giovedì 31 luglio 2014

Mario Bava Day - Shock


Non potevo mancare alla celebrazione di uno dei miei autori preferiti, il grande Mario Bava, e così si ritorna ai celebration day organizzati dagli altri amici bloggers, per l'occasione ho scelto di recensire shock.
Che filmone...lo devo dire, un horror psicologico di quelli come piacciono a me.
Innanzitutto devo dire che all'inizio credevo fosse una versione migliore del remake diretto da Lamberto Bava, tra l'altro ha codiretto questo film non accreditato, secondo, questo film è assolutamente diverso dal remake, tutto è  costruito in maniera in cui lo spettatore non si aspetta quello che mi aspettavo io.
Sinceramente ho visto prima il remake, poi il film originale, anche se ritengo il secondo migliore del primo per costruzione di suspence e la tensione che non ti lascia mai.

Mario Bava costruisce non un giallo, ma un horror psicologico vero e proprio capace di tenerti incollato sulla poltrona, il tutto costruito in maniera tale da non avere le sorprese che ti aspetti.
Anche il bambino che interpreta il figlio è bravo, e fa davvero paura, ovviamente è lo spirito del padre che in un certo senso lo possiede.
C'è una verità nascosta dentro quelle mura di casa, che Dora vuole vendere al più presto, e Bruno invece decide di viverci, ma strani incidenti accadono, anche tramite Marco, il figlio di Dora.
Quello che apparentemente è inspiegabile, è che il bambino sembra subire una forte influenza con il luogo, e sembra che riesca a captare una strana presenza accanto a lui.
Quello che scoprirà, sarà una verità sconvolgente e inaccettabile per qualsiasi essere umano, un delitto è stato consumato, e rimosso da chi lo ha commesso.
Quando il castello di sabbia crollerà, sarà un vero shock, come dice il titolo del film, e lo spirito del marito attuerà la sua crudele vendetta, usando il figlio.
Un film agghiacciante, da pelle d'oca, in cui tutto non è in realtà come appare, e le cose sono molto diverse, tutti portano una maschera, e quando questa maschera cade succede l'impensabile e comincia il vero e proprio incubo che ti inghiottirà all'inferno, in senso metaforico ovviamente.
Un piccolo cult, non un capolavoro ma capace di farti stare in tensione per tutta la sua durata, questi sono i vecchi film, entrati ormai nella storia.
Anche La Fabbrica dei Sogni celebra il maestro Mario Bava con uno dei suoi cult assoluti.
Voto: 7 e 1/2


mercoledì 30 luglio 2014

Kinetta

Kinetta è il capolavoro che non ti aspetti, ma anche quello duro da mandare giù.
Film particolarissimo e difficile, molto difficile.
Durante la visione credi di stare guardando una buffonata, ma poi ti accorgi che così non è: un gruppo di tre persone, in tutto saranno due uomini e una ragazza, che ricreano situazioni di violenza domestica ispirati a fatti realmente accaduti, o anche inventati al momento da loro stessi: ci rimarranno imprigionati.
Non è come ho detto prima un film facile, descrive situazioni di violenza impresse in pellicola, come se i protagonisti narcisisticamente trovassero una specie di appagamento nel riprendere queste situazioni.
La regia è del greco Yorgos Lanthymos, di cui ho già recensito Dogtooth, tempo fa.
Questo film potrebbe anticipare le tematiche di quello che sarà il suo seguente film, il già citato Dogtooth, in questo film però non ci sono le sbarre invisibili presenti nel suo seguente film, ma ne anticipa le tematiche, la trama è spesso priva di dialoghi concisi, che effettivamente in questo film ci stanno benissimo.
Il film è tutto un susseguire di costruzioni di situazioni di violenza che vengono registrate nella pellicola di uno dei due uomini filma con la telecamera, l'altro uomo invece con la ragazza "recita" - e vi assicuro che scritto così non è un eufemismo,  - le situazioni che poi vengono impresse in pellicola.
Lanthymos non esprime però le motivazioni che spingono queste persone a compiere questi gesti e poi filmarli, si limita solo a raccontarli, come fosse un terzo testimone invisibile e silenzioso, filma con una fotografia scarna, a tratti sembra che la mdp sia portata addirittura a spalla, come se stesse filmando qualcosa di realistico, nudo e crudo.
Un film pesantissimo, - la mia non è una critica negativa anzi -  ma capace di suscitare nello spettatore sentimenti contrastanti sullo stato delle persone, ma soprattutto il bisogno di filmarsi recitando situazioni di  violenza che tocca vertici sadomasochistici - non in termini sessuali però - sul bisogno di violenza per sentirsi vivi.
Si perchè è proprio questo bisogno di violenza che spinge i nostri tre protagonisti a filmarsi, forse per trovare una loro identità? Può darsi, qualunque sia l'interpretazione che volete dare al film potrà essere corretta, come anche no, le impressioni che ho avuto durante la visione sono una cieca paralisi verso la propria personalità, che è assoggettata alla macchina da presa durante le scene simulate, e anche il piacere di guardare o di essere guardati durante questi atti.
I protagonisti ad un certo punto si muovono come automi incapaci di reagire, lì mi sono un po' impressionata perchè non c'è stato uno di loro che si è ribellato alla sottomissione della mdp.
In sintesi Kinetta, è una celebrazione alla sottomissione, piacevole, volontaria o no, sempre quella è, se poi a filmare il tutto c'è un autore tra i più celebrativi degli ultimi anni - e ingiustamente disconosciuto in italia, dove i suoi film ancora non sono usciti al cinema - che merita senza dubbio una visione, una? Una, dieci o centomila, a seconda delle impressioni che vi ha dato il film; una sicuramente è dovuta...almeno.
Voto: 10







martedì 29 luglio 2014

War No More - Nato il 4 Luglio


Anche la Fabbrica dei Sogni partecipa a questa bellissima iniziativa, un iniziativa pacifista, per ricordare la stupidità della guerra proprio nell'anniversario della prima guerra mondiale, e che film ha scelto? Uno dei film più pacifisti mai girati a mio avviso: Nato il 4 Luglio di Oliver Stone.
Nato il 4 luglio è tratto dalla biografia di Ron Kovick reduce del vietnam, tornato a casa su una sedia a rotelle, ma è anche il ritratto sconfitto e disilluso di una intera generazione distrutta dalla guerra in vietnam.
Una generazione di giovani che andando a combattere per degli ideali, si trovò davanti a una realtà molto diversa di come lo stato gliela ha presentata.
Il film è la storia di Ron Kovick, un ragazzo patriottico, che intende arruolarsi per non permettere al comunismo di invadere l'america, ma si accorgerà che il comunismo è solo una scusa per fare la guerra in vietnam e conquistare quella nazione.

Questa nuova realtà sarà per lui come una luce abbagliante, che gli farà vedere le cose come sono in realtà, una realtà di avidità e di emarginazione, che proverà sulla sua pelle dopo che è ritornato dalla guerra, tutti coloro che prima lo salutavano e osannavano la sua scelta, ora lo allontanano perchè si vergognano e così anche alcuni suoi amici che come lui hanno combattuto in vietnam.
La sporca guerra vista attraverso gli occhi di un ragazzo che ha perduto la sua innocenza, in una guerra che ha infranto tutti i suoi sogni, ma Nato il 4 luglio non è solo un film sulla perdita dell'innocenza, è un film che urla che la guerra è sbagliata, qualunque sia stato il motivo del conflitto.
Ron stesso cambia idea, schierandosi con i pacifisti durante il '68 per far finire il conflitto in vietnam quando Nixon diventa presidente degli stati uniti, è lo stesso Ron che ha scritto il romanzo dal quale il film è tratto, e che dopo il vietnam è diventato un attivista dei diritti civili, e lo è tutt'ora.
Nato il 4 Luglio è inoltre la storia d'america, non solo la storia di Ron, di tutti quei ragazzi che credendo in un ideale hanno perso la loro gioventù, la loro vita, e la loro virilità per una nazione avida e meschina, che invece di schierarsi per la difesa dei deboli, prevarica gli altri per conquistare territori, soldi, e potere.
Un film che parla di guerra in maniera tenace, sincera e anche inca**ata, per urlare al mondo quanto sia inutile e meschina.
Un inno al pacifismo che è anche un inno alla vita, e soprattutto ai sogni infranti di un intera generazione distrutta dalla guerra in vietnam, diretto da un regista che oltre ad aver combattuto in vietnam conosce molto bene la storia americana.
Uno spaccato di storia che è anche lo specchio di una generazione di giovani che nonostante la sconfitta della guerra, è sceso per strada per farla terminare, e ha denunciato le bugie lanciate dagli americani per poterla combattere, con coraggio e dignità e ora la verità viene portata sullo schermo da un Oliver Stone in forma smagliante.
Senza dubbio è uno dei migliori film di Oliver Stone, regista da sempre polemico con l'america nel denunciare gli errori e le vittorie, le miserie e le sconfitte di un popolo patriottico, al punto tale da ritenere un onore che il figlio muoia in guerra, come nella scena in cui Ron va dalla famiglia del ragazzo che ha ucciso per sbaglio in vietnam, il padre era completamente cieco, sembrava che l'america fosse più importante di suo figlio.
Quinto non uccidere dice Ron a sua madre quando in un momento di crisi gli racconta di essere stato costretto con altri soldati a far fuori un intera famiglia inerme durante la guerra, citando la bibbia.
Un film toccante e straziante, reso ancora più grande dalla presenza di un giovanissimo Tom Cruise qui in uno dei ruoli più complessi della sua carriera.
In conclusione, un capolavoro da vedere e rivedere.
Voto: 9






Gli altri partecipanti

Solaris - Il Mestiere delle armi 
Recensioni Ribelli - Good Morning Vietnam
Cinquecentofilminsieme - Starship Troopers
Montecristo - La Grande Guerra

lunedì 28 luglio 2014

Dom Hemingway

Oookay, visto che fa caldo, sto facendo una faticaccia enorme a scrivere recensioni per ora, ma ho dato la mia parola alla partecipazione di eventi e non potevo mancare, i primi due appariranno domani e giorno 31, ora scrivo la rece di oggi.
Ooooh Dom Hemingway, film divertentissimo che vede un bravissimo Jude Law attore strafigo, che sinceramente non avevo preso in considerazione in termini artistici, ma devo dire che qui è molto ma molto bravo, oltre che essere piuttosto Bbooono.
E devo dire che qui è anche piuttosto in carne, essendo un tipo a cui piacciono gli uomini in carne :P la mia faccina vi fa capire quanto li trovi ganzi gli uomini con qualche chiletto in più, mi sono sorpresa di vedere proprio Law in veste robusta; apparte questo Jude Law dimostra un talento incredibile nell'interpretare questa commedia sopra le righe, perchè il suo Dom Hemingway è DECISAMENTE sopra le righe.
Alla vista del film mi sono divertita molto, la scena che mi ha fatto scompisciare? QUELLA DELLA CASSA FORTE lì mi sono piegata in due dalle risate, nel contesto è una commedia ben riuscita, ben scritta e ben diretta con interpreti superlativi.

Altrettanto bravo è Richard E Grant, attore molto attivo sia a hollywood che in Inghilterra dove ha interpretato un sacco di film seri e non, che qui interpreta l'amico di Dom: Dickie, che non è proprio un semplice amico, diciamo che è più un socio oltre che amico.
Insieme devono recuperare i soldi dell'ultimo colpo, e allora vanno da un socio, ma appena Dom si prende la sua parte ci sono i festeggiamenti con alcune escort, quello che non sa è che i soldi se li arrufferà la fidanzata del socio che ci ha lasciato pure la pelle dopo che Dom le salva la vita, per riprendersi i soldi allora va dal figlo del suo rivale, che ancora non gli ha perdonato il fatto che Dom gli ha ucciso il gatto del padre, e anche questo gli da dei grattacapi.
La scena esilarante sta nell'aprire una cassaforte, ma qui ci sta pure la beffa che non vi racconto per non rovinarvi la sorpresa, ma vi assicuro che questo qui gli farà sudare sette camicie prima di mettersi in società con lui.
Ma il fine più importante per Dom è riprendersi sua figlia, e rifarsi una vita accanto a lei.
Il finale è catartico e molto bello che vi sorprenderà, vi dico solo che nonostante il film sia esilarante e divertente,  che vi lascerà atterriti per la sua atipicità soprattutto considerando che stiamo parlando di una commedia.
Un film che mi ha sorpreso e mi ha divertito non poco, e devo dire che mi ha fatto scoprire anche la bravura del suo protagonista oltre che la sua bonazzeria, Jude Law; sentirete parlare molto spesso di lui in questo lido.
Un bel film, sopra le righe divertente e anche sorprendente, con una storia capace di divertire e farti pensare allo stesso tempo, e non è da tutti i film fare cose del genere.
Voto: 7 e 1/2





domenica 27 luglio 2014

Splatters Gli Schizzacervelli - Brainhead


Arwen
Oookay doveva pur cominciare qualche collaborazione, e allora andiamo, oggi c'è un ospite speciale per recensire questo pazzo pazzo film di Peter Jackson, ho accanto a me Babol, ovvero la mitica Bolla e come primo film ho scelto un horror, di cui io e lei siamo ghiotte cultrici del genere, e chi frequenta questo lido e il suo sa di cosa sto parlando, bene lascio la parola alla Bolla e poi continuo io; Bollicina a te...

Babol
La prima volta che vidi Splatters - Gli schizzacervelli è stata, neanche a dirlo, in una puntata della vecchia Notte Horror e non avete idea di quanto ci rimasi male: quello non era un horror, era una ca**ata bella e buona! Preti e infermiere zombi (che, tra l'altro, se non ricordo male nella versione italiana parlano pure, tra un verso e l'altro), pargoletti deformi, scimmie-ratto, interi apparati interni semoventi e, per finire, una macellata finale più comica che disgustosa erano cose che, all'epoca, non concepivo in un horror, che in quanto tale avrebbe dovuto essere serio e pauroso. Questo già dovrebbe farvi capire quanto Peter Jackson (che già aveva firmato il sanguinosissimo Bad Taste/Fuori di testa) fosse incredibilmente avanti per quegli anni, visto che ora la contaminazione tra horror e commedia è talmente affermata che, spesso, anche nella più truce serietà spunta qualche supercazzola ad alleggerire il tutto... e dovrebbe farvi capire anche che, superato lo shock, una cosa simile non avrebbe potuto lasciarmi indifferente, tanto che la videocassetta di Splatters era stata comunque segretamente conservata e riguardata un altro paio di volte "per capire meglio" e poi perché, sinceramente, vedere un prete scagliarsi contro gli zombi come un novello Bruce Lee al grido di "Sono il ninja di Dio!!" mi aveva fatta sbellicare. La gentile proposta di Arwen è stata una scusa per riguardare Splatters dopo anni con un'ottica più "adulta" e meno legata ad eventuali pregiudizi, cosa che, finalmente, mi ha consentito di apprezzare al meglio questo incredibile, esilarante ed esageratissimo bagno di sangue, l'unico, a quanto pare, in grado di soddisfare l'atavica sete di gore del mio amato Eli Roth. Il che è tutto dire!



Da un punto di vista puramente gore diciamo che, in effetti, Peter Jackson non si fa mancare nulla. Se si togliessero, infatti, tutti gli elementi grotteschi dalla vicenda, si potrebbe tranquillamente dire che il regista neozelandese non abbia avuto pietà di nulla e di nessuno, soprattutto dello spettatore, e che ogni dettaglio schifoso che possa mai venirvi in mente sicuramente riuscirete a trovarlo in Splatters: smembramenti, decapitazioni, gente frullata, cadaveri che esplodono, addirittura persone a cui vengono tirati fuori a forza dal corpo casse toraciche e l'intero apparato digerente (giuro. Tutto!!), nominatene uno e vedrete che Jackson ce l'avrà messo, senza contare che gli zombi fanno ridere sì ma sono anche pericolosissimi. L'inquietudine, invece, è stata completamente bandita da Splatters: tutto ruota infatti attorno alla triste vita di un loser soffocato da una madre che, da zombi, diventa ancora più opprimente e alla storia d'amore tra lui e l'immigrata Paquita. Le gag sull'argomento si sprecano, con questa vecchia rompipalle e cattivissima anche da viva il cui unico scopo è tenere il figlio a guinzaglio e farsi bella agli occhi della società, tanto che la prima parte è molto più divertente della seconda (e sinceramente, il pranzo a base di crema inglese è MOLTO più schifoso della tanto celebrata sequenza del tagliaerbe) che, per contro, tende ad essere ripetitiva: c'è un limite, infatti, anche alle urla e al sangue che posso sopportare e, arrivata alla fine di Splatters, mi sono sentita piena e devastata dal mal di testa, come se avessi mangiato tre cene di capodanno. Tra un'allegra belinata e l'altra quello che salta all'occhio è come la sceneggiatura sia un circolo perfetto che consente al protagonista Lionel di diventare finalmente un cavaliere (un po' come accadrà poi a Shaun in Shaun of the Dead), per quanto imbranato, senza macchia e senza paura, in grado di badare a sé stesso e agli altri e di tagliare letteralmente il cordone ombelicale che lo lega a mmadree: la rinascita del protagonista è sconvolgente e per nulla metaforica, vedere per credere! Gli effetti speciali sono ben fatti e, per quel che ne posso capire, uniscono stop motion, pupazzi e make up prostetico in un mix che, in alcune sequenze, risente un po' il peso del tempo (i fasti della WETA sono ancora lontani!) ma che nel complesso centra in pieno l'atmosfera esageratamente goliardica di Splatters che, per inciso, viene reso ancora più frizzante e simpatico dall'utilizzo di tanti bravi caratteristi sui quali spiccano la stronzissima Elizabeth Moody nei panni della madre e il dinoccolato Timothy Balme in quelli di Lionel. Quindi, se con questo caldo volete farvi una spensierata e rinfrescante doccia di sangue, visceri e quant'altro, avete trovato il film giusto!


Arwen
Avevo letto in giro che Splatters gli schizzacervelli fosse il film più splatter e gore mai realizzato, quando uscì al cinema sull'onda del successo di un altro film di Peter Jackson; il bellissimo Creature del cielo, lo devo dire, per molto tempo e prima che Robydick mi battezzasse con Fulci e Romero, avevo tenuto alla larga questo genere, perchè vedere viscere e sangue a litri mi impressionava, però come sempre succede quando mi avvicino a un genere nuovo, la curiosità prende sempre il sopravvento sulla paura, e lo devo dire, ci sono scene da scompisciare, scene da pelle d'oca, come la Bolla, anche io prediligevo un genere di horror un po' diverso ma la vena umoristica e demenziale di questo film sono irresistibili, molto più del capolavoro La Casa di Sam Raimi, qui Peter Jackson porta alle estreme conseguenze un film dalla trama bizzarra e scompisciata dove tutto è grottesco e portato al limite.
Il film è una commedia horror demenziale che non perde mai il suo fine, i pesonaggi sono bizzarri, abbiamo Lionel, succube di una mamma che grazie al morso di una scimmia diventa uno zombie, che infetterà qualsiasi persona le si avvicini, e cadranno tutti come le pedine del domino, attivando una reazione a catena di difficile risoluzione, il film peraltro è ricchissimo di metafore facendo una satira grottesca e sopra le righe sui rapporti madri/figli, il bello di questo film, è proprio questo.
Tutto è portato all'estremo, all'esagerazione, il colpo di genio di Peter Jackson, ancora lontano dai fasti che lo porteranno a vincere il premio oscar, sta nel ben calibrare il tutto, riuscendo nell'ardua impresa di far ridere lo spettatore in un film horror/splatters, dimostrando non solo di fare qualcosa di nuovo e originale per i tempi, ma anche di innovare un genere piuttosto serioso e drammatico, con una vena goliardica mettendoci il suo senso dell'umorismo.
Si durante la visione mi sono divertita, e mi sono spaventata, e solo Peter Jackson, con il suo enorme talento, è capace di farlo.
Questo film chiude la trilogia splatters con cui Jackson ha cominciato la sua favolosa carriera, ringrazio l'amica Babol per aver accettato di recensirlo con me , ci tenevo a scrivere la recensione con lei perchè come me è una fanatica dell'horror, quindi chi meglio di lei per recensire Splatters?
Brainhead nell'originale ricordiamolo, in Italia hanno sempre il vizio di storpiare, ma va bene, a differenza di Babol, non avevo ancora visto il film, l'ho visionato diversi mesi fa, e devo dire che proprio questo è il momento giusto per recensirlo, dato che in estate di solito si guardano film horror.
Se non vi spaventate alla vista di 15 litri di sangue che sgorga, a vedere gente frullata o maciullata con un tosaerbe è il film giusto per voi, astenersi chi è sensibile alla vista del sangue, anche per poche gocce.
Film che, oltre ad essere a basso costo, la sua realizzazione è piuttosto artigianale.
Quando l'ho programmato per la visione avevo paura di vedere la solita buffonata che me l'avrebbe fatta fare sotto dalla paura, invece mi sono divertita, e non solo...m'ha dato una paura di quelle che non scorderò mai più nella mia vita, questo vuol dire che il film, in tutto il suo essere grottesco centra il bersaglio.
Peter Jackson non voleva fare un film serio, ma tutto sopra le righe, mettendoci anche una satira grottesca sulla famiglia, infatti chi non si metterebbe a ridere sul rapporto tra madre e figlio, chi non si piegherebbe in due dalle risate durante la festa che finisce in un bagno di sangue?
In sostanza, Splatters è un piccolo capolavoro, ormai entrato di diritto tra i miei cult movies di genere horror, e come si fa a non farlo entrare.
Se volete divertirvi anche con un horror è il film giusto per voi, se siete schizzinosi astenetevi, se amate i film demenziali e grotteschi mixate con litri di sangue a palate, e maciullamenti vari è il film giusto per voi, vi divertirete non poco, ma un mondo.
Voto: 8 e 1/2



venerdì 25 luglio 2014

Oasis

Oasis...altro film che mi era passato di mente, ma che volevo vedere sin dalla sua uscita, ringrazio Bradipo per avermi aiutato a ricordare il titolo  su facebook, grazie bradipuccio hehe; ma andiamo a noi: Il film è uno dei più belli che ho visto quest'anno, e mi ha aiutato a conoscere anche un altro autore orientale, un coreano, Lee Chang-Dong, è dedicata a lui la grafica di questo mese se non ve ne siete accorti, va bene, bando alle ciance e scriviamo la rece di oggi, una sola perchè per ora faccio fatica a stare sul blog.
Ok, andiamo: questa è una storia d'amore tra due ragazzi, ragazzi che non avrebbero potuto avere un futuro, e che per un caso o per fortuna si incontrano e si innamorano perdutamente, lui Jong Du-Hong, è un ritardato mentale, sempre vessato dalla famiglia, lei Han Gong-Ju è una paraplegica usata dalla famiglia per prendersi il sussidio e lasciata vivere in una casa affittata completamente abbandonata a se stessa, salvo poi riportarla a casa durante i controlli delle assistenti sociali.

Jong Du-Hong è appena uscito di prigione per essersi accusato di aver ucciso un uomo - delitto commesso dal fratello, il capofamiglia - il giovane decide di scusarsi, e va nella casa della famiglia dell'uomo; ma vi trova  Han Gong-Ju, che aggredisce ma si pente subito, la ragazza invece di essere turbata lo richiama, ed è l'inizio di una tenera e commovente storia d'amore, un oasi, in un mondo incomprensibile verso di loro e incapace di accettarli.
Per gli altri, per la famiglia sono dei pesi fastidiosi, ma loro è come se non vedessero il male e la cattiveria che è tutto intorno, è come se vivessero in un oasi.
La ragazza scopre la sua femminilità proprio col suo generale, come ama farsi definire Jong, che la chiama la mia principessa, insieme sono una forza, lui per lei è come una luce verso una nuova speranza, e forse una nuova vita, lei per lui è l'unica persona che lo ama, lui è il primo che l'ha desiderata fisicamente, e questo scatena nella ragazza qualcosa di nuovo, perchè non solo risveglia il suo corpo, ma anche apre il suo cuore.
Due anime pure che vivono al di fuori del mondo della gente normale, non possono non destare fastidio, anche quando i due ormai fanno l'amore felici, ma nella sfiga la famiglia li scopre proprio nel momento più delicato per loro, lui viene accusato di stupro e circonvinzione di incapace, mentre lei torna a restare sola, lui in tutta risposta fa un gesto plateale e generoso per dimostrare i suoi sentimenti verso la ragazza.
Bellissimo, che altro dire, questo è uno dei film più belli che ho mai visto, non solo che ho visto quest'anno, e che mi ha portato alla conoscenza di un grande autore orientale, devo dirlo: Lee Chang-Dong, di cui prossimamente recensirò anche il bellissimo Poetry e altri film se li beccherò.
Spesso ricordiamo le storie d'amore classiche, con l'eroe e la bella, che devono sopportare cattiverie di ogni tipo prima di coronare il loro amore, qui invece c'è una coppia di giovani emarginati che vivono nella solitudine, incompresi dalla famiglia, che li vede o come mezzo per raccattare soldi, oppure come un peso fastidioso, di cui ogni momento è quello giusto per prenderli in giro, insomma non sono certo la coppia che il pubblico del cinema normale, qui invece abbiamo un amore vero, reale, non costruito o plastificato dentro un prodotto da vendere al pubblico.
Quello che si vede sullo schermo è molto realistico, il regista capta i sentimenti dei due protagonisti, di cui nessuno penserebbe di immedesimarsi o riconoscersi in loro, eppure Lee Chang-Dong è capace di creare una speciale empatia con il pubblico, di farteli entrare dentro il cuore, e di farti sentire cosa si prova dentro l'oasi, e al di fuori di essa c'è soltanto il deserto, l'ipocrisia, e l'avidità.
Come si fa a non amare questo film? Bisogna essere proprio duri di cuore per non commuoversi quando Han muove lo specchio per vedere la colomba fatta di sole, oppure quando dopo essere stati al Karaoke la principessa canta la canzone per il suo generale è capace di scioglierti il cuore come un ghiacciolo.
Si diciamocelo, questo generale è un piccolo eroe romantico, e la sua principessa la fidanzata che nessuna madre si aspetterebbe di conoscere, sono strani danno fastidio, ma sono veri e cosa più importante, sono puri.
Il loro è un amore impossibile anche solo da immaginare, eppure lo hanno vissuto, lo vivono, e durerà per sempre, anche se ci vorrà del tempo purchè il generale riabbracci la sua principessa.
Finirà dopo l'accusa di stupro, con una manciata di lettere, che il generale spedirà alla sua principessa per farla sentire meno sola, questo mi suggerisce che i due si rivedranno di nuovo, voglio crederlo.
Che altro dire? CORRETE SUBITO A VEDERE QUESTO FILM SE NON LO CONOSCETE.
Voto: 10






giovedì 24 luglio 2014

Cafè De Flore

Ecco un esempio particolare di film che meriterebbe una distribuzione nei cinema, nonostante sia un opera d'autore, ma si sa, il cinema d'autore è per pochi, è già tanto che in televisione lo danno su fuori orario e che si trova via internet, altrimenti devi farti la parabola satellitare per vedere il cinema d'autore o anche opere di qualità, il mercato? Tutto per i blockbusters, come anche la programmazione televisiva attuale; eppure questo film è un bellissimo film.
E' un opera che richiede una particolare attenzione, ed ha la capacità di intersecare due universi paralleli, in apparenza diversi tra loro, due storie apparentemente lontane eppure legate tra loro, ma per capire questo bisogna stare attenti allo svolgere degli eventi raccontati nel film.

Jean Marc Vallè, di cui ho visto Dallas Buyers Club, imbastisce una storia di anime al bivio, che devono fare i conti con i cambiamenti non richiesti della propria vita, Antoine il protagonista, ha praticamente tutto ciò che si possa desiderare dalla vita, un giorno incontra una ragazza più giovane di lui di cui si innamora, e comincia con lei una nuova vita.
La moglie e la figlia non si danno pace, e la donna comincia ad avere un incubo ricorrente legato a un bambino down, che si lega a un altra bambina down scatenando la gelosia della madre, che si dedica a lui facendo in modo che sia come un bambino normale, spaccandosi la schiena in otto.
Il tema centrale del film è la ricerca dell'anima gemella, che sia un amore, o una persona con la quale nasce un profondo affetto poco importa, prima o poi ognuno di noi troverà una sua particolare strada, nonostante i cambiamenti e le separazioni.
Bisogna affrontare i nostri demoni, per comprendere noi stessi, e allo stesso tempo cercare di superarli per poter cominciare una nuova vita, non è mai facile lo so, ma una volta riusciti, si apre una breccia verso una realtà nuova.
Sarà proprio questo incubo ricorrente, a far capire all'ex moglie di Antoine, che deve percorrere una strada diversa da quella del marito, e continuare la sua vita, nonostante il dolore per la separazione.
Bellissimo il finale, con l'ex moglie ormai che ha capito qual'è il suo ruolo nella vita e ha fatto pace con Antoine, che condurrà la sua nuova vita con questa nuova ragazza, tutto bene quel che finisce bene, sempre se troviamo qualcuno d'amare ovviamente.
Il film è anche bello perchè sottolinea la paura di non amare più un altra persona, dopo il distacco o la separazione, la paura di non farcela più, ma dal buio, spesso si risale verso la luce, il tema portante del film sta tutto qui, non mancano certo i difetti, che vengono surclassati da una regia particolarmente attenta verso i personaggi e la narrazione, invece che ai movimenti di mdp, c'è una fotografia patinata e allora? Non è questo quello che importa, ma quello che il film riesce ad esprimere.
In sostanza un buon film, da vedere, e se volete anche da collezionare.
Voto: 7





Maleficent

Ok mi arrendo...
Cosa posso dire, l'ennesimo blockbuster che stravolge le favole?
Sembra una canzone trita e ritrita, che si propaga a macchia d'olio finchè non passa la moda dello stravolgimento delle fiabe per bambini.
Dovrebbero chiamare degli psicologi o sociologi per arginare il fenomeno, capisco la necessità di dare un impronta personale, ma non deve cambiare totalmente la favola, perchè quella non è più un impronta personale, è distruggere la favola in se e riscriverla secondo un ottica diversa.
Angelina Jolie? Come attrice l'apprezzavo molto di più verso la fine degli anni novanta, ma con questo film lo devo dire, mi è caduta dal cuore...ma porca miseria perchè non scegli ruoli migliori?
Davvero devo credere che stai elemosinando i soldi? PROPRIO TU?
Lo devo dire, a hollywood qualcosa non torna, si bada per lo più ai soldi che alla sostanza, e questo film ne è un ulteriore conferma.
Brutto, brutto che più brutto non si può, durante la visione credevo di assistere all'ennesima pagliacciata plastificata senza anima nè cuore.
Ho visto senza dubbio film migliori, decisamente credo con tutto il cuore di non voler più dare spazio a simili pagliacciate, perchè queste non sono cinema, non so cosa sono, ma  non sono cinema.
Ricordate quando c'era la moda dei reality horror? Quando la gente si è stufata si è passati ad altro, chissà quale sarà la prossima fiaba stravolta eh?
Hollywood è diventata un autentica serial killer di fiabe, se fossi bambina io protesterei e mi farei ridare i soldi del biglietto, questa malefica, che da buona diventa cattiva e poi ritorna buona, non è proprio credibile, o tu sei buona o non lo sei, sono due i casi, non c'è una via di mezzo.
Ridateci le vere fiabe, fateci sognare, smettetela di impiastricciare le storie solo perchè siete a corto di idee ma dovete spendere soldi, per guadagnarne altri, non è così che si fa cinema.
Io personalmente con questo film ho deciso, al prossimo non lo tengo in considerazione, e do spazio a film davvero interessanti.
Voto: 3


mercoledì 23 luglio 2014

Little Miss Sunshine

Riguarda & Recensisci

Ooookay, here we go, torna Riguarda & Recensisci dopo quasi una settimana d'assenza, - mi devo vergognare, ma con questo caldo mi viene difficile scrivere tutti i giorni, lo so la devo curare di più - questo è l'undicesimo appuntamento con la rubrichetta che ripesca i film visti ma non recensiti alla fabbrica, quest'oggi è il turno di una commedia, Little Miss Sunshine, con Abigail Breslin, Alan Arkin, Greg Kinnear, Toni Collette, Paul Dano e Steve Carrell.

E' la storia di una bambina Olive, che è stata selezionata per partecipare a un concorso di bellezza per bambine, voi direte ma il tema principale del film è stato ispirato da Bellissima di Visconti, no no, cioè, in parte è così, ma la storia è completamente diversa.
In pratica abbiamo una famiglia di svitati, un nonno sessuomane, una madre che si preoccupa di tutti, il cui fratello ha tentato il suicidio perchè non era ricambiato dall'uomo di cui era innamorato, un fratello che ha deciso di non parlare con nessuno tranne all'ultimo, quando si accorge che non può fare il pilota d'aerei per il suo daltonismo, un padre con l'ossessione dei perdenti e dei vincenti, è una famiglia che più matta di così non ne esistono, al centro c'è il concorso di bellessa, Little Miss Sunshine in italiano tradotto Piccola Miss California, non so il perchè.
In mezzo a tutte quelle bambine Olive è assolutamente fuori posto, se ne accorge sia il padre che il fratello,  non vorrebbero che partecipasse ma ad insistere è la madre, perchè ha fatto uno sforzo per essere dove è adesso, e così partecipa, tra lo sgomento iniziale di tutti i presenti in sala, con una performance non adatta a una bambina, nè tanto meno a un concorso di bellezza per bambine.
Ma andiamo al dunque, il film è divertentissimo, e mostra una normale famiglia alle prese con la ricerca dei 15 minuti di notorietà tanto decantati da Andy Wharol.
I due registi Jonathan Dayton e Valerie Faris, fanno una satira sul mondo scintillante dello show, e dei concorsi di bellezza per bambine, volti solo a farle sembrare pupattole di plastica, l'unica che si differenzia è proprio Olive, che con il suo aspetto normale fa a pugni coi lustrini e i fiocchetti di cui le altre piccole sono agghindate.
E' chiaro che si tratta non di una vincente, principalmente per il suo aspetto ma d'altronde anche la sua famiglia non è certo il prototipo dei vincenti, anzi, è chiaramente una famiglia di perdenti, ma meglio perdenti e veri, che vincenti e fasulli.
Ma forse è proprio questo che la distingue dalle altre partecipanti, il suo essere vera, nonostante la sua performance, applaudita solo dai genitori, gli altri la guardano tutti sbigottiti, persino l'organizzatrice cerca di fermare la musica con la quale la bambina si stava esibendo, perchè non gradiva la performance, ma chi siamo noi per dire cosa è giusto e cosa non lo è?
Alla fine sarà proprio Olive a insegnare qualcosa a tutti quanti, cosa? Che le cose più importanti non te le danno certo un concorso di bellezza, ma quello che sei veramente.
Il film è incentrato proprio su una famiglia normale alle prese con qualcosa di assolutamente lontano da lei, così a bordo di un pulmino scassato, con cui devono correre per entrare, partono per la california, e capiranno che la cosa più importante di tutto, non sono i 15 minuti di notorietà, ma ciò che lega una famiglia, l'amore e accettare soprattutto se stessi, così come siamo, nonostante il fatto che i 15 minuti di notorietà non arriveranno mai, al massimo sono un miraggio.
In conclusione, un film imperdibile.
Voto: 8



martedì 22 luglio 2014

L'Isola

Continua il mio viaggio nel cinema di Kim Ki-Duk, autore che sto approfondendo e di cui sto vedendo i suoi film, spero di completare la visione della sua intera filmografia perchè lo ritengo essenziale per ogni appassionato di cinema, il suo modo di dirigere film e raccontare storie ti colpisce soprattutto a fin di pelle, e parlando di questo film capirete di che sto parlando, poi una volta visto un film, vuoi vederne altri, puoi metterlo da parte, ma vi assicuro che prima o poi Kim Ki-Duk lo si riprende sempre, perchè innanzitutto credo sia un genio, il suo è un cinema che può far male, tanto male, ma una volta visto non lo si dimentica più.

Per L'isola - che ritengo un capolavoro - abbiamo due personaggi differenti, una ragazza muta - o presunta tale, Kim Ki-Duk sceglie di non farle dire una parola - e un uomo che ha deciso di togliersi la vita dopo aver commesso il duplice omicidio della moglie con il suo amante.
Due solitudini si incontrano e per un breve lasso di tempo, nasce l'amore - almeno da parte della ragazza - tra i due, è un amore silenzioso, ma presente, costante tanto palpabile da percepirlo aldilà dello schermo cinematografico, o televisivo - in base a come il film lo vedrete - la ragazza si occupa di casette in riva al lago, dove i pescatori vanno in vacanza o a pescare, avvolte arrivano anche prostitute volte a fare "compagnia" ai pescatori.
Tra i tanti pescatori c'è quest'uomo, un tipo strano distante, che scappa da una realtà per farla finita; sin dal primo momento la ragazza si innamora di lui, e tenterà in tutti i modi di stare con lui, anche se sarà molto difficile visto che lui la allontana sempre.
Le cose diventano più difficili quando capirà che lui ha un amica che lo va a trovare...qui la gelosia della ragazza le fa commettere un delitto, anche lei, ma non parlo molto per non rovinarvi la sorpresa, dico soltanto che in questo film, a differenza di altri, Kim Ki-Duk, mette in scena il lato oscuro dei suoi personaggi, territorio ancora inesplorato, e mostra l'altra faccia della medaglia, non vi preoccupate che non spoilero dicendo questo.
La cosa più importante però è che ognuno di noi è un isola a se stante, e malgrado vogliamo avvicinarci agli altri, ci accorgiamo che gli altri non possano avvcinarsi a noi, è questa la vera tematica di questo grande film di Kim Ki-Duk.
Una cosa interessante è il constatare quanto noi, siamo vulnerabili quando cominciamo a provare dei sentimenti verso le altre persone, talmente vulnerabili da non farci capire la reale personalità delle persone che incrociamo nella nostra vita.
Come sempre i dialoghi sono ridotti all'osso, la parola nel cinema di Kim Ki-Duk ha poca importanza, contano di più le sensazioni, i sentimenti, e le emozioni, provare per credere.
Voto 9 e 1/2 e non esagero nel darlo.



In Fear

Ooooh e ora un film che ho scoperto grazie all'amico Bradipo che lo ha recensito nel suo blog facendomi venire la curiosità di vederlo, si tratta di In Fear con Alice Englert.
Tutto sommato constatando la qualità degli horror usciti di recente devo confermare la nuova ondata di pellicole che vogliono discostarsi dalle ciofeche uscite negli anni passati, e gli autori sono alla ricerca di nuove identità.


E' successo con l'interessante Oculus, e ora succede con questo film, diretto da Jeremy Lovering, un nome praticamente sconosciuto ai più; parliamo del film: fin qui nulla di originale, dato che sullo stesso argomento potrei trovare una decina di titoli se voglio, cosa rende il film guardabile però?
Innanzitutto una ricostruzione azzeccata, che fa sembrare i personaggi dentro una sorta di deja vù al quale non riescono a trovare una soluzione, poi sembra che per trovare l'albergo facciano sempre la stessa strada, senza mai trovarlo, una roba da farti uscire fuori di cervello.
Il bello del film sta tutto nella costruzione della tensione - il film è molto psicologico, e l'orrore, è costruito appunto su questa tensione cresciente, che non lascia mai lo spettatore, dall'inizio alla fine, si, può sembrare una cosa snervante, e in parte lo è, ma vi assicuro che di horror così non ne vedevo da moltissimo tempo, e la cosa non mi è affatto dispiaciuta; anzi...l'ho trovata intrigante.
La trama racconta di due ragazzi che si incontrano per un festival musicale, tra battute tra i due e il ragazzo che flirta un po', decidono di andare in albergo a rifocillarsi: è l'inizio dell'incubo senza fine.
Senza contare che si trovano persino uno sconosciuto che si rivelerà uno psicopatico, ma in quella strada sembrano non riuscire ad uscire, neanche a prendere strade differenti...ma cosa succede?
Il finale è aperto a varie ipotesi, io non ci sono arrivata, magari voi se l'avete visto potete anche pormene una qui, sotto la recensione per dare un senso a questo film, che per altro ho apprezzato molto.
Si parla di rinascita di horror? No, senza dubbio, credo che i registi stiano prendendo strade differenti e se continuano di questo passo l'horror può rinascere eccome, speriamo che non si perdano in filmetti senza senso e dimenticano gli odiatissimi - almeno per me - reality horror.
E' un film che necessita attenzione, e magari qualche visione in più, io l'ho visto solo una volta, ma forse in futuro lo rivedrò per trovarci una soluzione al mistero, quello che so è che è una pellicola, con tutti i suoi difetti che si può guardare tranquillamente, e che non è affatto male.
Voto: 7



domenica 20 luglio 2014

Second Name

Questo film mi era sfuggito di mente...
Strano perchè sin dalla sua uscita al cinema lo volevo vedere, intricata dalla trama misteriosa, che vede un padre commettere un suicidio e una figlia che deve ricostruire il motivo per cui il genitore ha commesso questo gesto disperato.
Ma chi è davvero suo padre? L'uomo affettuoso che conosceva nascondeva un oscuro terribile segreto, apparteneva a una setta di fanatici religiosi chiamati gli abramiti, che devono uccidere il loro primogenito in sacrificio a Dio, altrimenti si pagano delle terribili conseguenze.

Daniella dopo il suicidio del padre comincierà delle indagini per scoprire le motivazioni del suo gesto, dopo la profanazione della sua tomba capirà che l'uomo è molto diverso da come era in realtà.
Gli Abramiti con una versione distorta della bibbia, credono che sia un gesto sacro sacrificare il loro primogenito a Dio, ma i genitori di Daniella, hanno violato questa regola ben due volte, la prima dopo che la madre ha perso il bambino che aspettava e per coprire il tutto hano comprato una bambina che poi hanno ucciso, poi è nata Daniella, ed è per il motivo per cui il padre della bambina comprata si era rifatto vivo, che è avvenuto il suicidio, per permettere a sua figlia di vivere, perchè i confratelli avrebbero scoperto tutto.
Quando Daniella  va a trovare sua madre per scoprire la verità, la donna approfittando di un momento di distrazione della figlia si suicida, il giorno dopo, trova un mazzo di rose - regalo di compleanno del padre - con una videocassetta in cui il padre spiega il motivo del suo suicidio.
Daniella sospetta che un caro amico di famiglia sa molto più di quanto fa vedere, e raggiunge la sua casa, nella quale è morto il nipotino, figlio della migliore amica di Daniella.
Daniella, a sua insaputa è stata sterilizzata in quanto è ritenuta un insulto a Dio, per non essere stata sacrificata, capisce che tutte le persone che l'hanno sempre circondata sono membri della setta, che la accusano della morte del bambino e la rinchiudono in un ospedale psichiatrico per coprire la verità.
In pratica questa è la trama, avevo ragione a volerlo vedere, perchè nonostante le critiche ingiustificate che ho letto in giro - addirittura dicono che è un film da non vedere, non capisco proprio il perchè - mi ha tenuta incollata sulla poltrona.
Sapete come sono riuscita a vederlo? Ripescando le cartoline di ciak che regala, - faccio bene a conservarle dato che lo leggo dal '95  e fino ad ora non ho perso un numero, sono un appassionata lo so - appena lo beccata non me lo sono fatto scappare, ho cercato in giro come faccio sempre e l'ho visto, e devo dire che mi è piaciuto parecchio.
Un Thriller con venature horror avvincente che ti lega alla sedia, non come gli horror a cui siamo abituati a vedere, è più psicologico, più intimo, per questo sconvolge tanto.
Non capisco proprio come non possa piacere pur comprendendo che ognuno davanti a un opera cinematografica ha reazioni differenti.
Il finale poi ti lascia con gli occhi sgranati dallo stupore, perchè si, non è un finale fantomatico, è realistico, perchè anche nella realtà certe cose accadono, che vi piaccia o no.
Quante sette mistiche ci sono che coprono i loro misfatti e fanno sembrare chi indaga su di loro un pazzo che non ragiona? Ce ne sono un infinità, il regista è capace di fare un finale terribile, ma che incarna una realtà palpabile con mano, non un finale fantastico o fuori dalla realtà che piaccia o no, è un finale giusto, anche se le azioni sono deplorevoli.
Voto: 7


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