venerdì 25 luglio 2014

Oasis

Oasis...altro film che mi era passato di mente, ma che volevo vedere sin dalla sua uscita, ringrazio Bradipo per avermi aiutato a ricordare il titolo  su facebook, grazie bradipuccio hehe; ma andiamo a noi: Il film è uno dei più belli che ho visto quest'anno, e mi ha aiutato a conoscere anche un altro autore orientale, un coreano, Lee Chang-Dong, è dedicata a lui la grafica di questo mese se non ve ne siete accorti, va bene, bando alle ciance e scriviamo la rece di oggi, una sola perchè per ora faccio fatica a stare sul blog.
Ok, andiamo: questa è una storia d'amore tra due ragazzi, ragazzi che non avrebbero potuto avere un futuro, e che per un caso o per fortuna si incontrano e si innamorano perdutamente, lui Jong Du-Hong, è un ritardato mentale, sempre vessato dalla famiglia, lei Han Gong-Ju è una paraplegica usata dalla famiglia per prendersi il sussidio e lasciata vivere in una casa affittata completamente abbandonata a se stessa, salvo poi riportarla a casa durante i controlli delle assistenti sociali.

Jong Du-Hong è appena uscito di prigione per essersi accusato di aver ucciso un uomo - delitto commesso dal fratello, il capofamiglia - il giovane decide di scusarsi, e va nella casa della famiglia dell'uomo; ma vi trova  Han Gong-Ju, che aggredisce ma si pente subito, la ragazza invece di essere turbata lo richiama, ed è l'inizio di una tenera e commovente storia d'amore, un oasi, in un mondo incomprensibile verso di loro e incapace di accettarli.
Per gli altri, per la famiglia sono dei pesi fastidiosi, ma loro è come se non vedessero il male e la cattiveria che è tutto intorno, è come se vivessero in un oasi.
La ragazza scopre la sua femminilità proprio col suo generale, come ama farsi definire Jong, che la chiama la mia principessa, insieme sono una forza, lui per lei è come una luce verso una nuova speranza, e forse una nuova vita, lei per lui è l'unica persona che lo ama, lui è il primo che l'ha desiderata fisicamente, e questo scatena nella ragazza qualcosa di nuovo, perchè non solo risveglia il suo corpo, ma anche apre il suo cuore.
Due anime pure che vivono al di fuori del mondo della gente normale, non possono non destare fastidio, anche quando i due ormai fanno l'amore felici, ma nella sfiga la famiglia li scopre proprio nel momento più delicato per loro, lui viene accusato di stupro e circonvinzione di incapace, mentre lei torna a restare sola, lui in tutta risposta fa un gesto plateale e generoso per dimostrare i suoi sentimenti verso la ragazza.
Bellissimo, che altro dire, questo è uno dei film più belli che ho mai visto, non solo che ho visto quest'anno, e che mi ha portato alla conoscenza di un grande autore orientale, devo dirlo: Lee Chang-Dong, di cui prossimamente recensirò anche il bellissimo Poetry e altri film se li beccherò.
Spesso ricordiamo le storie d'amore classiche, con l'eroe e la bella, che devono sopportare cattiverie di ogni tipo prima di coronare il loro amore, qui invece c'è una coppia di giovani emarginati che vivono nella solitudine, incompresi dalla famiglia, che li vede o come mezzo per raccattare soldi, oppure come un peso fastidioso, di cui ogni momento è quello giusto per prenderli in giro, insomma non sono certo la coppia che il pubblico del cinema normale, qui invece abbiamo un amore vero, reale, non costruito o plastificato dentro un prodotto da vendere al pubblico.
Quello che si vede sullo schermo è molto realistico, il regista capta i sentimenti dei due protagonisti, di cui nessuno penserebbe di immedesimarsi o riconoscersi in loro, eppure Lee Chang-Dong è capace di creare una speciale empatia con il pubblico, di farteli entrare dentro il cuore, e di farti sentire cosa si prova dentro l'oasi, e al di fuori di essa c'è soltanto il deserto, l'ipocrisia, e l'avidità.
Come si fa a non amare questo film? Bisogna essere proprio duri di cuore per non commuoversi quando Han muove lo specchio per vedere la colomba fatta di sole, oppure quando dopo essere stati al Karaoke la principessa canta la canzone per il suo generale è capace di scioglierti il cuore come un ghiacciolo.
Si diciamocelo, questo generale è un piccolo eroe romantico, e la sua principessa la fidanzata che nessuna madre si aspetterebbe di conoscere, sono strani danno fastidio, ma sono veri e cosa più importante, sono puri.
Il loro è un amore impossibile anche solo da immaginare, eppure lo hanno vissuto, lo vivono, e durerà per sempre, anche se ci vorrà del tempo purchè il generale riabbracci la sua principessa.
Finirà dopo l'accusa di stupro, con una manciata di lettere, che il generale spedirà alla sua principessa per farla sentire meno sola, questo mi suggerisce che i due si rivedranno di nuovo, voglio crederlo.
Che altro dire? CORRETE SUBITO A VEDERE QUESTO FILM SE NON LO CONOSCETE.
Voto: 10






giovedì 24 luglio 2014

Cafè De Flore

Ecco un esempio particolare di film che meriterebbe una distribuzione nei cinema, nonostante sia un opera d'autore, ma si sa, il cinema d'autore è per pochi, è già tanto che in televisione lo danno su fuori orario e che si trova via internet, altrimenti devi farti la parabola satellitare per vedere il cinema d'autore o anche opere di qualità, il mercato? Tutto per i blockbusters, come anche la programmazione televisiva attuale; eppure questo film è un bellissimo film.
E' un opera che richiede una particolare attenzione, ed ha la capacità di intersecare due universi paralleli, in apparenza diversi tra loro, due storie apparentemente lontane eppure legate tra loro, ma per capire questo bisogna stare attenti allo svolgere degli eventi raccontati nel film.

Jean Marc Vallè, di cui ho visto Dallas Buyers Club, imbastisce una storia di anime al bivio, che devono fare i conti con i cambiamenti non richiesti della propria vita, Antoine il protagonista, ha praticamente tutto ciò che si possa desiderare dalla vita, un giorno incontra una ragazza più giovane di lui di cui si innamora, e comincia con lei una nuova vita.
La moglie e la figlia non si danno pace, e la donna comincia ad avere un incubo ricorrente legato a un bambino down, che si lega a un altra bambina down scatenando la gelosia della madre, che si dedica a lui facendo in modo che sia come un bambino normale, spaccandosi la schiena in otto.
Il tema centrale del film è la ricerca dell'anima gemella, che sia un amore, o una persona con la quale nasce un profondo affetto poco importa, prima o poi ognuno di noi troverà una sua particolare strada, nonostante i cambiamenti e le separazioni.
Bisogna affrontare i nostri demoni, per comprendere noi stessi, e allo stesso tempo cercare di superarli per poter cominciare una nuova vita, non è mai facile lo so, ma una volta riusciti, si apre una breccia verso una realtà nuova.
Sarà proprio questo incubo ricorrente, a far capire all'ex moglie di Antoine, che deve percorrere una strada diversa da quella del marito, e continuare la sua vita, nonostante il dolore per la separazione.
Bellissimo il finale, con l'ex moglie ormai che ha capito qual'è il suo ruolo nella vita e ha fatto pace con Antoine, che condurrà la sua nuova vita con questa nuova ragazza, tutto bene quel che finisce bene, sempre se troviamo qualcuno d'amare ovviamente.
Il film è anche bello perchè sottolinea la paura di non amare più un altra persona, dopo il distacco o la separazione, la paura di non farcela più, ma dal buio, spesso si risale verso la luce, il tema portante del film sta tutto qui, non mancano certo i difetti, che vengono surclassati da una regia particolarmente attenta verso i personaggi e la narrazione, invece che ai movimenti di mdp, c'è una fotografia patinata e allora? Non è questo quello che importa, ma quello che il film riesce ad esprimere.
In sostanza un buon film, da vedere, e se volete anche da collezionare.
Voto: 7





Maleficent

Ok mi arrendo...
Cosa posso dire, l'ennesimo blockbuster che stravolge le favole?
Sembra una canzone trita e ritrita, che si propaga a macchia d'olio finchè non passa la moda dello stravolgimento delle fiabe per bambini.
Dovrebbero chiamare degli psicologi o sociologi per arginare il fenomeno, capisco la necessità di dare un impronta personale, ma non deve cambiare totalmente la favola, perchè quella non è più un impronta personale, è distruggere la favola in se e riscriverla secondo un ottica diversa.
Angelina Jolie? Come attrice l'apprezzavo molto di più verso la fine degli anni novanta, ma con questo film lo devo dire, mi è caduta dal cuore...ma porca miseria perchè non scegli ruoli migliori?
Davvero devo credere che stai elemosinando i soldi? PROPRIO TU?
Lo devo dire, a hollywood qualcosa non torna, si bada per lo più ai soldi che alla sostanza, e questo film ne è un ulteriore conferma.
Brutto, brutto che più brutto non si può, durante la visione credevo di assistere all'ennesima pagliacciata plastificata senza anima nè cuore.
Ho visto senza dubbio film migliori, decisamente credo con tutto il cuore di non voler più dare spazio a simili pagliacciate, perchè queste non sono cinema, non so cosa sono, ma  non sono cinema.
Ricordate quando c'era la moda dei reality horror? Quando la gente si è stufata si è passati ad altro, chissà quale sarà la prossima fiaba stravolta eh?
Hollywood è diventata un autentica serial killer di fiabe, se fossi bambina io protesterei e mi farei ridare i soldi del biglietto, questa malefica, che da buona diventa cattiva e poi ritorna buona, non è proprio credibile, o tu sei buona o non lo sei, sono due i casi, non c'è una via di mezzo.
Ridateci le vere fiabe, fateci sognare, smettetela di impiastricciare le storie solo perchè siete a corto di idee ma dovete spendere soldi, per guadagnarne altri, non è così che si fa cinema.
Io personalmente con questo film ho deciso, al prossimo non lo tengo in considerazione, e do spazio a film davvero interessanti.
Voto: 3


mercoledì 23 luglio 2014

Little Miss Sunshine

Riguarda & Recensisci

Ooookay, here we go, torna Riguarda & Recensisci dopo quasi una settimana d'assenza, - mi devo vergognare, ma con questo caldo mi viene difficile scrivere tutti i giorni, lo so la devo curare di più - questo è l'undicesimo appuntamento con la rubrichetta che ripesca i film visti ma non recensiti alla fabbrica, quest'oggi è il turno di una commedia, Little Miss Sunshine, con Abigail Breslin, Alan Arkin, Greg Kinnear, Toni Collette, Paul Dano e Steve Carrell.

E' la storia di una bambina Olive, che è stata selezionata per partecipare a un concorso di bellezza per bambine, voi direte ma il tema principale del film è stato ispirato da Bellissima di Visconti, no no, cioè, in parte è così, ma la storia è completamente diversa.
In pratica abbiamo una famiglia di svitati, un nonno sessuomane, una madre che si preoccupa di tutti, il cui fratello ha tentato il suicidio perchè non era ricambiato dall'uomo di cui era innamorato, un fratello che ha deciso di non parlare con nessuno tranne all'ultimo, quando si accorge che non può fare il pilota d'aerei per il suo daltonismo, un padre con l'ossessione dei perdenti e dei vincenti, è una famiglia che più matta di così non ne esistono, al centro c'è il concorso di bellessa, Little Miss Sunshine in italiano tradotto Piccola Miss California, non so il perchè.
In mezzo a tutte quelle bambine Olive è assolutamente fuori posto, se ne accorge sia il padre che il fratello,  non vorrebbero che partecipasse ma ad insistere è la madre, perchè ha fatto uno sforzo per essere dove è adesso, e così partecipa, tra lo sgomento iniziale di tutti i presenti in sala, con una performance non adatta a una bambina, nè tanto meno a un concorso di bellezza per bambine.
Ma andiamo al dunque, il film è divertentissimo, e mostra una normale famiglia alle prese con la ricerca dei 15 minuti di notorietà tanto decantati da Andy Wharol.
I due registi Jonathan Dayton e Valerie Faris, fanno una satira sul mondo scintillante dello show, e dei concorsi di bellezza per bambine, volti solo a farle sembrare pupattole di plastica, l'unica che si differenzia è proprio Olive, che con il suo aspetto normale fa a pugni coi lustrini e i fiocchetti di cui le altre piccole sono agghindate.
E' chiaro che si tratta non di una vincente, principalmente per il suo aspetto ma d'altronde anche la sua famiglia non è certo il prototipo dei vincenti, anzi, è chiaramente una famiglia di perdenti, ma meglio perdenti e veri, che vincenti e fasulli.
Ma forse è proprio questo che la distingue dalle altre partecipanti, il suo essere vera, nonostante la sua performance, applaudita solo dai genitori, gli altri la guardano tutti sbigottiti, persino l'organizzatrice cerca di fermare la musica con la quale la bambina si stava esibendo, perchè non gradiva la performance, ma chi siamo noi per dire cosa è giusto e cosa non lo è?
Alla fine sarà proprio Olive a insegnare qualcosa a tutti quanti, cosa? Che le cose più importanti non te le danno certo un concorso di bellezza, ma quello che sei veramente.
Il film è incentrato proprio su una famiglia normale alle prese con qualcosa di assolutamente lontano da lei, così a bordo di un pulmino scassato, con cui devono correre per entrare, partono per la california, e capiranno che la cosa più importante di tutto, non sono i 15 minuti di notorietà, ma ciò che lega una famiglia, l'amore e accettare soprattutto se stessi, così come siamo, nonostante il fatto che i 15 minuti di notorietà non arriveranno mai, al massimo sono un miraggio.
In conclusione, un film imperdibile.
Voto: 8



martedì 22 luglio 2014

L'Isola

Continua il mio viaggio nel cinema di Kim Ki-Duk, autore che sto approfondendo e di cui sto vedendo i suoi film, spero di completare la visione della sua intera filmografia perchè lo ritengo essenziale per ogni appassionato di cinema, il suo modo di dirigere film e raccontare storie ti colpisce soprattutto a fin di pelle, e parlando di questo film capirete di che sto parlando, poi una volta visto un film, vuoi vederne altri, puoi metterlo da parte, ma vi assicuro che prima o poi Kim Ki-Duk lo si riprende sempre, perchè innanzitutto credo sia un genio, il suo è un cinema che può far male, tanto male, ma una volta visto non lo si dimentica più.

Per L'isola - che ritengo un capolavoro - abbiamo due personaggi differenti, una ragazza muta - o presunta tale, Kim Ki-Duk sceglie di non farle dire una parola - e un uomo che ha deciso di togliersi la vita dopo aver commesso il duplice omicidio della moglie con il suo amante.
Due solitudini si incontrano e per un breve lasso di tempo, nasce l'amore - almeno da parte della ragazza - tra i due, è un amore silenzioso, ma presente, costante tanto palpabile da percepirlo aldilà dello schermo cinematografico, o televisivo - in base a come il film lo vedrete - la ragazza si occupa di casette in riva al lago, dove i pescatori vanno in vacanza o a pescare, avvolte arrivano anche prostitute volte a fare "compagnia" ai pescatori.
Tra i tanti pescatori c'è quest'uomo, un tipo strano distante, che scappa da una realtà per farla finita; sin dal primo momento la ragazza si innamora di lui, e tenterà in tutti i modi di stare con lui, anche se sarà molto difficile visto che lui la allontana sempre.
Le cose diventano più difficili quando capirà che lui ha un amica che lo va a trovare...qui la gelosia della ragazza le fa commettere un delitto, anche lei, ma non parlo molto per non rovinarvi la sorpresa, dico soltanto che in questo film, a differenza di altri, Kim Ki-Duk, mette in scena il lato oscuro dei suoi personaggi, territorio ancora inesplorato, e mostra l'altra faccia della medaglia, non vi preoccupate che non spoilero dicendo questo.
La cosa più importante però è che ognuno di noi è un isola a se stante, e malgrado vogliamo avvicinarci agli altri, ci accorgiamo che gli altri non possano avvcinarsi a noi, è questa la vera tematica di questo grande film di Kim Ki-Duk.
Una cosa interessante è il constatare quanto noi, siamo vulnerabili quando cominciamo a provare dei sentimenti verso le altre persone, talmente vulnerabili da non farci capire la reale personalità delle persone che incrociamo nella nostra vita.
Come sempre i dialoghi sono ridotti all'osso, la parola nel cinema di Kim Ki-Duk ha poca importanza, contano di più le sensazioni, i sentimenti, e le emozioni, provare per credere.
Voto 9 e 1/2 e non esagero nel darlo.



In Fear

Ooooh e ora un film che ho scoperto grazie all'amico Bradipo che lo ha recensito nel suo blog facendomi venire la curiosità di vederlo, si tratta di In Fear con Alice Englert.
Tutto sommato constatando la qualità degli horror usciti di recente devo confermare la nuova ondata di pellicole che vogliono discostarsi dalle ciofeche uscite negli anni passati, e gli autori sono alla ricerca di nuove identità.


E' successo con l'interessante Oculus, e ora succede con questo film, diretto da Jeremy Lovering, un nome praticamente sconosciuto ai più; parliamo del film: fin qui nulla di originale, dato che sullo stesso argomento potrei trovare una decina di titoli se voglio, cosa rende il film guardabile però?
Innanzitutto una ricostruzione azzeccata, che fa sembrare i personaggi dentro una sorta di deja vù al quale non riescono a trovare una soluzione, poi sembra che per trovare l'albergo facciano sempre la stessa strada, senza mai trovarlo, una roba da farti uscire fuori di cervello.
Il bello del film sta tutto nella costruzione della tensione - il film è molto psicologico, e l'orrore, è costruito appunto su questa tensione cresciente, che non lascia mai lo spettatore, dall'inizio alla fine, si, può sembrare una cosa snervante, e in parte lo è, ma vi assicuro che di horror così non ne vedevo da moltissimo tempo, e la cosa non mi è affatto dispiaciuta; anzi...l'ho trovata intrigante.
La trama racconta di due ragazzi che si incontrano per un festival musicale, tra battute tra i due e il ragazzo che flirta un po', decidono di andare in albergo a rifocillarsi: è l'inizio dell'incubo senza fine.
Senza contare che si trovano persino uno sconosciuto che si rivelerà uno psicopatico, ma in quella strada sembrano non riuscire ad uscire, neanche a prendere strade differenti...ma cosa succede?
Il finale è aperto a varie ipotesi, io non ci sono arrivata, magari voi se l'avete visto potete anche pormene una qui, sotto la recensione per dare un senso a questo film, che per altro ho apprezzato molto.
Si parla di rinascita di horror? No, senza dubbio, credo che i registi stiano prendendo strade differenti e se continuano di questo passo l'horror può rinascere eccome, speriamo che non si perdano in filmetti senza senso e dimenticano gli odiatissimi - almeno per me - reality horror.
E' un film che necessita attenzione, e magari qualche visione in più, io l'ho visto solo una volta, ma forse in futuro lo rivedrò per trovarci una soluzione al mistero, quello che so è che è una pellicola, con tutti i suoi difetti che si può guardare tranquillamente, e che non è affatto male.
Voto: 7



domenica 20 luglio 2014

Second Name

Questo film mi era sfuggito di mente...
Strano perchè sin dalla sua uscita al cinema lo volevo vedere, intricata dalla trama misteriosa, che vede un padre commettere un suicidio e una figlia che deve ricostruire il motivo per cui il genitore ha commesso questo gesto disperato.
Ma chi è davvero suo padre? L'uomo affettuoso che conosceva nascondeva un oscuro terribile segreto, apparteneva a una setta di fanatici religiosi chiamati gli abramiti, che devono uccidere il loro primogenito in sacrificio a Dio, altrimenti si pagano delle terribili conseguenze.

Daniella dopo il suicidio del padre comincierà delle indagini per scoprire le motivazioni del suo gesto, dopo la profanazione della sua tomba capirà che l'uomo è molto diverso da come era in realtà.
Gli Abramiti con una versione distorta della bibbia, credono che sia un gesto sacro sacrificare il loro primogenito a Dio, ma i genitori di Daniella, hanno violato questa regola ben due volte, la prima dopo che la madre ha perso il bambino che aspettava e per coprire il tutto hano comprato una bambina che poi hanno ucciso, poi è nata Daniella, ed è per il motivo per cui il padre della bambina comprata si era rifatto vivo, che è avvenuto il suicidio, per permettere a sua figlia di vivere, perchè i confratelli avrebbero scoperto tutto.
Quando Daniella  va a trovare sua madre per scoprire la verità, la donna approfittando di un momento di distrazione della figlia si suicida, il giorno dopo, trova un mazzo di rose - regalo di compleanno del padre - con una videocassetta in cui il padre spiega il motivo del suo suicidio.
Daniella sospetta che un caro amico di famiglia sa molto più di quanto fa vedere, e raggiunge la sua casa, nella quale è morto il nipotino, figlio della migliore amica di Daniella.
Daniella, a sua insaputa è stata sterilizzata in quanto è ritenuta un insulto a Dio, per non essere stata sacrificata, capisce che tutte le persone che l'hanno sempre circondata sono membri della setta, che la accusano della morte del bambino e la rinchiudono in un ospedale psichiatrico per coprire la verità.
In pratica questa è la trama, avevo ragione a volerlo vedere, perchè nonostante le critiche ingiustificate che ho letto in giro - addirittura dicono che è un film da non vedere, non capisco proprio il perchè - mi ha tenuta incollata sulla poltrona.
Sapete come sono riuscita a vederlo? Ripescando le cartoline di ciak che regala, - faccio bene a conservarle dato che lo leggo dal '95  e fino ad ora non ho perso un numero, sono un appassionata lo so - appena lo beccata non me lo sono fatto scappare, ho cercato in giro come faccio sempre e l'ho visto, e devo dire che mi è piaciuto parecchio.
Un Thriller con venature horror avvincente che ti lega alla sedia, non come gli horror a cui siamo abituati a vedere, è più psicologico, più intimo, per questo sconvolge tanto.
Non capisco proprio come non possa piacere pur comprendendo che ognuno davanti a un opera cinematografica ha reazioni differenti.
Il finale poi ti lascia con gli occhi sgranati dallo stupore, perchè si, non è un finale fantomatico, è realistico, perchè anche nella realtà certe cose accadono, che vi piaccia o no.
Quante sette mistiche ci sono che coprono i loro misfatti e fanno sembrare chi indaga su di loro un pazzo che non ragiona? Ce ne sono un infinità, il regista è capace di fare un finale terribile, ma che incarna una realtà palpabile con mano, non un finale fantastico o fuori dalla realtà che piaccia o no, è un finale giusto, anche se le azioni sono deplorevoli.
Voto: 7


sabato 19 luglio 2014

I Buchi Neri

Una bella botta di vita...
Potrebbe essere questo il singolare quanto insolito commento a un film altrettanto singolare.
L'opera seconda di Pappi Corsicato, si presenta con una trama semplice ma allo stesso tempo complessa, potrebbe essere una clamorosa cavolata, come un piccolo capolavoro.
La botta di vita comunque c'è...
e in che consiste questa botta di vita?
Un film allegorico, surreale e grottesco allo stesso tempo, che presenta dei personaggi a metà strada tra gli imbecilli e i santi, nonostante quello che fanno nella vita.
In tutto questo c'è anche della magia, si perchè qui Corsicato - che ha lavorato con Almodòvar ricordatevelo mentre leggete la mia recensione - racconta una storia d'amore un po' sui generis, una prostituta che si innamora di un guardone segaiolo, che poi la lascia per mettersi con la sorella del suo amico, incinta e appena abbandonata dal fidanzato.

La prostituta è Angela - una bravissima Iaia Forte - che mentre svolge il suo mestiere, col pensiero fa l'amore con Adamo - Vincenzo Peluso - che la spia mentre svolge la sua professione, e per quel breve tempo possono immaginare di stare insieme, le cose però non andranno come sperato.
Per la sua opera seconda Pappi Corsicato mostra tutto il suo talento nel portare sullo schermo una storia originale e surreale, ricchissima di metafore, che non può non fare restare piacevolmente sorpresi.
Si perchè I Buchi Neri, è decisamente un opera sui generis, ma non è un film per tutti, anche se ha parecchie ispirazioni, si va da Pasolini ad Almodòvar, fino a raccontare storie allucinanti che meritano senza dubbio una considerazione.
Un piccolo grande film senza dubbio, capace di sorprendere con una storia all'apparenza semplice, che parla di disperati, a cui capitano cose bizzarre, un gruppo di prostitute dal futuro incerto che si vedono crollare tutte le loro aspettative, poi appare un uovo, ed è come se fossero state miracolate.
Il film, che non può essere spiegato a semplici parole, bisogna assolutamente vederlo, non c'è altro modo per poter esprimere quello che si sente durante la visione, e certamente non lo si può fare con una semplice recensione.
Quello che so è che senza dubbio è uno dei migliori film del regista napoletano, ancora privo del cinismo dei suoi ultimi film, e ben lontano dal sorprendente quanto complesso Chimera.
Un cult tutto da gustare, e per i fans di Almodòvar senza dubbio una curiosa parentesi, dato che il regista è senza dubbio l'erede italiano, almeno da come ne parlano i critici.
Voto: 7



Lord of War

Ooookay.
Sapete già come la penso su Nicolas Cage, attore piuttosto controverso, capace di grandissime interpretazioni, come di clamorosi tonfi, da vergognarsi.
Nicolas Cage non sa scegliere i film da interpretare, o non ha un agente capace di tenergli testa e imporgli film degni di lui.
Per un attore col suo talento è triste vederlo in filmetti fatti solo per guadagnare, ci vuole di più molto di più, è il caso di Lord of War?
Decisamente no, mi stupisce che Andrew Niccol, regista dello strepitoso Gattaca, abbia scelto di dirigere questo film anonimo, è come se non sapesse che pesci pigliare, ed è un peccato; nel precedente film invece, -e parlo di Gattaca - è stato capace di sconvolgermi parlando di una storia che mi ha letteralmente incollata sulla poltrona, ed era una storia che parlava di intolleranza, di esseri umani perfetti e imperfetti, grazie alla genetica agghiacciante.
Lord of War invece si presenta con una storia dalla tematica convenzionale, la classica storia del mercante d'armi, antieroe, che vende le armi solo per arricchirsi...nulla di complicato.
Ed è proprio qui che fallisce il suo intento; se in Gattaca visto il tema il film era molto più complesso e difficile, in questo film - che anche un asino dietro alla macchina da presa come Michael Bay riuscirebbe a fare per esempio - non riesce a trovare una sua precisa fisionomia.
In pratica è come se avesse in mano un plot narrativo e non sa come imbastirlo, per dirla con parole semplici, non sa gestire la storia.
Peccato.
Perchè il film aveva infinite potenzialità, che venivano disilluse da un autore incapace di destreggiarsi con l'argomento del film.
Il film non gli appartiene, non lo sente suo, è poco ispirato e si nota scena dopo scena, ma allora perchè decidere di dirigerlo? Soldi?
Bah...
Quello che so è che non mi ha coinvolta per niente questo film, l'ho visto e dimenticato subito dopo aver messo stop nel lettore.
Anche Nicolas Cage, che nonostante tutto qui si dimostra migliore di certe pellicole fatte per soldi, non può tenere sulle spalle un intera pellicola.
Alla fine cosa rimane? Una crime story anonima che non rispecchia il suo autore, al massimo sembra costruita sulla fiducia cieca di Nicolas Cage, tanto per far soldi.
No, il cinema merita molto più che queste pellicole raccattasoldi.
Bocciato.
Voto: 4


venerdì 18 luglio 2014

Grazie per la Cioccolata

Riguarda & Recensisci

Riguarda & Recensisci decima puntata, oooh ecco che ritorna Claude Chabrol con un film che definire drammatico è un eufemismo, in realtà la trama deraglia verso un piccolo giallo psicologico, con al centro una famiglia, lui Andrè Polonski è un pianista di successo, e si sta per risposare con Marie Claire detta Mika, dopo un primo tentativo fallito di matrimonio, tutto sembra sottolineare una vita normale che ricomincia, tutto tranne una giovane Jeanne che si insinua nella famiglia, dicendo di essere figlia di Andrè.
Tutto farebbe intuire la verità, dato che anche la ragazza è una pianista che studia al conservatorio, ma sin da subito Mika ostacola Jeanne per tutto quanto.

La donna che è molto gelosa della disponibilità del marito che attraverso la musica lo vede allontanarsi da lei, fa di tutto per prendere qualche scusa, prima fa cadere la cioccolata, poi fa cadere l'acqua bollente al suo figliastsro...fino a che la ragazza non intuisce un passato oscuro nascosto nel segreto di questa famiglia.
Lisbeth la seconda moglie di Andrè, è morta in circostanze misteriose durante un incidente d'auto, dopo l'autopsia hanno trovato nel suo corpo dei sonniferi, e la donna non ne faceva uso...come li ha potuti ingerire?  Lisbeth lascia un bambino di dieci anni, Guilleme, che ora vive con Andrè e Mika, dato che è ritornato con la prima moglie, ma la donna, sempre impeccabile nei suoi completi lustrati, nelle sue collane e nei capelli di cui non c'è un pelo fuori posto, in apparenza è gentile ma dentro di se nutre un profondo rancore contro chi si mette nella sua strada.
E' una donna che ha costruito la sua immagine riflessa, e vive indossando una maschera che non le appartiene, quella dell'ipocrisia.
Conscia del fatto che deve risolvere in un modo o nell'altro quella "spiacevole" situazione, dapprima cerca di mettere i bastoni tra le ruote alla ragazza, poi capisce che lei è molto più intelligente di quanto crede, e le cose che sembravano andare come avrebbe voluto, alla fine, cedono il passo all'imprevedibilità degli eventi, mettendola nella triste situazione in cui deve convivere con il male che ha fatto, nonostante il marito ormai ha capito come sono realmente andati i fatti dalla morte di Lisbeth.
Jeanne però sospetta che nella cioccolata ci sia una sostanza, e la fa analizzare dal fidanzato...scoprendo che c'era della benzodiazepina, un sonnifero.
Claude Chabrol questa volta dirige un film lacerante, in cui nulla è realmente come appare, tutti i personaggi appaiono come sono realmente, coi loro pregi e difetti, Mika invece indossa la maschera della brava persona, ma dentro è marcia, più marcia e corrotta di tutti loro.
Una donna che ha sempre vissuto con il rancore dentro, quello di essere stata lasciata dal marito per un altra donna, quella di crescere il figlio nato da questa relazione, e non da ultimo, anche questa situazione, ma questa volta le carte non giocheranno a suo favore...la vita è imprevedibile, e lei avendola sfidata un altra volta, ha buttato giù la sua maschera, rivelando al marito, al figliastro e al mondo intero cos'è realmente, non le resta che piangere mentre il marito suona una marcia funebre per lei.
Isabelle Huppert attrice feticcio di Chabrol è bravissima, non c'è niente da dire, solo per la sua presenza il film merita di essere visto.
Le fanno eco anche tutti gli altri attori del cast, che riescono ad essere realistici anche quando si rischia di non esserlo.
Il film è particolare, e si guarda con piacere, Chabrol riesce ad essere allo stesso tempo sottile, e sincero, un altro grande affresco critico sulla borghesia delle brave persone che nascondono sempre qualche scheletro sull'armadio, e che mostrano agli altri tutto il loro fascino discreto.
Voto: 8







martedì 15 luglio 2014

Ingannevole è il cuore più di ogni cosa - The Heart Is Deceitful Above All Things

L'opera seconda di Asia Argento è un film duro, durissimo.
No, se siete particolarmente sensibili evitatelo vi prego, potreste rimanere sconvolti, ve lo dico con il cuore in mano.
Questo ovviamente non ha nulla a che fare con la qualità dell'opera tratta dal romanzo di JT Leroy, per chi fosse interessato alla sua storia eccola J.T. Leroy tralasciando strane questioni, il film ufficialmente è la biografia romanzata di questo scrittore fittizio, una storia di violenza ed emarginazione, di cui ne ha fatto le spese.
Stasera non parlo nè del libro da cui è tratto - perchè non l'ho letto - nè del suo autore o autrice, mi concentro sul film, molto toccante di Asia Argento.

Il protagonista è un bambino, Jeremiah, che viene strappato dalle mani dei genitori adottivi dalla madre naturale Sarah, che passa da uomo a uomo, e gli mostra una visione distorta della realtà, addirittura quando si sposa con uno dei tanti uomini, lo lascia solo a casa per due giorni, ma al ritorno lei non si fa viva, è scappata e il bambino viene violentato dal marito della madre e abbandonato in macchina.
A prenderlo ci sono i nonni materni, che anche loro imbastiscono su di lui dei "sani valori religiosi", arrivando persino ad essere circonciso da uno dei parenti sotto la doccia.
Assiste persino alle frustrate del nonno agli altri figli e nipoti.
A questo punto la madre si rifà viva, ormai è diventata una tossica, e svolge sempre la vita allo stesso modo, passando da un uomo a un altro, ed è proprio la droga a peggiorare il tutto.
Ormai fa la spogliarellista nei locali, e costringe il figlio a truccarsi e a vestirsi da donna, il finale sarà una terribile escalation di violenza che porterà il bambino dentro una casa famiglia, a subire esami psicologici a non finire, si veda la scena con Winona Ryder ad esempio.
Un film che rimane impresso a lungo, e la piccola Asia Argento dimostra di sapersi cimentare dietro la macchina da presa, più delle sue qualità attoriali, e sa parlare di bambini molto ma molto bene, riuscendo a fare sentire allo spettatore tutto il dolore provato da Jeremiah.
Lo devo dire, avevo questo film, ma era messo da parte perchè non l'ho tenuto in considerazione, ma devo dire che è stata una grandissima sorpresa vederlo, primo perchè mi ha rivelato il grande talento registico di Asia Argento, poi perchè anche qui se le sue doti attoriali non vengono meglio messe in risalto, in questa pellicola da lei diretta, come attrice non si risparmia di una virgola.
Un grande grandissimo film, non c'è che dire, devo ancora vedere Scarlet Diva, presto lo farò, e non mancherà la visione della sua opera terza, quel Incompresa con Charlotte Gainsbourg, che è un altra storia di infanzia.
Un film ispirato, sentito, ma soprattutto voluto, e dobbiamo dire stavolta che la sua autrice ha dato il meglio di se per farlo.
Da vedere se non vi impressionate per gli argomenti trattati.
A differenza di papà Dario Argento, non ha preso la strada del cinema di genere, costruendosi una sua impronta autoriale, differente e toccante, brava Asia.
Da non perdere.
Voto: 8






Il Maschio e La Femmina - Masculìn Féminn

Riguarda & Recensisci


Un altro recupero grazie a Riguarda & Recensisci, oggi si parla del film Il Maschio e La Femmina, che a dispetto del titolo italiano, storpiato ovviamente è un film inchiesta sui giovani degli anni sessanta e la sessualità.
Il film è girato come una specie di falso documentario, Jean-Luc Godard evita il più possibile la fiction romanzata, per una storia realista, in pratica  è come se stesse girando davvero un documentario, ma si tratta sempre di un film, che parla dei comportamenti sessuali in quel periodo, si parla già di pillola, di contraccezione, in maniera spiccia e sincera.


Il titolo italiano non ne risalta l'inchiesta, che ricordiamo negli anni sessanta epoca di rivoluzione sessuale, le cose stavano già cambiando, ma sembra che sia qualcosa di sessuale, di erotico, invece il film è molto serio, non c'è niente di trasgressivo, anzi, è proprio per questa serietà - tra l'altro molto tipica nella nouvelle vague - c'è una narrazione sociale di come le cose stavano già cambiando.
Per noi queste sono cose comuni, ma all'epoca era una novità, e per quanto mi riguarda nonostante siano passati quasi cinquant'anni l'ho trovato ancora attuale, e particolare.
Sembra che Godard, pur restando ancorato ai canoni della nouvelle vague, si fosse preso la libertà di fare qualcosa di diverso, di particolare, sui rapporti di coppia che cambiano, sui metodi di contraccezione e via dicendo, l'amore, l'amicizia, la gelosia etc etc etc....
Attraveso la storia d'amore tra Paul Doinel - cos'è una citazione alla saga di Truffaut? - che si innamora di una cantante, e allo stesso tempo c'è l'amica innamorata di lui, anche se non l'ammette, particolarmente incisivo è il dialogo tra Elisabeth e l'amico di Paul, che le chiede se ha fatto l'amore, o no, se ha un ragazzo o no...e via dicendo.
Jean-Luc Godard, dirige un film che parla di giovani, dei loro miti, del mondo intorno che sta cambiando, i nuovi comportamenti nei rapporti, nuovi modi di approcciarsi in un rapporto d'amore, della società che cambia, delle guerre, e delle prime aziende che traggono spunto su questi cambiamenti per farsi un nome e usarli, infatti è proprio Paul che si lamenta di questo.
Uomini e donne che vivono il rapporto d'amore non più come ai vecchi tempi, ma traendo spunto dai cambiamenti della società all'epoca della rivoluzione sessuale, perchè chiariamoci, il film in oggetto è sulla rivoluzione sessuale, lo dico senza troppi giri di parole, che non servono.
All'epoca era una novità, anche il modo in cui Godard scende in campo con la sua mdp, si avvicina ai giovani, quasi con una voce fuori campo che li intervista, parla di guerra, di sondaggi, di cambiamenti, di come si approcciano all'altro sesso, di omosessualità, insomma ci fa vivere questi cambiamenti, come se anche noi scendessimo in campo e ci mettiamo in mezzo a quei giovani.
Un operazione coraggiosa per un autore in continua crescita, sto rivalutando molto il lavoro di Godard, posso dire sinceramente che la sua visione di cinema era molto più realistica di  Truffaut, che resta sempre un maestro, anche se è rimasto ancorato alla fiction cinematografica, Godard invece si sporca le mani - specialmente con questo film - e non ha paura di farlo, prendendo addirittura l'attore feticcio di Truffaut, quel Jean-Pierre Leud di cui questo film voleva essere un altra avventura di Antoine Doinell, ma come sapete, non lo è, perchè è tutta un altra storia, ma la citazione è evidente e palese, una strizzatina d'occhio all'amico Truffaut.
Da sottolineare il cameo di Brigitte Bardot, non accreditata in questo film.
In conclusione, Godard ci regala un altro grande film.
Voto: 8




lunedì 14 luglio 2014

Devil's Knot

Un Thriller imperfetto...
Anche se devo ammettere il regista che lo ha diretto è da me molto apprezzato, ultimamente non è che fa film memorabili, ma dall'autore del sorprendente Il Viaggio di Felicia mi aspetto molto più di un semplice thrillerino di routine.
E invece, bisogna accontentarsi...accontentarsi? No, non mi accontento.
Che Atom Egoyan si fosse imborghesito era ormai noto a tutti, ma diavolo, sei un regista, ricordaci il motivo per cui abbiamo cominciato a seguirti, ad apprezzarti...
Parlando del film: tre bambini vengono barbaramente uccisi, il fatto è accaduto realmente, e l'assassino non è stato smascherato, nonostante la lotta dei genitori per scoprire la verità.

Qui Atom Egoyan mostra un indecisione che sinceramente parlando non gli appartiene, la sua è un opera del tutto poco ispirata, che prende scuse a destra e a manca per giustificare un omicidio di cui non sa che strada prendere.
David Fincher, a differenza col suo Zodiac, mostrava una strada,aveva ben presente come voleva raccontare il suo film, e il suo è un film avvincente, tutto questo non avviene con Devil's Knot, il perchè è presto detto.
Innanzitutto ha una regia troppo patinata per un thriller che si rispetti, pensate ad esempio al sovracitato Zodiac, con la sua fotografia sporca, e una regia che non ha paura di sporcarsi le mani nel vero senso della parola, con Devil's Knot invece si ha l'impressione di assistere a un film, come andare a prendere il te da una baronessa, no, non ci siamo, io mi voglio impressionare, voglio stare impalata sulla poltrona incatenata allo schermo fino a quando non so come va a finire la storia, il regista deve sorprendermi, qui invece non ci sono colpi di scena, non c'è tensione, NULLA.
Sembra che la storia galleggi nella routine più assoluta, e non va da nessuna parte, cerca forse di essere narrativo? La narrazione va bene, ma dammi un po' di adrenalina, se devo guardare un film non mi devo addormentare, la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, la scusa diabolica sembra un espediente per qualche colpo di scena che puntualmente non arriva mai.
La filosofia va bene, ma mettimela nel drammatico, questo è un thriller porca miseria, a peggiorare il tutto ci sono pure gli attori, al massimo della loro inespressività, ma cosa rimane di questo film? Solo far sapere a tutti un fatto di cronaca nera rimasto irrisolto? Ok, posso capire che si ci concentra sullo stato d'animo dei personaggi, sulle riflessioni psicologiche di un dolore per la morte del figlio, e questo lo capisco, ma diamoci dentro nello scoprire l'assassino ok?
Tutto questo non succede con Devil's Knot, ed è un peccato perchè Atom Egoyan è bravissimo in questo genere di film, e Il Viaggio di Felicia lo dimostra; ti chiedi arrivati a un certo punto cosa gli ha fatto decidere a dirigere questo film e non un altro?
Voto: 5





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