sabato 31 marzo 2012

Il Grande sonno

E diciamoci la verità, quando un film è bello è una gioia per gli occhi e per il morale guardarlo, perchè ti intriga, e riesce a colpirti dall'inizio alla fine, è proprio quello che succede con il grande sonno.
Diretto da Howard Hawks, un regista che è tutta una garanzia, di cui ho visto Gli uomini preferiscono le bionde, ma mi sa che prima o poi troverete altre pellicole recensite di lui, è un noir particolare, dove ci sono parecchi colpi di scena che non ti aspetti, in cui all'inizio c'è un padre che si vede costretto ad ingaggiare un detective, per scoprire chi ricatta la figlia per i suoi debiti di gioco, scoprirà che nella storia sono coinvolte molte persone e che tutti hanno diversi scheletri nell'armadio, compresa la sorella di lei, con amicizie poco raccomandabili che nasconde qualcosa, e cosa naconderà di tanto grave?
Il film è un crescendo di suspance, che grazie all'abilità di Hawks di crearla all'inizio mescola sempre le carte fino ad arrivare al famosissimo finale dove anche il detective, si confronta coi personaggi loschi che trafficano con la sorella, che dimostra di avere un lato oscuro dentro di se.
E' un film memorabile, un opera leggendaria che è ormai un classico da collezionare e soprattutto da vedere e rivedere, sia per conoscere un maestro del cinema sia per scoprire chi ci sta dietro a questi intrighi, Hawks mi interessa molto, soprattutto dopo aver visto questo film, bravissimi il cast di attori tra cui spicca Bogart, poi mi ha intrigata anche l'abilità del suo autore di saper intrigare lo spettatore.
Da sottolineare, il film non è tratto da un romanzo di Raymond Chandler, Hawks furbescamente lo ha tratto da due romanzi, per questo a una prima lettura la trama sembra essere incomprensibile, ma è un film da avere assolutamente, anche perchè non tutti si presentano come sono in realtà, quindi è uno spettacolo cercare di scoprire cosa i personaggi nascondono in realtà.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


venerdì 30 marzo 2012

Lady Henderson Presenta

Lady Henderson presenta...uno show, e che show, aiutata dal fido direttore del teatro che compra con i soldi ottenuti dalla morte del marito questa signora mette su uno spettacolo, ma non uno spettacolo qualsiasi, uno spettacolo con donne in topless, che scandalizzare non pochi puritani, e il successo è garantito, l'idea di tutto è di questa signora di larghe vedute che anche se molti cercano di chiuderle il teatro lei non lo farà, e scoccherà la scintilla anche con il direttore, e saranno anche schermaglie verbali fatti di gelosie, ripicche e scaramucce che sono il centro del film, ma ovviamente visto che lui è anche sposato l'amore rimarrà solo platonico? Sarà il destino a decidere per loro.
Stephen Frears dirige una commedia irresistibile fatta di nostalgia per gli spettacoli di una volta che ricordano tanto il cabaret tanto in voga ai tempi della guerra, mischiato con la voglia di provocare che racconta il dietro le quinte dello show, focalizzandosi sulle storie di tutti in particolar modo sulle ballerine di cui una si innamora grazie all'aiuto di Lady Henderson di un soldato e che rimane incinta, ma lui la lascia perchè è già fidanzato, ma lo show deve continuare, compreso il tira e molla tra lei è il direttore, interpretati da due attori in stato di grazia Judy Dench e Bob Hopkins - attore per altro sottovalutato dal grande pubblico ma che meriterebbe più attenzione dato il suo enorme talento, qualcuno lo ricorda in Il Viaggio di Felicia? La sua migliore interpretazione? Qui non si smentisce, e come nel film di Egoyan da prova del suo grande talento, riuscendo a interpretare benissimo e con disinvoltura il suo ruolo riuscendo ad essere credibile e allo stesso tempo divertente, d'altro canto Judy Dench è un mostro di bravura, le loro schermaglie stanno al centro della storia, e sembra che anche Stephen Frears si diverti a filmarle, come se lui stesso lasciasse che i due protagonisti improvvisavano e lui filmasse i risultati, per questo il film è venuto così bene e diverte pure, la regia di Frears è la ciliegina sulla torta, dirige in maniera magistrale e lo si nota dall'inizio alla fine, che altro dire se non correte a vederlo?
DA NON PERDERE.




giovedì 29 marzo 2012

Persona

Credo che fare una recensione decente su questo film credo sia un impresa, io cercherò di farlo con semplicità in modo da esporre le sensazioni, le emozioni che questo capolavoro ha suscitato in me.
E' un Bergman più complesso questo che abbiamo davanti, con Persona tocca forse la psicologia umana, e mette in scena due donne, una infermiera che parla molto, e una donna che non parla e di cui l'infermiera si prende cura, la prima volta che l'ho visto non ho colto un particolare, che non dico, è un particolare che se il film viene visto bene lo si coglie e si capisce la chiave di lettura del film, perchè questo film è come uno specchio, beh detto così suona di difficile comprensione, ma è così c'è poco da fare, il surrealismo di Bergman qui si fa arte, e mi sembra giusto sottolineare quanto questo film sia stato di ispirazione per molti registi tra cui David Lynch per il suo Mullholland Drive, e c'è un collegamento che se amate i due autori lo coglierete, solo che il collegamento con la pellicola di Lynch che più omaggia Bergman e lo cita che fare un chiaro collegamento alla storia del film, da cui si capisce quando Lynch sia fan di Bergman, ma andiamo al film.
Comincio col dirvi che l'inizio è incomprensibile, una serie di scene prima a rilento e poi veloci di cui non c'è collegamento con la storia, forse fungono per sottolineare la psicologia delle protagoniste o forse non centrano niente, sono solo immagini surreali messe lì a sottolineare il geniaccio che c'è dietro la macchina da presa, ma sono favolose, quelle stesse immagini torneranno verso la fine...
Allora in scena abbiamo un attrice che non parla, apparentemente senza motivo, un attrice famosa che non parla e un infermiera che parla tutto il tempo, il film ad essere sinceri sembra quasi una lunghissima seduta psicoanalitica dove c'è una donna che ascolta e una donna che parla, e quella donna nonostante stia in ottima salute non riesce a parlare ma riesce ad ascoltare, mentre l'infermiera parla ma non riesce ad ascoltare, il film è tutto concentrato su questo tema, ma il gioco è più sottile di così, perchè le due donne sembra che si incrocino come se l'infermiera e la paziente siano in realtà due facce della stessa medaglia, due donne che grazie alla convivenza forzata devono affrontare la loro vita, i loro demoni interiori che poi sono gli stessi per tutti e due, ripeto è un film che è anche un esperienza, Bergman con la sua regia da del surrealismo, mescola le carte, gioca con lo spettatore, riuscendo sempre a rimanere fedele alla trama e non tralasciando mai il filo conduttore di questo film, che lega le due protagoniste tuttuno e fa uscire tutto, dolore, pena, rimpianti, amori perduti, e un figlio nato e poi rifiutato, come se lei si toglie finalmente la maschera, non a caso Persona in latino significa anche maschera il finale è ancora più surreale, che rimanda a un gioco di specchi cominciato in cui chi guarda il film è spettatore attivo e non passivo.
E' un film tutto da vedere, e che riesce a tutt'oggi a mandare messaggi, che per capirli lo devi vedere, vi potrà mettere a nudo, vi potrà sembrare incomprensibile, ma vale la pena di vederlo, bravissime le due attrici Bibi Anderson superlativa, Liv Ullman folgorante, poi un film diretto da un uomo che parla di  donne e che riesce a  carpirne così bene la psicologia femminile è da vedere, che altro dire? Ah si...
CAPOLAVORO ASSOLUTO







mercoledì 28 marzo 2012

Creepshow

Che succede quando George Romero e Stephen King si incontrano? Ve lo dico io, nasce un cult di quelli da collezionare, ironico, sbeffeggiatore un film che fa il verso agli horror pur restando in tema, mi spiego il film è un horror che fa il verso al genere horror, ma non è affatto comico, in scena ci sono 5 episodi completamente scollegati tra loro che hanno un denominatore comune, cioè storie di paura, che vanno dal primo episodio in cui un padre petulante sbraita per la torta della festa del papà, e la figlia lo ammazza, e ritorna dalla famiglia che ha ereditato le sostanze del defunto, che non raggiungerà mai, c'è l'episodio dell'uomo che trova un meteorite ma ne rimane vittima, c'è anche l'episodio con Leslie Nielsen - il migliore per me - che si vendica della moglie e del suo amante ma non ha fatto i conti che ritornano come zombie per fargli fare la loro fine...poi c'è l'episodio in cui in una cassa c'è una creatura e un uomo ne approfitta per sbarazzarsi della moglie, logorroica, ma l'episodio più delirante è senza dubbio quello degli scarafaggi, un delirio assoluto, e si c'è anche la ciliegina sulla torta, non perdetevi l'incipt quello è folgorante, un bambino viene rimproverato dal padre per le sue letture, legge un giornaletto che si chiama Creepshow, lo schiaffeggia e lo umilia davanti alla madre che in fin dei conti è d'accordo sul fatto che il figlio legga Creepshow, e il finale è proprio legato a questo episodio diviso in due e strettamente legato agli episodi che compongono il film, l'unico che ha un legame, quasi come se Romero e King stessi ci fanno conoscere il ragazzo e ci fanno assistere alle storie che legge, una genialata che è anche una strizzatina d'occhio di Romero ai suoi fans e alla gente troppo con la puzza sotto il naso.
Un cult imperdibile per tanti motivi, primo fra tutti è che il re dell'horror King collabora con Romero e poi perchè le storie risultano geniali e divertenti pur rispettando le regole horror, un film lontano dallo splatter della trilogia zombesca ma che riesce a colpire e a divertire rispettando e rimescolando le regole del genere, menzione speciale a Leslie Nielsen nel ruolo del marito vendicatore, che vale da solo la visione di questo film appetitosissimo.
CULT.


martedì 27 marzo 2012

La Talpa

Dopo il bellissimo Lasciami Entrare Tomas Alfredson ritorna al cinema cambiando completamente genere, e traducendo il romanzo di John Le Carrè con protagonista Gary Oldman, che, pur sempre bravissimo come attore, qui offre un interpretazione stanca, vestendo i panni di un personaggio che non gli appartiene e lo si nota dall'inizio alla fine, d'altro canto il film procede a rilento nelle sue abbondanti due ore, rasentando la noia, eh questa volta Tomas Alfredson non ripete lo straordinario vertice raggiungo con Lasciami entrare e dirige un opera appesantendola del tutto, gli attori recitano come macchinette, è tutto prestabilito, non c'è improvvisazione, non c'è personalizzazione, nulla, è un film prestabilito, come se il copione che ha in mano gli sfuggisse di mano e non sa come maneggiarlo, peccato perchè con un cast di fuoriclasse con Oldman tra i protagonisti mi sarei aspettato una corposa regia, e invece qui Alfredson dimostra di essere davanti a questo soggetto un dilettante e non un professionista, si comporta come se il regista fosse il capo assoluto non lasciando respirare gli attori, un po' di malleabilità avrebbe giovato alla pellicola, e anche un po'  d'azione in più, il film è statico, appesantito da dialoghi interminabili, gli attori d'altro canto non potendo esprimersi recitano come dice loro di fare Alfredson, il problema del film è tutto qui, e sinceramente ho letto recensioni che lo stroncavano del tutto, ma avendo conosciuto Alfredson con Lasciami entrare mi aspettavo di più, e devo dire che le recensioni che ho letto hanno ragione, un film deludente, che non mantiene quello che promette, non basta inserire attori bravissimi in un cast per poi non saper maneggiare bene la materia cinematografica, è un passo falso, che nonostante i titoloni che si vedono in locandina non mantiene quello che la locandina dice, non si getta la pietra per poi ritirarsi del tutto, sii preciso, meno puntiglioso, dai il tuo punto di vista alla storia, e il film ne avrebbe guadagnato. Peccato.
Con una trama che vede la sparizione di una ragazza da parte dei russi e si deve scoprire che fine ha fatto, poi  poteva nascere un film più accattivante, e l'origine letteraria peggiora la situazione ulteriormente.
DA EVITARE.



lunedì 26 marzo 2012

Alien 2 Scontro finale

Ed ecco il secondo capitolo della serie che è tra i migliori della saga, dietro la macchina da presa la palla stavolta passa a James Cameron, che dirige un opera apocalittica rispetto al primo capitolo, protagonista è ancora Sigourney Weaver, nei panni di Ripley, stavolta da al suo personaggio le palle, poi il cast è totalmente cambiato, da notare anche Lance Herkinsen, nel ruolo del robot buono, mitica la scena in cui Ripley accorgendosi che è un robot impreca e sbraita ricordando la brutta esperienza con la navetta nostromo nel primo episodio, ma stavolta il robot è veramente buono e sarà una guida indispensabile  per eliminare il pericolo che incombe.
In questo secondo capitolo troviamo Ripley risvegliata dopo 57 anni dall'incidente della nostromo e incontra Carter J Burne, un uomo che aveva conosciuto al suo risveglio e le dice che i contatti con la colonia  LV-426 sono interrotti da giorni, chiedendole se vuole fare parte di questa missione, all'inizio rifiuta perchè vittima di devastanti incubi legati ai ricordi con la nostromo, dopo che ha partecipato a una riunione su ciò che è accaduto alla sua navetta e aver scoperto la perdita di un prezioso minerale che dovevano trasportare sulla terra, Ripley accetta, ma nella colonia dovranno  fare i conti con gli alieni che hanno distrutto la navetta, si ricomincia, e questa volta sarà una guerra senza esclusione di colpi, e scoprirà che il vero motivo di quella spedizione è prendere le uova degli alieni e studiarle, ciò non è avvenuto con la navetta inviata in precedenza perchè c'è stato un incidente, e questo causerà scontri violenti tra Ripley e il capo della spedizione.
James Cameron al suo meglio, dirige una versione alla sua maniera di Alien, facendo un seguito che non sfigura accanto all'originale proseguendo il discorso già cominciato da Ridley Scott, ma andando oltre, gli effetti speciali già allora erano fantastici, nonostante la tecnologia non era quella dei giorni nostri, in questo secondo capitolo regala, azioni, inseguimenti mozzafiato e tanto altro ancora, è uno scontro finale, inizialmente pensato come il capitolo finale, che poi avrà anche un altro capitolo diretto dal giovane David Fincher, ma ne parleremo quando sarà il tempo, dato che sarà l'ultimo film con cui concludere la rassegna.
Un capitolo colossale che aggiunge un altro tassello alla saga cominciata da Ridley Scott, un film che è un cult per tutti gli appassionati del genere, da non perdere.
CULT.



domenica 25 marzo 2012

La verità nascosta

Un giallo sentimentale, potremmo definire così il film di Andrés Baiz, dove i protagonisti sono due giovani fidanzati che hanno deciso di andare a vivere insieme, Fabiana e Adrìan, tutto sembra far credere che stanno bene insieme, ma il sospetto della gelosia si fa sempre più pressante in Fabiana finchè non decide di mettere in pratica uno stratagemma, sparisce senza lasciare traccia, in un primo momento Adrìan risulta sinceramente disperato, ma quanto dura la sua disperazione? Giusto il tempo di andare al bar e conoscere Belèn, giovane barista che gli fa presto dimenticare Fabiana, ma i sospetti cominciano a palesarsi, quando si aprono le indagini sulla scomparsa misteriosa di Fabiana, di lei non vi è più traccia, ma dove è finita Fabiana?
Il film è ricco di tensione e il regista costruisce la trama come una tela di ragno, in cui le due attrici Martina Garcia (Fabiana)  e Clara Lago (Belèn) dimostrano di essere brave a interpretare i loro ruoli a differenza di Quim Guitérrez (Adriàn) che è impacciato e fuori parte, ma andiamo al film.
Il film è diviso in due parti, la prima, dove Adriàn scopre il filmato d'addio di Fabiana ed è tutto incentrato sulla storia con Belen, la seconda ci viene descritto ciò che è avvenuto prima, ecco la storia con Fabiana, i suoi sospetti, i suoi timori, e la sua scoperta di una stanza segreta, usata dal marito della padrona di casa per nascondersi dalla polizia che lo cercava, ma  a cosa serve questa porta? Fabiana la usa per spiare il suo fidanzato e per scoprire se i suoi timori sono reali o no, ma la stanza si rivela una trappola riuscirà Fabiana ad uscire dalla stanza e a mettere in luce la verità?
Il regista gioca con il suo pubblico, ma il suo è un gioco che è concentrato sulle donne, per avere l'attenzione dell'uomo, non sulle donne che cercano una rivalsa sui sospetti e se ne fregano dei sentimenti una volga scoperta la realtà, è un film in cui il suo autore getta la pietra ma non ha il coraggio di andare fino in fondo alla storia presentando due personaggi femminili che più che dimostrare carattere, cercano le attenzioni del maschio e secondo me è il grande difetto del film, che poteva benissimo essere migliore di come realmente appare, se solo il regista avesse avuto il coraggio di osare di più avremmo avuto una pellicola molto più appetitosa di com'è.
Un film riuscito a metà, che non ha il coraggio di far trasparire la forza femminile nei confronti del maschio, dalla regia piuttosto patinata che più che far riflettere gioca e rimescola le carte ma non ha il coraggio di osare. Peccato.




sabato 24 marzo 2012

The Queen

La principessa Diana d'inghilterra, muore in un incidente stradale, e i giorni che seguomo la morte della principessa del popolo sono narrati da Stephen Frears, in maniera acuta, anche polemica, nei confronti di quelli che la circondavano, ovvero, la famiglia reale, in particolar modo il film è incentrato sulla figura autoritaria e rigida della regina Elisabetta, che ha sempre sofferto la popolarità di Diana che è sempre stata maggiore rispetto alla sua.
Helen Mirren, veste i panni di Elisabetta, una donna ligia al dovere che la sua figura di regnante impone, è incapace di parlare al popolo, di dargli calore, e lo si nota nella settimana che precedono i funerali di Lady D, in cui i membri della famiglia reale si chiudono ispiegabilmente in un mutismo incomprensibile, sbarrando i dialoghi maggiormente con il popolo e con la stampa e con gli organi istituzionali, con tutti, la vita per loro scorre come se non fosse accaduto niente, ma il popolo piange la sua principessa, più di quanto piangerebbe la sua regina, e lo stato di inadeguatezza che Elisabetta mostra è impressionante.
Helen Mirren, che non a caso, ha vinto l'oscar per questa sua interpretazione, è un orologino, interpreta Elisabetta trasformandosi in lei completamente, è sorprendente quanto questa attrice riesca ad esprimere con pochi gesti la psicologia di una donna incapace di comunicare col popolo, ma più di comunicare è incapace di farsi amare dal suo popolo, immersa nel gelo del suo ruolo di regina, fa delle scelte impopolari, per il semplice fatto che non è riuscita ad entrare nel cuore del popolo come ha fatto Diana, e Frears, da autentico autore quale è capisce che deve raccontare i caratteri di due donne, così differenti, la prima Diana, solare ed espansiva, l'altra Elisabetta, fredda e incomunicativa, immersa nel suo ruolo di regina, ed è sorprendente come la sua regia riesca a raccontarle, è un mondo dove vigono le etichette, i ruoli, e i riti, e non concede nulla alla solarità, all'amore come un autentico leader dovrebbe fare, sono le regole di corte, che Elisabetta manda avanti nonostante siano passati anni e il terzo millennio è  vicino - il film è ambientato nel 1997 anno della morte della principessa - Frears dirige un opera matura che con coraggio narra una monarchia imbacuccata in regole vecchie, e incapace di mostrare un briciolo di semplice umanità al popolo, infatti mentre c'è amarezza e tristezza per la morte della principessa, la corte reale, va a fare una settimana in campagna rifiutandosi di parlare con la stampa di tutto il mondo.
E qui rischio di ripetermi, ma ne vale la pena, il film è sorprendente, un autentico gioiellino da vedere, menzione speciale  la merita senza dubbio Helen Mirren, che da al suo personaggio rigore e severità.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.



venerdì 23 marzo 2012

Zodiac

Forse è il miglior film di David Fincher, perchè è un opera matura, più misurata, e più intensa di questo regista, e lo si capisce scena dopo scena, innanzitutto Zodiac è una storia vera, la storia di un assassino che si fa chiamare così e che terrorizza un intera città a indagare sulla sua identità che non verrà mai svelata sono  un cronista e un vignettista, che ricevono le lettere di questo assassino e cercano di indagare a modo loro, con i giornalisti si aggiungono i poliziotti nell'indagine che risulta complicata in quanto molte volte Zodiac manda loro messaggi cifrati incomprensibili, molti di loro perderanno il contatto con le loro vite, soltanto il vignettista arriverà vicino alla verità, anzi la sfiorerà, ma nessuno riuscirà ad acchiappare questo pericoloso serial killer.
Fincher sceglie di narrare i fatti esattamente come sono avvenuti, con uno stile documentato, con date, ore precise, e racconta lo svolgimento dei fatti, e il perchè non riescono mai ad acciuffarlo trovando solo prove indiziarie, la sua regia è asciutta, ma vibra di  meticolosità dall'inizio alla fine del film, è più misurato rispetto ad altre pellicole, e così facendo controlla meticolosamente il suo lavoro riuscendo nell'intento di dirigere un opera più matura e controllata rispetto ad altre sue pellicole in cui l'istinto era esplosivo, qui l'istinto non c'è e secondo me più che un difetto è un pregio della pellicola.
Il cast di attori è eccezzionale, Jake Gyllenhaal e Robert Downey Jr sanno esprimere la psicologia dei personaggi che interpretano riuscendo ad essere realistici.
Un film sorprendente, che riesce a fare la cronaca di un avvenimento realmente avvenuto con meticolosità e maturità non cadendo in facili manierismi, è l'opera di un autore che sa di cosa tratta il soggetto che ha in mano e lo traduce sul grande schermo, anche dando il suo personale punto di vista, ed è uno dei grandi meriti del film, lascia da parte l'istinto che ha caratterizzato altre pellicole come ho detto prima e si concentra sulla storia, non facendo il compitino per gli studios, no anzi, riesce nell'intento di colpire lo spettatore e coinvolgerlo dall'inizio alla fine, e di questi tempi sono poche le pellicole che riescono in questo intento.
DA NON PERDERE


Hysteria

Io mi aspettavo una commedia spiritosa e sopra le righe che parlava dell'invenzione del vibratore, e invece con mia grande sorpresa, ho potuto constatare che è una commedia intelligente, che parla dei bisogni sessuali delle donne, delle credenze e delle miscredenze che allora erano vigenti, soprattutto per la grande ignoranza che vigeva a quei tempi, in cui le donne che avevano voglia di fare l'amore, veniva diagnosticata l'isteria, un medico illuminato si ingegna per aiutare le donne che frequentano il suo studio con il massaggio della vagina, per portare l'utero apposto ma lo studio fa il boom di frequentazione quando un giovane medico, perde il lavoro perchè dice a un altro medico che le condizioni igeniche dei pazienti non sono adatte alla loro guarigione per via dei germi, niente paura, chiusa una porta si apre un portone.
Il giovane medico Mortimer Granville si fa una certa fama tra le donne che frequentano lo studio del medico che lo assume, avendo il dono di avere una mano morbida che riesce in un certo modo a "soddisfare" le sue pazienti, nel frattempo conosce le figlie del medico in cui lavora, Emily, che ha un carattere dolce, e che qualsiasi cosa decide di fare il padre la fa, e Charlotte, l'indomabile, femminista e idealista convinta, aiuta con fervore i poveri cacciandosi persino nei guai, contro il parere del padre, ma la ragazza non demorde, per questo è più indipendente, e ha un rapporto conflittuale con il padre, il giovane medico ne rimane conquistato quando viene arrestata dopo aver difeso un amica che è stata cacciata dalla sua casa, per non aver pagato l'affitto e Charlotte ha preso a pugni un poliziotto, nonostante le buone intenzioni paterne, sarà proprio Charlotte con la sua forte personalità a conquistare il dottore.
Come dicevo, le cose vanno bene finchè un piccolo incidente non permette al nostro dottore di svolgere il suo compito, e, come conseguenza gli fa perdere il lavoro, come risolvere la questione? Ci pensa un suo vecchio amico e soprattutto il suo ingegno e inventa il massaggiatore elettrico, sarà Molly, la cameriera del medico a fare da cavia per il primo esperimento con il massaggiatore, e la ragazza avrà 3 parossismi in 5 minuti, il successo è assicurato, ormai può tornare a svolgere il suo lavoro e questa invenzione sarà la più amata dalle donne che torneranno con più successo nello studio dove il medico svolge il suo massaggio, con successi strepitosi.
Un film che apparte l'argomento trattato ho trovato acuto e intelligente, diretto da una donna che sa, e interpretato da un cast di attori interessante, tra cui spicca la bravissima Maggie Gyllenhaal, che interpreta Charlotte, è spiccato, mai volgare, ha una comicità accattivante e appetitosa, per sottolineare che i bisogni sessuali ce li hanno anche le donne, ma per capire questo la società deve fare passi da gigante nella medicina, e in futuro capiterà proprio questo, e l'isteria, sarà una malattia cancellata.
Tanya Wexler dimostra di essere un ottima regista di attori, filmando un film sorprendente, che è tutta una sorpresa.
APPETITOSO.




giovedì 22 marzo 2012

Lo spazio bianco

Esistono piccoli film, che con il passare del tempo acquistano un valore unico, soprattutto se il tema che trattano è il legame tra madre e figlio, che nasce prematuro e che per un periodo deve stare nell'incubatrice per terminare il tempo di gestazione che naturalmente non è stato possibile fare, tratto dal romanzo di Valeria Parrella, racconta la storia di Maria, che conosciuto un uomo, un ragazzo padre, in un parco, comincia con lui una relazione, ma quando lei rimane incinta non ne vuole sapere della bambina, e così e Maria da sola ad affrontare una gravidanza ma soprattutto deve restare in attesa che la bambina nasca o muoia, dentro lo spazio bianco della incbuatrice, dove sono racchiuse le speranze e una nuova vita, la paura, il dolore tutto quanto.
Il film è la straordinaria genesi della forza delle donne di affrontare la gravidanza, anche se rischiosa, affrontare la paura, il dolore, l'ansia, che la bambina può anche non farcela e morire, e tutte queste emozioni sono state espresse nella straordinaria interpretazione di Margherita Buy, la migliore attrice italiana che abbiamo, è strepitosa anche nell'esprimere con delicatezza la pur minima emozione, la regia della Comencini e decisa , sa benissimo cosa dirige e soprattutto sa come lo vuole dirigere, e lo si capisce scena dopo scena, abbiamo di fronte a uno dei film più belli che ultimamente sono usciti in italia, e non c'è da stupirsi che un tema così delicato sia stato espresso in modo armonioso, con dolcezza facendo percepire allo spettatore il legame fisico e spirituale che esiste tra una madre e la sua creatura, e soprattutto a incarnare il ruolo della madre sia stata un attrice tra le più talentuose del nostro cinema, è un film che emoziona parecchio, ma è un emozione diversa, non è di quella che ti fa prendere un quintale di fazzoletti per piangere a dirotto, l'emozione che fa trasparire il film è di quelle che ti parlano e ti fanno sentire le sensazioni e i sentimenti che i personaggi provano, sono struggenti le scene in cui Maria parla con sua figlia tenendole la manina con il dito e vedere quella piccola vita lottare per venire alla luce, per non parlare di quelle in cui si percepisce che la vita di Maria è ormai cambiata tra il lavoro a scuola dove insegna, e il suo rapporto con la bambina che lotta per vivere.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.







mercoledì 21 marzo 2012

Zombie - Dawn of The Dead

Lo dico subito, questo è l'horror con cui George Andrew Romero è diventato di fatto uno dei miei registi preferiti, ho la versione integrale curata da Dario argento con i sottotitoli in italiano e la musica dei goblin, è un opera che mi ha lasciata senza fiato, primo perchè porta alle estreme conseguenze la visione dello zombie cominciata con il primo capitolo della trilogia, questo è allo stesso tempo il seguito, e l'opera più definitiva sul genere zombesco che sia mai uscita, allo stesso tempo Romero, sottolinea maggiormente la sua personale critica al consumismo e al capitalismo, grazie al virus che si impossessa delle persone traformandole in zombie affamati di carne umana, questi morti viventi camminano tra i viventi, si nutrono della carne umana, particolarmente gore le scene in cui azzannano alcune persone e li sbudellano, ma non è un orrore gratuito e fine a se stesso, come molti dopo di lui hanno fatto, è un orrore che fa riflettere sulla società che ci gira intorno, sui suoi limiti, e sui suoi dogmi e solo un grande autore come Romero ha saputo sottolineare sul grande schermo, la sua feroce critica sul capitalismo, che in realtà è il vero virus che genera i morti viventi, non è sottolineato in maniera esplicita, ma è Romero che te lo fa capire attraverso gli ambienti in cui si svolge la storia, non a caso il film è ambientato tutto in un centro commerciale, l'inizio è travolgente ma anche sconvolgente, si comincia in uno studio televisivo, in cui delle persone cercano di dare delle informazioni, ma non ci sono più i mezzi per informare i cittadini sull'apocalisse che è avvenuta, e ciò rappresenta il crollo dell'informazione, è una guerra, una guerra tra i vivi, e i morti che camminano, una guerra già persa in partenza, perchè è inutile uccidere un morto se già è morto di suo, a combattere questa guerra ci pensa un gruppo di giovani che deve salvarsi la pelle letteralmente e cercare una via di fuga dall'apocalisse, non sarà una guerra facile, troveranno rifugio dentro un centro commerciale, in cui si chiuderanno a doppie e triple sbarre, per non permettere agli zombie di entrare e di fare una carneficina, ma la carneficina ci sarà, grazie a un gruppo di motociclisti che entra nel centro facendo entrare gli zombie, uno di loro verrà morso e si tramuterà anche lui in zombie, e gli amici una volta resi conto della trasformazione gli sparano in testa. L'unico modo per ucciderli è sparargli in testa, in questo modo fanno fuori una miriade di zombie, anche prima di entrare nel centro commerciale.
Da Romero non aspettatevi virtuosismi da macchina da presa, lui preferisce focalizzarsi sulla storia e sui protagonisti che la interpretano, si scopre che la ragazza è incinta, e che ci sono problemi sul suo compagno, riusciranno a superare questa loro crisi e a comprendersi, ci fa conoscere i personaggi, le loro paure, tutto preferisce raccontare, e sottolineare il suo messaggio per focalizzarsi sulla memoria dello spettatore, e anche se come narratore è ineguagliabile, la pellicola risulta innovativa e non perchè allora gli zombie erano di moda, ma perchè rappresentano il suo punto di vista sulla società capitalista americana, per questo il film è un capolavoro, e si allontana nettamente dalla figura dello zombie che in tanti autori hanno raccontato in modi differenti, anche non capendo il messaggio di fondo che lo zombie così creato da Romero, non era una creatura soprannaturale, ma era un modo per focalizzare la critica sulla società contemporanea e l'orrore di fondo che ne scaturisce con anche le conseguenze a sottolinearlo, l'uomo è nudo, e deve affrontare una grande apocalisse, quindi deve aggrapparsi all'istinto di sopravvivenza per salvarsi la vita.
Un grandissimo film senza dubbio che presenta un orrore che fa riflettere evitando facili scene fini  a se stesse, la sua critica sulla società è potente, è vera e la si percepisce scena dopo scena.
CAPOLAVORO ASSOLUTO.




martedì 20 marzo 2012

The Iron Lady

Ditemi il motivo per cui i membri dell'academy hanno dato il terzo oscar a Meryl Streep, no davvero perchè la sua è una delle interpretazioni più sopravvalutate della stagione cinematografica, di certo Meryl ha fatto di meglio, e sarei stata strafelice se a darle il terzo oscar sarebbe stata quella Miranda Prestley protagonista dell'ottima commedia Il diavolo veste Prada.
Questo film è stato costruito scena per scena per essere candidato alla partecipazione agli oscar, nè più nè meno, Hollywood fa la sua scelta e tra i partecipanti ci infila pure questo film di propaganda, perchè di propaganda si tratta, lo infiocchetta e lo presenta ai membri dell'academy, che accettano volentieri di dare l'ennesima nomination agli oscar a Meryl Streep, che dovrebbe piantarla ormai di girare film solo per avere la nomination agli oscar, scegli i film col cuore che ti frega degli oscar? E che ti succede? Lo vince pure!!! Bingoooo!!! Ma ragazzi il film si può tranquillamente perdere, tutta questa grandezza non c'è, nemmeno nell'interpretazione della Streep, che seppur grande attrice, perchè Meryl malgrado questa vittoria E' una grande attrice, non da una prova degna delle sue migliori interpretazioni, dov'è il personaggio struggente de La mia africa? Oppure un altro, Il cacciatore? O una delle sue ultime interpretazioni, la Miranda Prestley che in un certo senso le ha ridato lo charme e anche l'appeal? Personalmente ho preferito più il personaggio di Miranda che quello di Margareth Tatcher, che sottolineiamolo, è stata uno dei ministri più odiati d'inghilterra, quando le hanno dato l'oscar mi sono arrabbiata e ho detto, appena lo recensisco il film la massacro, e infatti nonostante ci stia andando piano la critica è concisa ma feroce, anzi sono piuttosto buona, e menomale che ho fatto passare del tempo, altrimenti rischiavo che mi tiravate i pomodori per la cattiveria che avrei espresso.
Ma cosa succede? Basta mettersi addosso un cerone e puoi vincere l'oscar? E' tutta questione di trasformazione allora? Ma dentro la trasformazione ci vuole sostanza, una sostanza che in questo film manca, la regista è praticamente un esordiente, Phyllida Lloyd, che ha all'attivo il colorato musical Mamma mia! che a proposito è sempre con Meryl Streep protagonista, ma era godibile e colorata rispetto a questo film che pur avendo una regia impeccabile è nella narrazione e soprattutto nell'interpretazione dei personaggi che ha il suo tallone d'achille, peccato.


lunedì 19 marzo 2012

La Sposa in nero

Ci sono molti modi per apprezzare un opera di Truffaut, tra quello in cui ti perdi in un suo film, al modo superficiale, al modo che uso io, ovvero con attenzione di particolari.
Non è la prima volta che vedo la sposa in nero, l'ho rispolverato per poter fare una recensione fresca e immediata, dato che sto finendo di recensire il suo cinema con una monografia non ufficiale, quindi libera, bene parliamo del film, per altre cose si usano altri salotti più consoni.
Con la sposa in nero Truffaut rende omaggio a uno dei suoi registi preferiti, Alfred Hitchcock, da sottolineare uno dei registi cardine che hanno fatto da guida agli autori della nouvelle vague francese, gioca ai rimandi del suo cinema e lo si nota, scena dopo scena, la protagonista è una donna, che il giorno del matrimonio rimane vedova, perchè proprio quando esce dalla chiesa, uccidono l'uomo che amava e che ha sposato, non esiste nessun altro che possa prendere il suo posto, nella sua mente  e nel suo cuore, una volta individuati i colpevoli, un gruppo di uomini che cazzeggiava giocando a carte e tanto per passare il tempo e buttare via la noia hanno deciso di sparare col fucile, e la vittima è il malcapitato sposo, ucciso per un colpo di fucile sparato per errore, quindi una volta individuati, si mette alla loro ricerca e li fa fuori, a uno a uno, usando qualsiasi mezzo consono o non consono, qualsiasi cosa per vendicare la morte dell'uomo che amava.
Truffaut per una volta disegna un ritratto di donna forte e consapevole di se, interpretata da una straordinaria Jeanne Moreau, che ritorna a lavorare con Truffaut dopo il bellissimo Jules e Jim il suo è un personaggio di donna tenace, che sa già cosa deve fare e soprattutto COME lo deve fare, il tutto questo è sottolineato da un soggetto tratto dal romanzo di Cornell Woolrich accreditato come William Irish, la sposa in nero è un noir, a tinte forti, ma anche molto sottile, quell'omicidio accidentale, forse commesso con troppa leggerezza, incatenerà coloro che lo hanno commesso, in una spirale che li inghiottirà tutti, non c'è possibilità di redenzione, è semplicemente una conseguenza, al loro gesto, e loro la devono affrontare, come in tutte le cose della vita, ciò che fai comporta delle conseguenze, più o meno gravi, ma in questo caso la morte busserà alla loro porta, Julie che è una donna intelligente, sa come deve affrontare i colpevoli, conosce le loro debolezze, e gioca con loro, li fa sballare, come nella scena in cui fa ubriacare il secondo colpevole, dopo aver messo il veleno nel vino, al primo con la scusa della sua stola che si è impigliata lo invita a raccoglierla e lo spinge dal settimo piano, un altro ancora lo rinchiude in uno stanzino al buio e via di seguito, è interessante constatare che a causa di un omicidio che è stata la scintilla vagante, si scateni una tale rappresaglia nella psicologia di una donna da rasentare l'ossessione, si perchè qui stiamo parlando dell'ossessione della vendetta, di avere una rivalsa per la morte di una persona amata, in un certo senso Julie, non vuole che la passino liscia le persone che hanno commesso quel delitto, e allora decide di farsi giustizia da sola, a modo suo, e Truffaut, è così bravo a descrivere il mondo dorato della loro vita, gli amici, le fidanzate, le mogli, è tutto "perfetto", mentre il mondo di Julie è andato a farsi friggere, i suoi sogni e la sua felicità sono andati distrutti, perchè allora devono continuare tranquilli e sereni a godersi la vita?
Truffaut vuole che lo spettatore comprenda le motivazioni di Julie, che li accetti, e che non giudichi superficialmente col dire non è giusto perchè la legge può fare giustizia, è una motivazione comprensibile, lui scava nel profondo e nella sua psicologia, non vuole che tu giudichi, vuole che tu ti metti nei panni di Julie.
CAPOLAVORO.




domenica 18 marzo 2012

Cabin Fever

Opera prima di Eli Roth, allievo di Tarantino ed ex collaboratore di David Lynch, che è molto influenzato dal cinema di George Andrew Romero e soprattutto David Cronenberg, ci troviamo di fronte a un gruppo di ragazzi che decidono di andare a fare un week end in campagna, ma dovranno affrontare un virus pestilenziale che divora la carne lasciandoti morto e stecchito, il modo per infettarsi è con l'acqua, basta che bevono acqua e il virus si intrufola dentro il corpo divorandolo a poco a poco, a nulla servono le cure, perchè la malattia è sconosciuta e minacciosa, non si salverà nessuno da quel virus, e non serviranno a nulla le intolleranze che scattano tra coloro che vivono insieme e i contagiati, che vengono rinchiusi dentro una stanza separati per evitare il contagio, perchè non serviranno a nulla? Perchè innanzitutto non conoscono la malattia, e come si prende, perciò è l'istinto di sopravvivenza a prevalere, e cominceranno le cattiverie e le intolleranze all'interno del gruppo mettendo da parte le amicizie costruite, quando capiranno come si prende il virus, sarà ormai troppo tardi perchè la maggioranza di loro è già morta.
Cabin Fever è un film curioso, girato con pochi mezzi da un regista esordiente che poi lavorerà molto con Tarantino, dato che appartiene alla stessa scuola, quella degli autori cinefili cresciuti a pane e cinema, più precisamente a pane e b-movies, di cui Cabin Fever è un degno successore, c'è molto del cinema di Romero come ho detto prima, state attenti al finale mi raccomando, ricorda molto La notte dei morti viventi di cui il film si ispira moltissimo, dato che è un chiaro omaggio a Romero e al suo cinema, il film non è un capolavoro, ma è un piccolo cult da collezionare, soprattutto per amanti del genere, di certo è lontano da film che ha fatto e che lo hanno reso una celebrità, se ho il coraggio di vedere Hostel di sicuro vedrete la rece tra questo blog, girato benissimo senza molti fronzoli.
che altro dire vedetevelo.


sabato 17 marzo 2012

Sette Note in nero

Eh, ora lo devo dire, ormai Lucio Fulci si sta facendo strada tra le pagine di questo blog, e film dopo film si sta costruendo un posto di tutto rispetto tra i miei autori preferiti, e non c'è nessun dubbio che sette note in nero ha alzato la stima altissima che già avevo soprattutto dopo la visione di L'aldilà che ormai è diventato uno dei miei cult movies assoluti.
Con sette note in nero gira un thriller tra i più sorprendenti mai girati in italia, abbiamo davanti un film di quelli che ti tengono incollata alla poltrona dall'inizio alla fine, molto più vicino al cinema di Bava come lessi dall'amico Robydick, rispetto ad altre pellicole da lui girate.
La trama presenta una donna Virginia Ducci, che ha delle premonizioni su un omicidio commesso parecchi anni prima, la vittima è una giovane studentessa scappata di casa, il cui corpo viene murato nell'appartamento di suo marito Francesco, che hanno deciso di ristrutturarlo per viverci, a tornare a casa è Virginia, perchè Francesco è fuori per affari, quando la donna percepisce che è accaduto qualcosa di strano, demolisce il muro con un piccone e scopre i resti scheletrici di un cadavere, da qui in poi  è un susseguirsi di segreti e rivelazioni che mossa dopo mossa, tentano di ricostruire ciò che è accaduto anni prima, che fa parte di un segreto tenuto sepolto e che preme per venire alla luce, Virginia dovrà sbrogliare una matassa di bugie e segreti, e scoprirà che non tutto è come appare, e lo farà aiutata da un detective che all'inizio non le crede, ma poi piano piano comprenderà grazie al ritrovamento dello scheletro nel suo appartamento che in quella villa si nasconde qualcosa di grosso.
Un film ricco di colpi di scena studiati con la precisione di un orologio, non è possibile spiegarlo con semplici parole, perchè il bello è scoprirlo scena dopo scena, posso solo dire che è un film ricco di sorprese, girate in maniera magistrale da un autore ispiratissimo, che rimescola le carte continuamente con astuzia, quasi come volesse giocare una partita con lo spettatore se indovina o no il vero colpevole, bravissimi gli attori, in particolare Jennifer O'Neil che non smette mai di rendere credibile il suo personaggio.
Alla fine scopriremo che la sua è una previsione di ciò che accadrà in futuro, ma non voglio parlare molto, lascio a voi il piacere di ricostruire, mattone dopo mattone la trama per scoprire la verità in cui molte maschere crolleranno.
Curiosità, la suoneria dell'orologio di Virginia, che poi le salverà la vita, è stata usata da Tarantino per Kill Bill Vol 1 nella scena del risveglio della sposa
CAPOLAVORO.




venerdì 16 marzo 2012

Fight Club

L'opera omnia di Fincher, potremmo definire così Fight Club, si perchè è quello che ritengo il suo miglior film, anche se il soggetto è tratto dal romanzo di Chuck Palaniuck, poco importa, quello che traspare in questa pellicola, piuttosto forte direi visto l'argomento che tratta è una devastazione dei modelli consumistici dell'american dream, ci sono molte pellicole che riguardano l'argomento, Fight club si distanzia per tanti motivi, è feroce riguardo all'edonismo che ha caratterizzato il decennio prima che ha coinvolto gli anni in cui è ambientato, e la devastazione non è solo distruzione è anche psicologica, in scena abbiamo un giovane come tanti, ottimamente interpretato da un Edward Norton in forma smagliante, che soffre di insonnia e frequenta gruppi di sostegno, in cui conosce Marla Singer, che sarà la chiave di svolta per qualcosa che gli succederà, ma un giorno in aereo conosce un certo Tyler Durden - un luciferino Brad Pitt - ed è la discesa agli inferi, con Durden tocca il fondo, se prima era un giovane depresso, succube del suo lavoro e della società, adesso il lavoro passa in secondo piano, si mette a fondare insieme a Durden un club di combattimenti clandestini, chiamato Fight Club - da cui prende il titolo del film - La prima regola del fight club è non parlare mai del fight club - stessa regola vale anche per la seconda regola, lì comincia a sfogare le sue frustazioni contro la società, contro il mondo, contro tutti, ben presto cambierà atteggiamento verso il mondo che lo circonda, e verso il suo capo, che Tyler Durden lo sta portando su una strada lastricata da una rabbia repressa fin troppo a lungo, che sfocerà in una traiettoria psicologica tanto imprevedibile, quanto surrealistica.
Seconda collaborazione tra Brad Pitt e David Fincher, dopo il bellissimo Seven qui ci troviamo davanti a un opera che forse ha previsto il crollo del capitalismo? Beh può essere, il cinema spesso parla tra le righe, solo gli spettatori che riescono a cogliere il messaggio nascosto della pellicola, ne comprendono il significato, si perchè Fight Club è molto questo e anche di più, l'umanità malata e depressa, che non riesce mai a tirare fuori quello che ha dentro, è uguale a molte persone che per quieto vivere non si lascia andare, e allora si ingozzano di roba che non gli interessa, vestiti firmati, macchine di grossa cilindrata, soldi in banca a palate, cancellando quel poco di umano e di vita che ancora hanno, quindi diventano depressi, paranoici, incapaci anche di fermarsi un attimo e staccare la spina, quindi deviano in altri luoghi, ancora più disperati, per questo le conseguenze saranno devastanti, non solo per il nostro protagonista, ma anche per Durden e la compagnia di persone che si tirano dietro, bravissimi Norton e Pitt, che in questo film non si lasciano impaurire dai pestaggi a sangue, forse per questo la pellicola ha suscitato tanto clamore, perchè riesce a scuotere, anche a traumatizzare, e quando i film sono così, è bene guardarli perchè fanno riflettere molto più di un qualsiasi filmetto girato tanto per incassare soldi.
L'accoppiata Fincher/Pitt con questo film ha fatto ancora centro, e lo si vede scena dopo scena.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.



Non avere paura del buio

Attirata dal nome di Guillermo del toro che già in precedenza mi aveva conquistata con la visione dei suoi film, li ho visti quasi tutti, e prossimamente li troverete tutti qui, alla fabrica, per questo film produce e presenta alcune tematiche in parte presenti nel bellissimo Il labirinto del Fauno anche se devo ammettere non avere paura del buio non è al suo livello, presenta comunque uno spunto interessante, come del film citato prima, una bambina è protagonista di questo film, che sopporta mal volentieri la nuova situazione sentimentale del padre e che vuole tornare a casa dalla madre, che è in viaggio con il suo nuovo compagno, in questo frangente vanno a vivere in una magione decadente costruita a inizio secolo scorso, che si scoprirà nasconde un terribile segreto, e quel segreto viene a galla voracemente a poco a poco - bellissimo l'incipt dove strane e invisibili creature chiedono a un uomo dei denti di bambino e poi se lo trascinano nell'abisso ingoiandolo.
Ecco, queste creature sono le protagoniste del film che cominciano facendo capire alla bambina che vogliono giocare con lei, ma la bambina non sa della minaccia che incombe con queste creature, e la conoscerà personalmente la minaccia, anche se il padre crede che i suoi siano capricci infantili di una bambina che vuole tornare a casa, è la sua compagna che avvicinandosi a lei, riesce a capire cosa effettivamente stia succedendo, all'inizio queste creature sono invisibili alla luce, hanno paura della luce, quindi si  nascondono nel buio, ma poi anche lei riesce a vederle, a nulla serviranno le sue parole, in un primo momento, poi quando la bambina le fotografa durante una cena in cui ci sono ospiti, l'uomo finalmente si convince ad andare giù in cantina e a scoprire quel misterioso mondo ostile e minaccioso, riuscirà a scoprire una verità agghiacciante che minaccia la vita della sua bambina, riuscirà a salvarla?
Il film non è male, ma risente e molto del fatto che il regista è un autore di Graphic Novel, non è di certo il film horror da far accapponare la pelle, ma presenta alcuni spunti interessanti che riescono a trattenerti sulla poltrona anche se si tratta del remake di un film per la televisione in cui  Del Toro e Nixey hanno modificato il punto di vista e il finale, bravissima soprattutto la bambina che riesce a fare sentire la tensione del suo personaggio allo spettatore.
APPETITOSO.



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