giovedì 9 giugno 2011

Basta che funzioni

Woody Allen torna alla commedia, e che commedia, innanzitutto ha come alter ego un genio Boris, che anni prima è stato vicino dall'avere il premio nobel per la scienza, e ora passa il suo tempo insegnando ai bambini a giocare a scacchi, trattandoli piuttosto male, e a incontrarsi con gli amici per parlare del più e del meno, bevendo e cazzeggiando, lui però zoppica per aver tentato il suicidio dopo che la moglie lo ha lasciato, la sua vita compie una virata quando a incrociare la sua strada arriva una ragazza di ventuno anni Melody, che rimane affascinata da Boris e si trasferisce a casa sua, i due iniziano una convivenza dissacrante in cui la ragazza il più delle volte deve fare da "infermiera" a Boris e lo deve accudire, soprattutto quando ha le sue crisi di panico, la ragazza invece di ascoltare la sua musica preferita deve far contento Boris e ascoltare Beethoven, va tutto per il meglio, finchè non arrivano prima la madre che sembra innocentina, con il suo completo color confetto, ma poi arriva a vivere con ben due amanti e cerca in tutti i modi all'inizio invano, di convincere la figlia a stare con un ragazzo giovane come lei, poi arriva il padre che piantato dalla sua seconda moglie cerca di riconciliarsi con la prima moglie ma invano, i due si incontreranno nel bel mezzo di una mostra di collage di nudi fatti dalla donna che dice al marito di vivere con due uomini che adora, due uomini che in realtà sono i suoi due amanti, quando la ragazza incontra il giovane con cui la madre voleva che la figlia stava insieme a lui, scocca la scintilla, Boris tenta un altra volta il suicidio, ma atterra su un altra donna, donna che lui porta in ospedale e con cui scoccherà la scintilla, Melody gli confessa di amare il ragazzo e si lasciano poco prima che lui tenta il suicidio, e il padre della ragazza confessa la sua tristezza per la moglie che lo ha abbandonato a un altro uomo...non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa...
Woody Allen scrive e dirige una commedia, interessante, dissacrante, sui rapporti d'amore, in modo acuto, pungente un film carinissimo e consigliatissimo, che pur restando privo di virtuosismi registici (Woody Allen non ama le sperimentazioni, ma si concentra sui rapporti umani) e che è rimasta nel cassetto per trent'anni e che è stata scritta per Zero Mostel, attore morto nel 77 dopo l'uscita di Io e Annie. In fin dei conti non importa di chi ti innamori o con chi stai, basta che funzioni...è questa la filosofia del film, ottimo.

          

martedì 7 giugno 2011

State of a Play

Un Thriller che non lascia respiro, sin dalle prime inquadrature, uno script scritto benissimo tratto da una serie tv.
La storia si concentra sull'omicidio di una ragazza, che dapprima sembra un suicidio, ma prima viene ucciso un giovane pizzaiolo da un ladro che ha preso una valigietta...
Il giovane politico Stephen Collins sconvolto dalla notizia chiede al suo amico giornalista integgerrimo che non si arrende per scoprire la verità di indagare sulla morte della ragazza che era una giovane ricercatrice del suo staff con cui aveva una relazione, le ricerche si rivelano difficili e rischiose il giornalista Cal McAffrey si fa aiutare dalla giovane collega Della Fraye, ma per cercare la verità dovranno scavare molto a fondo rischiando persino la loro vita, tra inseguimenti, rivelazioni e continui colpi di scena che hanno il potere di incollare lo spettatore davanti allo schermo, non tutto è come sembra, tutti sono sospettati, non c'è un attimo di tregua, e coloro che consideriamo amici possono nascondere qualcosa di sconvolgente nel loro armadio.
Kevin McDonald dopo l'ultimo re di scozia, dirige un thriller politico di stampo hitchcockiano, con attori bravissimi tra cui spicca uno stupefacente Russell Crow e una sempre brava Helen Mirren, la lezione di Hitchcock si legge e si nota per tutto il film, in cui nessuno sembra innocente e tutti hanno qualcosa da nascondere, per quale motivo Sonia è stata uccisa? E da chi? Che legame c'era con Stephen? Sono questi gli interrogativi che lo spettatore si pone durante la visione del film e che vengono alla luce dallo sconvolgente finale a sorpresa in cui ogni pedina va al giusto posto.

La ragazza delle balene

Il film comincia con un antica leggenda maori raccontata da una bambina in cui il primogenito riesce a stare in sintonia con le balene, ma il nonno troppo legato alle tradizioni non si sognerebbe mai di avere come allieva quella nipote indomabile che tutti i giorni cerca di dare il suo meglio come combattimento...
Il film raccontato con una delicatezza senza pari, sottolinea quanto avvolte le leggende, le tradizioni, siano spezzate dal destino e dal fato, la regista Niki Caro riesce a raccontare una storia di coraggio e determinazione molto toccante e molto sentita Keisha-Castle Hughes è bravissima, riesce ad essere naturale e ad esprimere tutta la sensibilità e il coraggio di Paikea, la bambina protagonista del film.
Un bellissimo film diretto da una donna che sa, e che riesce a trasmettere curiosità e attenzione sin dalle prime immagini, uno degli aspetti più interessanti sono le catene di pregiudizi legate alle tradizioni, e il fato che riesce a spezzarle, dando una consapevolezza che nella vita niente è stabilito, neanche le tradizioni che vedono il maschio ad essere il prescelto come capo, stavolta dovranno ricredersi, questo è il messaggio di speranza che il film trasmette, nella vita nulla è stabilito, nulla è come te lo aspetti, perchè come la vita è imprevedibile, lo è anche il fato, non c'è nessuna distinzione e nessuna differenza di fronte a questi eventi, alla fine anche il più tradizionalista deve ricredersi.
Magistrale.

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