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Bus in Viaggio

Un viaggio per andare al raduno di un milione di uomini a Washington, un viaggio che è un po' la metafora della vita, in uno dei migliori film di Spike Lee, meno provocatorio, e meno polemico rispetto alle altre sue pellicole, ma ha il pregio di rispecchiare i suoi temi abituali, quali l'intolleranza verso gli afroamericani e verso altre etnie, come ad esempio anche gli ebrei.
Ma veniamo al dunque, il film scorre piacevolmente nelle sue quasi due ore di durata, riuscendo a colpire nel profondo del cuore, cosa che non capita spesso al cinema, eppure con questo film più pacato, Spike Lee mette in luce una parte di se che per ora non aveva toccato, il rapporto con una entità superiore, Dio, i nostri protagonisti infatti vanno al raduno musulmano, c'è il padre con il figlio, che lo deve tenere legato a se per un fatto di furto, il cui viaggio sarà un modo per conoscersi reciprocamente e metterà in luce quanto siano simili, c'è la coppia gay, che è difficilmente tollerata all'interno di quel pullman, c'è l'autista che crede fermamente nel predicatore che sta raggiungendo e non ammette che qualcuno lo critichi, c'è il vecchio che è quello a cui questo viaggio sta particolarmente a cuore, ci sono tanti tipi di persone, e di mondi, che per un motivo fondamentale, sono unite da questo viaggio, che come ho detto poco fa rappresenta la metafora della vita, infondo il pullman può rappresentare il mondo in cui viviamo, il messaggio di Spike Lee non è casuale, ci dice di fermarci a riflettere, che siamo tutti nella stessa barca, che la tolleranza è l'unica via di salvezza, e che l'amore è l'unica cosa che può farci andare avanti.
In sostanza un piccolo capolavoro, diretto da un Spike Lee in piena forma, fate attenzione ai titoli di testa, che ricordano gli schiavi in catene accompagnate da una canzone di Michael Jackson.
MAGISTRALE.

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