sabato 31 maggio 2014

Club Silencio - Stagione 1 - Puntata 9 - L'aldilà e tu vivrai nel terrore

Club Silencio
Special settimanale curato da Arwen Lynch
Questa settimana si parla di L'aldilà e tu vivrai nel terrore, capolavoro horror di Lucio Fulci.

Penultima puntata della stagione, prima della pausa estiva, lo ammetto ero tentata di modificare il tema della puntata di club silencio, e dedicarlo a tutta la trilogia, ma ho voluto rispettare il tema della puntata che avevo deciso la settimana scorsa.
Ok bando alle ciance, questo è un filmone, innanzitutto evitiamo gli epiteti, film trash b movie e via dicendo, alla fabbrica dei sogni, a differenza di altri lidi snob, si ha rispetto per ogni film, a cominciare da quelli riesumati dalla tomba e rivalutati, che se ci fate caso, ogni film può essere di ispirazione per altri registi...non lo sapevate? Bene ecco, ora lo sapete.
Dobbiamo ringraziare Quentin Tarantino se oggi si parla di L'aldilà come un capolavoro, o cult movie, e se stasera addirittura si fa uno special di Club Silencio dedicato proprio a questo film.
In passato Fulci ha avuto molto spazio in questo blog, e prossimamente ne avrà ancora di più, dato che con l'arrivo dell'estate le visioni di film si quintupleranno come minimo.
Per stasera parliamo appunto di L'aldilà...e tu vivrai nel terrore.
La trama racconta di una ragazza Liza che eredità un albergo apparentemente tranquillo, la ragazza però non immagina cosa realmente si nasconde in quell'albergo.






In passato un pittore è stato ucciso nell'albergo, perchè sospettato di stregoneria, Emily anni dopo, scopre uno strano libro, L'EIBON, e questi prende fuoco nelle sue mani rendendola cieca, quando  Liza prende in eredità l'albergo e lo ristruttura, accadono strani eventi, incidenti, che piano piano uccidono chi lo sta restaurando.
La ragazza inoltre non sospetta nulla di cosa in realtà nasconde l'albergo, ovvero una delle sette porte dell'inferno, Emily l'avverte di lasciare perdere e di non continuare la ristrutturazione dell'albergo, ma Liza non ci vuole assolutamente rinunciare.
Le cose cominciano a peggiorare quando strani incidenti accadono, il cadavere del pittore comincia ad emettere onde celebrali, i genitori di una bambina muoiono misteriosamente, a una donna le viene cavato un occhio, a un bibliotecario gli vengono mozzate labbra naso e occhi da delle tarantole, gli eventi si moltiplicano in un crescendo di tensione, che ricorda le tessere del domino che cadono a una a una, non c'è via di scampo, quando anche Liza scoprirà il libro nella stanza 36 sarà omai troppo tardi, non c'è più possibilità di tornare indietro e cambiare idea, gli eventi si accavallano, ma ormai sono tutti e due dentro una morsa che li sta aviluppando, i morti cominciano a camminare sulla terra prendendone possesso, e loro cercano una via di fuga, ma troveranno soltanto lo scantinato che li porterà nell'aldilà, appena sotto l'albergo, dove tutto è cominciato.

Qualche filmato






L'aldilà è senza dubbio il più estremo e visionario film di Lucio Fulci, stilisticamente eccellente che riesce a catturare nell'incubo lo spettatore, fino ad avilupparlo tutto, come i protagonisti del film, solo che noi fortunatemente, dopo i titoli di coda stoppiamo e torniamo alla vita reale... loro restano nel mare delle tenebre, come dice lo sconvolgente finale del film.
Un canto del cigno nel cinema di Lucio Fulci, il maestro romano ha regalato delle vere e proprie perle, che grazie a registi come Tarantino sono stati riesumati  e rivalutati, ma anche grazie a noi cinefili, alla nostra condivisione, che certe pellicole vengono conosciute e riscoperte, quindi una puntata di Club Silencio dedicato a questo film ci voleva.
Bene, per questa settimana e tutto, sabato prossimo sarà l'ultimissima puntata, e la dedicherò a I 400 colpi di François Truffaut, poi si tornerà a settembre per un nuovo ciclo di Club Silencio, ancora più spettacolare di questo primo, alla prossima :)

Son De Mar

Bigas Luna calmati per un attimo i bollenti spiriti, dirige una storia d'amore, con al centro un triangolo.
Ulisses è insegnante di letteratura, e prende stanza in una pensione locale,dove incontra Martina di cui si innamora a prima vista, sembrerebbe l'inizio di un grande amore, che sfocia in un matrimonio e la nascita di un bambino, finchè dopo una festa Ulisses  sparisce senza un apparente motivo...quando dopo anni Martina si lega a Sierra un imprenditore edile, e si risposa...ma un giorno una telefonata anonima manda a gambe all'aria la vita ordinata di Martina, dall'altro capo del telefono c'è Ulisses che le rivela di aver viaggiato in giro per il mondo e di non averla mai dimenticata...è l'inizio di una relazione clandestina che sfocierà in tragedia.

Film tratto dall'omonimo romanzo di Manuel Vincent, è la storia di un triangolo che finisce in tragedia, un film a tinte forte, ben più maturo e lodevole di altri film che il regista spagnolo ha portato sullo schermo.
Da segnalare inoltre l'esordio sul grande schermo di Leonor Watling nel ruolo di Martina, si dice che il grande Pedro Almodòvar l'abbia scelta dopo aver visto questo film per il suo capolavoro Parla con Lei.
Tra i film di Bigas Luna che ho visto, questo è senza dubbio il migliore, perchè nonostante l'origine letteraria, sa farsi apprezzare per il coinvolgimento esercitato grazie a una regia perspicace e attenta nei dettagli, ma soprattutto nella storia d'amore tra i due protagonisti.
E' un amore travolgente che li avvilupperà per il resto della vita, a nulla servirenno le azioni del nuovo marito di Martina per vendicarsi, perchè alla fine resterà solo, facendo capire allo spettatore che l'amore vero per lei era quello con Ulisses, non con Sierra, che alla fine dimostrerà una cattiveria inaudita, tutta segnata dalla vendetta per il tradimento scoperto.
Ma l'amore, tra Ulisses e Martina è troppo forte per accettare compromessi, nonostante tutto i due è ormai palese che si rimettono insieme, anche se questo vorrebbe dire rischiare di morire e non tornare più.
Questa volta si concentra su una storia letteraria, che non lascia spazio a quello che vogliamo prestabilire noi, ma anzi lo distrugge, lo disintegra, perchè l'amore non si può prestabilire, quando viene è imprevedibile, impetuoso, e peggio ancora folle.
Un bel film, che senza dubbio merita una riscoperta...e una rivalutazione.
Bravi i due attori protagonisti, compreso il comprimario, belle regia e sceneggiatura.
Voto: 7

La Carne

Un film che ultimamente ho apprezzato molto, qui Marco Ferreri si spinge all'eccesso, tutto è presentato in modo estremo ed esagerato, e non richiede allo stesso tempo particolari doti recitative, infatti sembra essere tutto costruito sul volto ma soprattutto sul corpo della meteora Francesca Dellera, attrice praticamente sparita dai circuiti cinematografici, che all'epoca era in auge come si direbbe oggi, lo stesso charme e fama ora ce l'avrebbe una come Manuela Arcuri tanto per fare un esempio...
Ma andiamo a noi, il film è tutt'altro che deludente, anzi, è profondo, grottesco, sottolineato da scene particolarmente bizzarre, che a molti potrebbero suonare comiche e fuori luogo, ma proprio qui sta la sua forza, perchè Ferreri costruisce un film volutamente bizzarro, gli stessi personaggi sono costruiti con una psicologia che prende per il culo il maschio italiano, e la femmina che si sacrifica all'altare del maschilismo che è la più forte della coppia; come ovviamente in tutte le cose.
La Carne è un film dissacrante, che sottolinea un po' tutte le tematiche del cinema del regista meneghino, una piccola summa diciamo, contornato da una sottile critica alla bigotteria della chiesa, e a una grossolana fame di sesso e cibo, potremo definirlo un ideale seguito al più profondo e riuscito La Grande Abbuffata, ma più che un seguito direi che porta all'estremo il discorso già cominciato con il film sopracitato, inserendoci una figura di italiano medio, Paolo, un po' petulante, divorziato con figli, che suona al piano bar canzoni improponibili e dimenticate, che vede una donna burrosa, ne è attratto, e a fine serata la rinchiude dentro una piccola casetta sul mare per scoparsela, e mangiare senza pensare a nulla, addirittura fa in modo per "migliorare" le sue prestazioni amorose di  avere con l'aiuto di Francesca un erezione meccanica, per avercelo funzionante, anche quando non riesce a farlo "alzare" nella maniera normale, allo stesso tempo Francesca che è reduce da un aborto, e ha avuto amanti "sessualmente molto dotati", è l'incarnazione della donna libera, ma che si sottomette con piacere, se un uomo le piace; è l'inizio di un rapporto che si basa sul possesso, oltre che sul sesso, lei che parla sempre di esperienze spirituali in India, con uomini bellissimi con cui ha scopato, lui pensa solo a scopare e a godere, oltre che a mangiare, sembra l'inizio di tutte le fantasie sessuali maschili che piano piano si realizzano, fino a che...
fino al giorno in cui Francesca decide di darci un taglio e mettere fine alla storia, ma qui scatta il rifiuto di Paolo di  lasciarla andare via e - non leggete se non avete visto il film SPOILER - la pugnala per metterla in frigo e mangiarla piano piano, per tenerla sempre con se - FINE SPOILER sapete benissimo che la mia politica evita di spoilerare, ma questa volta non potevo farne a meno, sperando che non abbiate letto.
Paolo e Francesca sono rispettivamente interpretati dal bravissimo Sergio Castellitto e Francesca Dellera che volutamente recitano sopra le righe, la Dellera pur non avendo grandi doti recitative è perfetta per questo ruolo, Castellitto riesce a incarnare alla perfezione questo italiano medio, ancora attaccato alla sua infanzia e all'educazione bigotta che ha ricevuto.
In poche parole, il film non è un capolavoro, però si lascia apprezzare per il suo coraggio di essere sopra le righe, e fare della satira sull'italiano medio, cresciuto all'ombra della chiesa e della bigotteria che ne concerne, e quella voglia di possesso quando Paolo conosce Francesca che si concentra tutto il film, un po' come descrivere in maniera atipica, l'eterno conflitto del rapporto tra uomo e donna, che sono molto diversi, ma che si attraggono  e si divorano sessualmente a vicenda, il grande mistero dell'attrazione raccontato da un maestro che merita di essere rivalutato.
Voto: 6 e 1/2







venerdì 30 maggio 2014

Mea Maxima Culpa - Silenzio nella Casa di Dio

Lo dico subito: questo documentario può farvi male.
Credo siano conoscisuti i casi di pedofilia all'interno della chiesa cattolica, in cui tutto è peccato, andando in contraddizzione con palesi errori di cui medici e scienziati, sono arrivati a dire che certe cose sono necessarie per l'uomo e per scoprire il suo corpo, parlo ovviamente di masturbazione, dai non credo che voi non l'avete mai fatto in vita vostra no? Chi dice il contrario mente spudoratamente, ma ovviamente questo è solo un esempio, il documentario racconta casi ben più seri e drammatici come i casi di pedofilia, che puntualmente vengono insabbiati vergognosamente, da quella stessa chiesa che dovrebbe condannare certi atti, in quanto vengono considerati peccato no?
La masturbazione a differenza non ha mai fatto male a nessuno, ed è liberatoria, mentre la pedofilia sappiamo tutti i danni che provoca non è vero?
Ma i preti sono considerati persone perfette dalla gente comune, non come semplici esseri umani che espandono la parola di Dio, ed è proprio questo mettere su un piedistallo la figura del sacerdote cattolico a rendere cieche le persone.
Infatti molti dei pericoli dove avvengono? In luoghi e con persone di cui non sospetteresti mai nulla, chi di voi non si affiderebbe ciecamente alla presenza di un prete per stare accanto a un bambino? Sarebbe stupido non affidare un bambino a un prete, cioè una persona che nelle intenzioni umane dovrebbe essere "vicina" a Dio, perciò affidabile, perchè - ma questo nella stupidità umana - non farebbe mai del male a nessuno.
Ma un prete è un essere umano, esattamente come tutti noi, e metterlo nel piedistallo della santità è assolutamente fuori luogo, oltre che sbagliatissimo agli occhi di Dio.
Perciò, ecco che scattano gli abusi da parte dei prelati nei confronti dei bambini, abusi che vengono insabbiati onde evitare di infangare "il buon nome della chiesa cattolica", questo mi fa credere che la chiesa, come anche in tutte le istituzioni religiose, perchè non credete che anche nelle altre confessioni siano perfetti e docili, persino i testimoni di geova insabbiano i casi di pedofilia, tanto per fare un esempio, sono ormai diventate marce, corrotte, e che se c'è del male, invece di condannarlo deve essere insabbiato, magari trasferendo in un altro luogo il prete incriminato.
Il documentario è terribile, mostra senza peli sulla lingua alcuni casi di pedofilia, e scommetto che vi passa la voglia di pregare non appena lo vedrete, certo masturbarsi è peccato, far l'amore è peccato, ma stuprare un bambino allora che cos'è? Carità divina?
Qui sta tutta la contraddizione della chiesa, che si fonda per lo più dall'ignoranza della gente, e ne sono diversi esempi, che medici hanno prontamente smontato come obsoleti, fondati soprattutto sulla non conoscenza invece che sulle cose giuste.
Ovviamente la pedofilia è e resta una perversione da curare, perchè non è normale abusare di un bambino, mentre l'omosessualità viene definita come contro natura, e la masturbazione è un peccato? E' questa paura che alleggia nella chiesa cattolica facendola andare in contraddizione con la vita umana, sta proprio in questa divisione di pareri discostanti e assurdi, come quei genitori che vedendo il figlio malato, invece di curarlo lo fanno diventare prete, come se la religione lo farebbe tornare normale, cose assurde, facendo così non solo si assumono una grande responsabilità, ma è come credere che un bambino malato di leucemia con l'aspirina gli può passare tanto per fare un esempio...
Basta non dico altro, guardatevi questo documentario.
Voto: 7




giovedì 29 maggio 2014

Gigolò per Caso

Oh oh oh, e che abbiamo qui? L'ultima pellicola del mio amato John Turturro, per chi segue questi lidi, sa che è un attore apprezzatissimo da queste parti, e un regista curioso e intrigante, soprattutto dopo la visione del bellissimo e musicale Romance & Cigarettes che mi ha divertita non poco.
In questa divertente commedia, recita a fianco di Woody Allen, che torna a fare solo l'attore in un film non diretto da lui, dopo la prova di Ho solo fatto a pezzi mia moglie del 2000.

John Turturro che oltre a dirigere il film lo scrive e lo interpreta, veste i panni di Fioravante, un timido fioraio, che si convince a fare il mestiere più antico del mondo, ovvero il gigolò, per signore sole, e si mette in società con l'amico libraio Murray Woody Allen che gli fa da pappone, e insieme si gestiscono gli affari, ma le cose si complicano con l'arrivo di Avigail, vedova di un rabino, che farà battere il cuore a Fioravante, e dovrà scontrarsi con la comunità ebraica e ortodossa, rischiando davvero tanto...alle calcagne c'è Dovi, da sempre innamorato della donna sin da quando erano ragazzini.
Turturro dirige una commedia per adulti brillante e sofisticata, sexy, e frizzante, aiutato dal grande Woody Allen con cui forma un duo di amici che può essere visto come la strana coppia, coaudiuvato da una regia intelligente e sofisticata, e da un cast di attori perfettamente in parte, tra cui spicca anche la brillante Sharon Stone su tutti.
Un film alleniano di tutto rispetto che mischia sapientemente vari ingredienti rendendo il piatto ricco e appetitoso e per certi versi godibile.
In altre parole, un film capace di accontentare tutti, sia il semplice spettatore, che quello più esigente, rispettando i canoni di un certo cinema di qualità, e evitando le semplificazioni del cinema semplicemente d'evazione.
Riesce a divertire, ma anche a riflettere sulle tante vie, per contrastare la grande crisi economica che stiamo  vivendo, Murray accetta di aiutare Fioravante per evitare la chiusura della libreria di famiglia, aperta da suo padre, e allo stesso tempo aiuta l'amico a ingranare.
Voto: 7






Upstream Color

Il film comincia con dei ragazzini che giocano con dei vermiciattoli, per poi prendere una direzione differente, sembra che ci sia un collegamento tra i due bambini e ciò che sarà il confluire della storia...
Tutto parte da una giovane donna, Kris che viene letteralmente drogata da uno sconosciuto che le inietta uno di quei vermetti che abbiamo visto all'inizio del film, riducendola a un ebete incapace di volontà propria, fino a svuotarle letteralmente il conto corrente e a farle perdere la memoria e l'identità, ma la sua strada si incrocerà con quella di Jeff, che ha subito la stessa cosa, insieme dovranno ricostruire il loro passato e la loro vita, cancellata dalla loro memoria.

Un film incentrato sul minimalismo, avvolte può sembrare lento, e la visione può risultare pesante, ma è tutto costruito apposta per sottolineare il viaggio di due persone verso la ricostruzione della loro vita, il regista costruisce la trama in modo psicologico - il film infatti è molto psicologico - come un giallo, in cui le tessere del puzzle arrivano piano piano a costruire tutto il quadro.
All'inizio vorresti davvero passare ad altro, ma poi ti accorgi che il silenzio, vale più di mille parole e di mille azioni messe insieme, non è un film come tutti gli altri, e non mi sorprende affatto che ancora non sia stato distribuito in italia...riusciremo a vederlo pure da noi?
Eppure c'è qualcosa di straordinario in questo film, il suo crescendo è interiore, ha la capacità di smorzare gli animi dello spettatore, non è il classico film di fantascienza, è un opera che si evolve piano piano, man mano che va avanti, in un crescendo di coinvolgimento e immedesimazione che difficilmente ho visto al cinema, e stiamo parlando di un film indipendente dopo tutto, un opera lontana dai canoni del cinema tradizionale.
Shane Carruth sa maneggiare bene la storia, e la sua regia è sempre presente, costantemente, avvolte può risultare opprimente, ammetto che sono venuta a conoscenza di questo film grazie all'amico Bradipo che ringrazio per avermelo fatto conoscere, e che questo è il primissimo film di Carruth che vedo, ovviamente Primer prossimamente sarà anche presente sia nel mio schermo che qui alla fabbrica.
Un film che mi ha sorpreso, come potete immaginare, positivamente, e se amate il cinema psicologico, privo di effetti speciali, ma capace di aprire una breccia dentro, allora fa per voi, ma se non amate le introspezioni psicologiche allora passate ad altro, io l'ho apprezzato e anche molto.
Voto: 7





lunedì 26 maggio 2014

IDA

Ed ecco la recensione di oggi, un bellissimo film d'autore che spero di farlo conoscere a chi mi legge e mi segue con affetto,  la fabbrica dei sogni resta un blog serio per questo sto lavorando sodo per dimostrare a tutti che la mia cinefilia è vera, autentica, non racconto mica balle.


Allora bando alle ciance, ecco come Ida è entrato nella mia vita con il cuore.
Innanzitutto ringrazio per la conoscenza l'amico J. Doinel, che mi ha consigliato la visione, poi, devo dire che l'ispirazione maggiore di Pawel Pawlikowski per questo film è di quel grande artista chiamato Robert Bresson, regista minimalista, nel blog potete trovare due dei suoi film, Mouchette e Au Hazard Baltazhar, ma andiamo a Ida.
I dialoghi sono ridotti all'osso, per un film a metà strada tra la presenza di Dio, Anna è una suora cattolica che è estranea alle sue origini ebraiche, lo scoprirà con la visita alla sua zia,  poi c'è il contrasto con il mondo della zia, una donna facile estroversa, a differenza di Anna, più timida e meno disinvolta e la vita, con tutte le sue contraddizioni.
Ci sono momenti cupi e silenziosi, ma capaci di trasmettere sentimenti più di mille parole, la regia è presentissima e costante, e la recitazione soprattutto delle due attrici Agata Kulezka, e soprattutto Agata Trzebuchowska nel ruolo di Anna/Ida bravissima, capace di entrare nel personaggio come una seconda pelle.
Ida è la storia del viaggio di una persona attraverso i misteri della sua vita, in questo frangente scopre la vera vita, che la metterà in piena crisi sulla sua scelta religiosa.
E qui il regista è stato bravissimo nel sottolineare i contrasti tra la vita religiosa, e il mondo esterno, le contraddizioni, e le differenze tra l'austera vita che ha scelto Anna/Ida, che ben presto si troverà a confronto con una scelta che la mette in contrasto con la religione, soprattutto dopo il suicidio della zia, e la scoperta dell'amore fisico.
IDA non è solo il viaggio di una persona alla ricerca delle sue radici, ma è un viaggio intimo e più intenso di una donna alla scoperta della vita vera, e soprattutto alla scoperta di se e alla scelta di vita che ha precedentemente fatto, una dura prova oppure una parentesi per fare la scelta definitiva?
Il regista lascia allo spettatore una libera interpretazione degli eventi, e questo succede solo col grande cinema d'autore.
Una mia riflessione finale, mi sembra limitativo dare un voto a questo film, eppure essendo una recensione una valutazione la si deve dare, dedico comunque questa recensione a tutti i cinefili, che con umiltà e amore verso il cinema scambiano con tranquillità la loro conoscenza senza snobismi inutili, perchè solo in questo modo si arricchisce la cultura verso il cinema, che merita di essere visto e soprattutto rispettato, di qualsiasi tipologia, o genere di cui fa parte, perchè per come la vedo io, ogni pellicola merita di essere vista e soprattutto rivalutata.
Voto: 9






domenica 25 maggio 2014

Thor - The Dark World

Ooook spariamoci sto film.
Cambio regista in cabina regia, e abbiamo un prodotto più targato marvel, piuttosto che letterato, come accadeva nel primo capitolo, questo significa, più azione, più tensione, e anche una cura per l'empatia, senza trascurare l'intrattenimento; vi sembra poco?
No, è il classico film in cui tutti possono divertirsi, e il regista lo fa particolarmente bene, devo ammetterlo, anche se manca della cura che Kenneth Branagh aveva apportato ai personaggi nel film precedente.
con Loki in prigione, ora Thor deve combattere contro un cavaliere che vuole portare l'oscurità nel mondo usando la sua ragazza, ma ce la farà a salvare il mondo? Oppure dovrà combattere con le sue mani e fare una scelta impossibile?
Alan Taylor si limita a produrre il classico prodotto d'evasione, pur rispettando i contenuti del fumetto, che esaltano i classici eroi marvel, ma manca di quel tocco d'autore che gli ha dato Branagh, ovvero l'impronta personale.

Alleggerendo il film dal punto di vista registico, e concentrandosi più sulla forma che sulla sostanza, rispettando il fumetto ovviamente si ha un prodotto capace di divertire, ma allo stesso tempo non privo di difetti.
Se Alan Taylor punta dritto al sodo, costruendo un film capace di coinvolgere, senza tanti orpelli personali, e questo è sia un pregio, - il pubblico si diverte in sala - che un difetto - bisogna sempre dare un punto di vista al film, anche se è un blockbuster.
Lo script è vincente, la regia invece è piuttosto anonima, e lascia spesso e volentieri spazio agli attori, che hanno un ruolo fondamentale in questo capitolo.
Naturalmente non manca una cura sugli effetti speciali, in questo capitolo si curano più dei contenuti, ed è la cosa migliore ovviamente, ma tutto questo non basta a fare un grande film.
Il film si, resta un buon film, ti diverte ma a lungo andare gli daresti soltanto un altra occhiata, poi ovviamente si passa ad altro, peccato perchè con tutti questi presupposti aveva molte potenzialità.
Alla fin fine rimane sempre un opera di intrattenimento, il classico "popcorn movie" per così dire, buono per staccare tra una pellicola impegnata e l'altra, resta comunque senza infamia e senza lode.
Il grande cinema però è un altra cosa.
Voto: 6 e 1/2


Tutti dicono I love You

Djuna detta DJ, racconta le vicissitudini sentimentali della sua famiglia, formata da Skylar, Lane, Laura, Scott, dal padre Joe, che si innamora a Venezia di Von una donna sposata che tenta di conquistare in tutti i modi, con la sua complicità, della madre Steffy e del suo secondo marito Bob, ognuno vive i suoi problemi sentimentali, tra una canzone e l'altra che fa da sottofondo musicale.
Tutto si complica però, quando i nostri protagonisti deragliano con colpi di testa o per meglio dire di vero e proprio fulmine, per altre persone, Skylar lascia Holden il fidanzato per scappare con un detenuto, Lane e Laura si innamorano dello stesso ragazzo, e sono consapevoli che una di loro avrà il cuore spezzato, e Scott diventa repubblicano, a differenza del padre che è democratico...una bella gatta da pelare eh?

E' senza dubbio uno dei migliori film di Woody Allen degli ultimi vent'anni, che racchiude in se il fascino del cinema passato con la passione per il musical, infarcito con classico di Cole Porter e altri cantanti classici.
Che Allen fosse un musicofilo lo si percepisce dalla scelta dei brani, cantati da un cast stellare, per un film corale e fresco come non ne aveva mai girati prima.
Un bell'esempio di grande cinema per un autore che da sempre parla con leggerezza e ironia di sentimenti, senza cadere in drammi strappalacrime.
L'ironia Alleniana alleggia per tutta la durata del film, seguito dal suo umorismo ebraico, e dal sempre presente lettino dello psicanalista, che in ogni pellicola del regista newyorkese non manca mai, si ride, ci si diverte, e per una volta tanto con freschezza e leggerezza.
Un opera ispirata senza alcun dubbio, coaudiuvata da un cast spettacolare, tra i nomi ci sono: Drew Barrymore, Julia Roberts, Goldie Hawn, Alan Alda, Natalie Portman, Lukas Haas Tim Roth Edward Norton  e l'esordiente  Natasha Lyone.
La sceneggiatura è brillante e romantica, e non lascia nulla al caso, alla fine è l'amore la vera protagonista della pellicola, quello trasognato, agognato, sospirato, cantato e desiderato, fanno di questo film una vera ode all'amore.
Le tematiche che in questo film sono spinte al massimo, erano accennate già nel bellissimo La Dea Dell'amore che ha regalato l'oscar a Mira Sorvino, qui Allen si lascia andare senza paura, dimostrando sensibilità, divertimento, umorismo e spensieratezza, se tutti i film fossero così...
Voto: 7





sabato 24 maggio 2014

Club Silencio - Stagione 1 - Puntata 8 - Videodrome

Club Silencio
Special Settimanale curato da Arwen Lynch
Questa settimana parlo di Videodrome, il capolavoro massimo di David Cronenberg

Credo che a parlare di questo film si tratta di prendere un pezzo di storia del cinema.
Cinema di genere ovviamente, ma capace di essere un fondamentale tassello nella storia del cinema in generale, il che non è poco; basti pensare che la prima volta che lo vidi ne fui sconvolta, non è facile assistere e soprattutto guardare le numerosissime scene forti del film, e allo stesso tempo si rendono indimenticabili agli occhi di chi guarda, e questo signori miei, solo i grandi geni del cinema sanno fare.
Videodrome non è solo un horror atipico, ma racconta senza tanti giri di parole la trasformazione dell'uomo quando viene assuefatto dalle immagini del piccolo schermo, grazie a un canale pirata per così dire, e questa trasformazione è sia fisica che psicologica.
Max Renn, interpretato da un ottimo James Woods scopre casualmente videodrome, grazie a un tecnico che lavora nella sua televisione via cavo, dove trasmette film violenti e pornografici; Max si incuriosisce e cerca di vedere i programmi di questo canale, che curiosamente trasmette filmati che durano pochissimo e poi scompare, quando viene invitato in un programma televisivo e scopre che il padrone O' Blivion rifiuta di apparire in televisione e affida i suoi discorsi a filmati registrati, o a persone che leggono per lui, vuole vederci chiaro.
Va nella "chiesa catodica" gestita da Bianca, figlia di O'Blivion e fa una scoperta sconvolgente, il segnale videodrome causa tumore al cervello e allucinazioni alle persone, ma quel che più sconcerta è che Max scoprirà che il suo amico fa parte di una cospirazione per eliminare il suo canale e trasmettere videodrome, di cui è il creatore pricipale, così gli lavano il cervello per eliminare definitivamente i proprietari di Civic Tv gestita da Max che dovrebbe eliminare anche Bianca, ma la donna fa esattamente l'opposto di quello che hanno fatto a Max riprogrammandolo per eliminare definitivamente Videodrome.






Le tematiche del film, che vanno a una palese critica verso la cancellazione dell'individuo attraverso messaggi visivi usati dai governi, onde creare nuovi sistemi che cancellano le libertà individuali, rendendo l'uomo simile a uno zombie, incapace di pensare con la propria testa, assuefatto da delle immagini inculcate da una televisione che riflette il suo stato di totale sottomissione.
Un altro autore aveva preso le stesse tematiche, ma con una feroce critica sul benessere e sul capitalismo, George Romero di cui è imperniato anche il capolavoro del regista canadese.
David Cronenberg si spinge molto sul pedale della feroce critica, non c'è un solo istante in cui il film da il contentino al pubblico, come succede per esempio nel cinema mainstream, e da un autore qualè, il film è a basso costo onde esprimere con concetti pungenti, avvolte molto forti, ciò che per lui è il piccolo schermo.
Ovviamente lo fa alla sua maniera, Max Renn si fonde totalmente con le immagini di videodrome, divendone prima succube, poi una pedina sia nelle mani dei creatori e alla fine di Bianca.
Ed è proprio qui che Cronenberg sottolinea la  cancellazione dell'individuo, trasformato in un automa, incapace di volontà propria, una palese dimostrazione del potere della televisione, che arriva dappertutto, dato che si trova nelle nostre case.

Analisi del film










From Wikipedia

Influenza Culturale e Curiosità

  • Il gruppo heavy metal Strapping Young Lad ha omaggiato una frase del film dando come titolo a una loro canzone All Hail The New Flesh.
  • Il gruppo Wiseblood cita nella canzone "O-O (Where Evil Dwells)" una frase del film ("Long Live The New Flesh!"), canzone poi coverizzata dal più noto gruppo Industrial metal Fear Factory.
  • Il gruppo Machete nella canzone "Try or Die" dice grida "morte" a Videodrome con vita e gloria per la nuova carnecitando la famosa frase del film.
  • Il quartetto di musica sperimentale "New Flesh Project" prende il nome dalla celebre frase del film.

  • Il personaggio di Brian O'Blivion è vagamente ispirato al noto massmediologo Marshall McLuhan, di cui lo stesso Cronenberg era stato uno studente.[senza fonte]
  • O'Blivion è un evidente gioco di parole, dato che si può leggere Oblivion che è la parola inglese per il termine oblio.
  • Buona parte dei personaggi (tra cui la segretaria di Max Renn, Barry Convex e Brian O'Blivion) fanno la loro prima apparizione nel film su uno schermo TV piuttosto che dal vivo.

Se non l'avete ancora visto fatelo, scoprirete un grande autore, e un grande film, per oggi è tutto, Club Silencio tornerà Sabato prossimo con uno special sul capolavoro di Lucio Fulci, L'aldilà e tu vivrai nel terrore per chi vuole partecipare, scrivetemi a lafabricadeisogni@gmail.com sarò felice di aggiungere il vostro parere allo special, alla prossima :)

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