lunedì 31 ottobre 2011

Wes Craven vince il sondaggio

Il sondaggio sulla rassegna di Novembre lo vince Wes Craven, il papà di nightmare, sarà il protagonista dal 12 novembre sulla fabrica dei sogni, scopriremo la sua cinematografia, questa è la prima rassegna scelta dai lettori della fabrica, in futuro ce ne sarà un altra scelta direttamente da voi restate collegati.

Drive

Un nuovo nome fa capolino tra i giovani registi, un nome che con Drive ha vinto il premio per la migliore regia Nicolas Winding Refn, regista di Drive.
Una pellicola che regala forte tensione e anche grandi emozioni, che per una pellicola d'azione dare momenti drammatici diciamo che è un tocco in più che la rende originale e unica.
Protagonista è un autista senza nome, che fa l'autista per i ladri e lo stuntman nei film per le scene di guida spettacolari, lo interpreta un sorprendente Ryan Gosling, attore che piano piano si è fatta strada e che finalmente è rivelato da questa pellicola piena di sorprese, diretta come detto sopra da questo giovane autore Danese di cui sono sicura che sentiremo parlare molto spesso di lui, soprattutto da queste parti, dunque continuando con la trama, fare da palo ai ladri e lo stuntman non è la sola attività che svolge, lavora persino in un auto officina, ma un giorno si innamora di Irene (Carey Mulligan, la ricordate in An Education e Non Lasciarmi) madre di un bambino il cui marito si trova in carcere, una volta uscito di prigione deve pagare il debito al boss locale per una rapina, e qui succede il dramma, sarà proprio l'autista per amore di Irene ad aiutare l'uomo, tutto dovrebbe procedere secondo i piani, ma qualcosa non quadra, al banco dei pegni dove si dovrebbe fare la rapina ci sono dei soldi di un altro boss mafioso che ha rubato ad un altra persona, scattata la trappola ardita anche da una donna che fa loro da complice doppiogiochista, si trovano immischiati in un gioco più grande di loro che li risucchierà nel profondo, è una discesa agli inferi che forse non ha una via d'uscita, o quasi, il marito di Irene rimane ucciso e il boss di origine irlandese (Ron Perlman), ma a dirigere i giochi ci pensa l'altro boss - colui a cui presumibilmente sono stati tolti i soldi - che risolve la cosa a modo suo.
Un film sorprendente e intenso, capace di farti stare col fiato sospeso dall'inizio alla fine, baciato da una tenera storia d'amore senza troppi fronzoli o lacrime facili, realistica, vera, è per amore che lui cerca di aiutare il marito, è per amore suo soprattutto che lo fa, lui non esprime del tutto i suoi sentimenti, ma lotta soprattutto per amore della ragazza e del suo bambino, a costo di rischiare la sua stessa vita, inutile dire che il boss con il quale l'autista lavora fa fuori tutti no? Ma forse ho parlato troppo, comunquesia, è nelle immagini di grande impatto che sta la vera forza del film, alcune scene sono davvero spettacolari come quelle degli inseguimenti, e aggiungo che il premio alla regia a Cannes per me è strameritato, Winding Refn offre una regia adrenalinica e mozzafiato capace di incollarti allo schermo e non mollarti, lo stesso possiamo parlare della trama di questo film formidabile
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


sabato 29 ottobre 2011

La Ragazza sul Ponte

Un film magico, sensuale, che ricorda piuttosto alla lontana Fellini e il suo capolavoro la Strada.
E' una storia d'amore, un amore mai espresso fino infondo, un amore sofferto, fatto di silenzi, di attese, che culmina nell'esibizione del lancio di  coltelli, dove possono esprimere dolore, pericolo, passione, erotismo, tutto, quel lancio di coltelli, e l'esaltazione del loro amore, espressione di dolore per un sentimento che non viene mai a galla fino  in fondo, ma che si lascia trasparire nelle piccole gioie e dolori quotidiani, aaah i francesi, quando si mettono a fare cinema certe volte fanno delle piccole grandi perle come appunto questo film, il delizioso la ragazza sul ponte.
Non c'è che dire Vanessa Paradis, (adèle) la francesina conosciuta in italia per l'hit single Joe Le Taxi e ora moglie di Johnny Depp, raggiunge la maturità artistica di attrice con questo film, e che dire è molto ma molto brava, riesce ad esprimere con poche cose il dolore, la rabbia, il sentimento  per Daniel Auteuil (Gabor), ed è così naturale che viene da pensare che non stia recitando, ma sta vivendo quella storia, per quanto riguarda Gabor, è un personaggio ruvido di per se, ma che ha cuore e salva Adèle quando tenta il suicidio gettandosi dal ponte, e le fa una proposta, se accetta di fare da bersaglio, così partono attraverso la francia e passando anche per l'italia.
Un film bellissimo, girato in uno splendido bianco e nero che lascia una malinconia e colpisce, come i famosi film vecchi che vedi per scaldarti il cuore, i nostri eroi spinti da un desiderio sadomasochistico, e un sentimento di amore e di odio vanno avanti come due compagni che hanno trovato l'altra metà della mela.
La regia di Patrice Leconte è decisa, ferma, e soprattutto puntata per colpire nel profondo, non perde mai di vista i personaggi e la storia, e i due attori protagonisti sono talmente bravi da farsi dirigere come se Leconte fosse un direttore d'orchestra e loro i musicisti più bravi.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


Con gli occhi dell'assassino

Strana gente questi iberici, ma però avvolte riescono a fare piccoli film che incatenano allo schermo, è il caso di Con gli occhi dell'assassino diretto da Guillem Morales e prodotto da quel geniaccio di Guillermo del toro, autore che tocca spesso fantastico e horror ed è stato capace di fare vere e proprie meraviglie, qui sta nella cabina di produzione, e presenta un thriller che si sospetti non abbia nulla di nuovo rispetto alle pellicole del passato, si ci sono vari thriller con protagonisti ciechi, si pensi a the eye, furia cieca e tante altre.
La storia non è originalissima si sa, quello che spaventa di più in questo film non è la cecità in se, quella è la mancanza di un senso, ma ciò che la minaccia, ovvero un assassino, un uomo che ha paura del...ah non posso dirlo altrimenti faccio spoiler e finisce la festa hehe, comunque un film che incatena dal primo all'ultimo fotogramma, la protagonista Belen Rueba - tra i suoi film c'è anche il bellissimo mare dentro di Amenabar - è nel doppio ruolo di Julia e Sara, ed è minacciata da un Serial Killer ossessionato dai ciechi, ma soprattutto dal buio, che non si riesce ad acchiappare, perchè lui vive nel buio, non è assolutamente un impresa facile acciuffarlo, ed è in questa continua lotta tra luci e ombre, tenebre e luce, che dovrà affrontare Sara per liberarsi di lui, anche quando subisce l'operazione per tornare a vedere normalmente, anche se poi la minaccia si fa più pressante, più pericolosa, anche se dovrà affrontare il buio per tornare alla luce, lei lo fa, e per fare questo deve avere molto coraggio.
Il film non è un capolavoro, però riesce a catturare dall'inizio alla fine, in un crescendo di tensione che non lascia mai lo spettatore, l'autore - un nome da tenere d'occhio - non ti lascia scampo, devi vedere il film dall'inizio alla fine, quando poi si scoprono le carte in tavola, e l'assassino rivela il suo volto e le sue ossessioni, e viene messo a nudo sia da Sara che da sua madre, lì c'è l'abisso che lo fa sprofondare sempre di più dentro se stesso, in una voragine che lo divora e che non gli lascia scampo.
DA COLLEZIONARE.


venerdì 28 ottobre 2011

A Dangerous Method

Sembra che con il progetto di A Dangerous Method David Cronenberg abbia voluto dirigere una pellicola che si allontana dalle sue precedenti, che nonostante si allontanino dagli esordi possedevano una potenza unica, e riuscivano a scuotere lo spettatore in modi inimagginabili, non succede questo con A Dangerous Method, pellicola impeccabile, possiamo definirla da camera, però ci manca qualcosa, Kiera Knightley è stata più convincente in Non Lasciarmi qui è assolutamente fuori parte, o poco ispirata, poco importa, per questo ruolo ci voleva un attrice molto più preparata, per non parlare di Viggo Mortensen sempre bravissimo, qui invece sembra più una caricatura di Freud, un pupazzo inespressivo, di solito Mortensen ha fatto ruoli da leone, anche con Cronenberg, si pensi al poliziotto di La promessa dell'assassino, dove davvero spiccava sugli altri.
Un opera minore, che non aggiunge nulla di nuovo alla magistrale filmografia di David Cronenberg.
Un film del genere avrebbe dovuto toccare corde, mettere  i brividi, per le scene che sono state girate, invece ti ritrovi a vedere l'opera poco ispirata di un grande autore, sembra che Cronenberg non abbia voluto affrontare fino in fondo l'argomento, che si trovi a disagio con passioni carnali, che non abbia voluto osare più di tanto, forse se l'avesse fatto avrebbe salvato la pellicola.
Ciononostante mi sembra giusto precisare che un confronto con le altre pellicole mi sembra inopportuno, soprattutto le pellicole degli esordi, resta comunque un opera piacevole ma che non tocca il thrill emozionale, ed è un peccato davvero, forse Cronenberg il film non l'ha sentito nel cuore come è successo con gli altri, perchè è tutto costruito, tutto fatto troppo bene, per poter creare una immedesimazione sia con la storia che con i personaggi.


giovedì 27 ottobre 2011

Mother

Bong Joon-ho è un portento, no davvero perchè se con The Host ha fatto il film di mostri più bello della storia del cinema, con Mother ha diretto il suo primo capolavoro, lo devo dire, mette i brividi, e soprattutto commuove.
Si quella madre che per salvare il figlio da una falsa accusa di un omicidio si mette a fare il lavoro che dovrebbe fare la polizia, e quanto amore dimostra per la sua creatura, è un film da far vedere a tutte le madri del mondo, anche per dimostrare fin dove arriva quella madre per l'unica persona che veramente ama, un figlio ritardato, che è l'unica cosa che possiede, e che per lui mostra un amore che va aldilà di tutti i limiti possibili e inimmaginabili.
Bong Joon-ho dimostra di saper toccare il cuore degli spettatori sapendo giocare a carte scoperte, senza falsi sentimentalismi o facili lacrime, perchè quelle che regala lui sono lacrime laceranti, lacrime che ti spezzano il cuore, che è difficile dimenticare.
Con la morte di quella ragazza è stata spezzata una vita, ma due vite sono pronte a combattere con le unghie e con i denti perchè venga alla luce la verità, ma soprattutto c'è una madre, una donna, che lotta contro tutto e tutti per mettere in luce la verità e salvare suo figlio dalla prigione, perchè non sopravviverebbe, non si arrende nemmeno quando suo figlio la allontana avendo saputo che voleva abortire, non si arrende di fronte a niente, questo è l'amore di una madre per il proprio figlio, Bong è in grado di evidenziarlo con tutto se stesso dirigendo un opera bellissima e commovente, che tutti e dico TUTTI QUANTI dovrebbero vedere e collezionare, bravissimi tutti gli attori, soprattutto l'attrice che interpreta la madre del ragazzo ingiustamente accusato, mi ha colpito la sua caparbietà nel dimostrare a tutti l'innocenza di suo figlio, e colpisce anche l'irritante superficialità della polizia nel risolvere tutto con la soluzione più "facile" invece di fare serie indagini, tanto il ragazzo è ritardato, quindi prende anche lo spunto dell'intolleranza verso persone non sane di mente, anche perchè era una pedina facile per metterci una pietra sopra.
CAPOLAVORO.


mercoledì 26 ottobre 2011

I Segreti della mente

Una chatroom, di solito è un luogo innoquo sulla quale incontrare persone per parlare o per fare amicizia, invece per alcune persone può rivelarsi un labirinto con cui fuori uscire completamente dalla realtà, la pensa così Hideo Nakata, con il suo nuovo film americano, che è piuttosto convenzionale, e rispetto a Ringu film che gli ha dato l'attenzione internazionale e la conseguente fama (due remake della serie interpretati da Naomi Watts), è solo un innoquo filmetto che non da nessun brivido, all'infuori di quello che accade ai protagonisti del film che di fatto trasformano il mondo virtuale in mondo reale, non è male come idea, di tensione ce ne è poca, apparte stare nell'attesa di capire cosa succede ai protagonisti, più che un horror è un film che critica il mondo dei nuovi adolescenti sempre attaccati al pc 24 ore su 24, allontanandosi sempre più dalla realtà, la trama è piuttosto semplice e per nulla scontata, un gruppo di ragazzi entra in una chatroom e parlano con uno sconosciuto raccontando i fatti loro, ma lo sconosciuto fa un gioco psicologico con loro che li conduce al suicidio, non ho fatto spoiler perchè il primo suicidio si vede pochi minuti dopo l'inizio, ma per capire l'andazzo devi stare al gioco, solo un ragazzo apre gli occhi e ritorna nel mondo reale ribellandosi al gioco, raccontata così la trama risulta accattivante, fattostà che questo non è un horror vero e proprio, non ci sono salti dalla sedia e via dicendo, risulta alquanto noioso, la regia di Nakata è piuttosto giù di tono, ecco che succede a raggiungere il successo, una volta toccato il suolo americano si perde la scintilla che vi ha fatti brillare, con Ringu era brillante e quello SI che faceva saltare dalla sedia, qui non c'è ritmo, anzi il ritmo comincia solo alla fine, quando si scoprono le carte da gioco e tutti  i nodi vengono al pettine, comunque sia apparte questo il film non è proprio da buttare, è un buon thriller con piccoli momenti di tensione che fa riflettere sull'invadenza della tecnologia.
Curioso.


martedì 25 ottobre 2011

La Zona Morta

Primo film americano di David Cronenberg, tratto dal romanzo di Stephen King.
Protagonista è un insegnante, Johnny, la cui vita scorre tranquillamente fino a un incidente che lo fa restare in coma per cinque anni, da allora le cose cambiano, al momento del risveglio si accorge toccando la mano di un infermiera di possedere il potere della preveggenza, ma è una cosa a cui non è preparato, ne rimane impaurito, ma riesce comunque ad avvisare la donna del pericolo, che sua figlia è in casa e rischia di morire, scoprirà anche che la fidanzata ha sposato un altro e ha avuto un bambino.
La convalescenza di Johnny  è lunga, ma servirà anche per capire cosa realmente gli è successo, riuscirà a comprendere questo nuovo potere che ora possiede, cominciando a dire al suo medico che sua madre è ancora viva, ma lui la crede morta, il medico alla fine riuscirà a telefonare a sua madre ma non parlerà per l'emozione di sentire la sua voce.
Le cose si complicano quando Johnny Comincia a migliorare ed esce dall'ospedale, diventando l'attrazione cittadina, sopportando anche gli sbeffeggiamenti ignoranti di un giornalista che però rimarrà sconvolto una volta che Johnny prenderà la sua mano per dirgli perchè sua sorella si è suicidata.
Johnny ha il potere della preveggenza, che lui usa per salvare vite umane, ma anche per aiutare la polizia che lo chiama per avere una mano su un caso di omicidio svoltosi in un parco dentro un gazebo, Johnny prende la mano della ragazza morta e vede esattamente tutto quello che è successo, riuscendo ad indentificare il colpevole, che non è altro che un poliziotto che si è allontanato una volta capito che potevano arrestarlo, così con la polizia va in casa del giovane, la cui madre lo difende a spada tratta sparando loro addosso e rischiando di ucciderli, morirà invece lei e il figlio si suiciderà.
Un film strepitoso, che aggiunge un altro tassello arricchendo la straordinaria filmografia che qui comincia a maturare, protagonista uno strepitoso Christofer Walken, che dona al suo personaggio una struggente malinconia di chi per la prima volta si trova alle prese con cose sconosciute, e che si trova ad affrontarle dapprima con un po' di timore, poi piano piano inizia a conviverci, il suo è un dono, che viene usato per proteggere, ma scopre anche un altra cosa, come può prevedere il futuro, e vedere il passato, può anche modificarlo, attraverso quella comunemente conosciuta come la zona morta.
Particolarmente interessante è anche la seconda parte del film, quella in cui aiuta un bambino introverso, il cui padre non riesce a comunicare con lui, qui fa conoscienza di un politico, e di cui ha un altra visione, una visione che riguarda questo politico (Martin Sheen davvero molto energico) e che il paese è in pericolo se lui sale al potere, lui lo vede che obbliga un altro uomo e spingere un pulsante, allora decide di fermarlo, ed è ora che la zona morta cambia le carte in tavola...non dico altro a chi il film ancora non l'ha visto, ma è senza dubbio una delle migliori pellicole di Cronenberg, non ai livelli di altri capolavori ma un opera interessante, e da collezionare.


lunedì 24 ottobre 2011

Control

Biopic, che può definirsi un vero e proprio docudrama sulla vita del cantante Ian Curtis, malato di depressione e epilettico, morto suicida nel 1980 a soli 24 anni, lasciando una moglie e una figlia.
Ian Curtis, il leader dei Joy Division, gruppo rock formatasi a Londra verso la fine degli anni settanta, fino alla morte è stato una figura carismatica per quanto riguarda la musica, e viene interpretato da Sam Riley, la cui interpretazione risulta molto intensa e sentita, sua moglie Debora è invece interpretata da Samantha Morton.
Il film tratto dalla biografia scritta dalla moglie di Ian Debora Woodruff, ed è incentrato sin dall'adolescenza di Ian fino alla morte prematura, causata tra altri dalla sua epilessia e depressione.
E' una lenta, ma inesorabile discesa agli inferi quella che mette in scena Corbijn, che gira il film in bianco e nero, forse per sottolineare lo stato d'animo del protagonista e ha un ritmo lento, un po' pesante, forse per suscitare nello spettatore una particolare simbiosi con Ian.
Nonostante ciò è il riuscito ritratto di un uomo, un artista che  ogni volta che il gruppo ottiene strepitosi successi, - è inevitabile visto il talento del gruppo - per Ian è una lenta ma inesorabile discesa verso l'inevitabile, come ha detto lui da giovane che sarebbe morto prima di quanto gli altri immaginassero. Il suo modo di esibirsi, nervoso, scattante, come se avesse sul palco crisi epilettiche lo hanno caratterizzato, il suo modo di cantare, il suo talento, la sua fragilità, e Sam Riley è talmente bravo a interpretarlo, così naturale, mai rarefatto, mai finto, e non è affatto un ruolo facile, anzi, il contrario, è un ruolo molto complesso, che richiedeva una preparazione intensa.
In sostanza un film complesso e affascinante, che mette in luce la vita complessa e intrigante di una leggenda della musica.
DA NON PERDERE.



H2Odio

Sapete cos'è la sindrome del gemello evanescente? Durante la gravidanza avvolte capita che si concepiscano due bambini, due gemelli uguali, ma che ne nasca solo uno, questo si da all'effetto di assorbimento del corpo dell'altro feto, che di fatto non riuscendo a vivere i resti rimangono nel corpo del bambino che nasce.
Alex Infascelli dirige un film complesso e difficile, ma nella sua complessità riesce ad inquietare, la fotografia è marcata, i colori sono chiari, scuri, precisi, e sanciscono l'incubo nel quale il gruppo di ragazze sta per entrare.
Olivia, e le sue amiche decidono di passare una settimana nella sua vecchia casa, il regime dietetico che si deve seguire è estremo, per una settimana l'unico cibo concesso è acqua, sale e radici di liquirizia, è una purificazione anche per Olivia che dovrà affrontare i suoi fantasmi, fantasmi che fin dall'infanzia non l'hanno mai lasciata, anche grazie all'incapacità della madre di affrontare al meglio il suo problema, non ha risolto nulla sin da quando era bambina, e ora Olivia si sente una donna incompleta, una donna a metà.
Un film davvero particolare, unico nel suo genere, si basti come si è deciso di girarlo e di distribuirlo, in modo anticonvenzionale, anche per il tema trattato, un piccolo film che è capace di fare rabbrividire, un film come ha detto l'amico Robydick per stomaci forti, io aggiungo che per guardarlo ci vuole una preparazione psicologica adatta, perchè se non sei sereno non puoi affrontarlo al meglio.
Si allontana dai canoni dei film commerciali a cui il cinema ci ha ormai abitutati, proponendo  un cinema di silenzi, di luci, di colori, che bastano a farti percepire il pericolo, il dolore, l'orrore che fa attraversare l'inferno ad Olivia, che scrive un diario rivolgendosi alla sua gemella evanescente Elena, che prenderà il sopravvento nell'epilogo finale, l'unica che segue ferrea la dieta è Olivia, le altre invece trasgrediscono la regola e mangiano di nascosto, quando lei dorme.
Io aggiungo che tutti gli americani prima di prendere la telecamera e facendo finta di farci spaventare, dovrebbero prima guardare questo film e IMPARARE come si fanno gli horror, e poi ci riprovano.
DA NON PERDERE.


domenica 23 ottobre 2011

La Strada Scarlatta

Un film lacerante, duro, che mostra fin dove può arrivare la cattiveria umana,
Christopher Cross è un impiegato di banca stimato dai colleghi, dal principale, che ha come unica passione la pittura, passione che viene osteggiata e criticata dalla moglie, un giorno incontra Kitty March, una avvenente ragazza e la salva dalle grinfie del suo amante Johnny mentre la picchiava selvaggiamente.
I due intrecciano una relazione e lui le mostra i suoi quadri, ma Johnny non si arrende e vedendo i quadri dell'uomo che ingenuamente  li aveva lasciati nell'appartamento, li prende con se spacciandoli all'inizio per suoi tanto per guadagnare qualche soldo, non prima di averli spudoratemente disprezzati, poi ci riflette e li va a vendere, e li vende bene, tanto che i quadri vengono comprati da un noto gallerista che apprendendo l'indirizzo va a trovare Johnny chiedendo chi è l'autore dei quadri, così di getto dice che i quadri sono di Kitty, all'inizio la donna fa di tutto per mostrare la verità, ma dopo un po' sta al gioco, e Christopher? Messo davanti alla realtà dei fatti, è contento anche se il nome che appare è quello di Kitty, ma non il suo, è talmente ingenuo da non riuscire a vedere la realtà, talmente accecato dalla bellezza della donna che non vede i suoi giochi malefici insieme all'aitante giovanotto, in realtà la donna lo disprezza, perchè è un uomo anziano, e sta con lui soltanto perchè spera di cambiare vita usandolo e vendendo i suoi quadri, diventando ricca, alle sue spalle, e ricca ci diventa, la signorina diventa persino una celebrità, tutto è giocato sulle spalle di quel povero uomo che oserei chiamare imbecille scusando il termine, fino allo sconvolgente finale in cui l'imbecille comincia a vedere chiaro...
Fritz Lang, ci mostra il marcio del genere umano, l'ignoranza e l'avidità possono usare una persona per i propri scopi, una bella pelliccia, una bella macchina, che non sono sudati con la loro pelle ma che sono estirpati dal talento di un ingenuo magistralmente interpretato da Edward G Robinson, che solo per la sua interpretazione vale la visione del film, l'atmosfera del film è da noir classico, che come una partita a scacchi tiene incollati gli spettatori dall'inizio alla fine.
DA NON PERDERE.



M Butterfly

David Cronenberg, lascia per una volta i suoi consueti temi, per affrontare il melò sentimentale, interpretato da un intensissimo Jeremy Irons, e dall'attore orientale John Lone, il tema trattato è l'ambiguità sessuale, con al centro l'opera lirica di Puccini Madama Butterfly, mentre fuori incalza la rivoluzione nella cina comunista degli anni sessanta.
Il film che inizia nel 1964 per finire nel 1968, racconta l'amore tormentato di Renèe Gallimard, per la cantante lirica cinese, Song Liling che è fin troppo compita e legata alle tradizioni cinesi, si incontrano la prima volta dopo aver assistito a teatro, a una rappresentazione della Madama Butterfly di Puccini, ed è subito attrazione.
Ma è un amore che lo porterà a scegliere di stare con lei, un amore bruciante, passionale, che lo mette davanti a un bivio, così sceglie di stare con lei, si incontrano spesso a casa sua, si accarezzano, si baciano, l'erotismo è appena accennato, sfuggente, lontano, ma più è lontano, più lui la desidera, è un rapporto intenso, fatto di sguardi, carezze, di una passione bruciante che porterà Gallimard a provare qualcosa che non aveva mai provato in vita sua, lascia sua moglie per stare con Song di cui ormai è perdutamente innamorato, ma la donna è in realtà una spia comunista cinese, che usa gli occidentali per avere informazioni, le cose precipitano quando Song ruba dei documenti a Renèe e testimonia contro di lui in tribunale, Renèe si accorge che non è una donna, ma un uomo, in un primo momento non riesce a credere ai suoi occhi, ciò che ha provato lo ha portato a compiere scelte che hanno modificato drasticamente la sua vita, il colpo al cuore, la delusione, il tradimento, che prova davanti a un inganno simile lo porteranno a perdere completamente la ragione...basta non dico altro, per non rovinarvi la sorpresa, dico soltanto che l'abilità  di Cronenberg per dirigere questo film è unita a una sensibilità tale che colpisce al cuore, tanto da rimanere indelebile nella memoria dello spettatore, e lo fa con una delicatezza tale da riuscire a creare empatia per i protagonisti, per il loro amore non ci sono pregiudizi, neanche quando ti trovi di fronte alla realtà dei fatti, ma solo compassione, solo tristezza, così David Cronenberg ribalta la storia di Madama Butterfly, perchè non è di certo lei Song ma la Madama Butterfly in questo caso M Butterfly non è altro che Renèe che trovandosi colpito al cuore, prova un grandissimo dolore, e solo un grande autore che ha il coraggio di confrontarsi con generi che generalmente non tocca ma che quando li prende riesce a donare tanta passionalità al pubblico come ha saputo fare David Cronenberg, riesce a portare sullo schermo questo piccolo ma grande film.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


sabato 22 ottobre 2011

Melancholia

Per una volta ho deciso di fare uno strappo alla regola, di solito i film li metto in lista d'attesa per poi piano piano recensirli, ovviamente tranne i film per le rassegne che hanno la precedenza su tutti e vengono recensiti dopo la visione, ho voluto fare questo con la nuova pellicola di Lars Von Trier che ho appena finito di vedere.
Dimenticate le provocazioni e il pessimismo di Antichrist, con Melancholia Von Trier mette in scena la fine del mondo, e che fine del mondo, musicata dalle struggenti note di Richard Wagner, che accompagna il film nelle scene drammatiche e più toccanti.
E' senza dubbio un film che riesce a dare la pelle d'oca, soprattutto per le emozioni che riesce a trasmettere, commozzione, paura, inquietudine, innanzitutto mette in primo piano la vita, la vita sulla terra che viene minacciata da un pianeta Melancholia appunto, si nota l'impotenza dell'uomo di fronte a una catastrofe imminente.
Il film è incentrato sul rapporto tempestoso tra due sorelle, le bravissime Kirsten Dunst e Charlotte Gainsburg, ed è diviso in due parti, la prima con il punto di vista di Justine (K Dunst) e la seconda con il punto di vista di Claire (Gainsburg), un film potente, un film di immagini, un film di musica, un film che semplicemente non è solo un film, è un opera d'arte, forse tra i film che ho visto di Von Trier è il migliore.
Come dicevo prima la storia è incentrata su queste due donne, all'inizio c'è il matrimonio di Justine, c'è festa, c'è allegria, anzi dovrebbe esserci, ma le cose non vanno per il verso giusto, da subito Justine è colta da una strana malinconia, forse prevede quello che sta per accadere, o forse no, ma da subito nell'aria si avverte la pesantezza di qualcosa che come un orologio scandisce il tempo che rimane loro, ma cosa sta succedendo? Dovrebbe essere un giorno di festa, ma sembra invece che sia un funerale, fino ad arrivare al culmine di mettere in discussione persino il rapporto tra i due novelli sposi.
La seconda parte - con protagonista Claire - è invece incentrata sull'attesa, sull'attesa di Melancholia, che minaccia davvero una collisione della terra, John (Kiefer Sutherland) che è un astrofisico tranquillizza sua moglie Claire che non accadrà nulla, invece Justine che nel primo capitolo sembrava sull'orlo del suicidio, stranamente ora è consapevole di quello che sta per accadere alla terra, ed è tranquilla, forse è proprio questa sua tranquillità a dare il coraggio a Claire di affrontare l'inevitabile.
Un film di colori, di sensazioni, di emozioni, ma soprattutto un film esistenzialista, piuttosto complesso, ma che rende l'idea che l'essere umano è in realtà un minuscolo moscerino di fronte all'immensità dell'universo.
Grandioso l'incipt, che sembra un quadro in movimento, in cui tutto scorre piano, seguendo forse i ritmi della natura, ritmi a cui l'uomo moderno non è più abituato, è un film che colpisce, soprattutto perchè tocca delle cose che ormai noi uomini crediamo di aver dimenticato, ed è presente, è sempre qui, solo che ormai ci facciamo prendere dalla vita frenetica di tutti i giorni e quando accade, come ad esempio i protagonisti di Melancholia, si trovano inermi, impotenti, incapaci di guardare sia dentro se stessi che guardare negli occhi il proprio prossimo.
E' un film sconvolgente, davvero come una lenta ma inesorabile ballata di morte.
CAPOLAVORO.


                                                                                     




venerdì 21 ottobre 2011

Little Children

Todd Field dirige il suo secondo film - purtroppo da noi ancora inedito - narrando la storia di due famiglie, due coppie, che in un certo senso il loro mondo risulta ristretto, e cercano una via di fuga, La prima coppia è formata da Sarah e Richard, lei è una moglie infelice che cresce la figlia sempre in casa, ogni tanto la fa uscire per andare al parco, lui è un marito che passa il suo tempo libero e non davanti a siti porno a masturbarsi, la seconda coppia è formata da Brad e Katy, lui è disoccupato e fa il mammo in casa badando al bambino, deve fare l'esame per diventare avvocato un altra volta, mentre la moglie è la classica donna in carriera che è sempre assente in casa il cui unico pensiero è lavorare, lavorare, lavorare.
Dopo In The Bedroom Todd Field scrive un altro ritratto della famiglia americana come se fosse un romanzo, in quella piccola cittadina del Connecticut, dove tutto in apparenza è pulito e ordinato si consumano le vite di queste due coppie, il film è incentrato su una possibile via di fuga dalla realtà, come succede a Sarah che per sfuggire alla sua vita opprimente intreccia una relazione con Brad, quasi per caso, ma mentre lei vorrebbe un rapporto vero, che veramente le dia uno scossone alla sua monotona vita, per lui è solo la via di fuga dalla consueta routine quotidiana, fatta di lavori domestici e di giochi con il figlio, in realtà è un rapporto che non arriverà MAI al compimento, per lui è la classica scappatella coniugale, in più mettiamoci anche che un pervertito esce di prigione scatenando il panico.
Todd Field descrive i protagonisti del suo film come dei bambini cresciuti, che ancora non hanno messo la testa apposto e cercano l'isola che non c'è e che non troveranno mai, come se la sindrome di Peter Pan renda questi adulti, incapaci di affrontare la realtà di  comunicare, e proprio questa mancanza di comunicazione che c'è sia con i rispettivi coniugi, che con la coppia clandestina alla fine non farà cambiare loro le carte in tavola, ma non è una semplice mancanza di comunicazione, è l'assoluta mancanza di maturità che i protagonisti dimostrano di avere, che li rende inespressivi, gli stessi amplessi tra Sarah e Brad, sono uno sfogo per uscire da una realtà, per trasgredire, che si allontanano da quello che è l'amore in realtà, il loro non è un rapporto d'amore, perchè un rapporto d'amore è prima di tutto un dare e un avere, comunicare, guardarsi negli occhi, questo, tutto questo non succede nè tra di loro nè con i rispettivi coniugi, è uno sfogo, un impulso. Bravissimi tutti gli interpreti, soprattutto Kate Winslet, la regia di Todd Field è presente e racconta senza essere ingombrante la sua storia.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.







Inseparabili

Con inseparabili Cronenberg va verso la maturità registica,strizzando l'occhio alle sue precedenti pellicole come Brood La covata malefica di cui c'è la famosa scena dei gemelli uniti e Claire Niveau che cerca di spezzare il legame che ricorda molto quel film.
Inseparabili, che è tratto dal romanzo Twins scritto da Bari Woods, mette in scena il rapporto tra gemelli, che va aldilà dei comuni rapporti tra fratelli.
Elliot e Beverly Mantle, sono due stimati ginecologi, tra i più famosi luminari della scienza, vivono insieme, mangiano insieme, si dividono persino le donne, un giorno nella loro vita entra l'attrice Claire Niveau, che è venuta da loro perchè non riesce ad avere figli, i dottori le dicono che non può averne a causa di un utero triforcuto.
E' l'inizio di un triangolo amoroso che segnerà inevitabilmente la vita dei medici, se Elliot è il più sveglio, il più audace, il più spregiudicato, Beverly invece è il più fragile, il più sensibile dei due fratelli, come si nota esistono delle differenze anche tra gemelli con lo stesso volto e le stesse sembianze, ma il rapporto tra i fratelli è talmente forte che nemmeno Claire riuscirà a far si che Beverly abbia una sua vita al di fuori del rapporto con Elliot.
Se per Elliot, Claire è stata solo un esperienza per far si che il fratello si convinca a stare con lei, Beverly si innamora veramente di Claire, tanto che quando lei parte per girare un film comincia un decadimento e una discesa agli inferi che lo porterà nel più assurdo degrado psicologico, facendogli creare degli strani strumenti chirurgici ginecologici per donne mutanti, è famosa la scena in cui vuole usare quegli strumenti su una paziente che sta per essere operata.
David Cronenberg mette in scena un altra visione dei suoi consueti temi abituali, la mutazione fisica si fonda con la psicologia, che qui si esprime ai massimi livelli, spingendosi fino all'estremo, sono estreme le conseguenze del rapporto tra questi due gemelli, che, sono magistralmente interpretati da un Jeremy Irons, qui nella sua migliore interpretazione, un interpretazione da pelle d'oca direi, ma anche Cronenberg con una regia che definirei da manuale, fa in modo che lo spettatore sia attirato dal film dall'inizio alla fine.
Il film è un capolavoro, sotto ogni punto di vista, uno dei migliori di Cronenberg, che qui lavora per la prima volta con uno dei più grandi attori in circolazione ancora oggi Jeremy Irons, che mette in scena alla perfezione il suo doppio ruolo, e non è affatto facile incarnare due personalità per un solo film.
Un rapporto tra Elliot e Beverly, legato a doppio filo, uniti dalla nascita fino al decadimento che li porterà alla morte,  peraltro ispirato a un fatto realmente accaduto negli anni settanta, che poi è stato raccontato da Bari Woods come ho detto all'inizio della recensione.
CAPOLAVORO ASSOLUTO.


giovedì 20 ottobre 2011

La Pelle Che Abito

Pedro Almodovar ritorna al cinema dopo gli abbracci spezzati, e questa volta dirige un film duro, e a mio parere che fa accapponare la pelle, protagonista un chirurgo interpretato da Antonio Banderas, qui al suo ritorno in una pellicola di Almodovar vent'anni dopo dal grottesco e divertente Legami, come dicevo poco fa un film duro, forse se paragonato a capolavori come Parla con Lei e Tutto su mia madre è qualitativamente minore, ma non per questo meno coinvolgente o meno appassionante dei due, è un buon film che sinceramente secondo il mio parere merita, merita tanto, per tanti motivi, primo fra tutti l'intensa interpretazione di Banderas, il suo chirurgo Robert Ledgrad, possiede quella lucida follia, capace di fargli fare qualsiasi cosa, come rapire lo stupratore della figlia, un maschio etero, e mettere in scena una vendetta terrificante, ovvero trasformarlo in una donna, non ho anticipato nulla dicendo questo.
Robert Ledgrad, chirurgo ha coltivato una pelle speciale dopo l'incidente della moglie in cui è rimasta semicarbonizzata in un incidente e poi si è suicidata, i suoi esperimenti lo hanno portato a riuscire a coltivare la pelle, facendo ricerche ed esperimenti, di questi esperimenti è cavia proprio lo stupratore della figlia che si è suicidata, complice silenziosa la fedele domestica Marilia, che è per Robert come una madre, che conosce il suo segreto e che fa di tutto per difenderlo.
Almodòvar dirige con meno sharme rispetto ai suoi lavori passati, di sicuro è un opera interessante anche per vedere dopo tanto tempo la reunion con un attore che ha fatto la storia del suo cinema Banderas, che con questo film dimostra una maturità attoriale che da sola vale la visione del film, un film peraltro tratto da un romanzo Tarantola di Thierry Jonquet, forse il soggetto non originale e la personalizzazione più drammaturgica hanno di fatto reso la pellicola meno d'alta calasse, io non ho letto il romanzo, quindi mi limito a recensire il film che resta una pellicola appetitosa.
Almodovar si rifà ai classici del cinema, e rilegge il mito di Frankenstein, ma si lascia andare, il film non è un capolavoro, non è ai livelli delle sue pellicole precedenti,  ma non importa, perchè il film è un buon film, forse meno sentito, o forse meno ispirato, ma resta comunque una pellicola da vedere.
APPETITOSO.


mercoledì 19 ottobre 2011

Grindhouse - Planet Terror

Secondo capitolo del dittico diretto da Tarantino e Rodriguez, in questo capitolo che è diretto da Rodriguez, ci troviamo di fronte a un horror splatter girato alla vecchia maniera, ovvero come un b-movie da grindhouse - cosa sono le grindhouse l'ho spiegato quando ho recensito a prova di morte, qui non mi voglio ripetere - in questo film il sangue scorre a fiumi e ci sono parecchie scene gore, che nonostante non ami proprio il genere ho visto senza problemi, un film curioso e divertente che si allontana da tutte le pellicole che ha diretto Rodriquez in precedenza, ma che possiamo definire un piccolo cult, per appassionati, non è certo per tutti, ma è comunque una pellicola che rende omaggio a un genere e lo attualizza come la pellicola diretta dall'amico Quentin che fa una comparsata nel ruolo del soldato che diventa zombie e che vuole uccidere Cherry Darling...a proposito la protagonista assoluta di questo film è Rose McGowan, che si rivela proprio un eroina con le palle, anzi con il mitra al posto della gamba, che usa per uccidere tutti gli zombie, venuti per divorare gli esseri umani, ma non riusciranno nel loro intento.
Il plot racconta di un misterioso virus, che trasforma gli umani in zombie, ma il virus è un arma di distruzione di massa in cui i militari stanno cercando come al solito di insabbiare il tutto.
Tra le scene cult quella in cui Fergie viene sbranata dagli zombie, una delle prime scene in cui il sangue sgorga a fiumi, e quella del dottore  che scoperto il tradimento della moglie cerca di farla fuori.
Ma non c'è solo questo il film rispetta le regole delle grindhouse al cento per cento, e sembra di assistere davvero a un film di quel genere, si notano pure le bruciature della pellicola come quei film in certi punti salienti, la gente che diventa zombie con le papole in faccia che se le schiacci scoppiano, insomma un film non adatto ai più sensibili, ma che rende uno spettacolo imperdibile.
Piccola chicca, guardate l'inizio del film, c'è un trailer (fasullo o forse una strizzatina d'occhio di Rodriguez) di un film che è uscito quest'anno, indovinate che film è? MACHETE ovviamente, questa è una chicca assoluta per gli appassionati, consiglio di visionare entrambi i film
DA NON PERDERE.




                                                                                   

Spider

Spiiideeeeeeeerrrrrrr
è così che chiama suo figlio, un bambino timido e silenzioso, che sta accanto a lei, ma è molto ma molto strano, ha un rapporto molto dolce e amoroso con la madre e un rapporto distaccato con il padre, da qui mi fa pensare al complesso di edipo, il cui film è pieno zeppo di riferimenti, Dennis "Spider" Cleg, dopo che viene dimesso dall'ospedale psichiatrico, viene mandato in un istituto di reinserimento, che si trova nel quartiere da cui ha trascorso la sua infanzia, mentre cammina per le strade e visita i luoghi della sua vita, una serie di flashback, mette in luce, come la tela di un ragno la complessa psicologia e personalità di Dennis, che crede che il padre abbia ucciso la madre e l'abbia sostituita con una prostituta, con cui inizia a manifestare le prime turbe psicologiche, inizia a rifiutarla, come fosse accecato dal dolore per aver assistito a un omicidio? Ma come si sono svolti realmente i fatti? C'è stato davvero un omicidio? E se si chi è la vittima? Chi è il carnefice? In un crescendi di tensione che cattura lo spettatore dall'inizio alla fine si consuma quello che è il film più complesso di David Cronenberg, che si cimenta per la prima volta in un dramma psicologico intricatto e d'alta classe da rasentare il capolavoro.
Nonostante la fama di maestro del body horror direi che il tema della mente umana, il tema del doppio, vengono espressi come esattamente le vede Dennis (un sorprendente Ralph Fiennes, in quella che definirei la sua migliore interpretazione), attraverso il suo punto di vista noi assistiamo al suo viaggio, per scoprire la verità, per vedere e toccare con mano, la causa della sua schizofrenia, il rapporto anomalo con i suoi genitori, con le persone che gli vivono accanto.
E' un territorio rischioso, finora inesplorato da Cronenberg che comunque possiamo definirlo un grandissimo film, tratto dal romanzo di Patrick McGrath, che scrive anche la sceneggiatura.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.



                                                                                     


martedì 18 ottobre 2011

Miracolo a Sant'anna

Se non conoscessi Spike Lee, direi che è il film di un regista confuso, ma avendo visto ormai tutta la filmografia direi che si tratta forse del suo peggior film, nemmeno con Bamboozled - che al contrario risultava una pellicola interessante e incompresa - è sceso talmente in basso.
Con Miracolo a Sant'anna sceglie di portare sullo schermo un fatto realmente accaduto raccontato in maniera romanzata, anzi fin troppo romanzata, da sfiorare la verosomiglianza, trovandosi completamente a disagio nel genere bellico, come se fosse un elefante in un negozio di ceramiche e cristallerie, il film è piuttosto lento, noioso, non coinvolge, a differenza delle altre pellicole dove è sempre stato brillante, non mancano i consueti - ma in questo caso inutili, per dio dobbiamo parlare di intolleranza razziale sui neri anche nel secondo conflitto mondiale? - richiami al razzismo, che sono inadeguati, se non a polemizzare ancora, non si parla MAI degli ebrei, gli ebrei dove sono? Non è che esiste solo il razzismo tra bianchi e neri, quelli li ha completamente dimenticati, o forse era troppo impegnato alla rilettura del romanzo, la regia apparte qualche inquadratura è stanca, Spike Lee forse ha voluto metter mano su una cosa che non sapeva o che non era ben informato sui fatti, e ne ha voluto fare la fiction, ma è stato un passo falso, certe volte meglio scegliere un film che ci rappresenti di più che fare un film che non ci tocca lo spirito, e dimenticare il popolo ebreo è stata una mancanza che in un film del genere non si doveva fare, certe volte durante la visione mi chiedevo, ma è un film di Spike Lee? Perchè sembra davvero una pellicola diretta da un dilettante e non da Spike Lee, che durante questa rassegna di sorprese me ne ha fatte tante, ma con questo film direi che ha fatto un passo falso, in sostanza, un film deludente - ovviamente da sottolineare che è vero che i neri hanno fatto la seconda guerra mondiale, ma dimenticare gli ebrei direi che è stata una svista secondo me abberrante - ma d'altronde l'aveva detto nei titoli di testa che il fatto era vero ma è narrato come un raccontino qualunque...peccato.
Restano comunque buone le interpretazioni dei nostri Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi e Luigi Lo Cascio, che si portano una intera pellicola sul groppone e che soprattutto Lo Cascio con la scena finale lo fa risalire un po', ma questo non basta.
Da evitare.




Un gelido inverno

Il titolo italiano come al solito, non restituisce il vero senso della pellicola, certe volte i film quando escono da noi in italia le preduzioni non fanno altro che stravolgerne il titolo...chissà perchè, comunquesia si tratta di una delle migliori pellicole dell'anno, uno di quei film, per cui ti soffermeresti a dargli più attenzione, nel grande calderone americano ogni tanto qualche perla esce, e un gelido inverno (in originale winter's bone) è una di queste perle.
film d'esordio di Debra Granik, dove una ragazzina deve prendersi cura della famiglia, ma ora c'è un altro problema, il padre ha dato come pegno per la cauzione la casa - per aver spacciato metaanfetamine - ed è sparito completamente dalla circolazione, la ragazza deve affrontare un lungo viaggio per cercare il padre e convincerlo a non fargli perdere la casa, ma riuscirà a trovarlo?
Un film intenso, che mette in risalto anche l'ostilità della gente del luogo - in una scena viene pure picchiata da un gruppo di donne - che renderà più difficile la sua ricerca.
Le ambientazioni sono gelide - forse hanno preso da qui l'ispirazione per il titolo italiano chi lo sa? - ma per Ree - questo è il nome della protagonista in cerca del padre - sarà come imbattersi nella tana del lupo, sarà un viaggio pieno di sorprese, che mostrerà tanti segreti chiusi nell'armadio.
Debra Granik, offre una regia spietata, lucida, e senza fronzoli, per un film che non vuole essere dolce e confortevole, ma al contrario vuole essere quello che è, Duro, coinvolgente e realistico, in sostanza è un piccolo film che merita veramente di essere collezionato, perchè è uno dei migliori film dell'anno senza dubbio lontanissimo dagli eccessi di tante pellicole girate solo per denaro e povere di coinvolgimento drammatico ed emotivo.
APPETITOSO


lunedì 17 ottobre 2011

Crooklyn

Paragonato addirittura al capolavoro di Ingmar Bergman Fanny e Alexander, di cui questo film a differenza non ha la potenza drammatica e emotiva, è il ritratto di una famiglia tipica di colore ed è il film più autobiografico di Spike lee, che a differenza del capolavoro di Bergman ha una freschezza e una semplicità senza pari.
Il film che scorre via senza che neanche te ne accorgi, ha delle scene davvero simpatiche, avvolte divertenti, il tutto diretto da uno Spike Lee in forma smagliante, totalmente lontano dalla rabbia di certe sue pellicole, la pellicola che è stata scritta con i fratelli Cinquè e Joie è una famiglia il cui padre è un musicista alla continua ricerca della grande occasione magistralmente interpretato da Delroy Lindo, che da solo vale la visione del film, e da sua moglie, che deve mantenere la famiglia, le cose si complicano quando i soldi cominciano a scarseggiare visto che lui ha fatto 5 assegni in bianco, i due coniugi si separano per un breve periodo, ed è lei a mantenere la famiglia, una famiglia con 5 figli che sono piccole e graziose pesti, sempre attaccati davanti alla tv a ballare o a guardare le partite. Tutto ciò che accade in una famiglia e mostrato in questo film, i figli che si litigano i cereali, il televisore, e persino le caramelle, e la madre deve badare a loro a non farli litigare.
Inoltre ha una colonna sonora davvero intrigante, si va dagli Sly and the family stone a Stevie Wonder, tutto questo è arricchito dalla regia di Spike Lee che fa di questo film un ritratto sincero, affettuoso della sua famiglia che sono in realtà tutte le famiglie in generale, un film ingiustamente sottovalutato che merita davvero una visione, una? Io direi che ne merita parecchie, perchè questo film è stato un tassello in più che mi ha fatto amare ed apprezzare Spike Lee, che con questo film ha come abbracciato il suo pubblico, di qualsiasi colore fosse in un unica cuccia che può solo essere la famiglia.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


domenica 16 ottobre 2011

Il Mondo dei Replicanti

Surrogates, ecco il titolo originale del film diretto da Jonathan Mostow, che è un chiaro omaggio (oppure una spudorata traduzione?) di un altro film, Blade Runner, non li metto a confronto perchè sono differenti, se il film di Ridley Scott è e rimane un capolavoro lo stesso non si può dire del suo fratello minore,  il mondo dei replicanti , emulo di ispirazione Dickiana, vede un detective e la sua collega  far luce su un doppio delitto, ma le vittime non erano umani, erano dei surrogati, dei replicanti, che vengono collegati agli umani per vivere una vita alternativa alla loro...
un tempo i surrogati venivano usati per chi ne aveva bisogno, gente che non poteva camminare, disabili, persone sfigurate che non potevano vivere una vita normale, ora invece i surrogati hanno completamente sostituito gli umani nella vita normale di tutti i giorni, perchè non invecchiano, sono sempre energici, e forti, e per tanti altri motivi.
Ma un gruppo sovversivo non ci sta, perchè crede che questo sia un inganno, che non sia la vita reale, le macchine che si sostituiscono agli umani è una cosa abominevole, e sarà proprio il  gruppo capitanato da un uomo chiamato il profeta a svegliare le coscienze e anche l'umanità.
I riferimenti a Philip K Dick si sprecano, e viene di istinto paragonarlo al capolavoro di Scott, anche se il film è girato bene, ed è interpretato alla grande da un cast convincente, il film risulta qualcosa di già visto non da nessuna novità, nessuna intuizione, sembra un compitino ben fatto, troppo costruito per essere appetibile, anche se fatto bene risulta alquanto inoriginale.
Peccato, se Mostow avesse preso un vero racconto tratto da PKDick, magari e l'avrebbe impersonato meglio le cose sarebbero potute essere migliori, nonostante ciò resta comunque un film piacevole da vedersi, un po' intrigante, da vedersi per passare tempo e nient'altro.


La Mosca

E' il film di Cronenberg in cui la mutazione genetica assume la sua massima espressione, all'epoca, il trucco in cui si era sottoposto Jeff Goldblum  faceva accapponare la pelle, lo stesso effetto fa ancora oggi, nonostante siano passati ben 25 anni dalla sua uscita al cinema.
David Cronenberg con questo film non ha freni inibitori e mostra tutta la transegesi di Seth Brondle, scenziato che ha inventato una macchina per il trasbordo di oggetti, e sperimenta all'inizio con oggetti, poi con gli animali, e infine anche con le fette di carne per scoprire come mai la prima volta il trasbordo non è riuscito con lo scimpanzè, lo capisce e lo rifà un altra volta, ma questa volta funziona.
Accompagnato da una giornalista che filma i suoi progressi e che si innamora di lui (una bravissima Geena Davis) e che sarà la testimone della sua spaventosa mutazione, infatti lui dopo i vari successi legati ai suoi esperimenti, sperimenta su se stesso la sua invenzione, ma qualcosa va storto, una mosca si introduce nella cabina e si fonde letteralmente con seth, all'inizio si notano piccoli ma impercettibili cambiamenti, come maggiore forza, abilità nell'arrampicarsi e dondolare tra le sbarre di casa, vista più acuta, olfatto più intenso, ma piano piano, le cose cambiano, inizia una mutazione spaventosa, la prima ad accortersi di questo è la giornalista Veronica, con cui ormai ha una relazione stabile, da allora sarà una lenta ma inesorabile discesa agli inferi, che trasformerà fisicamente e completamente seth, se prima lui non ha creduto del tutto alle parole di Veronica, poi dopo un controllo al computer si accorge dell'errore e la richiama, lei vede Seth come se avesse un morbo che lentamente lo sta divorando, lui vorrebbe tentare un altro esperimento ma il suo tentativo fallisce dal rifiuto della donna.
Le cose si complicano quando Veronica scopre di essere incinta, in un sogno/incubo si vede partorire una larva di mosca, e si alza, chiama il suo direttore e lo invita ad accompagnarla all'ospedale per interrompere la gravidanza, ma Seth, ormai trasformato rapisce Veronica per fare una fusione tra lui, lei e il bambino, non accadrà mai perchè il direttore del giornale salva Veronica....
Il finale non lo dico, per non rovinare la sorpresa a chi ancora non l'ha visto, non voglio di certo spoilerare, comunquesia anche se il film è un remake di l'esperimento del dottor K, Cronenberg lo personalizza del tutto facendone un capolavoro a tutti gli effetti, il film che appartiene al genere Body Horror che ha in un certo senso messo in scena lui.
CAPOLAVORO.


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