giovedì 28 febbraio 2013

Django Unchained

L'omaggio di Quentin Tarantino allo spaghetti western, soprattutto quelli di Sergio Corbucci al quale Django Unchained si ispira è senza dubbio sentito, sincero e soprattutto un opera di una maturità che ha superato le mie aspettative, come d'altronde le aspettative di tutti gli ammiratori di Tarantino, che da un bel po' di  anni non sbaglia un film.
Ma andiamo al dunque, questo film è il canto del cigno di un autore che ormai sa come dirigere un film, soprattutto grazie alla sua grandissima cultura di incallito cinefilo, e  alle sue mille citazioni che non mancano neanche in questo splendido film.
con Django Unchained, tarantino non si limita a divertirsi a citare, ma fa suo il film, come fosse una libera espressione di un personaggio nato nel cinema italiano e interpretato da Franco Nero che fa un cameo nel film, rendendo l'opera che vive di vita propria, e cammina con le sue gambe, e questo solo i grandi registi lo sanno fare.
Intendiamoci Django Unchained non è soltanto un omaggio a un genere amatissimo dal regista in questione, è una storia a se, che colpisce per la grande immedesimazione degli attori nei personaggi, poi per la cura con cui il film è stato girato, si vede lontano un miglio che questo film è un capolavoro, a differenza di altre sue pellicole qui non resuscita attori dimenticati, ma prende i migliori attori che hanno lavorato con lui, Christoph Waltz che era presente in Bastardi senza gloria e che offre una interpretazione divina, poi c'è anche il suo attore feticcio Samuel L Jackson.
Gli antagonisti sono Django interpretato da un nero, Jamie Foxx, attore che apprezzo molto, e Leonardo di Caprio nel ruolo del proprietario terriero cattivo che ha con se la moglie di Django.
La questione razziale americana viene portata alle estreme conseguenze, qui si parla di schiavitù, precisiamo è sempre stato uno dei temi portanti del cinema di Tarantino, che ha sempre preso con se attori di colore nei suoi film, ma qui ambienta il film proprio durante il periodo prima della rivoluzione americana.
Il paradosso è vedere un attore di colore diventare da schiavo a cacciatore di Taglie a fianco di King Shultz, un tedesco che gli salva la vita dopo averlo scoperto in catene da un branco di schiavisti, lo libera e lo fa diventare cacciatore di taglie.
Il giovane però vuole liberare la moglie dal proprietario terriero che la tiene come schiava, la ragazza ha però una particolarità, sa parlare il tedesco, per questo Shlultz ne approfitta e parla con lei il tedesco per riferirle che il marito la vuole salvare.
Con questo film Tarantino dice la sua a proposito della questione razziale, che in america dopo due secoli è ancora ben radicata, ed esprime il suo punto di vista senza facili sfaccettature, come per rassicurare il suo pubblico e soprattutto il pubblico di colore, che quello è il suo pensiero, che i proprietari terrieri avvolte erano meschini e lo racconta mettendosi direttamente dalla parte di Django, che è il vero eroe del film.
Non mancano le scene violente, e splatter, soprattutto il duello finale con il cattivone interpretato da Di Caprio che in quanto a bastardagine se la gioca con il servo Samuel L Jackson, che ha voltato le spalle alla sua gente per leccare il culo al bianco padrone.
Tarantino presenta due facce di una sola medaglia, grazie ai personaggi dei padroni e dei servi di colore come l'irriconoscibile Samuel L Jackson  per dimostrare il fatto che gli uomini di solito sono tutti uguali, qundi è inutile creare assurde differenze.
CAPOLAVORO.

Questa recensione la dedico al Cannibale e a MrFord





mercoledì 27 febbraio 2013

Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta

Comincia la trilogia dedicata a Indy, ecco a voi il primo capitolo, questa settimana è il turno di I predatori dell'arca perduta, primo titolo dei tre film che insieme a Guerre Stellari è entrato nel mito e nella storia delle più importanti pellicole di tutti i tempi.
Per chi ama il cinema d'avventura è impossibile non prendere la trilogia di Indiana Jones, che con la sua frusta ha seminato terrore contro i cattivi che cercano reperti archeologici solo per diventare ricchi, senza capire il significato reale dell'oggetto, e la simbologia nascosta.
In questo episodio Indy dovrà trovare l'arca dell'alleanza, e per farsi aiutare cerca una sua vecchia fiamma che ha un conto in sospeso con lui - l'attrice Karen Allen famosissima negli anni ottanta - ma succede che dei mercenari, o meglio dei predatori al seguito dei nazisti, vogliono arrivare all'arca prima di Indy, allora che fanno? Come Arrivarci al posto suo? Gli tendono una trappola rapendo la sua vecchia fiamma, capendo questo Indy non si fa fregare ma qualcosa va storto...perchè nonostante tutti gli sforzi per arrivarci prima e salvare un tesoro di  insestimabile valore, che nelle mani sbagliate potrebbe causare danni, ma in quelle giuste, se si capisce il suo valore, che è nettamente spirituale potrebbe essere la volta buona per comprendere che certe cose non devono essere usate, perchè è scritto nella natura delle cose.
Ma i predatori vogliono guadagnarci, cosa succederà davanti all'arca dell'alleanza?
E bene precisare una cosa, come blockbuster è uno dei migliori che abbia mai visto, non c'è ombra di dubbio che Spielberg si sia divertito a dirigere questo film, che è stato diretto in maniera arguta da un autore che sa il fatto suo, la sceneggiatura l'ha scritta Lawrence Kasdan ed è stato prodotto a 4 mani pure da George Lucas, quando si parlava poco fa di Guerre Stellari eh?...
Va bene, in conclusione, uno dei film mitici degli anni ottanta, con uno dei personaggi che è ormai diventato un icona per chi era un ragazzino in quegli anni e non solo...
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


domenica 24 febbraio 2013

Fratello dove sei?

Signore e signori, siete pronti? Ecco la prima parte della trilogia dell'idiota dei fantastici, mitici superfichissimi, intelligentissimi e tanto altro ancora, ma non sto qui ad elencare perchè altrimenti non basterebbe un intero blog, fratellini Coen.
C'è da stupirsi se ho iniziato in modo goliardico la recensione? Asssolutamente no, apparte che stasera sono di buonumore, poi perchè manca poco e c'è la notte degli oscar, che spero di vedere e commentare in diretta nel blog, vedremo, ah concentriamoci sul film.
Lo stavo dimenticando, scusate, ecco ora sono tornata di nuovo in me, allora, avete presente quando siete davanti a un film e ti accorgi che la pellicola che stai guardando è divertentissima, e ha delle scene una più esilarante dell'altra, in cui i protagonisti sono uno più matto dell'altro, e nonostante ciò li trovi simpatici e fai il tifo per loro? Bene, la pellicola in questione è Fratello dove sei? Ambientato nel profondo sud durante la grande depressione Ulisses Everett McGill - un bravissimo e strampalato George Clooney qui al suo primo film con i fratellini - evade dalla prigione e ha un piano, in cui coinvolge altri galeotti come lui, in realtà lui vuole tornare a casa da sua moglie...ahia, scusate lo spoiler, e nel frattempo conosce un chitarrista nero con cui incidono una canzone che diventa un successone, e loro che sono inconsapevoli di ciò continuano la loro fuga, e nella loro strada incontrano, prima un ladro di banche che gli da il bottino, poi una congrega religiosa di gente che si battezza, poi delle ninfe, che li seducono e infine il ku klux klan.
Nel frattempo uno dei tre scompare, e credendo che le ninfe lo hanno trasformato in rospo se lo portano dietro in una scatola.
Quando incontrano un truffatore che uccide il rospo, scappano e vedono le figlie di Ulisses che partecipano a un concorso canterino...come fare per riconquistare la famiglia e tornare a casa?
Per saperlo dovete guardarvi questo divertentissimo film.
I fratelli Coen si divertono a criticare l'america del sud con un film volutamente sopra le righe, i cui protagonisti sono John Turturro, attore feticcio dei Coen, presente in quasi tutta la loro filmografia, George Clooney qui alla prima prova con i fratellini, e Tim Blake Nelson che in seguito dirigerà diverse pellicole.
Ed ecco che qui si fa una presa in giro dell'america, volutamente intrisa di razzismo, di ignoranza e chi più ne ha più ne metta, e l'americano medio che viene preso per i fondelli volutamente costruendo una miscela di divertimento e spensieratezza unici, da due autori capaci di scrivere e criticare usi e costumi tipici americani e riderci su, facendo ovviamente una critica e strizzando l'occhio allo spettatore.
Volutamente potremmo definirlo una versione atipica dell'odissea di omero, in cui i protagonisti sono autentici imbecilli in cerca di una via d'uscita per una nuova vita.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


venerdì 22 febbraio 2013

Il Grande Freddo

Premessa:
Non ho una grande simpatia per la generazione dei sessantottini, motivi miei personali, ma qui non facciamo polemiche, dobbiamo parlare ma soprattutto recensire un film, allora lo faccio.
Dunque dunque, Il grande freddo parla appunto di un gruppo di giovani che negli anni sessanta voleva cambiare il mondo, giovani con degli ideali che hanno vissuto il sessantotto - che in america è stato ben diverso da quello italiano, ma lasciamo perdere - giovani che si ritrovano, sposati, disillusi, imborghesiti, grazie alla morte per suicidio di un loro amico, ed ex collega di università, una coppia che prova ad avere un figlio, poi c'è un attore che è insoddisfatto della sua vita, e poi c'è la ragazza del defunto, che stringe un amicizia con uno di loro...
E' senza dubbio un film malinconico, che ricorda con nostalgia quanto erano belli i tempi della gioventù e quanto siano cambiati i tempi ora che sono tutti sposati, con famiglia, e le difficoltà del quotidiano hanno cambiato i sogni della gioventù, le speranze e anche gli ideali.
Beh per ogni generazione c'è un po' di malinconia della spensieratezza della gioventù, quella in cui ti sembra di spaccare la mela in due, di sognare, di prendere il mondo e di abbracciarlo, ma la vita inesorabilmente cambia le cose, ci fa imborghesire, ci fa mutare i pensieri, i sentimenti e tanto altro.
La maturità arriva per tutti non c'è niente da fare, e quando arriva ci fa cambiare anche se i protagonisti del film debbo dire che un piccolo barlume di fuoco ce l'hanno ancora, nonostante siano passati tanti anni dai tempi dell'università, decidono di rivedersi per rivedere le loro vite, cercando di esorcizzare la morte del loro amico, di non pensarci, e si mettono in discussione in tutto, e alla fine decidono per cosa è meglio fare.
In un certo senso ho apprezzato molto questo film, che è costruito abbastanza bene, da un regista di talento che sa come puntualizzare il ritratto di una generazione.
Stilisticamente è un film che ritrae una generazione in declino, che ha voglia di cambiare, di confrontarsi, di guardare la propria vita, magari lo faranno in meglio, oppure non lo faranno mai, ma è meglio provarci piuttosto che restare ancorati alla monotonia quotidiana.
Tutti noi cerchiamo noi stessi, e quando una persona cara viene a mancare si cerca sempre di esorcizzare la mancanza onde evitare di soffrire di più, ci si mette in esame e si scava nel profondo per cercare cosa vogliamo davvero, proprio come accade ai protagonisti di questo film, che per altro sono tutti bravissimi.
Il Grande Freddo è e resta uno dei cultissimi che non possono mancare in una collezione che si rispetti, anche per ritrovare noi stessi, che siamo giovani oggi, negli occhi di chi è stato giovane allora.
CULT.



Minority Report

Che succede quando Spielberg incontra Philip k Dick?
Un incontro che definirei di puro intrattenimento coniato da una storia che avvince dall'inizio alla fine, un incontro magico che ha dato vita a un grande film: Minority Report.
Qui il protagonista è Tom Cruise che lavora per la prima volta con Spielberg, e interpreta il ruolo di un agente precrimine, che grazie ai precog, persone che potremmo definire veggenti, hanno il modo di prevedere i futuri crimini e di evitarli.
Tutto sembra andare per il verso giusto, la precrimine ha quasi annullato gli omicidi ed è un dipartimento perfetto...ma è davvero così?
A cominciare a mettere la pulce nell'orecchio di questa organizzazione è una visione di una precog, la donna la più dotata, e prima ancora un agente dell'fbi che vuole vederci chiaro, e che crede che la precrimine non sia così infallibile, sicuramente ha delle pecche.
Quando Agatha, fa vedere a John - Cruise - l'eco di un omicidio lui ne parla con il suo capo, ma inspiegabilmente dopo qualche giorno vede la previsione di un omicidio che deve commettere lui...ma cosa si nasconde in questo? John non conosce affatto l'uomo che deve uccidere, e non conosce neanche il motivo, allora si mette in fuga per scoprire e soprattutto per costruire i fatti e trovare una soluzione, ma come fare per arrivare al nocciolo della questione? Per farlo prima di cambia gli occhi per non essere riconosciuto dalle spie, poi rapisce Agatha grazie al suggerimento di chi ha fatto nascere la precrimine, da lì comincia a sbrogliare la complicata matassa che lo porta direttamente al colpevole...chi? Dovete vedere il film per saperlo, vi do solo un suggerimento, è una persona molto vicina a John, ma lui sarà abbastanza intelligente da smascherarlo.
Un film coinvolgente ed entusiasmante, Minority Report è uno di quei film in cui quando li guardi ti accorgi quanto sono sorprendenti, la regia di Spielberg sa come prendere un racconto di PK Dick, conosce bene l'argomento e lo personalizza con un sapiente lavoro di  immedesimazione, che riesce a creare raccontando la storia, che è un breve racconto di Dick, senza edulcolorazioni e facili smancerie, prendendolo esclusivamente per come è.
L'empatia con i personaggi raggiunge livelli altissimi con una costruzione particolarmente curata della psicologia dei personaggi, in modo da inserire lo spettatore quasi come fosse dentro un film.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.







mercoledì 20 febbraio 2013

La Casa

E' il cult dei cult degli amanti dell'horror, lo dico perchè da quando mi sono avvicinata  a questo genere e leggendo vari articoli, tutti nominavano La Casa come uno dei film fondamentali per i cultori dell'horror o del cinema di genere in generale: oggi ne parlo io.
Innanzitutto devo dire che come film a basso costo è uno dei più terrificanti che ho mai visto, nel senso buono, da pelle d'oca direi, e per un film d'esordio direi che è una cosa che poche pellicole hanno fatto, forse solo L'esorcista quando lo vidi la prima volta mi ha impressionato tanto.
Ma andiamo al dunque, la trama è semplicissima, e già di per se dovrebbe fare aumentare l'acquolina in bocca, e il film è tutto concentrato su uno strano rituale che risveglia i demoni in una casa abbandonata nel bosco, rituale registrato in un vecchio registratore che i ragazzi ascoltano in un nastro, e sarà la fine per tutti, anche per una serie di motivazioni e azioni stupide che commettono i protagonisti.
Una volta innescata una bomba, bisogna avere i mezzi necessari per renderla innoqua, ma sfortunatamente non succede questo ai protagonisti, che digiuni di rituali si trovano a combattere forze sconosciute che li annienteranno...vi sembra poco?
No, effettivamente non lo è. Come tutti i grandi cult movies la casa all'inizio non ha avuto una buona accoglienza, ma è il tempo ad averlo trasformato nel cult horror per eccellenza, quello da collezionare e da avere, perchè sottolineo che La casa E' un film da avere assolutamente, è un titolo imprescindibile, nonostante che sia un horror a basso, bassissimo direi costo, ha una tensione che non lascia mai lo spettatore dall'inizio alla fine, i protagonisti entrando in un vortice più grande di loro e non ne usciranno vivi, forse soltanto uno, che ha evitato di cadere nella trappola demoniaca Ash riuscirà a salvarsi le chiappe, come si suol dire...ma è davvero così?
Un film ricco di tensione, con scene splatter spettacolari, e di sorprese a non finire, coaudiuvato da una regia attenta e ispirata, e da un talento come Raimi, che ha anticipato già il cinema di Peter Jackson e Guillermo del Toro, che riesce a spaventare anche con una donna che sorride e ha gli occhi bianchissimi, quando il cinema è davvero ispirato e lontano da 3D o simili e girato con pochissimi mezzi, gli effetti speciali sono stati creati con mezzi di fortuna, allora si che un opera cinematografica diventa una forma d'arte.
CULT.


martedì 19 febbraio 2013

Frankenweenie

Se Tim Burton non è come prima nessuno può dire che il suo talento sia scomparso, e lo dimostra questo magnifico film; Frankenweenie pur essendo un remake di un corto uscito nell'84, che a sua volta è stato rifiutato dalla disney, adesso esce come un vero e proprio lungometraggio: e che lungometraggio.
Quando Tim Burton si da all'animazione da il meglio di se, e lo dimostrano pellicole come Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere, non è da meno anche questo ultimo bellissimo  film.
Che sia finalmente un ritorno alle origini? Lo spero bene, perchè sarebbe una bellissima novità quella di guardare i film che riesce a fare Tim e restare felice dopo la visione.
Lo spero bene, anche perchè Frankenweenie  promette molto ma molto bene, la fotografia è in bianco e nero, come il corto originale, solo che non è un opera live action, ma è un vero e proprio film d'animazione, davvero ottimo, che aggiunge nuova linfa alla sua lista di capolavori, anche se è uscito dopo il curioso Dark Shadow che era un tantino meglio del disastro di Alice in Wonderland, che ancora non ho recensito ma ho scritto un articolo a riguardo, dopo averlo visto.
In questo film c'è tutta la tematica che è presentissima nel cinema di Tim, la sua ossessione per il mito di Frankenstein, l'outsider che è in realtà l'eroe della storia, i pregiudizi dei vicini, e tanto altro ancora.
La storia è molto commovente, il piccolo Victor Frankenstein - un chiaro omaggio all'opera di Mary Shelley - scopre il modo per far tornare in vita il suo cane morto, e allora usa tutti i mezzi per riportarlo in vita riuscendoci alla grande, ma come fare per nascondere il suo amico ritrovato ai suoi genitori e ai suoi amici impiccioni?
Ci penserà a custodire il segreto un amica che ha un gatto che Victor non sopporta, ma un compagno di scuola rischia di metter in luce il suo segreto, come fare a controllare il cane ritornato che terrorizza i vicini e vivere normalmente?
Un bellissimo film danimazione che ridona luce al cinema di Tim Burton speriamo che segua questa strada e che non si impianta di nuovo in film che invece di mettere in risalto il suo talento lo offusca.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.






lunedì 18 febbraio 2013

Gone Baby Gone

Ehylà, si torna a parlare di Ben Affleck, questa volta c'è l'esordio alla regia, un giallo tratto dal romanzo dello stesso autore di Mystic River che ha regalato l'oscar a Sean Penn e Tim Robbins.
Anche Gone Baby Gone è un giallo, che racconta del rapimento di una bambina la cui madre risulta essere un irresponsabile, dedita al consumo di stupefacenti, una poveraccia che vive di espedienti.
Il caso è complicato, e ha sbrogliare l'intricata matassa è un giovane agente di polizia, che agisce di buon senso e cerca veramente di capire come sono andate effettivamente le cose, per ricostruire i fatti e anche per arrestare i colpevoli.
Ma non tutto è come appare, e le cose si complicano ulteriormente perchè ogni sospettato, ha degli scheletri nell'armadio, e nasconde qualcosa, c'è persino chi cerca di depistare le indagini: riuscirà il giovane agente di polizia a smascherare i colpevoli? E i colpevoli si possono definire davvero colpevoli nonostante l'atto riprovevole di allontanare una creatura dalla propria madre? Sbrogliare il castello di segreti e bugie non sarà affatto un lavoro facile, ma l'ostinazione dell'agente, lo porterà a scoprire le carte nascoste di un gioco che sembra impossibile da scoprire, e di smascherare segreti nascosti fin troppo bene.
Ben Affleck rinasce come una fenice cominciando un interessante carriera registica, continuata con altri due titoli, come The Town e il recente Argo, nonostante l'origine letteraria del film, è una pellicola che affonda le radici sulla classe proletaria, gente povera che vive alla giornata, che non ha un futuro certo, che vive senza prospettive, che si droga, una galleria di lousers in cui una persona farebbe meglio a stare lontana, ma chi può stabilire cosa sia giusto o sia sbagliato? In un certo senso commettere un reato è sempre sbagliato, sia che si fa per una buona causa che per una cattiva, alla fine lo spettatore capisce che un azione riprovevole anche se è sbagliata, potrebbe salvare una vita da una situazione in cui potrebbe finire male, ma chi siamo noi per giudicare? Chi siamo noi per dire che una bambina deve vivere lontano dalla sua mamma? Alla fine non ci saranno colpevoli e innocenti, e le scelte che si fanno si fanno per le cose giuste, anche se le persone sbagliano non siamo tutti perfetti, ma non per questo bisogna portare via la figlia a una madre, perchè come dice un vecchio proverbio sbagliando si impara, anche se la madre ha fatto grandi errori, nessuno si deve permettere di giudicare.
Bravissimo Casey Affleck come protagonista del film, altrettanto bravi Morgan Freeman e Ed Harris, che riescono a dipingere con momenti di assoluta drammaticità gli stati d'animo dei loro personaggi.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.






Ghostbuster

E' uno dei film più cool degli anni ottanta, uscito esattamente nel 1984 a rivederlo adesso non ha perso il suo smalto, ma soprattutto il suo humor acuto e intelligente.
Diretto da Ivan Reitman e interpretato da Dan Aykroyd, Bill Murray Harold Ramis e Sigourney Weaver che era diventata una star 5 anni prima interpretando Alien, il film è ormai diventato un classico del cinema fantastico, grazie ad una regia astuta e accattivante che strizza l'occhio sia al pubblico adulto sia ai ragazzi, che è il pubblico a cui si dovrebbe rivolgere maggiormente, ma che riesce a conquistare anche il pubblico più adulto.
Il film narra di un gruppo di studiosi di fenomeni paranormali che si trova spiantato dal loro laboratorio perchè non ha pagato l'affitto, ma uno di loro ha una idea geniale, e qual'è? Fare gli acchiappafantasmi, prendere armi e bagaglini e ampliare le loro ricerche, in un primo momento la cosa sembra una pazzia, che nessuno farebbe mai, ma diventerà un successone quando si capirà che New York è letteralmente invasa dai fantasmi: riusciranno i nostri eroi ad aiutare i cittadini a liberarsi dei fantasmi? La risposta è SI!!!
Ovviamente non hanno fatto i conti con una fascinosa donna che non è vittima di un fantasma, ma di un demone, come fare a scacciarlo? Grazie alla storia d'amore che nasce con uno degli acchiappafantasmi, che forse è il più coraggioso del trio, cercheranno di salvarle la vita, ma sarà una lotta durissima e senza esclusione di colpi, chi la spunterà? E soprattutto come faranno a liberare la ragazza dopo che il demone si è impossessato di lei?
In un crescendo di situazioni goliardiche e piene di tensione ecco che Ghostbuster riprende il cinema fantastico cercando di creare qualcosa di insolito, a metà strada tra il ghost movie e la commedia, generando un ibrido, che non ha nulla a che fare con l'horror in genere, non ci sono scene di paura, perchè principalmente è un film fantastico che immischia la commedia, il che gli da un appeal unico nel suo genere.
Un cult di quelli che non stancano mai, e che hanno segnato la mia infanzia, e forse anche la vostra soprattutto se siete della generazione dei nati negli anni settanta, in conclusione Ghostbuster è un titolo imperdibile per gli amanti del cinema fantastico e di genere in particolare.
CULT ASSOLUTO.


Pulp Fiction John Travolta day


Pulp Fiction è uno di quei film entrati nella storia del cinema, e soprattutto del costume diventando un icona, un cult movie e con il tempo anche un capolavoro.
Quentin Tarantino da grande cinefilo cinematografico, riempe il film di citazioni al cinema pulp, gangsteristico, in cui ci sono personaggi altamente sopra le righe, e costruisce un film a incastro, come le autostrade di los angeles, in cui la narrazione non è lineare, ma tratteggia le varie storie dei protagonisti.
C'è Vincent Vega - un rinato John Travolta che grazie a questo film rinverdisce la sua carriera, anche se leggenda narra che  non sia stato facile convincerlo a parteciparvi - che è il braccio destro del boss, in cui con Jules - interpretato da Samuel L Jackson attore feticcio di Tarantino - insieme hanno il compito di prelevare una valigetta il cui contenuto rimane misterioso, e restituirla al boss Marcellus Wallace.
Poi c'è l'episodio in cui Vincent deve fare divertire Mia, la pupa del boss, - una giovanissima Uma Thurman - Mia è una cocainomane e durante la serata in cui vincono persino una gara di ballo, la ragazza sniffa coca in quantità industriale, e una volta tornata a casa va in overdose, come fare per risolvere la situazione? Ci vuole una iniezione al cuore per salvare la ragazza, un altro episodio è quello del pugile che bara in un incontro truccato, e invece di perdere vince l'incontro...poi deve trovare l'orologio d'oro del padre che la fidanzata ha dimenticato a portare in albergo, lì reincontra il boss che ha fregato e durante la sparatoria finiscono in un negozio di cianfrusaglie dove li sodomizzano, ma butch si salva dal pagare il debito col boss perchè gli salva la vita, facendo fuori gli stupratori, per finire all'episodio in cui John Travolta parlando con il ragazzo che hanno preso in ostaggio lo fa fuori sparandogli in faccia...ma un signore molto furbo pulisce la situazione non lasciando tracce..
Pur essendo ricchissimo di citazioni, il film risulta originale e bellissimo, sia per quanto riguarda lo stile di tarantino, sia per quanto riguarda il modo di raccontare la storia, quello che più sorprende sono i dialoghi che sono entrati nel linguaggio comune di tutti gli appassionati di cinema...e non solo.
Un opera del genere non fa fatica a entrare nell'immaginario collettivo, perchè sin dalla sua uscita il film era già un classico, un cult, un opera talmente innovativa da dare ispirazione ad altri registi, che apprendendo la lezione di tarantino che ha creato grazie alla sua grandissima cultura cinematografica in cui si nota a ogni scena.
In pulp fiction, e non solo, c'è tutto l'amore di Tarantino per la settima arte, ma andiamo al punto cruciale prima della conclusione, il film si ispira alle storie di gangsters che uscivano negli anni trenta con i pulp magazines, cioè giornali stampati su carta di bassa qualità, e riportati al cinema da Tarantino.
Un film del genere doveva per forza fare storia.
CAPOLAVORO





La Fabbrica dei sogni partecipa al John Travolta Day, gli altri partecipanti sono...

Le recensioni di un bradipo cinefilo
thriller 50/50

sabato 16 febbraio 2013

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

Un film attesissimo, da lungo tempo, doveva dirigerlo Guillermo del Toro ma per altri  impegni ci ha rinunciato, al timone di regia torna Peter Jackson e divide il romanzo di JRR Tolkien in tre film.
Questo è il primo film, il cui titolo è Un viaggio inaspettato e diciamocelo subito, Lo Hobbit è il prequel de Il signore degli anelli e nonostante sia differente rispetto alla prima trilogia, è senza dubbio all'altezza dell'opera che l'ha preceduta.
Una nuova avventura attende Bilbo Baggins, che è il protagonista assoluto questa volta, durante la visione ho avuto la sensazione di assistere alla rilettura di una fiaba, ma non un semplice raccontino per bambini, ma una fiaba capace di sorprendere il pubblico per la sua complessità, pur restando nel rispetto dei canoni del fantasy si allontana dalla prima trilogia che era più avvincente, ma forse il bello deve ancora arrivare, speriamo nei prossimi film che ovviamente guarderò e recensirò.
Non mancano i camei di Frodo che si vede all'inizio, prima di cominciare l'avventura, Bilbo è seduto su una sedia che scrive andata e ritorno, le sue memorie, e da lì comincia il film vero e proprio,  in cui Bilbo si trova alle prese di una missione, cacciare il drago Smaug che si è impadronito del tesoro ha costretto i nani alla fuga, loro devono impadronirsi nuovamente del tesoro, e come fare per cacciare l'usurpatore e riconquistare il loro posto?
In aiuto dei nani arriva Gandalf, che va a trovare Bilbo, che in un primo tempo si dimostra riluttante a partire, poi grazie all'arrivo di altri nani, si convince ad aiutarli, così comincia l'avventura, che sarà anche una occasione per conoscere tutti quanti si mettono in cammino per riconquistare il tesoro perduto.
Un film avvincente ed entusiasmante, che a differenza del signore degli anelli, viene narrato, presenta un ritmo lento ma incisivo che rappresenta una riflessione su ogni personaggio della storia.
Questa volta Peter Jackson non si è limitato solo a grandi e innovativi effetti speciali, se cercate grandi battaglie e colpi di scena potreste rimanere delusi; la cosa che mi ha sorpreso è la costruzione della psicologia di ogni personaggio e dei rapporti che nascono nella compagnia, per una volta si è limitato a raccontare una storia narrandola, come fosse un romanzo da guardare più che da leggere, il libro non so come sia, e sarà sicuramente molto meglio del film, ma siccome sto recensendo il film mi limito alla recensione di questa fantastica opera cinematografica.
Un film capace di incatenarti alla poltrona, facendo riflettere sulla natura delle cose fondamentali della vita, che vengono narrate senza far uso di particolari effetti speciali, ma lasciando una  magia unica.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


Fargo

I fratelli Coen, sanno come divertire lo spettatore, ma la loro genialità sta anche nello spiazzarli, così nel 1996 escono con questo che per molti è il miglior film da loro diretto e prodotto: Fargo.
Fargo è la storia di un rapimento finito in un bagno di sangue, il cui principale colpevole è un uomo - William H Macy - che ha bisogno di una grossa liquidità, forse per debiti accumulati e che organizza il rapimento della propria moglie, per ottenere il riscatto dal suocero che è proprietario di un autosalone in cui lavora.
Il problema è che i rapitori da lui ingaggiati, finiscono per far fuori qualsiasi persona si trovano davanti e che in un modo o nell'altro gli mette i bastoni fra le ruote.
Molti omicidi cominciano a lasciare tracce piuttosto evidenti, e una poliziotta incinta comincia le indagini per sbrogliare la complicata matassa, e come un uccellino che raccoglie le molliche di pane piano piano, le raccoglie tutte, fino ad arrivare alla soluzione perchè i rapitori sono anche stupidi, invece di fare un semplice sequestro di persona, fanno di testa loro, e mattone dopo mattone tutti i nodi vengono al pettine.
A complicare le cose si ci mette anche il suocero, cioè il padre della donna rapita che decide di pagare il riscatto. I rapitori che sono daccordo in un modo si trovano davanti a un altra persona e via un altra palla al piede da far fuori, e verrà fatto fuori anche colui che chiede il biglietto dell'autostrada, insomma le tracce che si accumulano sono talmente tante che per Margee - una bravissima Frances McDormand giustamente premiata con l'oscar - cercare di ricostruire i fatti non sarà poi così complicato.
E' con questo bellissimo Noir, ambientato in una nevosa Minneapolis, che i Coen dirigono il film della maturità, pur rispettando le regole del genere, cercando di personalizzare la storia alla loro maniera, fanno di questo noir uno dei migliori film degli anni novanta.
Fargo è un capolavoro, soprattutto perchè in questo film cercano di evitare di essere sopra le righe come in tutti i film che hanno diretto e realistico, evitando simili facilonerie che avrebbero impedito alla storia di essere  superficiale, invece puntano sulla brutalità e la stupidità umana, creando picchi di tensione che non lasciano lo spettatore dall'inizio alla fine.
Così come dovrebbe essere un vero e grandissimo noir, i personaggi mandano tutto a puttane alla fine, perchè si fanno prendere dall'avidità e non capiscono che prima o poi saranno smascherati grazie alle tracce sparse in giro.
CAPOLAVORO.



venerdì 15 febbraio 2013

Argo

Opera terza di Ben Affleck, e anche stavolta non si smentisce. Dirige un film solido, che trae ispirazione da un fatto realmente accaduto durante l'occupazione dell'Ahiatollah Komehini in Iran.
Il film è ambientato negli anni settanta e racconta di un operazione della CIA per liberare gli ostaggi americani, tenuti prigionieri dal regime e perciò sono impossibilitati a tornare a casa. Come fare quindi per farli tornare alle loro vite? Ci pensa un astuto agente segreto, che fingendosi produttore di un film di fantascienza che deve essere girato in Iran, cercherà in tutti i modi di camuffare gli americani facendo credere alle autorità che è gente che lavora alla produzione, naturalmente il tutto verrà fatto grazie alla complicità di gente che veramente lavora nel mondo del cinema.
Non sarà affatto facile eludere le forze dell'ordine, anzi sembra quasi una missione impossibile, eppure quell'agente ostinato sa che ce la può fare, pur consapevole che rischia persino la vita, ma poco importa, perchè l'operazione non solo riuscirà anche se per un pelo, ma poco importa, ma verrà ricordata anche per quel film inesistente che sarà la scusa per liberare gli ostaggi.
Lo dico subito, è un film riuscitissimo, Ben Affleck dimostra di saper maneggiare una storia, ma soprattutto sa come fare per dirigere un film nel modo migliore possibile, conosce molto bene come fare per raccontare una storia, e questo sin dal suo esordio, e con questa opera terza come ho detto all'inizio di questa recensione non si smentisce proprio.
E' un ottimo film, scritto benissimo e recitato altrettanto bene, che sa anche fare riflettere sugli avvenimenti, l'inizio è travolgente, si comincia a raccontare dello scià di persia, e degli aiuti che ha ricevuto dagli americani, per poi continuare a raccontare il colpo di stato che ha portato al potere il regime di Komehini, per poi approdare al problema principale, in maniera documentaristica, che non confonde le acque, anzi è una spinta in più per comprendere i reali fatti e capire ogni punto di vista, poi c'è la CIA, e la tensione che cresce man mano che la storia va avanti, dosata al punto giusto da un abilissimo direttore cinematografico, che sa capire gli stati d'animo dei suoi protagonisti e li racconta, senza falsi pudori o inutili scene facilone.
E' un film sincero, diretto da un autore che vuole raccontare le cose come sono avvenute realmente, evitando facili sentimentalismi, e di questi tempi, è una cosa più unica che rara.
DA NON PERDERE.




Gente comune

Robert Redford esordisce alla regia con un film che è una fortissima critica all'istituzione familiare.
Una famiglia borghese prova il dolore della morte del primogenito, è successo in un incidente in cui l'altro figlio più piccolo è stato testimone.
Al centro di tutto c'è una famiglia devastata dal dolore, e dal rapporto ormai logoro, la persona che è chiusa è la madre, che incolpa il figlio piccolo della morte del più grande, non esplicitamente ma lo fa con il suo comportamento rigido e freddo, ma il ragazzo che cade vittima di una depressione per la morte del fratello, anche al senso di colpa che è scaturito dal comportamento freddo della madre non sa che lo stesso comportamento lei lo tiene con il marito con cui il rapporto è ormai finito.
Il ragazzo comincia una terapia con un analista, che piano piano riesce a scavare nel suo inconscio per fare uscire il dolore della perdita del fratello, e soprattutto fa uscire gli scheletri nell'armadio di una famiglia ormai che è tale solo agli occhi del mondo.
Una delle scene particolarmente drammatiche è quella in cui chiedono alla madre di fare una foto con il figlio, e lei rifiuta con tutte le sue forze, poi certe urla, certi problemi che esplodono in famiglia che sottolineano l'incapacità della donna di amare altre persone all'infuori del figlio che è morto.
Non dico il finale per non rovinarvi la sorpresa se non l'avete visto, quello che vi dico è che è un film che esplora attraverso il dolore della perdita la psicologia di una famiglia, e dei diversi modi di vivere il dolore della perdita.
Al centro c'è anche un ragazzo, che deve affrontare in prima persona un dolore inaccettabile e conviverci, ma  soprattutto deve capire chi sono le persone che veramente lo amano, nella vita le cose capitano, e non è colpa di nessuno se accadono, perchè vuol dire che devono accadere, non è possibile prevedere gli incidenti, nè tantomeno evitarli, mentre il padre cerca di capire quel figlio problematico, la madre è quella che rimane chiusa nel suo guscio e non vuole aprire il suo cuore al figlio.
Non un grande film, ma un buon film, capace di fare riflettere sugli eventi della vita e sul dolore, ma soprattutto sottolinea anche i sentimenti che vivono dentro il cuore di una famiglia ormai a pezzi, in cui il solo padre cerca di tenere unita, ma alla fine non si può tenere unita una famiglia ormai finita.
Basta non dico niente, dico soltanto una cosa, guardatevelo.
APPETITOSO.


giovedì 14 febbraio 2013

1941 Allarme a Hollywood

Un film incompreso, che è stato frainteso alla sua uscita. Ridere sulla guerra quando il conflitto in vietnam era finito da pochissimo tempo non deve essere piaciuto agli americani; io l'ho trovato spassoso e divertente, pieno di scene esilaranti ben calibrate da un autore che voleva fare un film scaccia pensieri, ironico, curioso, ma soprattutto diverso dagli altri, in futuro come ben sapete usciranno i capolavori Shindler's List e Salvate il soldato Ryan che daranno la definitiva consacrazione a Spielberg.
Qui dietro la macchina da presa abbiamo ancora un giovane Spielberg che dirige una commedia, anzi un film comico ambientato durante il secondo conflitto mondiale, quando i giapponesi entrano in guerra con l'america e decidono di invadere niente popo di meno che Hollywood, il divertimento è assicurato, ma non aspettatevi l'esatto rispetto dei fatti storici, è una commedia esilarante che va presa per quello che è.
Eppure c'è qualcosa di magico in questo film, che pur essendo insolito riesce a trasmettere un senso di ilarità, che forse non è stato recepito il messaggio come meritava.
E' un cult movie, a me che l'ho visto per la prima volta è piaciuto molto, soprattutto per il senso di buonumore che è presente in ogni scena del film, poi c'è la  caratterizzazione dei personaggi che è incredibilmente sopra le righe, forse lo è volutamente.
Abbiamo dei protagonisti che sono dei totali imbecilli, che devono fronteggiare l'arrivo dei giapponesi e non sarà affatto facile la battaglia, perchè oltre a combinare guai a non finire, ci si mette pure hollywood con il suo mondo ovattato a peggiorare la situazione.
In una piccolissima parte c'è il grande John Belushi attore che apprezzo molto, in cui interpreta un aviatore che ne combina di tutti i colori, bellissima la scena del ballo, in cui i due soldati duellano a colpi di danza per conquistare il cuore di una bella donzella, tra i momenti migliori segnalo anche il capitano che si commuove guardando dumbo, scena comicissima ed esilarante, e Toshiro Mifune attore feticcio di Akira Kurosawa che è il capitano della flotta che sta per invadere hollywood, che è l'unico che dimostra di avere cervello.
DA NON PERDERE CULT ASSOLUTO.



martedì 12 febbraio 2013

Moonrise Kingdom - una fuga d'amore

Wes Anderson è un regista con una sua precisa poetica, per questo è più un autore di culto che per le masse, almeno per come la vedo io.
In tutti i film che ha diretto e ho visto, compreso quest'ultimo c'è qualcosa che ancora non mi fa gridare al miracolo come è già successo con altri autori come i Coen, Lynch e tanti altri.
Questo non vuol dire che non lo apprezzi, anzi tutt'altro, eppure c'è qualcosa in lui che ancora non ha fatto centro.
Ma andiamo al film, Moonrise Kingdom  parla di ragazzi, e quindi dovrebbe essere un film d'evasione, ma c'è una marcia in più.
Wes Anderson non si limita a fare il suo bel compitino adatto a tutti i gusti, vuole di più e lo fa cercando di dare una impronta critica sul mondo degli adulti, incapaci di osservare e stare accanto ai ragazzini.
Per questo il film potrebbe risultare indigesto a chi non sa cogliere il sarcasmo nascosto nelle scene, nel film ci sono dei personaggi curiosi che rappresentano il mondo degli adulti, ci sono i genitori della ragazzina, che sono degli idioti che pensano solo a loro stessi, e i genitori adottivi del ragazzino che ne sanno più di quanto dimostrano di sapere, poi c'è il mondo dei boyscout e tutti gli scheletri nell'armadio legati ai personaggi.
Tutto qui? No, ci sono loro, i due ragazzini innamorati che vogliono vivere fuori dal mondo stupido e ovattato che gli hanno costruito intorno e in cui si sentono come pesci fuor d'acqua.
La loro assenza non cambia minimamente lo scorrere della vita dei loro genitori all'inizio, soprattutto quelli della ragazzina che non si parlano più e in cui ognuno pensa solo a se stesso, il padre è talmente preso da non accorgersi che la moglie lo tradisce con il poliziotto che si mette in cerca della figlia, ma sarà il capo boyscout a trovarli e a riportarli a casa.
Ad una prima visione potrebbe risultare un po' pesante, anche se sinceramente film così aperti non ne escono poi molti, quindi il mio consiglio è guardarlo senza aspettarsi facili lacrimoni, certo c'è un abisso rispetto a I tenenbaum che il film che più apprezzo di Anderson, ma resta il fatto che è un film che fa riflettere, sulla adolescenza, e sul mondo così lontano e superficiale degli adulti.
DA COLLEZIONARE


venerdì 8 febbraio 2013

Prima ti sposo, poi ti rovino

Nuovo appuntamento con i fratelli Coen, questa settimana ho scelto Prima ti sposo, poi ti rovino, un altra incursione nel cinema mainstream dopo l'avventura di Mr Hoola Hop, ma non solo: è il secondo capitolo della trilogia dell'idiota, che ha come protagonisti George Clooney e Catherine Zeta Jones.
Lui è Miles Massee, un avvocato divorzista che riesce a spennare chiunque gli si capita davanti, Lei è Marylin una cercatrice di polli da sposare e poi da spennare, tutto va per il verso giusto fino a quando non capita che il marito ingaggi Miles che la frega lasciandola senza il becco di un quattrino...come fare a fregarlo nel suo stesso campo?
Con una buona dose di seduzione e palpitazioni, riesce a far cadere persino l'avvocato nella sua rete, lo impalma e poi lo molla...non vi dico cosa succede dopo - sapete che odio spoilerare nelle recensioni - però vi dico che pur essendo una commedia divertentissima, alcune scene sono particolarmente esilaranti, si veda quella del primo divorzio di Marylin che piange e poi viene fregata dal conçierge gay con il cane che scatena la sua sete di vendetta verso quell'avvocato.
Una commedia riuscita, divertente, di certo i Coen hanno fatto molto meglio, ma il film si fa vedere molto bene perchè è particolarmente frizzante, fresco, acuto e graffiante.
Ben consci di stare alla larga dalle facili commedie romantiche, imbastiscono un racconto stilisticamente accattivante e graffiante, in cui c'è la classica lotta al gatto col topo tra i due protagonisti, vediamo chi impalma chi, non a caso George Clooney è bravissimo, e altrettanto brava è Catherine Zeta Jones viscida maliarda seducente, consapevole di aver attirato la sua preda e cerca di inghiottirla in un sol boccone? Chi vincerà?
La risposta non appena vedrete il film.
I Coen approfittando dei mezzi del cinema mainstream fanno una commedia arguta, che parte benissimo e non molla l'attenzione dello spettatore ma che alla fine perde un po' scegliendo il classico happy end e sgonfiandosi, ma va bene così, il finale non poteva essere diverso, infondo si tratta di una commedia, va presa per quello che è.
Il film resta un esempio di divertimento senza pari, e questo soltanto I Coen lo sanno fare, aggiungendoci sia il loro famoso tocco, sia una feroce satira sul matrimonio, infondo bisogna anche saper ridere del matrimonio perchè no?
DA COLLEZIONARE


mercoledì 6 febbraio 2013

Jurassic Park

E' il primo film ad aver realizzato creature create al computer, si perchè i dinosauri che vedete, non tutti ma la maggioranza sono stati creati al computer, una rivoluzione, al cinema prima di allora nessuno aveva creato creature al computer.
Ma alla sua uscita quando lo vidi la prima volta in televisione non mi piacque molto, mi sembrava troppo artificiale, forse non ero ancora abituata a vedere creature digitali; ma il film rimane innovativo soprattutto per questo.
E c'è di più, il film è tratto dall'omonimo romanzo di Michael Crichton, con sceneggiatura scritta dallo stesso Crichton a quattro mani con David Koepp, possiamo definirlo film giocattolo? Blockbuster? O quello che volete voi, ma resta soprattutto un opera che riflette sui limiti dell'uomo che creando un parco giochi per dinosauri, non riflette sulle conseguenze di animali estinti milioni di anni fa e che sono praticamente sconosciuti agli uomini, la domanda più specifica del film è può l'uomo convivere con i dinosauri?
Ce lo spiega Ian Malcolm, un bravo Jeff Goldbloom che sottolinea la  sfrontatezza degli scienziati di ricreare qualcosa estinto che non si conosce, i dinosauri prima dell'arrivo dell'uomo si sono estinti, l'uomo non li conosce, fare una cosa del genere è un po' contro natura, perchè prima di tutto hanno avuto un loro ciclo che li ha portati all'estinzione, poi è arrivato l'uomo, non possono convivere perchè sarebbe - le sue parole - uno stupro della natura.
E le conseguenze arrivano dalla avidità dell'uomo, un imbecille che lavora al parco, cerca di fregare gli embrioni per farsi i soldi e fregare John Hammond e toglie tutte le protezioni per far si che gli uomini possono visitare il parco senza pericoli: Sarà una carneficina, molte persone moriranno e altrettante saranno in pericolo di vita, e l'imbecille? Farà la fine che si merita grazie a un dinosauro che gli butta la bava addosso e lo paralizza, perchè ogni azione porta delle conseguenze.
Un film ad alta tensione che riesce a divertire sequenza dopo sequenza, grazie ad una regia paricolarmente attenta agli umori dei personaggi soprattutto nelle scene di pericolo, e questo crea una forte empatia negli spettatori.
IMPORTANTISSIMO per chi ama Samuel L Jackson in questo film fa un piccolissimo ruolo, quello dell'esperto in computer con la sigaretta in bocca, il ruolo è marginale ma è importante sottolinearlo per chi ama questo attore.
Richard Attemburugh interpreta John Hammond, il creatore del Jurassic Park, che ha costruito con il cuore, tristissima la scena di quando prendono l'elicottero e si sofferma sul suo parco con sguardo di malinconia, poi abbiamo Laura Dern nel ruolo della coraggiosa dottoressa Ellie Sutton, che fa di tutto per portare alla normalità le cose, e per ultimo Sam Neill che riporta a casa i bambini dal nonno dopo averli salvati da un tirannosaurus rex.
Il film diviso in due parti, la felicità della scoperta del parco, e i dinosauri, la scena del branchiosauro all'inizio è magica, poi c'è la parte drammatica, da cardiopalma che lascia senza fiato lo spettatore.
Un film d'avventura intenso e avvincente che fa della tensione il suo punto di forza.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.




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