lunedì 31 marzo 2014

The Butler - Un maggiordomo alla casa bianca

Lee Daniels torna al cinema, e lo fa con una pellicola che racconta la storia di un maggiordomo di colore che ha lavorato per anni alla casa bianca.
No, non è uguale a 12 Anni Schiavo, non ha la stessa drammaticità della pellicola di Steve McQueen, che resta sempre migliore di questa, eppure si respira una certa atipicità, in pratica è la storia di un uomo che per anni ha obbedito ai suoi padroni bianchi, perchè semplicemente è stato educato a farlo così; nonostante abbia visto il padre morire per mano di un bianco e nonostante il figlio apre gli occhi sulla realtà e combatte per i diritti della gente di colore, e si scontra con lui, nonostante questo resta al suo posto.
Le conseguenze sono una paga molto più bassa rispetto ai bianchi, e non ci vuole molto a capire il grado razzistico di certi uomini politici che "a parole" decantano diritti umani, ma  a conti fatti ognuno segue il proprio tornaconto e i propri pregiudizi.

Il film resta comunque il classico prodotto da oscar, nè più e nè meno, e proprio quest'anno, che ha trionfato la pellicola di McQueen la tematica sembra essere proprio la grande piaga d'america: il razzismo.
Ci sono sempre grandi e piccoli film, questo ad esempio, seppur piacevole e interessante a vedersi, è manieristico, infarcito di sentimentalismi costruiti per rendere il prodotto appetibile per l'academy, un po' di critica e autocritica mischiata con un pizzico di provocazione lo avrebbe reso un piccolo capolavoro.
Resta comunque un bel film, che con tutti i suoi pregi e difetti non sfigura affatto, anche se a differenza di tante pellicole sull'argomento, non aggiunge nulla di nuovo.
Bravo come sempre Forest Whitaker, che ci regala un personaggio unico, e rende il film degno di essere visto, gli fa eco un nutrito cast di attori di colore, tra cui figura un redivivo Cuba Gooding Jr ancora recita? Attore che sembrava ormai relegato in ruoli minori in pellicole insignificanti, il musicista Lenny Kravitz e la cantante Mariah Carey.
Il ruolo della moglie del maggiordomo va a Ophrah Whinfrey, che torna a recitare dopo il bellissimo e sconvolgente Il colore viola di Spielberg.
In sostanza, un film che passa e va, come bere un bicchiere di acqua frizzante, pieno di buoni sentimenti verso la gente di colore, che colpiscono ma che non rimangono ahimè nella memoria, colpa di clichè abbastanza stereotipati, e buoni per partecipare alla notte degli oscar, glamour quanto basta, ma non se si vuole fare un capolavoro degno di questo nome.
Voto: 6


domenica 30 marzo 2014

In Attesa del Sondaggione settimanale...Una domanda ai lettori

Cosa vorreste alla fabbrica dei sogni?



Eh si, prima o poi questa domanda la si deve fare a tutti coloro che ti leggono, non è possibile che il pubblico non abbia voce propria quando è proprio il pubblico che ti legge...cosa vorreste alla fabbrica dei sogni?
Il ritorno delle rassegne? Ci ho già pensato e prestissimo ne faccio una libera, effettivamente le rassegne sono state la croce e la delizia del blog e hanno decretato in parte il suo successo, e questo non posso non trascurarlo, volete che butto via i titoli dei film che aggiungo, ovvero la listona, e lasci un po' di spazio al mistero? Può anche andare ma significherebbe per me rinunciare alla facile scelta delle recensioni da scrivere, poi se voi non la volete è un conto, la si toglie e si scrive un file word da mettere nel pc pazienza, volete la fabbrica così com'è? Ve piace assaje, se può fa...
Volete una critica o più, o meno severa? Hehehe, anche questa è una cosa un po' particolare...
Volete collaborazioni con altri blogger?
Ok, basta a voi la parola...sinceramente mi sono ingrippata con tutte queste domande, il sondaggio sul blog si chiude tra 12 giorni, olè.

Arwen.

sabato 29 marzo 2014

Club Silencio, Puntata 1 Stagione 1 - Roman Polanski - Repulsion

Club Silencio
Specials Cinematografico settimanale curato da Arwen Lynch, e si spera in futuro possa partecipare anche chi come me è appassionato di cinema, questa settimana parliamo di Repulsion, capolavoro psicologico e inquietante diretto da Roman Polanski, con protagonista Catherine Deneuve.

Prima ancora di David Lynch, che con il suo cinema ha esplorato l'inconscio più di qualsiasi altro regista, c'era Roman Polanski a inquietare lo spettatore, ma il suo sguardo autoriale è diverso rispetto al maestro americano.
A differenza di Lynch, Polanski rimane ben piantato sulla terra, ma è molto più razionale rispetto al maestro americano, e con questa razionalità fa cadere lo spettatore in un incubo più reale di un sogno, ovvero la follia.
La protagonista è una giovane e bellissima donna, che a guardarla non si direbbe mai avesse dei problemi a rapportarsi con gli uomini, e i corteggiatori non le mancano, ma c'è qualche problema, e lo si nota dai suoi silenzi, dall'eccessiva timidezza che la contraddistingue, ma soprattutto dalla dipendenza dalla sorella.
Senza la sorella lei, non riuscirebbe neanche a trovarsi i calzini, e quando decide di partire con il fidanzato, lì comincia per lei lo scivolare verso la  follia.
Un opera così inquietante all'epoca non poteva restare inosservata, si nota la caratteristica con cui Polanski ha costruito il suo personaggio, bionda, bellissima, lavora in un istituto di bellezza, tutto sembra essere troppo perfetto per essere vero, e lo spettatore si accorge fin da subito che qualcosa non quadra, da cosa se ne accorge?
Dall'eccessiva timidezza, da una paura irrazionale per le piccole cose, dall'incapacità di essere espansiva e estroversa, dall'eccessiva fiducia nella sorella e via dicendo...chiunque a questo punto avrebbe capito che in lei c'è qualcosa che non va, ma da cosa è scaturito questo?
Lo spettatore qui si fa mille domande, ma Polanski qui non suggerisce niente, e secondo me fa benissimo, perchè se avesse raccontato, il film ne avrebbe perso, avvolte è meglio far vivere lo spettatore angosce e paure, piuttosto che raccontarle esplicitamente.


L'incubo comincia quando rimane sola a casa, con un coniglio che andrà in putrefazione, qui cominciamo a capire come mai non riesce ad essere normale come le altre persone, si comincia a vedere la natura del suo trauma infantile, la repulsione verso gli uomini e si intuisce che gli incubi del passato sono ancora presenti, e non le fanno spiccare il volo per così dire facendole vivere una vita normale.
Ma l'incubo continua e lei guarda sempre la foto di quando era piccola guarda male suo padre, cosa le avrà mai fatto suo padre di così tanto grave?
Lo spettatore comprende secondo una sua visione che forse la donna potrebbe essere stata vittima di abusi sessuali, da qui parte la sua repulsione verso gli uomini, e i fantasmi del passato prendono vita, e più sono presenti, più la faranno scivolare nell'incubo della follia, trasformandola in una vera bambola assassina.
di Repulsion ho già fatto la recensione Qui e questo articolo lo voleva celebrare meglio, dato che è un vero e proprio specials approfondito dedicato a questo film.






Special Sul Film



Prima di concludere dico che qui già Polanski, fa intravedere le tematiche che saranno presenti con il suo cinema e che culmineranno con il magistrale Rosemary's Baby.
Intanto se non avete visto questo film recuperatelo, perchè se amate il cinema è l'occasione giusta per conoscere il grande Polanski, un autore che ha fatto la storia del cinema, e che ci ha donato tantissimi capolavori....
Bene, per questa settimana è tutto, alla prossima, con Solaris di Andreji Tarkovskij...mi raccomando non perdetevelo perchè sarà uno special dettagliatissimo.
A Sabato Prossimo.
Arwen.
Ps: Per chi vuole partecipare non esitate a scrivermi un email a lafabricadeisogni@gmail.com, sarò ben felice di condividere annedoti news, curiosità sui film selezionati perchè due culture, sono sempre meglio di una sola.
Ciao, alla prossima :)

La Vita di Adele

Ok Bando alle ciance, e prima dello special Club Silencio che arriverà subito dopo questa recensione, contravvenendo alle mie regole per recensire film, mi accingo a recensire l'opera di Kechiche vincitrice della palma d'oro all'ultimo festival di Cannes.
Un film che colpisce, ma soprattutto un opera che cattura nel profondo, in maniera del tutto differente dai soliti film d'amore o che raccontano il percorso di maturità; protagonista un adolescente, alle prese con la scoperta di se e della propria sessualità.
Ora con uno sguardo maschile il film potrebbe sembrare Voyeristico, e in parte c'è questa pecca, ma se fosse stato diretto da una donna, magari lo sguardo sarebbe stato molto differente, fermo restando che anche io essendo etero sono rimasta colpita dalle scene erotiche piuttosto spinte, eppure non c'è assolutamente niente di scabroso, perchè l'amore e soprattutto i sentimenti e le sensazioni sono quelle, è inutile divagarsi in critiche che vanno aldilà della realtà; ovviamente possono non piacere, e sinceramente a me vedere rappresentato l'amore di queste due ragazze non ha dato fastidio, tutt'al più mi avrà colpito per il suo essere esplicito anzi lo è fin troppo, ma se dobbiamo confrontare i tanti filmetti che escono questo a differenza è un capolavoro.

Un grande film che non lascia indifferenti, un viaggio alla scoperta di se stessi, delle nostre paure, dei nostri timori, quanti ne abbiamo avuti da ragazzini? Poi la scoperta di un amore per una ragazza, la passione, l'abbandono, tutti raccontati con meticolosa perspicacia, insomma non è certo un film che si dimentica facilmente, ci credo che abbia vinto il premio più importante a Cannes, perchè per la sua sincerità e freschezza risulta un opera limpida e non edulcorata, ti entra nel profondo, perchè i sentimenti che vedi sono puri e veri, posso anche capire il risentimento dell'autrice del romanzo a fumetti da cui il film è tratto, perchè certe volte lo sguardo di un regista è molto diverso dallo sguardo di chi ha scritto l'opera da cui il film è tratto, perchè prima di tutto sono due visioni diverse della stessa storia, magari dal punto di vista femminile il romanzo non è così voyeristico, anche se sinceramente non ci ho visto niente di gratuito, anzi semmai è tutto il contrario.
Le due protagoniste sono bravissime nell'esprimere i loro sentimenti e i loro dubbi, viene facilissimo identificarsi con loro, Léa Seydoux, che è la protagonista di un film che a breve recensirò, La Bella e la Bestia con cui ha recitato con Vincent Cassell attore che apprezzo molto, è Emma, una studentessa della scuola d'arte e pittrice con cui Adele intreccia una relazione dopo averla incontrata in un bar gay, ma la storia tra le due ragazze è destinata a naufragare, non appena intraprendono strade differenti e incrociano persone diverse.
Abdel Kechiche regista tunisino mi ha piacevolmente sorpresa, perchè con un film che parla di ragazzi è riuscito a fare entrare nel mondo intimidito di una adolescente persino me che l'ho visto, e al giorno d'oggi è cosa più unica che rara. Cercherò altri film che ha fatto sicuramente.
Da vedere assolutamente.
Voto: 8



Club Silencio...Intro

Club Silencio...
Special settimanale proposto alla fabbrica dei sogni
Questa settimana si parlerà del Capolavoro di Roman Polanski Repulsion...
Questa è l'anteprima, lo special arriverà presto,  dove ci sarà un articolo approfondito in proposito...intanto gustatevi qualche filmato





venerdì 28 marzo 2014

Domino

Tony Scott regista di film patinati, dirige un film d'azione - ma non è una novità, in passato ha diretto anche altri film come L'ultimo Boyscout e il superpatinato Top Gun.
Per questo suo ennesimo film, racconta la storia vera di Domino Harvey, cacciatrice di taglie figlia dell'attore Laurence Harvey che ha sempre fatto di tutto per allontanarsi dal superficiale mondo dello spettacolo e ha scelto una via tutta personale, lontano anni luce da dove era arrivata.
Pur con qualche riserva riuscirà a trovare la sua via, anche se sarà difficile all'inizio farsi accettare, ma ci riuscirà nonostante i pregiudizi.
Nonostante i presupposti il film ha le sue pecche, fin troppo patinato e ha una fotografia troppo smorzata, a peggiorare il tutto c'è anche Keira Knightley assolutamente fuori parte nel ruolo di Domino, poco credibile e in imbarazzo nelle scene cazzute, meglio quando è dentro ai corsetti nei film in costume con cui l'abbiamo conosciuta, per un film del genere inoltre ci vuole  un attrice cazzuta, non un attrice dai lineamenti fini come Keira, una Angelina Jolie ad esempio, sarebbe stata stratosferica in un film del genere - si ricordi i due Tomb Raider per esempio - eh si che avrebbe elevato il film.
Allora cosa salva questo film? Innanzitutto un redivivo Mickey Rourke, che in questi film cazzuto lo è eccome, e la sua interpretazione è veritiera ed eleva con il suo ruolo un filmettino che se ci fosse stato magari Elijah Wood sarebbe stato dimenticabile quanto una pera cotta.
Certamente la mia è una battuta, non voglio togliere nulla ad Elijah, tant'è che mi piace pure, la mia voleva solo essere una battuta per sottolineare lo sbaglio del casting per il ruolo di Domino.
Il resto degli attori è una carrellata di volti noti come Jaqueline Bisset che interpreta la madre di Domino, Christopher Walken, l'autore del reality sui cacciatori di taglie, Lucy Liu nel ruolo di un agente dell' FBI che si incarica di interrogare Domino sulla sua ultima azione dopo l'arresto, e tanti altri.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole, dimenticabile quanto basta, dopo la visione, se non ci fosse Mickey Rourke magari, ma visto che c'è lui il film resta un prodotto di intrattenimento senza infamia e senza lode, giusto il tempo di papparsi i popcorn, anche se certamente portare il peso di un film sulle sole spalle è veramente troppo poco, ci vuole ben altro per fare un ottimo film senza dubbio.
Voto: 6


giovedì 27 marzo 2014

Last Vegas

Billy, Paddy, Archie e Sam, sono amici sin dall'infanzia.
L'occasione per riunirsi è l'addio al celibato di Billy a Las Vegas, prima delle nozze con una ragazza più giovane di lui di trent'anni.
Il viaggio a Las Vegas avrà mille sorprese per questi 4 arzilli vegliardi, e sarà l'occasione per Billy e Paddy di chiarire il loro passato e ricominciare forse con un nuovo amore per Billy?
Non si vedono molte commedie intelligenti in giro, anzi si contano proprio sulle dita di una mano per dirla francamente con parole spicce, eppure questo film mostra una freschezza e una poesia che si contraddistinguono, merito delle bravura dei 4 attori protagonisti, Robert De Niro, Michael Douglas, - per la prima volta insieme - Morgan Freeman e per ultimo il sempre bravissimo Kevin Kline.
Attori che sono dei veri e propri veterani e lo dimostra l'assoluta naturalità con cui hanno impersonificato i loro personaggi, in cui ci si riconosce perfettamente grazie alla rappresentazione fresca e naturale di un empatia mai scontata.

Come ho detto prima ecco una commedia brillante ma capace anche di essere intelligente  e per nulla stupida. Nonostante i protagonisti siano dei vecchietti per così dire, beh chiamateli vecchietti e vedete cosa vi rispondono hehehe, comunque sia il regista sa cosa vuole raccontare e affida i ruoli a dei grandissimi attori che per la prima volta si "riuniscono" in un film.
Un film che parla d'amore, di sentimenti e soprattutto di amicizia, Billy e Paddy sono due grandi amici, un tempo il primo ha rinunciato all'amore della donna che il secondo avrebbe sposato, alla morte di questa non si presenta, alla fine sarà proprio il vecchio amico a dirgli che scegliere di sposare una più giovane non è quello che vuole davvero dalla vita...si perchè sarà proprio Paddy a ricambiare il gesto fatto da Billy tanti anni prima non appena si scopre innamorato di una cantante conosciuta a las vegas, con questo non voglio spoilerare perchè non ho detto quale gesto ricambierà, dico soltanto che è un film tutto da vedere con una regia acuta e brillante e un cast di attori in piena forma.
Un film fatto di ricordi e nostalgia, capace di divertire e far riflettere sul grande mistero della vita chiamato amore, e scusate se è poco.
Naturalmente oltre ai pregi ci sono i difetti, il film è la classica commedia che passa e va, senza infamia e senza lode, non vuole e non intende essere un grande film, ma si fa apprezzare per la capacità sia del regista che degli attori di tenere alta la tensione dello spettatore, e soprattutto la capacità di fare divertire tipica delle commedie americane, buono per divertirsi senza impegni.
Voto: 6 e 1/2


mercoledì 26 marzo 2014

La Fabbrica dei sogni ha la sua versione musicale

Allora ragazzi, cominciamo bene la giornata con un po' di spam va bene?
Eh si, per chi non lo sapesse, ho aperto una pagina musicale, prima L'ho chiamata The Music Diary, poi cercando su bloglovin' mi sono accorta che esisteva già un blog con tale nome e l'ho cambiato: ora l'ho chiamato Arwen's Music Factory ed è ufficialmente la costola musicale de La Fabbrica Dei Sogni, si perchè finalmente ho trovato un titolo che non aveva nessuno, lì comunque ci potete trovare se cliccate il link di sopra, i miei articoli approfonditi su Prince, musicista che adoro e che ho ripreso da 3 anni a questa parte, ma ben presto ci saranno altre chicche e approfondimenti vari, come quello sul brit pop a cui penso da un bel po' di giorni, appena avrò un secondo in più lo scriverò, comunque se volete passate pure a trovarmi in questa nuovissima pagina, perchè non amo solo il cinema, amo anche la musica, e vi voglio vedere numerosi anche lì ok?
Grazie a tutti quanti ^_^

Orwell 1984

Il Grande Fratello è tra noi?
Sembrerebbe di si, a quanto racconta questo film tratto dal romanzo omonimo di George Orwell del 1950, che ipotizzava un futuro sotto le fauci di un Grande Fratello che tutto guarda e tutto osserva, rendendo l'uomo schiavo del partito, incapace di pensare, di amare, di sognare...
si direbbe un futuro apocalittico, ma che somiglia tanto a certe realtà insignite dell'uomo: la schiavitù della dittatura.
Di quaunque cosa si tratti l'uomo, senza il benestare del partito, non può stare nella società, via il pensiero, via il libero arbitrio, bisogna rispettare le regole, e chi le viola rischia di finire male.
Un futuro terribile che spiega talmente tante cose, ed oggi è talmente attuale da far venire i brividi. Perchè di qualunque cosa si tratti, da che mondo e mondo, l'uomo ha sempre tentato di sopraffare, più precisamente di dominare gli altri uomini con leggi stabilite e precise che violano ogni libertà che in una normalissima democrazia sarebbero vitali.

Cosa mangiare, come vestire, cosa leggere, cosa guardare, cosa è accettabile e cosa non lo è...sembra una follia lontana ma ci sono uomini che davvero vivono sotto un grande fratello vigile, il romanzo di Orwell sembra fantascienza ma non è mai stato così attuale, e il film di Michael Radford, ne traduce la triste realtà.
E se fossimo tutti dentro un grande fratello? Se vivessimo tutti dentro a quella cappa che osserva invisibile e noi non lo sappiamo?
Hehehe, quanti di noi se ne accorgerebbero? Quanti di noi si sveglierebbero e comincerebbero a pensare con la propria testa?
Nel film, come nel libro un uomo e una donna si ribellano a questa realtà e cominciano a vivere e a pensare con la propria testa, prendendosi la libertà di non dover sottostare alle rigide regole di partito, ma ovviamente questa scelta comporterà delle conseguenze.
Il tutto è ambientato nell'immaginario stato dell'Oceania, il cui protagonista Winston Smith, lavora al ministero della verità e il suo compito è quello di riscrivere la storia secondo i dettami del partito; nello stesso tempo però, affida i suoi pensieri a un diario segreto commettendo lo psicoreato, ovvero il delitto di eterodossia, che il regime combatte con il controllo di nuove forme di linguaggio che vengono cancellate.
Allo stesso tempo si innamora ricambiato di Julia, che incontra segretamente in una stanza dove nessuno può controllarli.
Con un pretesto O'Brian da a Winston un testo da fargli leggere dove gli uomini che resistono alle leggi del partito, trovano risposte nel partito stesso, ma è solo una scusa per vedere se c'è qualcosa sotto, detto in parole più semplici per controllarlo meglio.
Infatti una volta scoperti da una guardia, i due amanti vengono condotti separatamente nel ministero dell'amore e "riprogrammati" con una serie di torture volte a farli pentire dei loro pensieri, e delle loro azioni, alla fine Winston è incaricato di andare nella stanza 101, che è il luogo dove c'è la sua più grande paura, una gabbia di ratti, alla sola vista l'uomo nega l'amore per Julia; alla fine, i due si ritrovano ma del loro amore non v'è più traccia...perduto dentro i meandri del grande fratello.
Un film lacerante, a sua volta remake di un altro film del 1956, Nel 2000 non sorgerà il sole sempre tratto dal romanzo fantapolitico di Orwell, questo invece è l'ultimo film interpretato da Richard Burton.
Non ho letto il romanzo, e non ho visto nemmeno la prima pellicola, posso sicuramente dire che questo film mi ha colpita positiviamente, soprattutto per la capacità del regista di andare in fondo alla storia, e raccontare come sarebbe la vita vista nel romanzo di Orwell, creando l'universo come l'autore lo ha visto, ed è raccapricciante la capacità di dominazione dell'uomo verso i suoi simili, dove non c'è libertà c'è soltanto schiavitù.
Tanto attuale oggi, da fare accapponare la pelle.
Pur non essendo un capolavoro fa riflettere molto su tante cose, tra le quali, la capacità di una "classe" di controllare il pensiero, le azioni, cancellando di fatto il libero arbitrio...fa paura una società così, senza alcun dubbio.
Voto: 7


martedì 25 marzo 2014

Re della Terra Selvaggia

Credo che per certi film la recensione sia poca cosa, avvolte le immagini e le emozioni valgono più di mille parole, mi limiterò a descrivere con semplicità ciò che questo film mi ha lasciato; tenendo presente che come film di questi tempi sia più unico che raro e di emozioni ne da parecchie, soprattutto perchè lo si riesce a respirare, e soprattutto si riesce a vivere!!! E scusate se è poco.
Sinceramente getto la spugna, non posso fare una semplice recensione di un opera così maiuscola da rasentare in me addirittura il timore di non trovare le parole adatte, e di non esserne all'altezza del mio compito di critica, ma va bene visto che il mio compito è quello di dare un parere lo do.
Innanzitutto il film è un viaggio attraverso il quale la bambina protagonista si trova a seguire la legge della sopravvivenza dopo un disastroso uragano, e ti credo una bimba così piccola è piena di timore e di paura, deve imparare a cavarsela da sola, perchè il padre è malato e non ha i mezzi necessari per sostenerla, ma le da la forza e il sostegno per imparare a cavarsela da sola, ma non sarà affatto da sola, insieme a lei ci sono gli abitanti del villaggio che la accoglieranno e la sosterranno.
Un tuffo nella natura selvaggia, filmato come una poesia, con una semplicità disarmante, ecco questo è il cinema che parla davvero alla gente, che la fa vivere dentro lo schermo, alla fine ci sentiamo vicini alla piccola protagonista,   Hushpuppy che è l'eroina della pellicola, il padre si ammala gravemente, e così la piccola si mette alla ricerca della madre, e pensare che questo piccolo ma grande film, capace sia di coinvolgere il pubblico, e fargli vivere la natura, conoscerla, e soprattutto capirla, ma anche studiarla, e non solo ma anche di emozionarla.
Un film che tocca il cuore unico, per me questo è il vero CINEMA, film capaci di vivere al di fuori dello schermo e avviluppare gli spettatori dentro di esso, un film che va oltre le semplici opere di avventure, un viaggio duro e significativo sul grande dono che Dio ha dato all'umanità. La terra, e la  natura circostante, che tanto l'uomo dimentica di rispettare.
E' l'avventura della vita narrata come una fiaba realistica, senza orpelli, senza principesse, ma soltanto con la natura circostante e con la sua bellezza e i suoi pericoli, e pensare che questa fiaba è tratta dall'opera teatrale di Lucy Alibar: Juicy and Delicious.
Il regista è un esordiente, ma capace davvero di dirigere un opera, sa bene che il film è particolare e deve stare attento ad essere più credibile e mostra innanzitutto una capacità incredibile di narrare, che non è da tutti gli esordienti, sentiremo ancora parlare di questo autore? Io dico Speriamo di SI!!!
Innanzitutto non perdetevi questo piccolo capolavoro, ASSOLUTAMENTE.
Voto: 10


I tre Moschettieri

Ecco l'ennesima versione, questa volta in 3D delle avventure dei tre moschettieri, creati dalla penna di Alexandre Dumas e filmati questa volta da Paul WS Anderson, regista di film fantascientifici, tra cui la saga horror Resident Evil in cui è protagonista sua moglie Milla jovovich, presente anche in questa pellicola.
Maestoso, roboante, fracassone, il classico blockbuster ma questa volta a tre dimensioni, sinceramente non aggiunge molto al classico di Dumas al di fuori di una spettacolarizzazione faraonica da film giocattolo per incassare soldi.
Peccato perchè questo 3D sarà anche fico, ma secondo me toglie l'anima ai film, e di certo le potenzialità di una pellicola che potrebbe essere grande cascano come un castello di sabbia.
Ma, il 3D è di moda, e allora spingi il pedale su di esso, ma a che pro? E' mai possibile che bisogna usare i computer ormai per fare film? Vedremo mai un film fatto con l'anima? Finchè il 3D tira allora spingono il pedale su di esso...


Il film è stereotipato, vuoto, non decolla mai ed è privo di contenuti, tutti questi artifizi digitali alla fin fine non fanno che appesantire il tutto, per non parlare della regia, che sembra essere come un elefante in un negozio di cristalleria...continuo?
Vi ho seccati? Eh vi capisco, ma il cinema non deve essere solo effetti speciali, ci vogliono anche i contenuti, lo spettatore deve conoscere i protagonisti, deve vivere il film si ci deve trovare dentro si deve in un certo senso riconoscere nei personaggi; ebbene questo non avviene nella versione di Paul WS Anderson.
Il classico film da popcorn, che si dimentica una volta terminato il barattolino, un intrattenimento fine a se stesso che lascia sinceramente l'amaro in bocca, eppure basterebbe poco per fare un ottimo film, un guizzo, un inventiva, e soprattutto una solida regia, non patinata e fumettistica come quella di Paul WS Anderson.
Inoltre Gli attori sembrano pupazzi di plastica, tutti belli, tutti fighi, nessuna personificazione, nessuna immedesimazione, sembrano pappagalli che si sottopongono a quello che il regista dice, o forse in questo caso la produzione, visto che il regista si limita a fare un film pomposo privo di spessore.
Alla fine non restano che piccole briciole in mano.
Peccato!!
Voto: 3




domenica 23 marzo 2014

Lo sguardo di Satana - Carrie - risultati sondaggio + recensione

Ecco i risultati del sondaggio, si comincia con questi, poi c'è la recensione al remake, come volevasi dimostrare ha vinto la prima versione, cioè quella diretta dal grande Brian De Palma che ho recensito proprio Qui, lo dirò, il risultato era un po' scontato e sinceramente alla notizia di un remake, targato Kimberly Pierce ho storto un po' il naso.
Semplicemente perchè non ritengo corretto l'uso spropositato di remake, reboot e rifacimenti vari perchè il film esiste già, quindi perchè rifarli? Risposta corretta SOLDI!!! Nient'altro che soldi.
E l'originale di De Palma ha stravinto nel sondaggio, il remake non ha ricevuto NESSUNA VOTAZIONE!!! Quindi cari gestori degli studios, perchè non vi rivolgete al pubblico prima di buttare i vostri soldi e soprattutto I NOSTRI in produzioni inutili sperperando il nostro/vostro denaro?
Il risultato è evidente: il film di De Palma vince all'unanimità.
Nessun messaggio arrivato quindi mi accingo a fare la recensione del remake...
Ecco il mio parere.

Lo sguardo di Satana - Carrie, Carrie chi? Oddio perchè cambiare postazione al titolo? Per agguantare il pubblico dei più giovani? Ricordo che Carrie veniva prima de lo sguardo di satana giusto? E allora? Perchè sto cambiamento stupido?
Prima domanda, ecco la seconda: prima volta del ciclo mestruale; è mai possibile che nell'epoca dei pc, degli ipad, dei tablet etc etc etc...esiste ancora un adolescente sfigata che veste con gli abiti della nonna e ha i capelli spettinati che non sappia cosa sia un ciclo mestruale?
Terza domanda: E la protagonista, perchè nel suo ruolo di sfigata non è poi così credibile dato che l'attrice è molto bella ma è incapace di suscitare emozioni e di scuotere il pubblico fino al massacro finale a scuola? Ci sarà mai un regista (in questo caso una regista) capace di evitare di confrontarsi con le opere del passato e fare opere di suo pugno e riuscire a SPAVENTARE davvero?
No, non ci sarà, e sapete perchè? Perchè ormai non riescono a fare spaventare nessuno!
C'è poco da fare, tranne rarissimi casi ormai l'horror è un genere  che si replica da solo, ma a forza di replicare rischi di gettare ombra e fango su capolavori assoluti quali sono in questo caso il mitico Carrie di Brian De Palma, che a differenza di questo perdibile filmetto, aveva un suo perchè, ed era credibile negli anni settanta, che una ragazza ancora non sapeva cos'era un ciclo mestruale, era credibile inotltre la grandissima Sissy Spacek nel ruolo di Carrie, capace di creare empatia con il pubblico, e soprattutto riuscire ad entrare nell'immaginario degli appassionati di horror, cosa rara di questi tempi, insomma se nel film di De Palma il personaggio di Carrie riusciva a creare una sorta di riconoscimento in cui tutti noi ci vedevamo riflessi, Cloe Moretz sembra una bambolina fuori parte, incapace di scuotere, e soprattutto incapace di creare empatia.
Il film di De Palma inoltre era molto psicologico, perchè raccontava in maniera spigliata non di una semplice sfigata, ma di una ragazza sola, emarginata, che era lo zimbello della scuola a causa di una madre bigotta, poi la vita a scuola, le compagne che la prendevano in giro per come era vestita, tutto era riflesso in questa anima pura, dolce, e buona si può dire che toccava il fondo al ballo studentesco, e lì  SI che capitava la catarsi, perchè non si trattava solo di sfogare la rabbia repressa contro chi le ha buttato addosso sangue di maiale, ma lo sfogo era anche sulla madre bigotta, che l'ha fatta crescere come una spostata, un esplosione di rabbia che avrà le sue vittime, "vittime" l'unica vittima che può considerarsi tale è proprio Carrie, che ha subito in silenzio e poi è scoppiata in tutta la sua ira, loro hanno solo pagato le conseguenze del loro comportamento.
Ebbene, nel film di Kimberly Pierce tutto questo non avviene, assistiamo solo a una brutta copia di un capolavoro, che ne è solo l'ombra.
Il mio consiglio, recuperate il capolavoro di Brian De Palma e non sprecate soldi in questa fesseria di film, persino Julianne Moore è toralmente fuori parte, la grande Piper Laurie la madre nella pellicola originale se la pappa a colazione.
Voto: 2


sabato 22 marzo 2014

BOOMSTICK AWARDS 2014

Ok ora tocca a me, dopo la scoperta di questo premio e la mia sorpresa di essere stata premiata da uno dei blogger che più stimo in assoluto, il mitico Ford di White Russian, cinema e non solo all'ultimo sorso faccio anche io la mia parte e premio i sette blog scelti da me medesima, dunque il premio parte da un altro blogger, Mr Hell del blog Book and Negative da cui parte la simpatica iniziativa ed ha la paternità del premio, allooora, ecco le regole...
Il Boomstick Award è un premio per soli vincenti, semplicemente.
Come si assegna il Boomstick?
Ufficialmente non per merito...I meriti non centrano in questa storia (cit.)
Si assegna per pretesto. O con ottime scuse, se preferite.
In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s'illudono di vantare qualcosa il Boomstick Award, dunque,  possiede quel valore che voi attribuite ad esso. Nulla di più, nulla di meno.



Per Conferirlo è assolutamente necessario queste semplici e inviolabili regole:
- I premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno, non sono previste menzioni d'onore.
- I post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservati agli esclusi a mo di consolazione.
- I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea, è sufficiente adurre un pretesto.
- E' vietato riscrivere le regole, dovete limitarvi a copiarle come ho fatto io, così come Egli (e per Egli intendo Hell) le ha concepite.

Ok ora mi tocca premiare, e premio i blog e i blogger che in un certo senso sento molto vicini e che praticamente frequento assiduamente, quindi comincio.

1 - White Russian - Perchè Ford è uno dei blogger che parla senza peli sulla lingua, non mi trovo spesso daccordo con lui ma il suo modo di esprimersi è semplice e parla con chiarezza e perspicacia anche quando deve bottigliare, e la sua sincerità è disarmante, poi il suo saloon è il più ganzo della blogosfera, e confrontarsi con lui è un piacere oltre ad essere anche costruttivo, se non ci fosse bisognerebbe proprio inventarlo.
2 - Pensieri Cannibali Perchè il cannibale è un blogger stratosferico, molte volte mi fermo spesso e volentieri a leggere le sue recensioni, sia cinematografiche, telefilmiche e musicali, e noto un particolare approfondimento in quello che scrive, lui sa parlare e lo fa molto bene anche quando cita le sue battute comiche, e poi non potevo non premiare il rivale di Ford hehehe...
3 - Il Bollalmanacco del Cinema - Spazio alle ragazze, e per cominciare premio la mitica Bolla, che riesce a parlare in modo minuziosamente puntiglioso di cinema, oltre la recensione al millimetro, spiega anche i lavori venturi dei protagonisti di cinema, e poi diciamocelo, quando recensisce spesso e volentieri si imparano moltissime cose da lei, risultato che anche le donne hanno un cervello pensante Bravissima :)
4 - Criticissimamente E' un blog che frequento da poco, e noto con particolare piacere che la ragazza sa parlare di cinema molto bene, ecco un altra ragazza che merita particolare attenzione, la sua recensione di La vita di Adele mi ha convinta a frequentarla e a premiarla, brava Valentina! :)
5 - Le Maratone di un Bradipo Cinefilo Ok, il Bradipo mi sta simpatico, fine...hahaha, noooo allora ecco la motivazione seria, il suo blog è uno dei più interessanti della blogosfera e spesso e volentieri si scoprono piccole e grandi chicche, merito di una ricerca minuziosa e di una cultura cinematografica profonda, le sue non sono semplici recensioni, sono specials da lezioni di cinema, e scusate se è poco. :)
6 - Il Cinema Spiccio di Frank Manila - anche il mitico Frank merita particolare attenzione, le sue sono recensioni minimali, ma capaci di puntare al sodo e farti conoscere piccole e grandi perle cinematografiche, poi è uno dei blogger con cui spesso e volentieri parlo sempre con piacere, perchè la sua capacità di parlare di cinema è una delle migliori sul web.
7 - Solaris e per ultimo il blog del grandissimo Kelvin, non potevo non premiarlo, sicuramente perchè nel suo blog non ci sono solo recensioni, ma spesso e volentieri anche approfondimenti curati da uno spiccato senso di ricerca che colpiscono soprattutto chi è appassionato di cinema, tenetelo presente avventori del web e visitate questo bellissimo blog...

Costoro possono assegnare a loro volta il premio a sette blog, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è del papà sopracitato.
L'assegnazione del premio deve rispettare le semplici regole sopraelencate, e in caso contrario, il Boomstick Award sarà annullato d'ufficio e in sostituzione verrà assegnato il




Io e Te

Ed eccocci a uno dei migliori film di Bernardo Bertolucci, che per l'occasione ritorna in italia per raccontare una semplice storia di ragazzi.
Un fratello e una sorella si ritrovano per caso nello scantinato di casa e passano forzatamente del tempo insieme, il ragazzo Lorenzo, decide di stare lontano da tutto e da tutti e stare per i fatti suoi, quando nel suo spazio irrompe Olivia, tossicodipendente e arrivata per raggiungere il padre, i suoi piani vanno a farsi benedire.
Questa volta il buon Bernardo Bertolucci traduce per lo schermo il romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti e sceglie come protagonista un esordiente assoluto, Jacopo Olmo Antinori, e se devo dirla tutta era da tempo che in Italia non si vedeva un film così fresco e semplice da rasentare la poesia, ebbravo Bernardo, ci sei mancato bentornato.

Un piccolo ma grande film, come altrimenti descrivere questa opera maiuscola del grande Bertolucci che a quasi dieci anni torna al cinema dopo il sorprendente The Dreamers che cercherò di recensire il più presto possibile? Dalla parigi del '68, all'italia contemporanea, parlando di ragazzi, di solitudine, di incapacità di rapportarsi con gli altri, di problemi che all'inizio sembrano palazzi che non si possono scavalcare, di piccoli mondi che si aprono di cui i protagonisti sono proprio quei ragazzi, che almeno in un piccolo angolo di mondo sono capaci di ritrovare se stessi, come è impossibile farlo fuori dalle mura di casa.
Due fratelli che si ritrovano, all'inizio Lorenzo si rompe le palle che sua sorella Olivia è venuta a invadere il suo mondo, ma piano piano questi ragazzi si ritroveranno chiusi insieme in quel piccolo spazio sconosciuto, dove parleranno come fossero tutti e due parte di una stessa opera teatrale.
Sono due anime differenti, Lorenzo è introverso, non è capace di avere un rapporto con i ragazzi della sua età perchè si sente diverso da loro, e parla con uno psicologo che a malappena lo capisce, Olivia è l'esatto opposto, solare, allegra, anzi fin troppo, ma tossicodipendente, e per una strana coincidenza si ritrovano chiusi dentro e si conoscono, parlano, e attraverso le parole si incontrano e si capiscono, all'inizio Lorenzo vuole stare per i cacchi suoi, e dice ad Olivia di tornare da dove è venuta, ma ben presto le cose cambieranno, fino a che tra i due ragazzi non nasce l'affetto.
Un film delicato e difficile, che nelle mani di Bertolucci diventa la sintesi dei rapporti fraterni, molto difficili da gestire e da descrivere, perchè il rapporto tra fratelli è silenzioso, un amore diverso e quindi più difficile da esprimere, perchè a differenza del rapporto d'amore classico, ci sono le parole, c'è un amore spirituale che non valica certi limiti.
Per questo Bertolucci capisce di camminare su un terreno minato, e la sua regia è presente ma silenziosa, non invade lo spazio dei due ragazzi, che sembrano liberi di esprimersi, scena dopo scena in completa libertà e improvvisazione.
Forse per questo lo reputo un piccolo capolavoro.
Voto: 10



venerdì 21 marzo 2014

Karate Kid - Per vincere domani

Chi era pischello negli anni ottanta se lo ricorderà benissimo questo film, si il primo, unico inimitabile nonchè mitico per i ragazzi della mia generazione Karate Kid, si il film che ha lanciato Ralph Macchio come teen star per adolescenti negli anni ottanta, a guardarlo oggi sembra non aver perso lo smalto del tempo, lo vedevo all'epoca con mio fratello appassionato di arti marziali, durante le cene in famiglia, quando eravamo tutti uniti, e prima che i miei divorziassero...vabè ma questa è un altra storia in cui è inopportuno parlare qui, limitiamoci a parlare del film che è meglio.
Alloooora, eh si, il buon vecchio Ralph Macchio divenne un divo pop in quegli anni, coaudiuvato anche dall'attore orientale Noriuki "Pat" Morita nel ruolo del maestro che insegna a Daniel il karate, per sconfiggere la banda di teppisti che se lo sono messo sul naso, e così tramite metti la cera, e togli la cera, insegna le prime basi dell'arte marziale al ragazzo, che all'inizio sembra sconcertato, ma poi l'insegnante fa capire che la cera, era una scusa per insegnargli le basi fondamentali del combattimento e allora il ragazzo capisce la lezione.

C'è anche una giovanissima Elizabeth Sue, ancora acerba ma che nel suo ruolo di fidanzatina di Daniel non sfigura affatto, anche se a dirla tutta il lavoro del regista è stato ottimo, perchè ha saputo raccontare di un ragazzo, che si affaccia alla vita, fa le sue prime scoperte e capisce che deve lottare contro una squadra che vuole fargli il mazzo, si imbatte nelle prime difficoltà della vita, e prova le prime emozioni sentimentali.
Con una trama così l'immedesimazione del pubblico è immediata, e anche le ragazze vengono colpite dalla classica love story, condita con l'action del film, il che non guasta mai.
Insomma Daniel è un po' tutti noi, ma non è il classico sfigato, è un ragazzo normale capace di pensare con la sua testa e di ragionare, anche se al primo appuntamento con la ragazza ci va accompagnato ancora dalla mammina, ma va bene così perchè bisogna anche capire che il percorso di crescita esige dei cambiamenti, che avverranno con la conoscienza del maestro di Karate, che gli farà "tagliare" per così dire il cordone ombellicare, facendolo crescere.
La lotta sarà ardua, anche se verrà giocata in una gara, in cui tutto verrà alla luce, e anche se subisce colpi a tradimento, Daniel dimostrerà di avere le palle e affrontare il nemico solo con gli insegnamenti del suo maestro, anche se l'avversario si dimostrerà un piccolo bastardino capace di "barare", ce la farà il nostro eroe a vincere la gara?
Questo film è un piccolo cimelio da collezionare, e per chi è stato ragazzino negli 80's non può non possederlo.
Voto: 7 e 1/2



La casa Muta

Ecco a voi un piccolo e onesto esercizio di stile, capace di incatenarti alla poltrona, e non darti l'illusione di stare assistendo al solito horror pecoreccio.
All'inizio credevo di assistere al solito e odiatissimo reality horror, invece mi sono ricreduta, certo non è un capolavoro, e non lo sarà mai ma mi ha fatto passare un ora e passa ad alta tensione, e di questi tempi è cosa più unica che rara.
Tornando a noi, e alla recensione di oggi, inquietante, lugubre non si capisce che strada prende, perchè il regista è capace di atterrire lo spettatore portandolo fuori strada, e quando tu credi di aver capito ti devi ricredere, perchè niente è come appare, e cosa fondamentale, sa giocare bene le sue carte e scusate se è poco.

Ci troviamo dalle parti dell'horror claustrofobico, ricchissimo di colpi di scena, il film è un lunghissimo piano sequenza in cui tutto accade, senza che lo spettatore intuisca cosa sta per accadere, un gioco ad incastri intelligente e audace direi, seppur imperfetto ha qualcosa che lo eleva dai soliti horror senza arte ne parte, l'audacia del regista che sa giocare con il suo pubblico.
Si trovano comunque i difetti, una approssimazione perspicace verso la storia, scene senza dialoghi e avvolte silenzi prolungati possono indurre lo spettatore ad annoiarsi, ma come dico sempre io anche nella scena apparentemente senza significato si nasconde un suo perchè.
Avvolte si ha l'impressione di stare guardando qualcosa senza senso, ma poi ti accorgi che è il regista che sapientemente gioca nella sua scacchiera e ti sfida - furbacchione hehehe - come fose una prova di resistenza tra il film e lo spettatore, vediamo se resisti fino al finale, io ho resistito, e nonostante ci sono stati momenti che avrei mandato al diavolo il regista, ho capito a carte scoperte che la sua era una tattica per avvilupparmi, in conclusione un film imperfetto che si salva grazie all'audacia del suo autore.
Voto: 6


mercoledì 19 marzo 2014

Mrs Doubtfire


Daniel è un doppiatore sull'orlo della disoccupazione, è sposato con Miranda ed è molto legato ai suoi figli, ma il rapporto con la moglie entra in crisi non appena si accorge che ha fatto troppa baldoria in casa con i figli e alcuni amichetti, ovvero questa è la classica goccia che fa traboccare il vaso, e così la coppia si separa...ma l'uomo non può restare separato dai figli a cui vuole un bene dell'anima e come stratagemma si traveste per fare da "bambinaia" o meglio da tata ai suoi figli per stare più vicino a loro dato che li può vedere una volta a settimana...ma tra equivoci e risate prima o poi il suo trucco verrà scoperto...e allora dovrà fare i conti con la realtà.


Un film divertentissimo, che allo stesso tempo fa riflettere sulla famiglia e sugli affetti, la cosa migliore è ovviamente il trasformismo di Robin Williams, che anche questa volta si riconferma grandissimo istrione della commedia americana, qui portato ai massimi livelli, lo possiamo vedere dimenarsi mentre spazza la casa con l'aspirapolvere al suono di Dudes Like a Lady degli Aerosmith, una delle scene più divertenti del film, i suoi consigli a Miranda per la sua nuova relazione con il bellimbusto che gli causerà parecchi attacchi di gelosia, soprattutto per l'antipatia che questi nutre per il nuovo "amore" della moglie, e le mirabolanti peripezie che si inventa onde evitare di essere scoperto.
Alla fine è l'amore per i figli la causa di tutto ciò, il motivo principale è che non può vivere senza di loro, perchè è come se gli mancasse l'aria, proprio alla festa del papà oggi recensisco due film con protagonisti dei padri.
Padri un po' diversi, scorbutici, affettuosi ma soprattutto sinceri e PRESENTI nei confronti della famiglia, perchè quella è il centro di tutto negli esseri umani, e allora parliamo di questi padri, ottimi padri che sanno amare e dare affetto ai figli, e soprattutto alla famiglia.
Daniel è uno di questi padri, che pur di stare accanto ai figli avrebbe fatto qualsiasi cosa, perchè i figli sono parte di se stesso, ed è proprio questo suo amore che gli fa scegliere di indossare una maschera per stare accanto a loro nonostante i pregiudizi del giudice nel finale, anche la moglie si accorgerà del suo amore per quei ragazzi e non ascolterà gli ordini che egli ha fatto nell'udienza alla fine.
Un film magico e commovente, che nonostante la regia di Chris Columbus ricordiamolo specializzato in commedie zuccherose per famiglie, qui osa qualcosa che non ha mai fatto e vince la sfida!
E allora in conclusione vi auguro Buona festa del papà, soprattutto per chi ha un papà presente.
Voto: 7






Nebraska

Un film che è un viaggio alla riscoperta degli affetti, una storia a tratti folle, quasi incredibile, considerata la voglia del genitore, un uomo anziano Woody Grant che crede di aver vinto un milione di dollari alla lotteria, e vuole fare un viaggio chiedendo a suo figlio David Grant di accompagnarlo. Ma visto che il ragazzo si accorge subito che non c'è possibilità che prenda la vincita, perchè si tratta di un imbroglio allora l'uomo dice che ci andrà da solo a piedi.
Considerando l'età avanzata dell'uomo non arriverebbe mai dove dovrebbe andare, così il ragazzo si convince ad accompagnarlo.
Non appena i parenti e i vicini vengono a sapere della sua strana vincita, cominciano a pretendere soldi, e a chiedere debiti indietro; ma sono debiti inesistenti, considerato quello che ha fatto lui per loro, una scusa tira l'altra per accaparrarsi qualche soldo pure loro...
Quando però alla realtà dei fatti si accorgono che l'uomo non ha vinto niente, le loro richieste rimangono tali e lo allontanano.

 Il film è una metafora sui rapporti tra padre e figlio, sulle cose fondamentali della vita, sul difficile confine che separa l'affetto genitoriale alla vita quotidiana, un confine che non tocca mai l'amicizia, che transige dei paletti, ovvero i cosidetti ruoli genitori e figli, che di fatto limitano il senso dell'amore.
Allo stesso tempo però ci troviamo di fronte a un viaggio, l'ultimo per l'anziano padre che si aggrappa a una speranza milionaria, che diventa un odissea della riscoperta del rapporto che aveva con il figlio.
Una riscoperta che farà vacillare quei paletti e li farà ritrovare.
Non mancheranno persino gli scontri, i rancori, la mentalità conservatrice del vecchio padre, contro quella più aperta del figlio, tutti atti che li porteranno un riavvicinamento...alla comprensione, e al rinnovo di un affetto che è legato da un amore incondizionato verso coloro che ci hanno donato la vita, e verso chi hai messo al mondo.
Non è mai facile trasportare sullo schermo i rapporti genitori/figli, ma Alexander Payne capisce la delicatezza del plot, e lo gira in bianco e nero, non per sottolineare una certa critica, ma per fare entrare maggiormente lo spettatore nello schermo, non si limita a fare una critica all'istituzione familiare, ma espande la genesi all'avidità di certi familiari quando sanno che hai vinto qualcosa, capaci come avvoltoi di arraffare, lisciando il cosidetto "pelo" e inventandosi di sana pianta debiti inesistenti pur di arraffare.
Lo stesso David capirà tanto del padre, e questi farà lo stesso a proposito del figlio, in realtà Payne usa la vincita come un pretesto di un viaggio di riconciliazione e raffigurazione del rapporto padre/figlio, in quello che può benissimo essere considerato il suo miglior film, con uno straordinario Bruce Dern, capace di emozionare anche con un semplice sorriso, questo attore non l'avevo mai considerato molto ma devo dire che qui è molto bravo, la sua interpretazione mi ha rapita dall'inizio alla fine.
In Conclusione, un opera incredibile, attuale e ottimamente rappresentata da un regista in continua crescita, e interpretata da un nutrito cast di attori tra cui spicca Bruce Dern, l'incantatore.
Voto: 9



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