martedì 31 gennaio 2012

Il fiore del mio segreto

Ed ecco un altro piccolo capolavoro diretto dal grande maestro spagnolo, come ormai lo chiamo affettuosamente da quando è iniziata la rassegna a lui dedicata, e si, ci troviamo di fronte a un altro passo in avanti della filmografia di Pedro, protagonista la grande Marisa Paredes, nel rulo di Leo, una scrittrice di romanzi rosa che firma le sue opere sotto lo pseudonimo di Amanda Gris, e si trova a un bivio nella sua vita, il marito sta per abbandonarla, la madre e la sorella litigano sempre, e i suoi romanzi da rosa virano verso il nero, ma quando il marito la lascia e lei tenta il suicidio, un amico che ha conosciuto da poco forse sarà colui che salverà il suo cuore, ma per capirlo ha bisogno di trovae le sue radici...
ci troviamo di fronte a un film affascintante, maturo, coraggioso, il personaggio di Leo è scritto appositamente per Marisa Paredes, che negli anni novanta sarà la musa di Pedro, un film che comunque aggiunge moltissimo alla sua filmografia, semplice, diretto, sincero, affettuoso, diretto da un autore in stato di grazia e particolarmente ispirato, e interpretato da una protagonista in forma smagliante, siamo ancora lontani da capolavori assoluti come Parla con lei, Tutto su mia madre e Volver, eppue ci troviamo di fronte a un opera che piano piano ci porterà a quei livelli, qui Almodòvar inizia a dimostrare la maturità che verrà fuori attraverso le pellicole citate di sopra, e che faranno di lui l'autore osannato in tutto il mondo, tranquilli, ci stiamo arrivando all'epoca in cui ho iniziato a seguirlo, e rivedendo questo film mi sono accorta della cura con cui Pedro dirige un suo film, la sua voglia di migliorare, di esprimere concetti diversi dagli stravaganti ed eccessivi film degli esordi, e il cast non è da meno, riesce ad esprimere i sentimenti non come burattini diretti dal regista, ma  attraverso il regista riescono a creare una alchimia che si trasmette nel pubblico.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


Intervista a Cannibal Kid

 Ed eccocci giunti alla prima intervista spedita, il primo ad avere coraggio di farlo è stato Cannibal Kid , bene lascio a lui la parola, vediamo cosa ci racconta ;)
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Nickname: Cannibal Kid



Racconta con parole semplici come è iniziato il tuo amore per il cinema:
Ritorno al futuro. Una Delorean lanciata a 88 miglia l’ora. Le fiamme lasciate sull’asfalto. È lì che ho visto il futuro. È lì che ho capito che l’amore per il cinema non mi avrebbe più abbandonato.



Primo regista preferito?
Quentin Tarantino. La prima visione di Pulp Fiction è stata un trip sconvolgente, un punto di non ritorno verso una concezione sia del cinema che della narrazione come non avevo mai visto prima e che raramente ho trovato poi con la stessa carica, forza, energia ed ironia. La cosa che più adoro di quel basterdo con la gloria è infatti l’umorismo di cui sono sempre pieni i suoi film, a differenza di altri registi magari più profondi ma anche troppo seriosi per conquistarmi davvero. L’essere fancazzista di Tarantino è ciò che me l’ha fatto e continua a farmelo adorare tutt’oggi.



Ora elenca tutti gli altri registi che ti piacciono:
Tutti è impossibile, a meno che tu non voglia subaffittarmi questo blog in maniera permanente. Ti dico allora alcuni dei miei preferiti ora come ora in ordine sparso: David Lynch, Darren Aronofsky, Richard Kelly, Sion Sono, Stanley Kubrick, Sofia Coppola, Roger Avary, Terrence Malick, Lars Von Trier, Paul Thomas Anderson, Ti West…
Ah e James Cameron.
(Per chi non mi conoscesse, lo specifico: quest’ultimo nome è ironico!)



Elenca i film della tua vita:
Ritorno al futuro, Pulp Fiction, Donnie Darko, American Beauty, Il giardino delle vergini suicide, Le regole dell’attrazione, Ghost Dog, Il cigno nero e The Tree of Life.



Elenca 5 film che vorresti consigliarci, per una futura recensione alla fabrica:
Se non li hai ancora recensiti, i miei film top del 2009 e 2010, ovvero (500) giorni insieme e Amabili resti.
Tra le visioni più belle delle ultime settimane, consiglio invece The Innkeepers, 50/50 e The Artist. E poi, come extra, qualsiasi film del giapponese Sion Sono.



I film che sconsigli: (Tutti i gusti sono gusti, accettiamo qualsiasi cosa, perchè il bello è crescere con la conoscenza e scambiare opinioni)
La talpa, che ho trovato un film volontariamente noioso, il ruffianissimo Il discorso del re, il terribile A Dangerous Method e Biutiful, una delusione davvero bruttiful firmata da un regista che ho sempre apprezzato parecchio come Inarritu. E poi qualunque cosa di e/o con Mel Gibson, naturalmente!

I film che odi a priori:
A priori non odio niente e nessuno, a parte il mio blogger rivale Mr. James Ford, ahahaha. Sul mio blog recensisco di tutto e di più, dai cinepanettoni a Sanremo, ma sempre con cognizione di causa e guardandoli prima. Anche perché - lo ammetto - criticare è una di quelle cose che mi diverte di più. Diciamo comunque che un genere di film che non reggo sono le grandi produzioni fracassone americane, quelle operazioni commerciali prodotte unicamente per questioni di marchio e franchise. E quindi anche i sequel. Non parlo delle saghe che sono concepite per avere già diversi episodi. Mi riferisco più che altro a quei seguiti senza senso di film concepiti per essere dei pezzi unici.



I tuoi Guilty Pleasures?: (Ovvero film che piacciono solo a te ma che la maggioranza dei critici ha stroncato, hehe ce li abbiamo tutti i peccatucci nascosti)
Sono un appassionato di film teen, spesso non presi nella dovuta considerazione da una critica che andrebbe finalmente svecchiata. Cose come American Pie, Mean Girls, Easy Girl o i film 80s di John Hughes sono tra i miei cult personali assoluti. E non me ne vergogno. Ok, magari giusto un pochino…



E I film che vorresti vedere ma ancora non hai visto?
Sono curioso di vedere i nominati all’Oscar che mi mancano. E poi vorrei vedere un nuovo film di David Lynch. Tu che sei Arwen Lynch, potresti provare a convincerlo, please?

Cannibal Kid

Immortals 3D

Immortals segna il ritorno di Tarsem Singh al cinema dopo il trionfale The Fall, che recensirò prossimamente.
Immortals invece si distanzia dalla pellicola precedente, è più vicina a pellicole come 300, con scenografia grandiosa, costumi e scene che somigliano più a fotografie patinate, come uno spot grandioso, pomposo, che ne appesantisce le potenzialità, e Immortals quelle potenzialità ce li ha, per essere un film ben fatto, ma tra i grandi limiti del film c'è una certa superficialità nell'ingranaggio registico e nella descrizione dei personaggi, la regia offre forse lo spunto più interessante anche se è palesemente sottotono, sinceramente preferisco di gran lunga Il Gladiatore anche se è e resta uno dei film sopravvalutati degli ultimi dieci anni, ma presentava una regia che bene o male ne salvava i contenuti, in questo Immortals contenuti non ce ne sono, al di fuori delle epiche lotte girate con una certa tecnica ed epiche battaglie, lo spunto si limita solo a costruire un opera pop, dalla fotografia impeccabile e da una certa spocchiosità che appesantiscono l'impatto emotivo dello spettatore.
Per la prima volta Tarsem lavora per mandato? Eppure con The Fall ha dimostrato un talento da far credere in opere cinematografiche di gran lunga migliori, anche se rimaneva una pellicola per pochi, ma si ammirava il coraggio e l'inventiva artistica del suo regista, capace di grandi storie fatte col cuore, qui invece non c'è cuore, ci sono forse i quattrini della casa produttrice e si nota, per la prima volta scende a compromessi, speriamo che sia una fase passeggera che serve per produrre pellicole di gran lunga migliori, perchè lo ritengo un autore interessante fin dalla sua opera d'esoridio The Cell che a me è piaciuto, ma forse a molti no, sono ovviamente Guilty Pleasures di cui non mi nascondo per niente, anzi lo dico a gran voce, la trama del film prende spunto dall'epica greca L'eroe Teseo, dopo aver visto morire la madre cerca di vendicarla fermando Iperione che vuole liberare i titani per prendere l'arco leggendario creato di Epiro, creato dal dio Ares, che gli permetterà di liberare i titani, per tutta risposta Zeus comanda gli dei di non intervenire nella guerra degli umani e sceglie un umano Teseo per sconfiggere iperione, ecco la trama è tutta qui, non c'è ne più nè meno, in conclusione un film deludende che non aggiunge nulla sia al genere cinematografico che alla filmografia di Tarsem, resto comunque in attesa di un altro film questa volta migliore.


lunedì 30 gennaio 2012

Nightmare on Elm Street

Come dico sempre io i remake a cosa servono? Me lo chiedo e la visione di questo film è la conferma che toccare un capolavoro come il Nightmare di Craven che è uno degli horror che hanno fatto la storia è come prendere un po' Orson Welles è rifare quarto potere, ma come sempre il remake non è all'altezza dell'originale, forse l'esempio è esagerato, ma comunque ci sta, perchè? Perchè i remake sono inutili come il miele nelle patatine fritte, se l'originale aveva un suo perchè e un suo motivo, questo remake fatto in questi anni non sta da nessuna parte, la regia fa acqua da tutte le parti, come le interpretazioni degli attori, che sembrano usciti da un teen drama di quarta categoria, e pensare che nell'originale c'era anche  un attore che sarebbe diventato uno dei talenti giovani di Hollywood Johnny Depp, questo remake non fa paura per niente, non ha originalità è un horror con scene fini a se stesse, una ripetizione di un personaggio divenuto icona negli anni ottanta perchè era l'epoca giusta per Freddie Krueger, ora il babau che ha fatto diventare famoso Wes Craven generando una saga che ancora oggi si ricorda, con questo remake diviene una pallida imitazione di ciò che è stato il personaggio negli anni ottanta, che con l'interpretazione di Robert Englund aveva dato gli incubi a milioni di adolescenti di tutto il mondo amanti del genere horror e no, questo sembra un fantoccio senz'anima che getta ombra al film divenuto ormai un classico del cinema di genere, mi chiedo perchè rifare Nightmare? Che motivo c'era? Lo dico subito, soldi, ecco il motivo di tutti questi remake, che non aggiungono nient'altro che ombra a capolavori che hanno fatto la storia del cinema, vale la pena sprecare soldi per un remake quando l'incipt è ancora più crudele e manca di quella genialità del suo creatore Wes Craven con una violenza fine a se stessa?
Per non parlare del resto, Krueger per tutto il film è un ombra, non si vede mai, non c'è emozione, non c'è brivido, non c'è paura, solo fastidio per scene fini a se stesse, che non aggiungono nulla di nuovo ad una saga ormai conclusa tranne della volontà del suo autore di prendere un personaggio mitico, buttare i soldi e rifarlo secondo la sua banale visione.
DA EVITARE.




domenica 29 gennaio 2012

A Christmas Carol

Anche Zemeckis si da all'animazione 3D, dirigendo Jim Carrey e Gary Oldman nella versione animata del canto di natale, una versione un po' malinconica, a tratti superficiale, che non fa rimpiangere il vecchio cartone animato Disney.
Nonostante ciò la redenzione del vecchio capo, che ha dimenticato i ricordi e rifiuta il natale resta una delle interpretazioni più sentite di Jim Carrey, e anche tra le più mature, anche se ha fatto di meglio, un film tutto giocato sull'abilità registica di Zemeckis, che ha dimostrato già negli anni ottanta di sapersela cavare con l'animazione grazie al classico Chi ha incastrato Roger Rabbit? Che prossimamente vedrete recensito qui alla fabrica, e anche alla presenza di Gary Oldman, senza dubbio il migliore tra i due, finalmente in un ruolo solare e positivo, che dire un piccolo film che di sicuro no è un capolavoro, non è intenso quanto il suo predecessore ma che riesce nell'intento di scaldare grazie alle interpretazioni di Carrey e Oldman l'atmosfera, la stessa atmosfera giusta per le feste natalizie, che è anche il periodo per cui l'ho visto, rispetto all'originale manca di pathos, ma la regia di Zemeckis riesce a smorzare i momenti sottotono grazie all'interpretazione di due grandi attori, sono loro che rendono il film intenso, anche se non riesce a commuovere fino infondo lo spettatore, in sostanza, un esercizio di stile, piuttosto lontano dalle vette accattivanti di Roger Rabbit.
DA VEDERE PER DIVERTIRVI, SOPRATTUTTO A NATALE.


sabato 28 gennaio 2012

Kika - un corpo in prestito

Per la prima volta Almodòvar dopo i trionfali Donne sull'orlo di una crisi di nervi e Tacchi a spillo dove dimostrava innovazione e talento soprattutto nel cinema corale, con Kika, nonostante ci sia sempre il gusto per il kitch riconoscibile persino dalle sue prime pellicole e per l'eccesso, è una pellicola che rasenta la confusione, qui Almodovar mette troppe cose, lo scrittore assassino, il figlio pieno di problemi e con il trauma della morte per suicidio (così ha detto Nicolas il suo patrigno) della madre, mettiamoci anche Kika che si divide tra i due, e anche una psicologa che presenta un programma tv trash dove fa vedere di tutto e di più, ci mettiamo ancora lo stupratore assatanato che si vede nella lunghissima scena a tre quarti di film dove Kika, la vittima, con questo fatto capisce che deve dare una svolta alla sua vita, la psicologa Andrea la sfregiata (Victoria Abril), cininca reporter che per il suo programma non guarda in faccia a nessuno, e trasmette qualsiasi cosa, per questo personaggio Almodòvar ha predetto il degenerarsi della televisione trash, da notare i costumi, che sono stati disegnati da Jean Paul Gautieur, ed è proprio Andrea che trasmette in prima serata lo stupro di Kika in diretta tv, come se fosse uno spot per famiglie.
Qui Almodòvar mette troppa carne alla brace, invece di scegliere il tema portante del film e il suo genere, mischia i generi, e ci mette di tutto e di più, Kika è una pellicola eccessiva, tra le minori finora dirette da Almodòvar e che a differenza delle altre non aggiunge niente di nuovo, un occasione mancata, un passo falso, ogni tanto capita, ma è solo questione di poco tempo, ben presto arriveranno capolavori di ben altra portata, menomale, comunquesia, si apprezza il coraggio e la trasgressione di questa pellicola, e soprattutto una certa critica verso i media, che vogliono trasmettere tutto senza comprendere che magari quello che trasmettono potrebbe ferire gli altri.


Novità, Racconta il tuo cinema preferito

Ehy tu, si hai sentito bene, dico proprio a te, credi che la fabrica dei sogni sia un blog di SOLE RECENSIONI? Da quest'anno si cambia musica, oltre ad articoli che presto ritorneranno per approfondire ritratti di registi etc etc etc...ci siete anche voi lettori, si perchè quest'anno sarete proprio voi ogni settimana a raccontare il vostro cinema preferito, che aspettate, state ancora fermi lì? Allora basta che scrivete un post e me lo mandate via email, nella pagina dei contatti trovate sia la mia email personale che quella della fabrica dei sogni, che controllo entrambi, raccontate il cinema che amate, vi piacciono i film trash, i film cult? Vi piace il grande cinema quello che ha fatto storia? Bene, qui alla fabrica sono accetti tutti i gusti, e tutti i suggerimenti, perchè vogliamo diventare una grande famiglia, una grande famiglia di amici, raccontate i film della vostra vita, quelli che vi hanno emozionato, e fatto divertire, quelli che vi hanno impaurito, e poi dateci i vostri suggerimenti, magari potreste vedere qualche film che avete raccontato recensito qui alla fabrica...allora aspetto le vostre email mi raccomando.

Ovviamente i post verranno pubblicati nel blog.

Seguite questo schema

Nickname:
Racconta con parole semplici come è iniziato il tuo amore per il cinema
Primo regista preferito?
Ora elenca tutti gli altri registi che ti piacciono:
Elenca i film della tua vita:
Elenca 5 film che vorresti consigliarci, per una futura recensione alla fabrica
I film che sconsigli: (Tutti i gusti sono gusti, accettiamo qualsiasi cosa, perchè il bello è crescere con la conoscenza e scambiare opinioni)
I film che odi a priori:
I tuoi Guilty Pleasures?: (Ovvero film che piacciono solo a te ma che la maggioranza dei critici ha stroncato, hehe ce li abbiamo tutti i peccatucci nascosti)
I film che vorresti vedere ma ancora non hai visto?


Bene, mi aspetto tante email, chi è il primo che si vuole sottoporre a questa piccola intervista? XD
 

Seconda Recensione da Robydick

Ehy ragazzi, è stata pubblicata la mia seconda recensione nel forum di Robydick si tratta di Seven diretto da Fincher, mi raccomando dateci un occhiata ok?



http://robydickfilms.blogspot.com/2012/01/seven-aka-se7en.html 


Ditemi se vi è piaciuta mi raccomando ok? 

Happy Feet 2

Ed ecco il seguito del delizioso Happy Feet, stavolta Mambo dopo aver costruito la sua colonia, deve convincere suo figlio a ballare, ma è una cosa che non si sente di fare, a peggiorare ulteriormente le cose si ci mette una terribile minaccia di forze ostili, per rimettere tutto apposto, Mambo si adopera purchè i pinguini si alleino insieme.
Va bene, anche se è un sequel lascio perdere il luogo comune che il sequel è peggio dell'originale, si perchè questo secondo capitolo di Happy Feet è divertente, goliardico, ha anche i suoi difetti, ma vengono surclassati dall'agilità del regista di costruire una trama che acchiappa l'attenzione dello spettatore e conquista a primo colpo, rispetto al primo capitolo, manca un po' di originalità ma questo fatto viene messo in secondo piano dalla qualità della regia e dalle canzoni sempre accattivanti.
Si come ho detto prima è un sequel, forse uno dei grandi difetti del film ma non lo chiamerei proprio un difetto sta nello girare in 3D il film, ma resta comunque una pellicola che diverte adatta  a tutti, sia grandi che piccini, quindi vediamocelo, divertiamoci, cantiamo e balliamo, che vi interessa se è un sequel o no? Riesce a metterti di buon umore e questo è uno dei grandi pregi del film, poi vuoi mettere l'iniziazione del figlio di Mambo che deve imparare a ballare e a cercare la sua strada? Un sequel intelligente e mai banale direi, che durante la visione ti fa canticchiare e ballicchiare, beh è divertente e allora?
ANDATE A VEDERLO NO? XD


venerdì 27 gennaio 2012

L'ospite inatteso

Ecco un piccolo film che sa di poesia, una bella boccata d'aria fresca ogni tanto ci vuole nel grande calderone dell'industria cinematografica, L'ospite inatteso è proprio uno di quei film che ti conquistano con semplicità, senza bisogno di rafforzamenti, o altre diavolerie, la storia è abbastanza semplice, e narra di un professore ormai annoiato e senza alcuno stimolo, va a New York per una presentazione del libro di una collega a malavoglia, perchè la collega è incinta e la gravidanza è difficile quindi si trova a letto per nove mesi, così al suo posto va Walter, che si trova nel suo appartamento due giovani, con problemi di permesso di soggiorno, i due giovani sono Tarek, che suona il tamburo in un complesso Jazz, e la sua ragazza, l'africana Zainab, disegnatrice di gioielli, dopo l'iniziale sorpresa i tre costruiscono un rapporto d'amicizia facendo ritrovare il gusto per la vita al professore e cambiando in un certo senso la sua vita e la percezione che aveva su di essa, finchè per una banalità, Tarek viene arrestato perchè creduto terrorista...
un film leggero, suadente, capace di coinvolgere lo spettatore e anche di divertirlo, e soprattutto di farlo riflettere, sull'umanità e sugli imprevisti della vita che spesso ci portano a conoscere persone capaci di farci ritrovare, il gusto per la vita e anche di farci conoscere passioni nascoste che non credevamo potessero esistere, è quello che succede a Walter quando suona il tamburo con Tarek, poi il tono si fa drammatico, soprattutto quando Tarek verrà arrestato e rispedito dove era venuto, la cosa che conquista di questo film è il valore dell'amicizia che McCarthy sintetizza, facendo capire che tutti gli uomini infondo sono uguali, basta essere più disponibili e porgere la mano all'amicizia verso gli stranieri, e sarà proprio questa amicizia a cambiare la vita di Walter in meglio, nonostante non sia riuscito a liberare l'amico, memorabile la scena in cui suona da solo il tamburo dentro la stazione del metrò e le persone lo osservano estrefatte, il messaggio del film è la tolleranza, che dona il valore dell'amicizia, molto spesso ritenuto superficiale, si siamo incapaci di guardare infondo a noi, Walter lo fa e si ritrova cambiato in meglio, consce anche il valore dell'altruismo, ce ne vorrebbero diversi film del genere, in conclusione, un piccolo grande film da non perdere assolutamente.


giovedì 26 gennaio 2012

(S)ex List

Eccocci qui, ci risiamo, possiamo dire che le stroncature per adesso sono il mio forte? Ecco il mio prossimo film vittima, detta così sembra roba da sadici cattivi, ma quando un film è banale c'è poco da fare, lo si stronca, quando ha una trama con la protagonista che è sull'orlo di una crisi di nervi perchè si è scopata ben 19 maschi, quando ha letto su una rivista che la media delle donne è 10,5, da sottolineare 10,5 prima di trovare l'anima gemella c'è da rimanere con le orbite di fuori, ma la cosa strana è che ha una sorella minore che si sta sposando e una madre ipercritica e ti fa pressione per sapere chi ti accompagnerà all'altare, mettici anche il capo che ti licenzia e fai BINGOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!
Lupus in fabula, c'è anche l'aitante vicino di casa con cui si sa già come andrà a finire, tutto qui, la trama è tutta qui, sembra la rilettura della più banale commediola non dico romantica americana, per quello c'è Katherine Heigl che butta tanto miele, nella torta da rischiare il diabete, qui invece c'è una parodia di una sciupamaschi, che si ritrova zitella a una certa età e ancora non ha preso marito, ma ragazzi ragioniamo? Nel 2011, ancora le donne si vanno a cercare il marito dopo tutte le lotte per l'indipendenza e l'uguaglianza? Mah per questo film sembra proprio così, ebbene si, la sciupamaschi cerca la sua anima gemella, la troverà nell'aitante giovanotto in un finale zuccheroso degno delle più riuscite commedie romantiche con Meg Ryan.
No ragazzi, è uno dei film più banali e più stupidi che abbia visto in questa stagione cinematografica, posso capire la nostalgia da sex and the city, posso capire, l'uguaglianza tra i sessi, ma la ricerca del marito dopo che ti sei scopata una squadra di calcio non la capisco proprio, Anna Faris, che era strepitosa in Scary Movie, qui sembra interpretare un personaggio che fa il verso alla Samantha di Sex and the city riuscito male, dalla trama ORMAI poco credibile, visto i tempi in cui viviamo, è mai possibile che le donne cerchino ancora L'ANIMA GEMELLA dopo che si sono spupazzate il mondo intero divertendosi tra un letto e l'altro? Mark Mylod è incapace di ironizzare in maniera intelligente, senza essere caustico tra le differenze dei sessi, dirige un film banale, pieno di stereotipi, per nulla originale e superficiale, i personaggi sono usciti dal più stupido romanzetto rosa che sia mai stato scritto, sembrano pupazzi mossi dal regista come marionette, alla fine non sarà un ex la sua anima gemella, e si capiva, quale donna sana di mente si rimette con un suo ex? Ma l'aitante vicino di casa, quindi il film è scontato.
DA EVITARE.


mercoledì 25 gennaio 2012

Labirinto di passioni

Per il secondo film, Almodòvar non si smentisce, se per l'esordio ha optato per una storia al femminile sui generis, con una pellicola talmente insolita da essere considerata un autentico cult movie, con Labirinto di passioni, aumenta ancora di più la posta in gioco, facendo di questo film l'autentico ritratto della movida spagnola.
Film ancora più eccessivo del precedente, mette in scena l'amore e il sesso, parlando non dei personaggi, ma ai personaggi, sono loro che si mettono in primo piano a narrare le loro storie, le loro avventure,  i loro problemi, le loro crisi, le loro ossessioni, il sesso è il principale argomento del film che vede protagonista Sexilia (una irriconoscibile Cecilia Roth,) che in seguito lavorerà con Pedro ad altre pellicole della sua filmografia, una ninfomane, figlia di un ginecologo che rifiuta il sesso e aiuta le coppie ad avere figli con l'inseminazione artificiale, attorno a lei si muovono vari personaggi, un principe islamico fuggito di casa perchè crede di essere gay, la principessa che sarà la prima donna che si porterà a letto e che gli farà capire di essere in realtà etero, altre coppie più o meno eccentriche in un turbinio passionale che come da titolo è un labirinto nel quale è facile perdersi, qui Almodòvar è ancora spensierato, lontano dal dolore di altre pellicole e dalla loro serietà, qui è provocatorio, spensierato, spudorato, scandaloso, e chi più ne ha, più ne metta, un film giocato tutto sul sesso, ancora lontano dai vertici che faranno di Almodòvar il grande regista che conosciamo, il talento c'è e si vede, ma è ancora grezzo, anche se il gusto per la provocazione e il kitch lo ha sempre avuto, soprattutto nelle prime opere, siamo in piena movida dopo tutto, quindi via libera alle provocazioni, ai doppi sensi, alle passioni, il film potrebbe anche non piacere visto la trama stratosferica, eppure nel suo insieme è divertente a guardarlo, film piuttosto lontano dai capolavori come Donne sull'orlo di una crisi di nervi o anche La legge del desiderio, che seppure grezzo quest'ultimo film, già presentava un discreto passo avanti che avrebbe continuato con il primo ovvero Donne sull'orlo di una crisi di nervi, ma che già presenta alcuni temi, in forma di commedia ovviamente che saranno presenti nel cinema futuro di Pedro, come la passione carnale, sessuale.
Ripeto, non un film per tutti, ma sicuramente un film per molti, soprattutto se si apprestano come la sottoscritta a diventare fans sfegatati del grande maestro spagnolo.
Ps: Si vede che ormai sono fan di Pedro eh? XD
Ps2: Tra le scene da ricordare senza dubbio, quella del regista, e quella in cui Almodovar, truccato e coi tacchi a spillo ballicchia una canzone punk.
DA COLLEZZIONARE.


Robin Hood

Ahi, ahi, ahi, Ridley Scott, prendendo l'ormai attore feticcio Russell Crowe, che da Il Gladiatore in poi ha formato insieme a lui ormai una premiata ditta, o meglio una squadra vincente, stavolta il detto che squadra vincente non si cambia non va a centro, il suo Robin Hood risulta una pellicola piuttosto stereotipata e superficiale, con lo stesso Crowe che dimostra più di una volta di essere fuori parte, il suo è il ruolo all'attore sbagliato nel film sbagliato, non convincono le scene di lotta e di battaglie, neanche stiamo vedendo la seconda parte del gladiatore, di cui è un insolito successore, si lo so sono parole grosse, ma Crowe non ha lo stesso carisma che aveva Kevin Costner ne il suo principe dei ladri, che era intrigante e riusciva a tenere l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine, con scene divertenti, in questo film Scott dimostra che è indeciso su quale strada percorrere, ci troviamo di fronte forse un opera poco ispirata questa volta di Scott, l'autore di Blade Runner in passato ha fatto cult davvero memorabili, restano comunque le interpretazioni degli attori che bene o male fanno rendere il film guardabile.
Scott dirige un opera che non aggiunge nulla di nuovo alla sua filmografia recente e soprattutto passata, facendo in modo di rasentare la noia, e questo è un difetto soprattutto perchè abbiamo davanti un film d'avventura, che dovrebbe avere tutti gli ingredienti giusti, sembra che Ridley abbia preso la pietra, l'ha gettata, ma non ha avuto il coraggio di andare fino infondo, queste scene di lotta, rendono il film un po' pesante alla visione, è come se avesse rifatto Il Gladiatore, Solo che stavolta c'è Robin Hood al posto di Massimo Decimo Meridio, e Lady Marian al posto della sorella dell'imperatore romano, Ridley Scott rifà se stesso, dirigendo un film senza innovazione stilistica, e soprattutto senza alcuna novità o genialità, peccato.
In conclusione un film riuscito a metà, che non fa rimpiangere le versioni differenti di Robin Hood, se posso cerco quello con Kevin Costner e lo recensisco perchè è di gran lunga migliore di questo.




martedì 24 gennaio 2012

The Conspirator

Robert Redford dirige un film portando alla luce, un altra vergogna americana, quella che racconta dell'esistenza di alcuni cospiratori, che facevano parte dell'omicidio del presidente Abraham Lincoln, non ci sono prove certe, solo la parola di queste persone contro quella dello stato, non servirà a nulla la lotta di un avvocato per scavare nella verità e scoprire i veri colpevoli dell'omicidio, il paese voleva dei colpevoli, e li aveva già designati in quei cospiratori, secondo loro, ma perchè? Perchè si riunivano di nascosto? E' questa la loro unica forma d'accusa? Senza prove certe hanno accusato e giustiziato persone che magari erano innocenti, come spesso accade in america.
Redford ritorna al cinema con un film di denuncia sociale, che fa riflettere, e soprattutto fa capire quanto sia  facile per la legge degli uomini sistemare i casi, è molto più difficile imparare a riflettere, e ponderare se le prove che vengono presentate siano vere e fasulle.
Un film denso e commovente, che rende meglio l'idea di questa presunta cospirazione grazie a una regia d'alta classe, e un cast particolarmente ispirato, The Conspirator è un film che riesce a centrare il bersaglio grazie alla totale simbiosi del cast tecnico e attoriale, e non è da tutti i giorni vedere un film del genere, Redford con la sua regia in parole povere, dimostra quello che è e soprattutto quello che vuole, ma anche come lo vuole offrire al pubblico, un film sincero di questa portata, usare un caprio espiatorio per catturare il vero cospiratore, magari condannarlo anche a morte, tanto un morto prima o un morto dopo, non fa alcuna differenza, però si uccide un innocente, non un colpevole, menzione speciale va oltre a Redford anche a James McAvoy nel ruolo dell'avvocato che difende Mary Surratt, l'accusata, e ovviamente anche Robin Wright nel ruolo di Mary.
DA COLLEZZIONARE.


lunedì 23 gennaio 2012

Tacchi a Spillo

Qui siamo nel film d'alta classe, un altro salto di qualità in avanti per quanto riguarda il maestro spagnolo, protagonista stavolta la grande Marisa Paredes, nel ruolo di Becky, cantante che torna a Madrid dalla figlia dopo tanti anni di assenza.
Il film è tutto  giocato nel rapporto di amore/odio tra una madre e una figlia, Rebecca (Victoria Abril) è una giornalista che lavora in televisione, ha sposato Manuel, ex amante della sua brillante mammina, che non si è presentata al matrimonio per - dice lei - motivi che riguardavano il suo lavoro e problemi personali, al suo ritorno la trova sposata al suo vecchio amore, che ci prova con lei, perchè il matrimonio con Rebecca ormai è finito, Rebecca dal canto suo ha una relazione con un uomo che si traveste da Becky facendo la sua imitazione Femme Letal, una sera arrivano al locale dove Letale si esibisce, e Rebecca finisce col fare l'amore con lui, le cose peggiorano quando Manuel viene trovato assassinato nel suo appartamento, con una vestaglia rossa addosso, Rebecca all'inizio nega un suo coinvolgimento nel fatto, ma poi le cose precipitano quando in diretta tv confessa l'omicidio del marito, viene subito arrestata, ma il giudice Dominguez (Miguel Bosè) non crede alla sua confessione, e cerca di capire come realmente si sono svolti i fatti, chi ha ucciso Manuel e perchè? Che rapporti c'erano tra Becky e Manuel? Perchè Rebecca ha sposato Manuel? Sono queste le domande che lo spettatore si fa per scoprire l'assassino, ma il film non è incentrato solo sul delitto uxoricida che coinvolge Rebecca, è incentrato principalmente sullo strano, morboso rapporto che esiste tra madre e figlia - ricordate che la madre nei film di Almodòvar ha quasi sempre un ruolo centrale - questo rapporto di amore e odio, di rivalità e competizione, di superiorità e inferiorità con cui Rebecca ha sempre vissuto non hanno fatto che minare la sua vita condizionandola, non facendola in un certo senso spiccare il volo, e Almodòvar sembra centrarlo piuttosto bene il discorso, sono loro e solo loro le protagoniste, tutto il resto è contorno che serve a loro per le loro sfuriate, per le loro ripicche, per le loro  incomprensioni e rancori, Almodòvar aggiunge un altro tassello magistrale alla sua filmografia, con questo film che è di per se un piccolo capolavoro in cui si respira l'aria di grande cinema, si pensi ai film drammatici americani di Douglas Sirk tanto per fare un esempio.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


Il Mistero di Rookford

Nick Murphy, dirige un film horror d'atmosfera, incentrato su una donna Florence Cathcart, che smaschera le evocazioni degli spiriti descrivendoli come fasulli, in realtà  è abbastanza scettica riguardo questi fenomeni paranormali, fino a che si imbatte nel colleggio di Rookford, dove si dice si nasconde un bambino fantasma, all'inizio la donna appare scettica e crede sia uno scherzo ordito dai ragazzini della scuola, ma poi deve fare i conti con alcuni fenomeni inspiegabili e anche da alcuni incubi che la tormentano, non ci sono gli scherzi dei bambini, deve guardare in profondità dentro se stessa per scovare cosa è successo realmente.
Le cose cominciano a cambiare quando si accorge che avvengono strani fenomeni in sua presenza, fenomeni inspiegabili, legati a un segreto di quella casa, ora adibita a  orfanotrofio, quale segreto si nasconde a Rookford? Cosa c'è dietro le apparizioni dello strano fanciullo che i bambini vedono e che Florence comincia a percepire la sua presenza? La verità sarà ancora più sconvolgente di come se lo era aspettata.
Nick Murphy gioca amabilmente con il pubblico per incantarlo, con arguzia e intelligenza, riuscendo a creare una certa atmosfera d'intenti nel costruire la trama del film e soprattutto negli effetti, ma il segreto che rende la pellicola accattivante è l'immedesimazione che lo spettatore prova da subito con la protagonista, non è comune di questi tempi avere un horror che indaga anche su chi specula e imbroglia la gente, pur di trarne profitto, altra cosa è avere anche una protagonista, che messa di fronte alla verità, cerca di capirne le ragioni, cambiando il suo modo di vedere ma soprattutto di percepire la vita, e soprattutto rendersi conto che la morte fa anche parte della vita, e che c'è qualcos'altro che cammina accanto a noi, qualcosa di misterioso, di tangibile, cioè il nostro passato, Florence quando apprende la verità cercherà di capirla e di rimettere soprattutto a posto le cose facendo pace con il suo passato.
Un film intelligente, per nulla banale, un horror che gioca più d'effetto che con il sangue.
DA NON PERDERE.


Amen

Il film è incentrato sulla figura di Kurt Gerstein, membro dell'istituto di igene delle Waffen-SS, rimane impressionato da ciò che succede nei campi di sterminio, ma le cose peggiorano quando si accorge che l'acqua viene depurata da uno speciale gas, lo Zyklon B, che viene usato per uccidere i deportati nei campi di sterminio, quando si accorge di questo, va subito a raccontarlo al papa per poter graziare le persone prigioniere nei campi di sterminio, ma si trova davanti un muro di gomma, le gerarchie cattoliche non sono disposte ad aiutare Gerstein, nè per graziarle, nè per altro, ci pensa una giovane donna, che lavora al campo con lui, e farà di tutto per salvare  più vite possibili non facendo bere l'acqua contaminata ai detenuti, con lui si aggiunge anche un prete gesuita, che pur di difendere i suoi ideali si farebbe uccidere con gli ebrei.
E' un film duro, inquietante, un altro capitolo per raccontare il dramma dell'olocausto diretto da un autore, particolarmente critico nei confronti della chiesa cattolica, e non ha paura di mostrarlo nè di nasconderlo.
Costa Gavras dirige un film duro e polemico, ma che fa riflettere su una delle piaghe più drammatiche della storia dell'umanità, senza inutili sentimentalismi, o edulcorazioni, no, anche se la storia in parte è inventata e in parte no, se volete sapere chi era Gerstein Cliccate qui nel film è molto marcata la critica di Costa Gavras sulla chiesa cattolica, e sul suo disinteressamento nei confronti dell'olocausto commesso dai nazisti, tra le scene migliori cito senza dubbio quella di quando l'infermiera fa entrare i prigionieri nella stanza e non gli fa bere l'acqua avvelenata, dando loro l'acqua pulita, la lotta di queste due grandi persone, tutto per salvare vite umane, l'assoluta negligenza e il menefreghismo nei confronti delle vite umane che subiscono questo eccidio vergognoso, il coraggio di quel prete che urla a gran voce il rispetto per la vita umana, sono diretti in modo acuto, preciso, ed entrano nel cuore dello spettatore, Costa Gavras, di cui ho visto il bellissimo Music Box prova d'accusa in televisione dirige un altra opera amara, cruda, ma che colpisce nel profondo, un ideale seguito al primo film citato pocanzi? Perchè no, questa volta però prende come un pugno allo stomaco, la chiesa cattolica e la sua mancanza di rispetto in questo caso e di interessamento verso la vita umana.
MAGISTRALE


domenica 22 gennaio 2012

Hanna

Joe Wright, tolti i panni del cinema in costume, dirige una storia completamente all'opposto delle pellicole con cui l'abbiamo conosciuto, tolti i panni letterali di Jane Austen e altre scrittrici ecco che dirige un film d'azione, spiazzando tutti quanti.
Hanna è magnificamente interpretato da Saoirse Ronan, già interprete del bel film di Peter Jackson Amabili Resti, dove interpretava una ragazza uccisa da un maniaco, qui, invece veste i panni di una ragazzina che è cresciuta con il padre in messo alle nevi dell'Islanda, il padre l'ha addestrata per farne un assassina, lontana dal mondo civile, la ragazza attraverso le arti, sente il bisogno di scoprire il mondo che non conosce, e anche conoscere persone come lei, una cosa assolutamente normale per una adolescente della sua età, ma la ragazzina non ha fatto i conti con una spietata agente segreta che fa parte dei servizi deviati, che a suo tempo lavorano con dei mercenari Marissa Vielger, che si mette in cerca della ragazzina.
Hanna, nel frattempo si è unita ad una famiglia per fare una vita diversa da quella che conduceva, e vivere come una ragazzina normale, non sarà così, Marissa e la sua banda, faranno in modo che la ragazza ritorni ad essere quello per cui è stata addestrata, lasciando una scia di cadaveri attorno a lei, e così Hanna ritorna quella che è, un assassina ma per salvarsi la vita, quando scoprirà la verità sulla sua vita e capirà molte cose per la ragazza sarà terribile e continuare ad essere una ragazza normale le sarà oltretutto impossibile.
Joe Wright, dirige un film duro, spietato nella narrazione e nei ritmi, un film d'azione che si allontana da pellicole precedentemente girate come Espiazione, e Orgoglio e pregiudizio, ma che riesce a lasciare la sua impronta, grazie a una regia serrata che fa centro a primo colpo, e uno script di forte impatto, bravissima Saoirse Ronan, come pure Cate Blanchett - in un ruolo di cattiva non l'avevo vista, ma la sua Marissa fa impietosire chiunque - e Eric Bana, che nonostante la sua sia una prova di mestiere non fa sfigurare l'interpretazione di Saoirse.
Memorabili le scene d'azione e di inseguimento, sono da cardiopalma e mantengono alta l'attenzione del pubblico.
DA NON PERDERE.


sabato 21 gennaio 2012

Légami

Dopo la commedia sofisticata Donne sull'orlo di una crisi di nervi che riprendeva una certa ironia sopra le righe e sapeva divertire il pubblico presentando donne che erano in balia di un uomo ecco un altra commedia, questa volta trasgressiva e ancora di più sopra le righe, possiamo definirla eccessiva, perchè no, in scena Ricky, un giovane appena uscito dall'istituto psichiatrico, il suo scopo? Metter su famiglia, e si mette in cerca di Marina, una pornodiva tossicomane con cui in passato ha avuto una storia di sesso, la raggiunge nello studio cinematografico in cui sta terminando le riprese di un film diretto da Massimo, un regista che ha un debole per lei e guarda di nascosto i suoi film porno, terminate le riprese del film vanno tutti a casa a prepararsi per la festa, Marina dopo aver salutato il  suo vicino si chiude in casa, quando Ricky suona alla sua porta, la sequestra, lei spaventata urla, appena si riprende vede che finestre e porte sono sbarrate, lui le dice ho 23 anni sono solo al mondo quello che voglio è sposarti ed essere un buon marito e un buon padre, Marina non è d'accordo all'inizio anche perchè deve combattere con un atroce mal di denti che la fa stare molto male, le intenzioni di Ricky non sono mai cattive con lei, anzi la aiuta pure, quello che vuole è conquistare il suo cuore e per farlo è deciso a usare tutti i mezzi, per non farla scappare la lega al letto e chiude a chiave le porte, piano piano Marina capisce che infondo non è poi tanto male come persona e inizia a innamorarsi davvero di lui, anche perchè infondo, nonostante la tenga segregata in casa lo fa per conquistarla e farle capire che la ama.
Eccentrica e trasgressiva love story, un po' sadomaso, con un bravissimo Antonio Banderas, questo sarà l'ultimo film -  prima di girare in america I mambo Kings e divenire una star internazionale - che ha girato con Almodòvar, poi tornerà di nuovo a lavorare con lui ne La pelle che abito ultimo film del maestro spagnolo.
E' senza dubbio un film di Almodòvar, che con questa pellicola riprende un po' le tematiche passionali de La legge del desiderio anche se piuttosto alla lontana, un pò come strizzare l'occhio al suo pubblico e divertirlo con questa commedia trasgressiva, non è un capolavoro, ma vale la pena di collezzionarlo.
CULT.


Donne sull'orlo di una crisi di nervi

Ecco il film della consacrazione di Almodòvar, ovverossia il film della maturità artistica, protagonista Carmen Maura, nel ruolo di Pepa, doppiatrice cinematografica che cerca di rintracciare il suo compagno, Ivan, con cui lavora pure, ma che non riesce a trovare, gli deve comunicare di essere incinta, e nel frattempo deve fare i conti con l'amica inseguita dalla polizia, il figlio del suo compagno Carlos, che con la fidanzata, che rimarrà in semiincoscenza per tutto il film che cerca casa, la prima moglie di lui, e un gruppo di poliziotti in cerca di terroristi shiiti, si troverà ad arrivare all'orlo dell'esaurimento per dover affrontare questa invasione a casa sua di gente assolutamente fuori di testa, la più pazza di tutti è ovviamente la moglie, che crede - e lo crede anche Pepa - il marito stia con la sua amante ovvero Pepa, che crede che sia tornato dalla moglie, in una rocambolesca giornata sull'orlo della follia, succede di tutto, e si scoprirà di tutto, che alla fine lui decide di lasciare sia Pepa che la moglie per un avvocatessa che si è occupata del primo divorzio...
Film ironico e divertente che segna una svolta nel cinema di Pedro, iniziando quel percorso che lo porterà ad essere uno degli autori spagnoli più famosi nel mondo, inoltre è ricchissimo di scene divertenti e goliardiche, alcune ovviamente sopra le righe, applauditissimo al festival di venezia dell'88, il film possiede uno humor che diverte e conquista a primo colpo, grazie allo straordinario talento di Almodovar nel costruire una trama incastrata senza perdere di vista i personaggi e il loro punto di vista.
Bravissimi tutti gli interpreti, in particolar modo Carmen Maura, che tornerà a lavorare con Pedro in Volver, che presto sarà presente tra le pagine di questo blog visto che siamo in piena rassegna, e siamo appena arrivati al punto focale, il meglio sta per arrivare.
Comunque come dicevo prima, grandissima Carmen Maura, che offre grazie al suo personaggio, una interpretazione intensa, sentita e per nulla banale, Pedro ha costruito il film su di lei e si nota, perchè Pepa è l'unico personaggio che davvero dimostra di usare la ragione, quando ormai tutti la stanno perdendo, MAGISTRALE.


giovedì 19 gennaio 2012

Memories of a Murder

Bong Joon-ho è ufficialmente ora uno dei miei registi preferiti, e lo devo dire, in questa mini-rassegna che termina oggi mi ha letteralmente conquistata, non ha fatto molti film solo tre, eppure sono tre grandissimi film, c'è poco da fare, il ragazzo ha talento e si nota, col primo film The Host mi ha letteralmente ipnotizzata sullo schermo, il secondo film che ho visto Mother mi stava piano piano conquistando ma era entrato di fatto nella rosa dei miei preferiti, che con Memories of a Murder, Thriller in cui non tutto è come sembra e le persone in realtà nascondono più di quanto lasciano a vedere, diventa ufficialmente uno dei miei autori cinematografici preferiti.
Film costruito come un cronometro, dalla trama complessa e articolata ma che lascia di stucco per la precisione nell'affrontare la trama e la direzione degli attori, tutti bravissimi nessuno escluso, sembrerebbe il classico Thriller in cui il poliziotto deve pescare l'assassino di ragazzine, si cercano i colpevoli, si raccolgono gli indizi, tutto fa sperare che le tracce che hanno seguito siano esatte, fino al colpo di scena finale che non svelo altrimenti farei uno spoiler e vi toglierei il godimento di osservare questo piccolo capolavoro, ma non c'è solo la ricerca dell'assassino, Bong ha la straordinaria abilità di scavare nella mente e nella vita dei suoi protagonisti, di farceli vivere, di capire le loro azioni, la loro psicologia, di tastarli con le mani, di respirarli, non sono molti i film che ti fanno questo effetto, solo i grandi film e sicuramente Memories of a Murder lo è, ti mettono in empatia con i personaggi riuscendo anche a captarli, a sintonizzarli, e perchè no anche a capirli, dopo tutto sono sempre esseri umani, vivi le loro storie, le storie delle ragazze che perdono la vita, ti immedesimi nelle loro paure, nelle loro  angosce, fino a che capisci tutto quanto, anche se il film lascia solo allo spettatore l'intuizione di chi sia il colpevole, ovvero l'autore del vero orrore, perchè il male ci vive accanto, e avvolte essendo da fuori non riusciamo a comprenderlo o a captarlo veramente, solo quando colpisce, ci segna come nessun altro, e Bong ha dato agli spettatori queste memorabili sensazioni.
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


mercoledì 18 gennaio 2012

2fast 2furious

Secondo capitolo di Fast and Furious, che cambia storia e cast ma il modello è sempre quello, questa volta Brian deve fare i conti con Carter Verone, un ricercato pieno di grana che propone una gara, ma per essere aiutato chiama il suo vecchio amico Roman, che è stato in carcere grazie all'arresto della squadra di Brian, ma c'è anche Monica Fuentes, che è anche lei sotto copertura ma fa capire loro di essere la fidanzata di Verone, alla fine verranno scoperti e dovranno fare di tutto per salvarsi la vita.
Cambio di cast e regia, e ovviamente la storia è differente, per il secondo capitolo di Fast and Furious l'azione non manca, le scene di pericolo non mancano nemmeno, l'unica pecca forse è fare una storia completamente diversa dal franchise originale puntando sempre per le gare automobilistiche non autorizzate, ma il prodotto si allontana dall'originalità della precedente pellicola perdendo mordente, la recitazione degli attori è ottima, ma questo non basta a farne una pellicola intrigante, lo script distanziandosi dal primo episodio è poco incisivo, la regia invece è carica fresca anche se a tratti sotto tono, nonostante ciò anche se il film non è bello come il primo capitolo c'è la recitazione degli attori che lo rende intrigante e attraente, il prodotto si vede comincia ad essere piuttosto ripetitivo piuttosto lontano dalla freschezza del primo capitolo, ma questo succede in quasi tutte le saghe e i franchise, che ha ripreso a riprendere vita con il cast originale del primo capitolo continuando la serie, forse è proprio questo il grande limite di 2fast 2furious, fare un film apparte senza prendere gli attori del film principale che ne hanno fatto un film appetitoso, in conclusione un film riuscito a metà che non fa rimpiangere il primo capitolo della serie.


La legge del desiderio

Almodovar firma il suo film che lo fa conoscere al pubblico italiano, nel 1987 esce la legge del desiderio, la storia è complicata ma è affascinante, protagonista un regista omosessuale al centro di un triangolo amoroso, tra Juan che ricambia il suo amore e Antonio che si rivela ossessivo e vuole avere l'esclusiva dell'amore di Pablo, ma non è tutto per completare il pacchetto arriva Tina, un tempo fratello di Pablo ora transessuale che si prende cura di una bambina perdutamente innamorata di Pedro ma che è molto attaccata alla religione, la storia del film è questa qui, Almodovar dirige questo film e nonostante vi siano scene che molti potrebbero etichettare come provocatorie, si pensi alla masturbazione iniziale durante le proiezioni del film di Pablo, esso è invece un film in cui le provocazioni non appaiono come provocazioni, ma sono un tuttuno con la storia, regalando brio, ritmo, calore, ed eccitazione, perchè è una storia passionale, caliente, inebriante, e viene raccontata con brio e felicità, tutto reso in modo talmente naturale e normale da risultare innocente e per nulla peccaminoso o pruriginoso, bravissimi Antonio Banderas e Carmen Maura, nel ruolo di Tina il trans, espediente che in futuro Pedro riprenderà nel capolavoro Parla con Lei per il ruolo di Agrado, sceglierà una donna vera.
E' un film fresco, drammatico, tutto giocato sui doppi sensi e sulla passionalità, un opera lontana dal cinismo di altre pellicole che faranno di Almodòvar il grande regista che consideriamo adesso, non è un capolavoro ma è sicuramente un piccolo grande film, il primo che tocca esplicitamente l'ambiguità sessuale e l'omosessualità ma in maniera rispettosa, facendo un film passionale e carnale, di sicuro è un opera da non perdere, soprattutto per l'originalità e la trasgressione mista a passionalità.
DA NON PERDERE.


Cowboys & Aliens

Mischiare due o più generi cinematografici, avvolte è un colpo di genio, altre volte invece, si rischia di rimanere a metà strada tra confusione e scene mirabolanti, è il caso di Cowboys & Aliens mi dispiace dirlo è proprio la seconda ipotesi che si addice maggiormente, nonostante ciò l'ho trovato divertente, un prodotto di intrattenimento che a confronto all'Iron man dove c'è Robert Downey Jr è un piccolo passo indietro.
Volendo criticare pignolamente il film è un autentico blockbuster fracassone, però nonostante i difetti ha anche dei pregi, carrellate veloci, e scene d'azione che ricordano molto i film di fantascienza, che se fossero state magari un po' meno il film ne avrebbe guadagnato di più, nonostante ciò il film riesce a divertire, anche se non colpisce fino in fondo, oddio non mi sento di dire che è una boiata, questo no, però la regia è piuttosto stantia, quindi il film è tutto incentrato sulla recitazione attoriale piuttosto incisiva, e gli effetti speciali che sono presenti a bizzeffe, sembra più che un film d'autore, un film fatto per commissione, sicuramente Farveau non ha sentito molto il  film e si sente parecchio, nonostante ci sia la presenza di Harrison Ford il migliore resta comunque Daniel Craig, che riesce a far risalire un film che altrimenti sarebbe stato noioso e superficiale, oddio non è ai livelli dei filmacci di  Michael Bay però quei piccoli pregi riescono ad essere incisivi laddove si rischia parecchio, quali sono questi pregi? Scene d'azione, recitazione sopra le righe, effetti speciali curatissimi non male ma si poteva fare di più, molto di più, almeno curare la regia, e rendere lo script centrando il genere e facendone un film più incisivo e meno fracassone.


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