mercoledì 20 agosto 2014

Miss Violence

Avvertenze prima della visione:
Tutto il film è costruito come un puzzle da ricostruire, nulla è come sembra, e la famiglia perfetta cela sempre qualche ambiguità e perversione.
Ok, ma chi ca**o è questo Alexandros Avranas? Il nome non mi dice nulla, eppure con questo film ha fatto decisamente colpo, la scuola di Michael Haneke ma soprattutto Yorgos Lanthimos sta facendo proseliti?
Avevo letto commenti non troppo lusinghieri su questo film, a convincermi a vederlo è stato l'amico Karda, che saluto con affetto e ringrazio per avermi convinta.
Ecco il mio parere: questo film è una bomba.

Comincia decisamente in modo tragico, il suicidio della figlia più piccola il giorno del suo compleanno, nonostante la tragedia, la famiglia sembra andare avanti pigliata a pugno dal patriarca, che sembra usare modi decisamente violenti, con i suoi figli, ma non la violenza che conosciamo, il suo è un gioco psicologico che tiene a bacchetta tutti quanti.
Questa comunque non è una famiglia normale, lo si capisce dai gesti quotidiani, in cui il suicidio della piccola sembra più un incidente di percorso che una tragedia.
La madre è decisamente assente, sembra un automa e a dirigere il tutto è sempre il padre; costantemente presente anche quando non dovrebbe esserlo, assillante opprimente, sembra che ti stia col fiato sul collo e te ne accorgi scena dopo scena.
Ma poi, la cosa che mi ha fatto inorridire è...ma come ca**o fanno le assistenti sociali a non accorgersi che: il padre pur non lavorando riesce a mantenere la famiglia, fa mangiare tutti, la casa è perfettamente pulita e in ordine, non c'è praticamente un pelo fuori posto, è chiaro che qualcosa non quadra, e lo spettatore pur trovando la cosa bizzarra cerca di capire cosa non va in questa famiglia.
Il regista, che qui ci ha azzeccato con la costruzione della trama intelligentissima per giunta, costruisce il tutto gradatamente, e accompagna lo spettatore verso una verità ancora più tragica e terribile, che poi sarebbe il motivo del suicidio della piccola di casa; la verità fa venire la pelle d'oca e lascia gli occhi sgranati per quanto sia terrificante.
Un film difficile, su un tema particolarmente complesso, che non rivelo se non avete visto il film, per non spoilerare, e che comunque merita di essere visto, soprattutto per capire le dinamiche sul controllo mentale ordito all'interno di una famiglia apparentemente perfetta dal capo-famiglia, che si rivela più un padre-padrone che solo padre.
Ma vi assicuro di una cosa, c'è chi lo amerà - come me per esempio - e chi lo odierà, ma una cosa è certa, non lo dimenticherete facilmente.
Voto: 8




martedì 19 agosto 2014

Grace of Monaco

Quando ancora questo film lo stavano girando, ho avuto la strana sensazione che non mi sarebbe piaciuto, così, a pelle.
Il motivo è semplice, dov'è Grace Kelly?
No, non c'è.

Si, avete sentito bene, la principessa Grace interpretata da Nicole Kidman scompare, per dare spazio alla diva Nicole Kidman, qui pare che il suo fortissimo divismo cancelli la musa di Alfred Hitchcock con un film romanzato, a tratti fiabesco, che non rientra nemmeno nel biopic.
Diciamo che è un film inventato, con personaggi realmente esistiti, ma sinceramente: ne sentivamo la mancanza? Decisamente no.
Cos'altro dire se non che questo è l'ennesimo film sbagliato, fatto da una Nicole Kidman bamboleggiante, che nulla ha a che vedere con l'attrice che tanto ho ammirato?
Qui dimostra una vanità spudorata, e una presunzione di vestire i panni regali della principessa cancellandola completamente.
La storia è banale, priva di pathos, gli altri attori intorno a lei sembrano macchiette, e qui siamo lontani anni luce dal bellissimo film su Edith Piaf con Marion Cotillard, siamo decisamente agli antipodi.
Capisco benissimo i fischi a Cannes, e un po' me lo aspettavo, soprattutto dopo che durante le riprese ho visto le foto dal set.
Speriamo in un altro film migliore, fatto con il cuore e con coraggio come è capace di sceglierli Nicole, dimenticando la diva, e facendo entrare l'attrice, come quello che reputo uno dei suoi migliori: Rabbit Hole.
La trama racconta che nel principato di monaco, Charles De Gaulle, ha chiesto chiarimenti al principato di monaco in quanto paradiso fiscale, ma dietro c'è un complotto ordito dalla sorella di Ranieri, che voleva spodestarlo dal trono...nel frattempo, arriva Hitch e propone alla principessa di tornare a recitare in Marnie che sarebbe il ruolo della vita, ruolo che poi andrà a Tippi Hedren...ce la farà la principessa a scegliere la strada giusta e salvare la sua famiglia dal baratro?
Sembra la trama fin troppo romanzata di un drammone che avrebbe fatto più figura con una fiction televisiva invece che al cinema...ma hanno scelto di farlo uscire al cinema, contenti loro.
Non è decisamente uno dei migliori film con Nicole Kidman, e, da un attrice che ha avuto l'onore di essere diretta da un maestro della settima arte come Kubrick, mi aspetto scelte più ponderate.
Un passo falso, film bocciato.
Voto: 5



Ok Si riparte...ma con qualche cambiamento alla fabbrica

Rieccomi di nuovo dopo la pausa estiva, due settimane quasi di vacanza meritatissima, ora si riparte regolarmente a recensire film, ma con qualche accuratezza in più.
Ora mi direte, ma Arwen, ma che accuratezze devi fare ormai al blog? Parli chiaramente di tutto di più, l'accuratezza è la moderazione dei commenti, onde evitare casini inutili, quindi un controllo maggiore, per scambi tranquilli e non polemici è proprio quello che ci vuole per il blog, non tutti hanno la delicatezza di discutere con tranquillità e pacatezza, a parte questo si torna più pimpanti di prima.
La regola principale alla fabbrica è recensire il cinema a 360°, che sia blockbusters, cult movies, cinema d'essai, cinema indipendente, capolavori, b-movies e via dicendo, io sono aperta a qualsiasi tipologia di film, perchè per me ogni film merita di essere visto e recensito, anche se poi non mi piace e lo scrivo, tanto cosa credete? Una recensione è solo un parere, quindi alla fabbrica è presente il cinema come io lo vedo, perchè si sa, ognuno ha una percezione diversa di assimilare un opera cinematografica, ed è proprio questo il bello.
Ma la cosa che preferisco è discutere, condividere, con tranquillità tanto il blog è fatto per condividere la conoscenza che cresce gradatamente, come è cresciuta la mia passione per il cinema.
Anche in questi giorni di vacanza ho visto film, e saranno film che prossimamente recensirò, intanto a breve torna ospite la mitica Bolla, per recensire un altro film insieme, non vedo l'ora, poi ci sarà un omaggio dovuto al grande Robin Williams recentemente scomparso, sia mio personale, che una partecipazione al tributo organizzato con altri blogger, poi la notte horror...insomma...le sorprese non mancheranno di certo.
BEN RITROVATI A TUTTI

Ah Ps: Le vacanze torneranno, solo per qualche altro giorno, ma questa volta programmerò le rece, in modo da non lasciarvi soli soli. :)

martedì 12 agosto 2014

Addio Capitano...

Eh no Robin, Questo non me lo dovevi fare, proprio tu ci lasci?
Quando ho saputo la notizia su facebook ho pensato a una bufala...ma purtroppo è la triste realtà.
Robin Williams era  un grande, grandissimo attore...una grandissima perdita, la rubrica ad memoriam per questa volta si trasferisce alla fabbrica, un modo per ricordare questo piccolo grande comico, che ha riempito la nostra vita di colore, ooh capitano mio capitano, ricordate il professor keating? Sarà la mia prossima recensione per ricordarlo, forse uno di questi giorni...
Intanto...So long amico, Riposa in pace.
Robin Williams (1951-2014)




lunedì 11 agosto 2014

Evviva Fantozzi!

No no, tranquilli,
Innanzitutto preciso: ho sempre detestato il personaggio, il motivo del post è un altro.
Qui non troverete le recensioni con fantozzi e simili, ma, e dico ma...quando ero piccola li vedevo in famiglia - mio fratello bonanima era un grande fan per esempio - ma non mi piacevano, e allora vi chiederete ma perchè evviva fantozzi?
Ma perchè nella vita bisogna prendere tutto con leggerezza, mi viene in mente la scena dopo la corazzata potiomkin - sbeffeggiatura del capolavoro La Corazzata Potemkin, molto esagerata sinceramente - c'è una scena in cui Fantozzi stesso dice La corazzata potiomkin è una cagata pazzescaaaaaaaaaa, liberatoria, repentina, giusto per farti fare un sospiro di sollievo dopo il sorbire di ore e ore di film a sua detta noioso - anche se sinceramente il film originale dura molto ma molto meno...mi viene di riproporvela oggi, tanto per farci due risate e STACCARE da tutto il marciume in cui siamo circondati, e tornare alle tanto sospirate ferie,che fino ad ora per me non sono cominciate, spero di farle cominciare presto e tuffarmi nel relax che merito e merita anche il blog, perchè ogni tanto fa bene sfogarsi; anche se per farlo dobbiamo scoppiare in una crassa risata....




E ora lasciatemi nel mio relax...altrimenti le recensioni non vengono bene xD

venerdì 8 agosto 2014

Lo Specchio

Riguarda & Recensisci
E' difficile fare una recensione di un film che si reputa dalle immagini come qualcosa di eccezionale, ecco io credo sia un sacrilegio anche solo usare il cinismo della semplice recensione per questo film che reputo un opera d'arte, e non è la prima volta che lo vedo, quindi bene o male dovrei essere abituata ormai a scrivere recensioni su recensioni e via dicendo.
La trama racconta di un uomo, Aleksei, in fin di vita che con i ricordi ripercorre la sua vita, dall'infanzia alla separazione della moglie e dal figlio, in particolare si noti che la madre e la moglie, sono interpretate dalla stessa attrice Margarita Terekhova, in un intreccio che identifica le due figure.
Eppure davanti a questo film sono in soggezione, se ne dovrebbe parlare come una somma opera da vedere e rivedere per mostrare la poetica e la bellezza espressa sullo schermo di un autore che considero ormai come un guru spirituale - non a caso Bergman definì Tarkovskij, il poeta del cinema, - e Bergman per me è un punto di riferimento affettivo e sentito, ma questa è tutta un altra storia.
Questa mia è una recensione non recensione, anche perchè essendo in vacanza sono in pausa, ma volevo scrivere di questo film e mi sono presa un po' di tempo per riflettere e essere ispirata al massimo per convincermi a buttarmi e prendere coraggio.
Una vita intera vista attraverso uno specchio, immaginate le immagini, la musica, ora inserisco le foto per farvi venire un idea ben precisa, anzi, più che precisa abbozzata, perchè di per se il film è un esperienza che in un certo senso ti cambia la vita.



Sarebbe bello riuscire a parlare di cinema senza dare stupidi voti non è vero? Eppure per la recensione un voto lo devo dare purtroppo.
Queste fotografie espongono solo un minimo di cosa è il film in realtà, un film che racchiude tutto quanto, il presente, il passato, la nostalgia dell'infanzia - il film è sull'infanzia si può dire - l'incertezza del futuro,i rimpianti, la gioia, il dolore, Tarkovskij dipinge un po' se stesso - il film è autobiografico, e lo specchio del titolo non è letterale, ma metaforico, come se il protagonista fa il punto della sua vita, dei suoi affetti, di cosa è fondamentale per lui e tanto altro ancora, e attraverso questo, rivede il suo passato ve l'ho detto è difficile per me parlare di questo film - sono una fifona lo so, e non ce ne è proprio ragione dato che è solo un film, però se tutti i film fossero così...sarebbe troppo bello non trovate?
Che altro dire se non di cercare subitissimo questo capolavoro e vederlo e rivederlo? Io senz'altro lo rivedrò, per trovare altri spunti, magari in questi giorni di vacanza, quello che vi consiglio è di provare almeno per una sola volta, cosa vuol dire guardare un film di Tarkovskij nella vostra vita, è catartico, qui lui espone il senso della vita, dell'amore, del distacco con una poetica senza pari, usando schemi universali unici e sentiti al massimo, in un opera che non può che essere diretta da un genio assoluto della settima arte, quale era il grande Andrej Tarkovskij, e per quanto mi riguarda, se Fanny e Alexander mi ha messa completamente a nudo, Lo Specchio mi ha rivoltata come un calzino, letteralmente.
Voto: 10


lunedì 4 agosto 2014

Buone vacanze a tutti

Con l'estate è sempre tempo di vacanze, ed effettivamente con questo caldo scrivere non è mai facile, bisogna pure ricaricare le batterie per ricominciare alla grande la nuova stagione che arriva il mese prossimo, così la fabbrica si prende due settimane di meritato riposo, e dal 5 al 18 agosto saranno giorni di assoluto relax.
Si torna a scrivere il 19 agosto regolarmente...ma se me la sento di scrivere sapete benissimo che qualche recensione viene sempre fuori, anche se sono in vacanza...
Quindi un grosso bacio a tutti, e ci rivediamo giorno 19.
Buone vacanze a tutti!!!!
Arwen.

We Are The Best

Questo è il cinema da tenere in considerazione.
Effettivamente ci troviamo di fronte a uno dei migliori - se non il migliore - film dell'anno, non vorrei fare la presuntuosa, ma essendo il mio parere mi posso permettere di dire la mia.
E' la storia di tre ragazzine che mettono in piedi una punk band in svezia, storia tratta dalla Graphic Novel  Aldrig Godnatt di Coco Moodysson, moglie del regista, ed è la storia di Bobo e Clara, amiche per la pelle che stanno sempre insieme, persino a scuola e mettono in piedi una band, ma il sogno di formarla avviene con l'arrivo di Hedvig, un altra ragazza che si taglia i capelli come loro suscitando le ire della madre...

Parlando del film il regista  voleva fare un film che mostrasse la vita, e nonostante tutto vale la pena di essere vissuta.
Innanzitutto devo dire che l'ho trovato originale fresco, e pieno di sorprese, come ho detto all'inizio della recensione questo è il cinema da tenere in considerazione, primo perchè parla di adolescenti, un età che è sia di ribellione, sia di crescita e scoperte.
Un film delizioso e intelligente, che parla realmente di come si è a quell'età senza artifici ed è proprio questa la sua forza.
Suonare, perchè si ha voglia di farlo, sbagliare, perchè si ha voglia di farlo, anche imparare dai propri errori, cantare, anche quando tutti ti prendono in giro, avere una famiglia che non ti capisce e cercare di essere sempre te stessa, anche se non ci riesci, cazzeggiare, anche quando gli altri vanno per un altra strada e via dicendo.
L'idillio della band, viene messa in crisi da un ragazzo, di cui Bobo e Klara si innamorano, ma l'amicizia è più forte di qualsiasi relazione amorosa, come la passione per la musica, anche se all'inizio non sapevano suonare, ma sarà Hedvig, nonostante tutto a rimettere insieme la band, anche per una sola serata.
Un film sincero diretto da un regista precedentemente presente alla fabbrica, Lucas Moodysson, autore di Liljia 4ever e Fucking Amal, viene dalla Svezia e ci ha donato un altro gioiellino da vedere e collezionare.
Consigliatissimo, se volete una commedia intelligente che parla di ragazzi, io cercherò di trovare la graphic novel, per leggerla dato che il film mi è piaciuto moltissimo.
Questa volta evita di girare un film drammatico, per una storia più solare e sentita, ma soprattutto molto ispirata.
Voto: 9



domenica 3 agosto 2014

Blue Caprice

Blue Caprice è il film che non ti aspetti.
Da una parte, c'è la storia vera di una persona John Allen Muhammad che plagia un ragazzino per fargli commettere dei delitti, Lee Boyd Malvo; da un altra c'è la storia di un uomo che ha perso praticamente tutto, ma quel che è peggio è che ha perso totalmente la testa, e dentro di se è piena d'odio e rancore, e allora decide di far fuori tutti coloro che non accetta, ovvero dei bianchi.
Bianchi che non permettono di costruire una società utopica come la vorrebbe lui, un viaggio sanguinario che coincide con la sua follia e che trascina con sè anche il figliastro, per il semplice motivo che ha perso tutto ciò che aveva, la moglie, i figli, tutto quanto.
Il film è il racconto di due assassini, dentro una spirale di follia che uccidono a caso, e senza motivo degli esseri umani, un bagno di sangue che terminerà grazie all'intervento delle forze dell'ordine, esattamenta a Washington DC nel 2002.
Un film spietato e reso ancora più incredibile da una regia asciutta, senza fronzoli, capace di andare subito al sodo senza particolari forzature, praticamente raccontando la storia come se noi spettatori fossimo accanto agli assassini, a guardare le loro mosse, ad assistere alle loro discussioni...allucinante...
La cosa che mi ha scosso di più però è il fatto di vivere dentro la follia, sullo schermo ascoltare le parole di Mohammad e non condividerle affatto, restando impassibile a tutto.
Quello che fa più paura, e che mi ha inquietata maggiormente, è fin dove può arrivare la rabbia di una persona?
Fino a dove si può capire quando non hai nulla da perdere allora fai letteralmente il c**o agli altri?
E' possibile che la rabbia esplode in un turbine di violenza incapace di fare ragionare e di fare capire che quello che si sta facendo è sbagliato? Che si stanno recidendo vite umane senza alcun motivo?
Un film da pelle d'oca, in tutti i sensi, ma ovviamente non è un capolavoro, ha anche i suoi difetti, primo l'opera scorre lenta e da l'impressione allo spettatore che il regista non sappia realmente cosa intende raccontare, secondo, nonostante la sua capacità di creare tensione, l'autore in questione sembra non sia capace di personalizzare l'opera.
E' un film ancora grezzo di un autore che deve ancora crescere, nonostante ciò si lascia vedere bene, con tutti i suoi difetti.
Senza infamia e senza lode.
Voto: 6 e 1/2


sabato 2 agosto 2014

Hostel 2

Eli Roth torna col seguito di Hostel, film che ha lanciato la moda del torture porn, ma qui ci da decisamente dentro: dimenticate tutto quello che è successo nel primo capitolo, per questo secondo non si risparmia proprio nulla.
I protagonisti del primo capitolo ormai sono solo un ricordo lontano, nello stesso ostello, adesso ci sono delle studentesse attirate con l'inganno da una studentessa come loro, che le invita a passare un po' di giorni con lei, e anche il proprietario dell'albergo dove vengono ospitate.
Durante il party di sera verranno avvicinate da alcuni ragazzi: sarà un bagno di sangue senza possibilità di salvezza...forse.

film girato sempre con la benedizione di Tarantino, ha due celebri camei, Edwige Fenech nel ruolo dell'insegnante d'arte, e Ruggero Deodato nel ruolo di un cannibale che mangia la sua vittima piano piano tagliandola con il coltello.
In questo Hostel, non viene risparmiato proprio niente, e si che le donne vengono dette sesso debole, ma qui escono decisamente le palle, come la protagonista che capisce che non c'è via d'uscita e si trasforma da vittima a carnefice non appena scopre che è stata designata per essere uccisa nel gioco al massacro organizzato da dei ricchi sadici a sue spese e a spese delle sue amiche.
E c'è di più, primo rigira le carte  a suo favore, poi si vendica di chi ha usato lei e le sue amiche....ahhiiaaaaaaaaa sto spoilerando frena, frena calmiamoci hahaha, ok, ritorno in me e recensisco il film.
Dunque, Eli Roth ci sa fare con l'horror, e Hostel 2 è decisamente migliore del primo capitolo, primo perchè ha una storia più curata e una regia più attenta, ma anche i trucchi sono ben curati, è decisamente un opera migliore della prima e più matura sia al livello stilistico che registico.
Il film si basa su un gioco dove dei ricchi sadici, pagano per sfogarsi uccidendo una persona designata e scelta per il gioco, ma le cose in questo secondo capitolo si invertono trasformando i carnefici in vittime, e ben presto anche gli organizzatori di questo gioco rischieranno grosso.
Un film sorprendente dall'inizio alla fine, primo perchè riesce a incollarti letteralmente alla poltrona, poi perchè è capace di creare la giusta atmosfera di horror e tensione capace di creare empatia coi personaggi, certo vedere la protagonista che una volta scoperta la verità ribalta il gioco a suo favore è una sorpresa che non ti aspetti, e come la userà questa sorpresa?
Un po' ve l'ho spoilerato poco fa - a mia discolpa non spoilero maiiii ahiahiahi - per l'altra parte mi spiace, dovete guardare il film.
Voto: 8
Ottimo, senza ombra di dubbio, l'otto se lo merita in tutto e per tutto.






venerdì 1 agosto 2014

Breathe In

Drake Doremus è un regista che prima non ho mai sentito nominare, ma grazie a quel grande calderone che è internet, e soprattutto i siti di streaming dove ci trovi di tutto e di più, capita che incroci lo sguardo sulla trama di una pellicola che ti ispira la visione e zacchete, guardi il film.
Per Breath In, che rientra nei meandri di *ScreenCult, rassegna nata sull'onda di rinnovare il blog e di renderlo più vicino ai gusti dei grandi cinefili, oltre che ai cinefili onnivori, un po' come me diciamo; è un film indipendente che sembra prendere la bella foto di una famiglia, e di farla in mille pezzi; mi spiego meglio: Il regista racconta la storia dell'arrivo di una ragazza in una famiglia, Sophie, il suo arrivo sarà come una miccia che si accenderà e cambierà le loro vite per sempre sfidando le dinamiche delle relazioni tra quei familiari.

Sophie si infatua di Keith, e tra i due sfocia una relazione platonica, mai del tutto consumata, lui è attratto dalla freschezza della sua gioventù, lei dal suo talento musicale, anche se considera la musica un imposizione più che una libera scelta.
Da quel momento però gli equilibri della famiglia si sfaldano, e piano piano quelle timide certezze esplodono in una cruda realtà fatta di castelli di carta che cadono portando alla luce le cosidette convenzioni sociali, le ipocrisie e tante altre cose...il nucleo familiare non è come appare.
Ma c'è di più, e qui il regista è stato molto bravo nel descriverlo, non racconta solo il disfacimento di quella famiglia, ma, a noi che guardiamo il film, ci mette in esame quasi come se ci identificasse con i protagonisti del film.
Quante volte siamo stati sicuri del nostro nido, poi ci svegliamo un giorno e scopriamo che quel nido che rappresenta un po' le nostre sicurezze, in realtà è solo un illusione che ci siamo costruiti?
E' successo molte volte, qui il regista manda in frantumi il cosidetto sogno americano, attraverso il nucleo familiare apparentemente perfetto, che poi così perfetto non lo è, quasi come se criticasse le incomprensioni e la crisi della famiglia, che viene fuori grazie all'arrivo di Sophie, ragazza inglese che manda in crisi le certezze del capofamiglia e di sua moglie, non ultima però c'è anche la figlia, in crisi adolescenziale.
Eppure nonostante tutto, Drake Doremus termina il film così come è cominciato, con la preparazione di un ritratto familiare, anche se prima c'erano i sorrisi, a contornare il tutto.
Breath In è il ritratto di una famiglia in crisi, le cui certezze sono come piedi d'argilla, ognuno di loro vorrebbe segretamente qualcosa di più dalla vita, e soprattutto si aspetta molto dalle persone che ci vivono accanto, non accontentandosi di accettare gli altri per come sono, il che è una cosa normalissima, e così basta la presenza di un estraneo per farci fuoriuscire dalla realtà e costruire una realtà desiderata piuttosto che affrontare i problemi di ogni giorno e risolverli...c'è forse un limite all'amore?
Questa è l'unica domanda che mi sono fatta dopo la visione del film, e voi se lo vedete quale domanda vi ponete dopo la visione?
Un bel film, molto sentito, nudo crudo e sincero, come solo il cinema indipendente riesce a fare ultimamente.
Voto: 7





Agorà

Riguarda & Recensisci

Eccomi di nuovo, dopo più di una settimana con la rubrichetta Riguarda & Recensisci, che ripesca film visti ma non recensiti alla fabbrica, oggi è il turno di Agorà del regista spagnolo d'adozione ma cileno di nascita Alejandro Amenabar.
Il film in esame racconta una storia a metà strada tra fede e religione, il fanatismo, le contraddizioni e la follia dei cristiani sono rappresentati senza mascheramenti, tutto ciò che concerne l'allontanamento dalla fede cristiana deve essere bandito.
A farne le spese, è la filosofa Ipazia - interpretata da Rachel Weisz - che si trova nel bivio del dover scegliere tra fede e ragione, continuamente a rischio di perdere le sue scoperte scentifiche, e infatti i cristiani mettono a fuoco e fiamme la sua biblioteca, ritenuta il centro della cultura ad Alessandria d'egitto.

Il film è piuttosto romanzato, si tratta sempre di un opera di fiction, ma che racconta ispirandosi a fatti e persone reali, i soprusi, le prevaricazioni e il totalitarismo usato dai cristiani per imporre agli altri il loro credo, anche a costo di eliminare importanti scoperte scentifiche perchè ritenute non cristiane o addirittura pagane.
Meglio l'ignoranza che la conoscenza, il succo del cristianesimo sta tutto qui, non importa se devi uccidere o menare chi non la pensa come te, l'importante è imporsi agli altri.
Persino gli ebrei ne hanno fatto le spese e sono stati presi a colpi di pietre perchè nel giorno dello Shabat invece che pregare Dio sono stati sorpresi a teatro.
Si, la chiesa ha usato le maniere forti per imporre la sua presenza, lasciando la gente nell'ignoranza e nella paura, paura di cosa però?
Della cultura, come se quelle scoperte fossero il male, d'altronde una donna a quei tempi non poteva insegnare all'uomo; e per una religione che crede che la donna nasca dalla costola di un uomo e non che l'uomo nasca dalla donna - cosa anche naturale - che cosa vogliamo pretendere.
Mille buone azioni non cancellano le azioni vili, se commesse al solo scopo di imporsi agli altri, come se non ci fosse libertà di scelta religiosa, questo succede nelle tirannie e nei regimi totalitari e non può essere il bene.
Solo Ipazia tiene testa ai cristiani, dicendo chiaramente da che parte sta, lei crede nella filosofia, anche se questo comporterà la perdita della sua vita.
Un film che si pone tra fede e ragione, ponendo i limiti della fede e rappresentando la ragione, cosa c'è di male nell'apprendere e nella conoscenza? Assolutamente nulla, eppure è la paura a fare agire i cristiani in questo modo, che sembrano tutti pazzi per servire Dio, e così hanno perso la ragione e la razionalità in nome di questo Dio, uccidendo, bruciando ciò che per loro rappresenta l'allontanamento da Dio.
E questo sarebbe il bene?
Assolutamente no.
Nonostante il tema trattato credo che bisogna prenderlo con le pinze, anche perchè il film forse non rappresenta fatti realmente accaduti, sicuramente si ispira a quei fatti.
Non male.
Voto: 6




giovedì 31 luglio 2014

Mario Bava Day - Shock


Non potevo mancare alla celebrazione di uno dei miei autori preferiti, il grande Mario Bava, e così si ritorna ai celebration day organizzati dagli altri amici bloggers, per l'occasione ho scelto di recensire shock.
Che filmone...lo devo dire, un horror psicologico di quelli come piacciono a me.
Innanzitutto devo dire che all'inizio credevo fosse una versione migliore del remake diretto da Lamberto Bava, tra l'altro ha codiretto questo film non accreditato, secondo, questo film è assolutamente diverso dal remake, tutto è  costruito in maniera in cui lo spettatore non si aspetta quello che mi aspettavo io.
Sinceramente ho visto prima il remake, poi il film originale, anche se ritengo il secondo migliore del primo per costruzione di suspence e la tensione che non ti lascia mai.

Mario Bava costruisce non un giallo, ma un horror psicologico vero e proprio capace di tenerti incollato sulla poltrona, il tutto costruito in maniera tale da non avere le sorprese che ti aspetti.
Anche il bambino che interpreta il figlio è bravo, e fa davvero paura, ovviamente è lo spirito del padre che in un certo senso lo possiede.
C'è una verità nascosta dentro quelle mura di casa, che Dora vuole vendere al più presto, e Bruno invece decide di viverci, ma strani incidenti accadono, anche tramite Marco, il figlio di Dora.
Quello che apparentemente è inspiegabile, è che il bambino sembra subire una forte influenza con il luogo, e sembra che riesca a captare una strana presenza accanto a lui.
Quello che scoprirà, sarà una verità sconvolgente e inaccettabile per qualsiasi essere umano, un delitto è stato consumato, e rimosso da chi lo ha commesso.
Quando il castello di sabbia crollerà, sarà un vero shock, come dice il titolo del film, e lo spirito del marito attuerà la sua crudele vendetta, usando il figlio.
Un film agghiacciante, da pelle d'oca, in cui tutto non è in realtà come appare, e le cose sono molto diverse, tutti portano una maschera, e quando questa maschera cade succede l'impensabile e comincia il vero e proprio incubo che ti inghiottirà all'inferno, in senso metaforico ovviamente.
Un piccolo cult, non un capolavoro ma capace di farti stare in tensione per tutta la sua durata, questi sono i vecchi film, entrati ormai nella storia.
Anche La Fabbrica dei Sogni celebra il maestro Mario Bava con uno dei suoi cult assoluti.
Voto: 7 e 1/2


mercoledì 30 luglio 2014

Kinetta

Kinetta è il capolavoro che non ti aspetti, ma anche quello duro da mandare giù.
Film particolarissimo e difficile, molto difficile.
Durante la visione credi di stare guardando una buffonata, ma poi ti accorgi che così non è: un gruppo di tre persone, in tutto saranno due uomini e una ragazza, che ricreano situazioni di violenza domestica ispirati a fatti realmente accaduti, o anche inventati al momento da loro stessi: ci rimarranno imprigionati.
Non è come ho detto prima un film facile, descrive situazioni di violenza impresse in pellicola, come se i protagonisti narcisisticamente trovassero una specie di appagamento nel riprendere queste situazioni.
La regia è del greco Yorgos Lanthymos, di cui ho già recensito Dogtooth, tempo fa.
Questo film potrebbe anticipare le tematiche di quello che sarà il suo seguente film, il già citato Dogtooth, in questo film però non ci sono le sbarre invisibili presenti nel suo seguente film, ma ne anticipa le tematiche, la trama è spesso priva di dialoghi concisi, che effettivamente in questo film ci stanno benissimo.
Il film è tutto un susseguire di costruzioni di situazioni di violenza che vengono registrate nella pellicola di uno dei due uomini filma con la telecamera, l'altro uomo invece con la ragazza "recita" - e vi assicuro che scritto così non è un eufemismo,  - le situazioni che poi vengono impresse in pellicola.
Lanthymos non esprime però le motivazioni che spingono queste persone a compiere questi gesti e poi filmarli, si limita solo a raccontarli, come fosse un terzo testimone invisibile e silenzioso, filma con una fotografia scarna, a tratti sembra che la mdp sia portata addirittura a spalla, come se stesse filmando qualcosa di realistico, nudo e crudo.
Un film pesantissimo, - la mia non è una critica negativa anzi -  ma capace di suscitare nello spettatore sentimenti contrastanti sullo stato delle persone, ma soprattutto il bisogno di filmarsi recitando situazioni di  violenza che tocca vertici sadomasochistici - non in termini sessuali però - sul bisogno di violenza per sentirsi vivi.
Si perchè è proprio questo bisogno di violenza che spinge i nostri tre protagonisti a filmarsi, forse per trovare una loro identità? Può darsi, qualunque sia l'interpretazione che volete dare al film potrà essere corretta, come anche no, le impressioni che ho avuto durante la visione sono una cieca paralisi verso la propria personalità, che è assoggettata alla macchina da presa durante le scene simulate, e anche il piacere di guardare o di essere guardati durante questi atti.
I protagonisti ad un certo punto si muovono come automi incapaci di reagire, lì mi sono un po' impressionata perchè non c'è stato uno di loro che si è ribellato alla sottomissione della mdp.
In sintesi Kinetta, è una celebrazione alla sottomissione, piacevole, volontaria o no, sempre quella è, se poi a filmare il tutto c'è un autore tra i più celebrativi degli ultimi anni - e ingiustamente disconosciuto in italia, dove i suoi film ancora non sono usciti al cinema - che merita senza dubbio una visione, una? Una, dieci o centomila, a seconda delle impressioni che vi ha dato il film; una sicuramente è dovuta...almeno.
Voto: 10







martedì 29 luglio 2014

War No More - Nato il 4 Luglio


Anche la Fabbrica dei Sogni partecipa a questa bellissima iniziativa, un iniziativa pacifista, per ricordare la stupidità della guerra proprio nell'anniversario della prima guerra mondiale, e che film ha scelto? Uno dei film più pacifisti mai girati a mio avviso: Nato il 4 Luglio di Oliver Stone.
Nato il 4 luglio è tratto dalla biografia di Ron Kovick reduce del vietnam, tornato a casa su una sedia a rotelle, ma è anche il ritratto sconfitto e disilluso di una intera generazione distrutta dalla guerra in vietnam.
Una generazione di giovani che andando a combattere per degli ideali, si trovò davanti a una realtà molto diversa di come lo stato gliela ha presentata.
Il film è la storia di Ron Kovick, un ragazzo patriottico, che intende arruolarsi per non permettere al comunismo di invadere l'america, ma si accorgerà che il comunismo è solo una scusa per fare la guerra in vietnam e conquistare quella nazione.

Questa nuova realtà sarà per lui come una luce abbagliante, che gli farà vedere le cose come sono in realtà, una realtà di avidità e di emarginazione, che proverà sulla sua pelle dopo che è ritornato dalla guerra, tutti coloro che prima lo salutavano e osannavano la sua scelta, ora lo allontanano perchè si vergognano e così anche alcuni suoi amici che come lui hanno combattuto in vietnam.
La sporca guerra vista attraverso gli occhi di un ragazzo che ha perduto la sua innocenza, in una guerra che ha infranto tutti i suoi sogni, ma Nato il 4 luglio non è solo un film sulla perdita dell'innocenza, è un film che urla che la guerra è sbagliata, qualunque sia stato il motivo del conflitto.
Ron stesso cambia idea, schierandosi con i pacifisti durante il '68 per far finire il conflitto in vietnam quando Nixon diventa presidente degli stati uniti, è lo stesso Ron che ha scritto il romanzo dal quale il film è tratto, e che dopo il vietnam è diventato un attivista dei diritti civili, e lo è tutt'ora.
Nato il 4 Luglio è inoltre la storia d'america, non solo la storia di Ron, di tutti quei ragazzi che credendo in un ideale hanno perso la loro gioventù, la loro vita, e la loro virilità per una nazione avida e meschina, che invece di schierarsi per la difesa dei deboli, prevarica gli altri per conquistare territori, soldi, e potere.
Un film che parla di guerra in maniera tenace, sincera e anche inca**ata, per urlare al mondo quanto sia inutile e meschina.
Un inno al pacifismo che è anche un inno alla vita, e soprattutto ai sogni infranti di un intera generazione distrutta dalla guerra in vietnam, diretto da un regista che oltre ad aver combattuto in vietnam conosce molto bene la storia americana.
Uno spaccato di storia che è anche lo specchio di una generazione di giovani che nonostante la sconfitta della guerra, è sceso per strada per farla terminare, e ha denunciato le bugie lanciate dagli americani per poterla combattere, con coraggio e dignità e ora la verità viene portata sullo schermo da un Oliver Stone in forma smagliante.
Senza dubbio è uno dei migliori film di Oliver Stone, regista da sempre polemico con l'america nel denunciare gli errori e le vittorie, le miserie e le sconfitte di un popolo patriottico, al punto tale da ritenere un onore che il figlio muoia in guerra, come nella scena in cui Ron va dalla famiglia del ragazzo che ha ucciso per sbaglio in vietnam, il padre era completamente cieco, sembrava che l'america fosse più importante di suo figlio.
Quinto non uccidere dice Ron a sua madre quando in un momento di crisi gli racconta di essere stato costretto con altri soldati a far fuori un intera famiglia inerme durante la guerra, citando la bibbia.
Un film toccante e straziante, reso ancora più grande dalla presenza di un giovanissimo Tom Cruise qui in uno dei ruoli più complessi della sua carriera.
In conclusione, un capolavoro da vedere e rivedere.
Voto: 9






Gli altri partecipanti

Solaris - Il Mestiere delle armi 
Recensioni Ribelli - Good Morning Vietnam
Cinquecentofilminsieme - Starship Troopers
Montecristo - La Grande Guerra

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