è Batman, il dark, e si anche Sweeney Todd, la sposa cadavere e la fabbrica di cioccolato, ma di certo non questo Alice in Wonderland, non questo film assolutamente, mi aspettavo tanto da questo film, e invece credo sia uno dei più brutti realizzati da questo grande regista, ma come mai si è ridotto al 3D lui che ha sempre creato capolavori in stop motion? E anche Johnny depp che in questo film è totalmente fuori parte che la sua parte rasenta il ridicolo e il comico involontario, ma che è successo al Tim Burton che ho conosciuto e ho imparato ad amare?


 Al Tim che era in grado di commuovermi con la scena di Victor che suonava al pianoforte una struggente malinconica melodia e Victoria lo raggiungeva incantata? Al Tim che ha saputo spiazzarmi anche con Sweeney Todd, oppure con La fabbrica di cioccolato? Al Tim che ha creato quella meravigliosa fiaba chiamata Big Fish? Di quel Tim oggi ne resta solo l'ombra, un vago ricordo ed è un peccato perchè è un regista dalle potenzialità eccezzionali, un vero genio, ogni tanto capita una crisi, ma una crisi del genere per me è drammatica, perchè Tim è anche uno dei miei registi preferiti in assoluto, ed è con rammarico che stasera sto scrivendo questo articolo, anche perchè è un dispiacere vedere ridotto un enorme talento come lui a fare un filmetto che va al di sotto delle sue possibilità, ci mette attori come Anne Hathaway, per carità non ce l'ho con lei, e la sconosciuta Mia Wasikowska, il film si perde dentro personaggi creati al computer che sembrano pupazzi senz'anima, senza una loro personalità (che differenza dai tempi di Nightmare Before Christmas, in cui Jack Skeletron aveva una personalità che bucava lo schermo) che sembrano pompati tanto per fare scena, poi le due attrici sopracitate non fanno parte del mondo di Tim assolutamente, sono praticamente sconosciute, non incarnano il suo universo come anche solo Helena Bonham Carter sa fare (la sua regina rossa è il personaggio migliore del film, anche se in 3D è l'unico personaggio di tutto il film che si avvicina al mondo di Tim Burton), come dice l'articolo di questo articolo, Cercasi Tim disperatamente...

 E il motivo è subito spiegato, Johnny e Tim insieme hanno fatto film straordinari soprattutto lo splendido Ed Wood - il punto più alto della carriera di Tim Burton e Johnny Depp oltre naturalmente Edward Mani di forbice dove Tim rivela tutta l'ossessione per frankenstein di Mary Shelley, tema portante di tutta la sua filmografia, in stop motion e non, vorrei che tornasse a fare film per passione e ispirazione come quelli che faceva un tempo, e il chè non è mai male, a me piace ricordarlo con Jack skeletron e con questa scena...

 

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