lunedì 30 settembre 2013

Reality

Il cinema ha sempre criticato la tv, soprattutto in america con registi come Gus Van Sant e Peter Weir che ne hanno fatto un ritratto non proprio lusinghiero, ora ci prova anche l'italia: con Reality di  Matteo Garrone.
Il potere della televisione, è un potere che non può essere tenuto al guinzaglio, ed è capace di influenzare la realtà che ci circonda, e farci fare stupidaggini.
L'italia dei reality show, di gente che invece di pensare a cosa è giusto, sogna di diventare qualcuno apparendo in televisione; gente illusa, che la tv può far diventare tutti ricchi e beati, quando la realtà racconta ben altro.
Il protagonista di Reality si mette in testa di partecipare al grande fratello, e non ci riesce nemmeno sua moglie a fargli cambiare idea, neanche quando prende le cose di casa per darle ai poveri, perchè così crede che lo prendono al grande fratello.
La vita vista dietro l'occhio invadente della tv, con i suoi lustrini e le sue illusioni, che sono molto diversi dalla realtà di tutti giorni, questa ossessione di apparire in televisione è narcisistica e illusoria, perchè guardando dentro il cuore della gente si scopre realmente quello che sei, la tv da solo immagine che viene modificata per confezzionare il pacchetto e regalarlo al pubblico.
Andy Warhol diceva, un giorno saremo tutti famosi per 15 minuti, si ma sono estremamente pochi, perchè per entrare nel mondo dello spettacolo ci vuole talento e stoffa, e il grande fratello non presenta gente con talento, presenta gente che vuole apparire in televisione e basta.
Reality è il racconto di un illusione, di un sogno che non si materializza mai, ma solo nella testa del suo protagonista.
Il film è satirico e Matteo Garrone, riesce a raccontare con prespicacia la superficialità della realtà quotidiana italiana, tutti al grande fratello per diventare un fenomeno da barraccone e vivere in una realtà fasulla, un reality appunto, perchè la televisione edulcolora la realtà facendola diventare irreale.
In conclusione, un film da non perdere, perchè racconta senza peli sulla lingua, lo stato attuale e invadente della televisione nella società italiana.
Voto: 8


domenica 29 settembre 2013

Baarìa

Un Kolossal, ma nonostante le intenzioni di tornatore di fare un capolavoro, non riesce nel suo intento.
La voglia di fare un film Bigger Than Life, ha smorzato la semplicità con cui ha diretto opere che lo hanno fatto conoscere a livello internazionale.
Se dovessi consigliare un film di Tornatore a voi tutti, vi consiglierei di rivedere Nuovo cinema Paradiso oppure La leggenda del pianista sull'oceano che seppur abbiamo una grande storia, sono dei capolavori, Baarìa invece è un film fine a se stesso, troppo piccolo per essere considerato un capolavoro, troppo grande per essere un film che si imprime nella memoria, in poche parole, non aggiunge molto al cinema di Tornatore.
Non a caso anche storicamente dice bugie, si è visto mai il partito comunista al governo in Italia? Ma quando mai i comunisti sono stati considerati, durante in piena guerra fredda? L'italia è ed è sempre stato un paese prima fascista ( lo è tutt'ora da quando un certo imprenditore è entrato in politica) poi un paese democristiano, ma mai comunista.
Chissà perchè a distribuire questo film c'è la mediaset...misteri dello schermo...fattostà che storicamente dice castronerie, che il protagonista sia un comunista lo posso accettare, ma che mi si dica che hanno preso potere questo no, posso pure accettare che vincono a livello regionale o locale, ma non si è mai visto il partito comunista governare il paese.
Lasciamo perdere la politica e parliamo del film, noioso, noiosissimo, quasi tre ore che scorrono pesantemente a raccontare la storia di tre generazioni di una famiglia, solo che stavolta Tornatore pecca di presunzione, perchè non ha l'epicità di Visconti che sapeva incantare il pubblico, e nemmeno la poesia di un Fellini, che sanno creare un alchimia unica.
In questo film non ci sono empatie con i protagonisti, che camminano anonimi senza riuscire a dare un impronta nei cuori degli spettatori, la storia stessa è anonima, superficiale, piena di stereotipi che non lasciano nulla se non l'amaro in bocca, peccato.
Voto: 5

The Devil's Pass - The Dyatlov Pass Incident

Lo dico subito, così evitiamo problemi, innanzitutto questo film non è il classico film girato che narra una storia, è metà e metà, nel senso che la prima  parte sembra un documentario, in cui degli studenti parlano dell'incidente Dyatlov, accaduto in Russia durante la guerra fredda, e tuttora rimane un mistero di cosa sia potuto accadere, perchè il governo lo ha etichettato come segreto di stato, la seconda parte invece si rifà ai tanto odiati reality horror - per voi che mi seguite sapete come la penso a riguardo - Renny Harlin non è certo un grande regista di film horror, ma questo film pur non essendo un capolavoro si lascia vedere tranquillamente, il che non è poco.
Innanzitutto bisogna dire che un po' di tensione in questo film c'è, ma siccome è giocato su un fatto misterioso, si tocca la fantasia, il che non è un difetto anzi, costruire una storia basandosi su una storia realmente accaduta avvolta nel mistero, è un vantaggio per creare un grande film, ma Harlin, seppur bravo a creare tensione e inquietudine, non è bravo a inventare di sana pianta qualcosa di sconvolgente.
Alla fine però si perde in un bicchiere d'acqua, seppur il film ha tutte le carte in regola per risultare sconvolgente, invece di spingere il pedale fino all'orrore puro, smorza la scena...ma perchè?
Il film comincia benissimo, per poi costruire tante scene capaci di farti saltare sulla sedia, e fin qui ci siamo, poi non è capace di inventare qualcosa che letteralmente te lo rende unico, e cosa dovrebbe inventarsi? Ma le motivazioni.
E' come se ti fa annusare il biscottino e poi lo toglie di mezzo, a che pro?
Non è capace di andare fino infondo, e toglie al film  quel punto in più che poteva renderlo memorabile aggiungendo molto al genere...
E' un occasione sprecata che poteva dare molto più di quello che promette, perchè sicuramente Harlin è capace di farlo, ma non ha voluto, oppure ha avuto paura, in ogni caso è da dire che seppur pregievole, la pellicola si perde quando deve dare il meglio di se.
Voto: 6


Romeo + Giulietta

Con questo film Leonardo Di Caprio diventa un divo, e Baz Luhrmann viene riconosciuto come uno dei talenti più visionari e originali degli anni novanta.
Quando uscì questo film alcuni dissero che si rifaceva ai videoclips e a MTV, oppure manifesto della X Generation...io penso che Luhrmann abbia fatto un grandissimo film, ecco il perchè.
Innanzitutto si deve dire che questo film è frutto di molte ispirazioni, sullo sfondo del capolavoro immortale del Bardo, Luhrmann si ispira chiaramente a Tarantino che con il suo capolavoro Pulp Fiction ha fatto scuola negli anni 90, ma allo stesso tempo crea qualcosa di unico ed eccezzionale che può essere definito con una parola: CAPOLAVORO.
Si perchè oltre alla violenza, alle scene pulp e via dicendo, c'è il musical, colori eccessi, e musica, tanta musica, musica che si può ascoltare in quasi ogni scena...ma attenzione, non prendetelo per musical perchè il film non lo è.
Poi ci sono i protagonisti: Leonardo Di Caprio e Claire Danes, i nostri amanti sfortunati, due adolescenti nati in due famiglie che si odiano, ma che il fato li ha puniti con l'amore, un amore impossibile che Luhrmann con il suo consueto stile visionario e colorato riesce a narrare con una particolare vivacità.
le opere Shakespeareiane si sa, possono adattarsi a qualsiasi tempo ed epoca, per questo sono immortali, ma c'è anche la capacità di Luhrmann, di tradurre con una originalità senza pari, secondo il suo stile e il suo gusto, un capolavoro senza tempo, grazie anche alla bravura di Leonardo Di Caprio, il nostro Romeo, che con questo film diventa uno degli attori più quotati, prima dell'avvento di Titanic che lo farà entrare nell'olimpo dello star system.
Luhrmann dimostra di essere un grandissimo regista, e si spiana la strada per un altro suo capolavoro, che poi sarà la terza parte della trilogia della tenda rossa...Moulin Rouge con la diva Nicole Kidman, qui con la sua regia è capace di raccontare alla sua maniera, originale, eccessiva, folle e coloratissima, la tragedia di Romeo e Giulietta, e dirige un opera letteralmente senza respiro, capace di emozionare e divertire, il che non è poco.
In conclusione, un film che aggiunge molto a tutte le versioni della tragedia senza tempo del Bardo.
Voto: 8


Comic Movie



Allora lo dico subito, questa non sarà una recensione come le scrivo di solito, sarà breve, molto breve, BREVISSIMA

Questo film è disgustoso, volgare, pacchiano, totalmente imbecille e idiota che non mi viene in mente una recensione decente quindi scrivo soltanto LASCIATE PERDERE E NON SPRECATE SOLDI PER QUESTA PORCATA.

Fine recensione.

venerdì 27 settembre 2013

28 giorni dopo

Tutto inizia in un laboratorio di ricerca dove sono isolate delle scimmie infette, in questo laboratorio entrano degli animalisti per liberare le scimmie, causando l'epidemia di virus contagiosissima che trasforma le persone in zombie...l'epidemia si diffonde a macchia d'olio in inghilterra, senza possibilità di fermare in qualche modo il virus.
Poi il film comincia davvero, e c'è un ragazzo disteso su un letto d'ospedale, esce dall'edificio, e trova la devastazione più totale, nel suo cammino incotra altre persone che sono scampate dal virus, sarà una questione di vita o di morte salvarsi la vita.
Un film angosciante, allucinante, dove l'elemento di paura si concentra sull'apocalisse di un epidemia incontrollabile e imbattibile, in cui non c'è possibilità di fuga.
Danny Boyle pur non essendo un regista di film horror, ha la capacità di farti entrare nella pellicola e di inchiodarti alla poltrona, non è da tutti riuscire a fare una cosa del genere quando si dirige un film.
Un film dall'impatto incredibile, che risulta uno dei migliori horror del 21esimo secolo, sia stilistsicamente, sia per quanto riguarda i contenuti, nulla è lasciato al caso, e tutti possono diventare al tempo stesso, vittime e carnefici, e qui l'istinto di sopravvivenza umano esce in tutto il suo egoismo, soprattutto nelle scene in cui il gruppo, sta con i militari, lì esce tutto lo schifo degli esseri umani.
Danny Boyle conosce bene che l'argomento del film non è del tutto originale, ma è capace di trascendere le altre opere dello stesso genere, riuscendo a dirigere un film nuovo, unico, inquietante.
Si questo film inquieta perchè crea uno stato di panico incombente - cosa che manca ad altre pellicole recenti dello stesso genere - la paura dell'ignoto, di non riuscire a sopravvire e cosa si nasconde vicino a noi, sono talmente col fiato sul collo, che è impossibile non cercare di salvarsi il culo.
E questo film sottolinea benissimo questi stati d'animo.
Voto: 8


martedì 24 settembre 2013

Wolverine - L'immortale

E ora tocca a Wolverine - L'immortale.
Il mutante con lo scheletro di adamantio ritorna per la seconda puntata del suo franchise, e questa volta deve vedersela con l'omicidio di un suo vecchio amico e conoscente.
Yukio è una giovane mutante al servizio di Yashida, divenuto capo di una potente corporazione che ha il potere di prevedere le morti altrui, e localizza Logan per portarlo in giappone, il motivo per cui vuole rivedere il vecchio amico è di ringraziarlo per avergli salvato la vita nel 1945.
Appena arrivati Yashida chiede a Logan, di donargli la sua immortalità, capendo che per lui le doti rigenerative sono una maledizione,  nel frattempo fa conoscenza di Mariko, nipote di Yashida e di suo figlio, ovviamente Logan rifiuta di trasferire i suoi poteri al vecchio amico.
Naturalmente, la stessa notte, Viper, la dottoressa che segue Yashida, infila qualcosa nel corpo di Logan, e Yashida muore.
Il giorno dopo al funerale, Logan si accorge di non avere più i suoi poteri, e che la nipote di Yashida è stata rapita, chi è stato a organizzare tutto? I primi sospetti ricadono sul figlio di Yashida, ma ben presto Logan con l'aiuto di Yukio, si accorgerà che ci sono dietro la yakuza, nonostante il tentativo di rapimento e le ferite, riesce a salvare la ragazza e la porta con se in albergo.
Qui viene curato da un veterinario, e il giorno dopo cercano di ricostruire i fatti per scoprire i colpevoli della morte del suo amico, scoprono che Mariko è l'erede di Yashida e che suo figlio ha inscenato il rapimento per farla uccidere e avere la compagnia del padre che lo aveva estromesso dal testamento.
Ora Logan deve fare in modo di scoprire perchè non riesce a guarire dalle ferite, così con una speciale macchina riesce a scovare il parassita, e se lo toglie tranciandosi il petto con gli artigli, nonostante gli avvertimenti di Yukio, riesce finalmente a ritrovare l'autoguarigione.
Ma c'è qualcuno che li attacca con un robot meccanico...Chi si nasconde dietro a questo robot meccanico? E chi ha uccido Yashida?
In sostanza è questo il grande mistero di questo film, pieno di azione e costruito abbastanza bene, insomma un ottimo prodotto di intrattenimento che non prevede solo il passatempo davanti a un pacchetto di popcorn, ma che riesce a coinvolgere lo spettatore scena dopo scena; vi sembra poco? Forse si e forse no.
Il blockbuster o comunemente noto tra chi il cinema lo usa come passatempo, film di cassetta in sostanza è così, solo che a me piacciono ben costruiti,  e curati, con una storia di contorno, proprio come questo film e il franchise di Wolverine, oltre degli x-men.
 Questo in sostanza è il seguito di X-men conflitto finale, terzo capitolo della saga che precede X-men giorni di un futuro passato, nei cinema nel 2014.
Riuscirà il nostro eroe a sbrogliare l'intricata matassa per scoprire chi si nasconde dietro la morte del vecchio amico? E scopriremo cosa nasconde la sua dottoressa?
Se lo volete sapere andatelo a vedere.
Voto: 7


lunedì 23 settembre 2013

The Way Back

Peter Weir è un regista che apprezzo molto, primo perchè in ogni film che fa riesce a narrarlo in una maniera originale e incredibile, ci sono diversi film che lo confermano, e nemmeno questo è diverso dagli altri.
La consapevolezza di ciò conferma che nonostante si parli di un fatto realmente accaduto, il chè rende girare il film abbastanza complicato: Weir riesce a dirigere un film evitando di scendere in facili emozioni.
The Way Back è un film capace di creare emozioni ed empatia con i personaggi, il chè è una cosa molto rara se è fatta da un regista capace, Weir riesce nell'impresa di creare un opera tratta da una storia vera e riuscire a far vivere la storia allo spettatore, e non è da tutti riuscire a fare queste cose.
Come ho detto prima Peter Weir è un regista che apprezzo molto, lo so, mi sono ripetuta, e c'è un motivo perchè l'ho fatto: primo perchè riesce a rendere epico un film, secondo perchè cattura l'attenzione dello spettatore, e terzo, ti conquista sempre.
Basta credo di avervi fatto capire le mie motivazioni, ma andiamo al film.
Il film racconta di un uomo, un tenente, accusato di spionaggio e condannato ai lavori forzati in un gulag, e le cose non vanno certo bene, in quel gulag conosce e fa amicizia con un gruppo di uomini con cui deciderà la fuga; ma sarà un impresa quasi impossibile perchè dovranno affrontare il gelo, la fame e la sete, e in tutto questo faranno chilometri e chilometri di strada per ritrovare la libertà.
Un impresa quasi impossibile che solo il coraggio renderà possibile.
In questo film c'è tutto, la voglia di libertà, l'amore, l'amicizia, raccontati con sincerità da un autore che è capace di emozionare, il che  non è da tutti i giorni.
Peter Weir riesce a sorprendere sempre, per la sua capacità di trasmettere sullo schermo questa storia, sembra di vivere realmente nel film, cos'altro c'è da dire?
Correte a vederlo.
Voto: 8


The Lone Ranger

Squadra vincente non si cambia.
Così Johnny Depp e Gore Verbinski tornano a lavorare insieme, a sostenere questa loro ennesima collaborazione è Jerry Bruckeimer, già artefice del successo de I pirati dei caraibi.
Qui affrontano la versione cinematografica di una serie tv di grande successo, che è cominciata addirittura alla radio, per poi continuare con i cartoni animati.
A raccontare la storia è Tonto, che ormai è diventato un attrazione  da museo ad un bambino che si è fermato davanti a lui, e la storia prosegue per flashback di come ha conosciuto il cavaliere solitario, e di come è cominciata la loro avventura insime, cominciata dentro un treno, in cui si sono conosciuti.
Dentro il treno c'era un feroce cannibale, che è stato liberato dai suoi scagnozzi senza che i nostri potessero fare nulla non farlo scappare, ma ad essere arrestato è tonto.
Tornato a casa, suo fratello lo nomina texas ranger, ma vengono condotti con l'inganno in una trappola, dove saranno assaltati dalla banda di Cavendish, che uccide Dan il fratello di John; sarà proprio Tonto a far tornare John, pur con qualche riserva, grazie all'apparizione di un cavallo bianco, che per gli uomini della sua tribù significa che uno spirito chiede di tornare sulla terra.
Così raggiungono un bordello, dove Red, dice che Dan e collins hanno parlato di una moneta d'argento maledetta, contemporaneamente, la banda di Cavendish travestita da indiani assalta le frontiere texane,  facendo ricadere la colpa sugli indiani, ma John e Tonto, ne uccidono due mettendo in fuga il terzo.
Poi si racconta la storia di Tonto, di come due lo hanno preso in giro in cambio di un orologio da due soldi promettendo l'oro, ma si guardano bene da rivelargli le cose, e massacrano l'intero villaggio sparandogli in testa; ma tonto rimane vivo nonostante il colpo subito.
I due si mettono sulle tracce di Cavendish, ma mentre Tonto, lo vuole fare fuori, John invece vuole portarlo in tribunale, lo sceriffo della contea, condanna a morte John...e meno male che nelle vicinanze c'è Tonto...
Cambio franchise, ma lo spettacolo, l'azione e il divertimento sono sempre presenti, Johnny Depp ormai come attore è una garanzia di successo vincente.
Nonostante ciò direi che il film che nonostante non abbia avuto successo al botteghino  non è poi così male, c'è avventura e divertimento a non finire, e nonostante sia un opera mainstream, è capace di far divertire il pubblico.
Non un semplice film di cassetta, ma un opera arguta e frizzante che non stanca mai, merito di Gore Verbinski, ma anche dello straordinario cast di attori, compreso Arnie Hammer.
Il film merita una rivalutazione, perchè ha una regia brillante e una recitazione intensa e coinvolgente, le scene sono acute e accattivanti e anche la storia lo è, stiamo parlando di un film d'avventura, che anche davanti ai popcorn aggiunge quel qualcosa in più che al cinema si chiede, ovvero il divertimento.
Voto: 7


sabato 21 settembre 2013

The Last Exorcism 2 - e liberaci dal male

Eh si l'avevo detto che evitavo i reality horror, ma questo seguito non poteva passare inosservato: primo perchè il regista ha pensato bene di allontanarsi da quel genere e di fare un vero film.
Lo dico subito, mi è piaciuto.
Primo perchè parla finalmente della protagonista, poi perchè è un film in tutto e per tutto, siamo vicini alla protagonista, ci siamo appiccicati, e insieme a lei scopriamo il suo percorso che la porterà verso il suo destino.
Un film costruito benissimo, che ha un crescendo di suspance denso e ininterrotto, in cui nulla è come sembra e nessuno è come appare, la regia è attenta e non banale, capace di analizzare a fondo gli umori del pubblico, insomma il regista sa tenere alta la tensione senza cadere nel ridicolo, come succedeva nel primo film.
Certo il film non è un capolavoro, e il fatto che il secondo capitolo sia meglio del primo non aiuta certo il franchise, diciamo che questo film lo salva dall'oblìo, ma di solito succede il contrario è il capostipite ad essere migliore non la seconda puntata, e di per se lo penalizza un po'.
Ritroviamo Nell, che è rimasta traumatizzata dai fatti del primo episodio, e ora cerca di rifarsi una vita, ma le forze del male le stanno col fiato sul collo, riuscirà  a sconfiggerle una volta per tutte e a rifarsi una vita?
Il regista costruisce un film stilisticamente abbastanza tradizionale, pieno di intrigo, ma dimentica una cosa fondamentale per un film esorcistico: dov'è la chiesa in tutto ciò? E' mai possibile che una ragazza perseguitata dal diavolo venga lasciata a se stessa in balia delle oscure forze del male?
Qui il regista non ha prestato attenzione a coloro che possono aiutare Nell a cacciare il maligno, lasciando fare il tutto a una maga, una specie di fattucchiera...che nel finale farà più male che bene...ma non vi dico nulla per non rovinarvi la sorpresa.
Insomma abbiamo una protagonista perseguitata che vede il male dappertutto, e quello stesso male le sta addosso fino al terribile finale.
In conclusione il film parte bene, ma poi è incapace di procedere per la stessa strada, peccato perchè aveva tutte le carte in tavola per essere un ottimo film.
Voto: 6 e 1/2


martedì 17 settembre 2013

Adore


Seconda Prémiere della fabbrica dei sogni, dopo l'ultima fatica di Sofia Coppola di prossima uscita, ho visto questo film con Naomi Watts, nel sito di streaming che per ora uso, la prima volta lo ignorai ma il giorno dopo non me lo sono fatto scappare, e allora l'ho visto.
Vedendolo mi sono accorta che riusciva a toccare delle corde inaspettate, come? Coinvolgendomi.
Ho potuto assaporare finalmente il talento di Naomi Watts, attrice che adoro e ho potuto ascoltare la sua voce originale, e non la voce doppiata, che sinceramente parlando sarà anche comodo il doppiaggio, ma toglie il piacere dell'empatia con i personaggi, ciò che è avvenuto con Naomi Watts in questo film, e non solo con lei; anche Robin Wright è molto brava.
E il film com'è? Il film di per se sembra il classico drammone sentimentale, qualcuno lo chiamerebbe polpettone, ma io non sono daccordo, alla regia c'è Anne Fontaine, regista che non conosco molto ma che mi ha sorpreso, soprattutto per la sua capacità di tenere alta l'attenzione del pubblico in questo film.
C'è comunque il fatto che questo film è diretto soprattutto a un pubblico femminile che prettamente maschile, perchè è una storia d'amore, anzi due storie d'amore.
Il plot del film parte da un romanzo, Le Nonne, di Doris Lessing racconta la storia di due amiche per la pelle, che hanno praticamente vissuto tutta la vita insieme, e sullo sfondo di una spiaggia incontaminata, ognuna si innamora del figlio dell'altra.
L'aspetto della storia è praticamente pruriginoso, e si sente odore di scandalo, ma apparte questo devo dire che è soprattutto l'amore ad essere protagonista, la Fontaine descrive con grande capacità le paure, e emozioni, e i sentimenti dei protagonisti, riuscendo a creare un alchimia tra i protagonisti con i loro dilemmi e il pubblico.
Ma Roz e Lil, impareranno che malgrado si rendano conto che è una cosa assurda, dovranno fare i conti con i loro sentimenti, e i rispettivi figli.
C'è molta sensualità, il film è solare, avvolte allegro,  c'è l'intrigo, l'attrazione, ma oltre questo c'è anche la gelosia, la razionalità, e sono tutti sentimenti ben espressi grazie alla bravura di attrici come la Watts e la Wright, che solo per la loro presenza il film merita di essere visto.
Ma certamente bisogna prenderlo per quello che è, è un buon film mi è piaciuto e anche molto ma ovviamente ci sono anche i difetti, l'origine letteraria sappiamo che sminuisce il film, quindi evito accuratamente di parlare del libro - anche perchè non l'ho letto - non è certo una storia originale, di nuovo c'è che queste due amiche si innamorano del figlio dell'altra e questo rende la cosa piccante, anche se non c'è nessuna scena scabrosa che avrebbe reso il film molto più appetibile.
La regista si concentra troppo sui sentimenti, evitando accuratamente scene piccanti, e ahimè devo dire che è il maggior difetto di questa pellicola, si non ha saputo osare...ma va bene, il film non è poi tanto male.
Uscita al cinema - 28 Novembre
Voto: 6



lunedì 16 settembre 2013

L'armata delle tenebre


Ragazzi eccocci giunti a recensire l'episodio finale della trilogia di Evil Dead; con Ash che si ritrova trasportato nel passato e l'unico modo per tornare nella sue epoca è trovare il necronomicon.
Lo devo dire, eh si...Bruce Campbell è il mio idolo, si perchè Ash, oltre ad essere cazzuto, non è il classico eroe buonista che salva il mondo intero, no, lui è quello che ti spacca il culo per poter tornare alla stabilità o per meglio dire, alla normalità.
Il capitolo finale di una trilogia ormai entrata nel mito di tutti gli appassionati di cinema di genere e di cinema in particolare, colgo l'occasione per sottolineare che questa trilogia l'ho aggiunta tra i miei cult movies.
La regia è impeccabile, Sam Raimi da il meglio di se, c'è avventura, azione, le scene horror sono ridotte, ma c'è molta tenzione, il bello è che c'è anche divertimento, a palate, e non divertimento da farti morire dalle risate, ma divertimento nel senso che il film riesce a coinvolgerti, c'è magia, c'è un libro demoniaco che deve essere trovato per poter tornare nel suo mondo, ma allo stesso tempo combattere contro le forze del male e soprattutto contro un sortilegio lanciatogli da una strega.
Così si mette in cammino, e rompendo uno specchio si trova di fronte l'Ash malvagio, ma lui riesce ad eliminarlo con un colpo di fucile e lo fa a pezzi con la motosega, non appena trova il libro si accorge che ce ne sono tre, e appena trova quello giusto...si dimentica le parole esatte...ma appena ci riesce...
Beh ve lo lascio immaginare, un film che chiude egregiamente una trilogia entrata ormai nel mito, Sam Raimi chiude alla grande con un film spettacolare che non rinuncia all'ironia e al ritmo, ma anche a scene  che colpiscono per la loro intensità.
Qui ci sono molti soldi per la produzione, lo si vede dalla cura con cui è stato girato e dagli effetti speciali utilizzati, cosa che non ha intaccato il valore della trilogia, anzi semmai l'ha ampliata.
In conclusione, un cultissimo da non perdere.
Voto: 7


domenica 15 settembre 2013

World War Z

film dalla trama non originale che parla di zombie e di un epidemia che trasforma il popolo in queste creature, ma non vi preoccupate non ci sono scene gore o splatter, ma solo un padre di famiglia che cerca di salvare il mondo da questa epidemia.
Tutto qui? Si, ma è un blockbuster punto e basta  e bisogna prenderlo per quello che è, puro cinema di intrattenimento e basta.
Brad Pitt fa il suo porco lavoro anche se il personaggio mi sta un po' sulle palle, il classico eroe senza macchia e senza paura...un film che si beve come un bicchiere d'acqua.
Eppure ci sono delle scene d'azione che ti colpiscono per il loro coinvolgimento, forse non è propriamente un horror al 100% ma che importanza ha?
Il metro di giudizio di una pellicola si basa soprattutto sulla capacità di un autore di raccontare una storia, fin qui ci siamo, Marc Forster ha dimostrato con diversi film di saper narrare, questa volta fa il classico film giocattolo, che si guarda davanti a un pacchetto di popcorn, in poche parole è un film d'evasione, e va preso per quello che è...
la sceneggiatura è scritta bene, gli effetti speciali ok, ma sembra una pellicole trita e  ritrita che non aggiunge molto al genere zombesco, un mio conziglio se volete vedere ottimi film di zombie, recuperate la trilogia di Romero, soprattutto la prima, e poi spolverate Lucio Fulci con la sua trilogia della morte, che di sicuro sono meglio di questo film.
Un film d'azione con degli zombie, accattivante e ben fatto, ma sinceramente non è tra i titoli che consiglierei a chi piace l'horror.
Voto: 6
Sufficienza rosicata, ma credo che gli sta bene:


venerdì 13 settembre 2013

The Bling Ring

Lo so, il film esce al cinema il 26 settembre, se visitate l'antro e la pagina facebook ho postato un mare di materiale che lo riguarda mandato dagli uffici stampa, io l'ho visto in anteprima e ora dico la mia.
In confronto a Somewhere è un discreto passo avanti, anche se  aggiunge molto alla sua filmografia.
Il film è piacevole da vedersi e ti fa passare un ora e mezzo che neanche te ne accorgi.
Stavolta Sofia Coppola ha saputo plasmare meglio il film, e ti coinvolge maggiormente nella storia, cosa che non succedeva con la sua opera precedente, si questo film mi piace.
Mi piace perchè parla di ragazzi che sognano di vivere come le star, e si intrufolano negli appartamenti per rubare i vestiti e i loro accessori, compresi i gioielli, ma non si tratta di ragazzi che hanno successo a scuola, ma ragazzi normali tra cui l'unico sfigato del gruppo è proprio il ragazzo che per qualche motivo vogliono vivere come i personaggi famosi.
Nonostante il tema di fondo sia superficiale, il film non lo è, Sofia Coppola conosce bene le tematiche riguardanti i ragazzi, non a caso c'è un film come Il giardino delle vergini suicide a dimostrarlo, anche se qui si parla di sogni, di ragazzi che vogliono essere quello che nella vita non potranno mai diventare, di ragazzi che indossano una maschera - metaforicamente si intende - per essere qualcuno, e diventare qualcuno.
Ed eccoli a farsi fotografare su facebook con la refurtiva, eccoli nei parties a sniffare cocaina, eccoli  divertirsi, ma come in tutte le cose, prima o poi la realtà arriva a farli svegliare.
Eh si perchè ci sono delle conseguenze per le loro scelte, conseguenze che li porteranno sotto i riflettori ma anche ad avere la fedina penale sporca.
Il tema portante del film è fino a dove ti puoi spingere per avere l'illusione di essere chi non sei in realtà?
Prima di guardare il film conoscevo solo quello che gli uffici stampa mi hanno mandato, non volevo farmi influenzare da altre recensioni per avere un un parere fresco e personale, sarà una presunzione ma è una mia scelta e credo sia migliore poi se dopo la mia recensione vorrò leggere altri pareri ben venga un confronto con altri cinefili.
Ma c'è un altro tema, che è l'amicizia, il dovere e volere condividere qualcosa con altre persone, seppur discutibile è una cosa che ci lega tutti indistintamente, la scena che mi piace di più è quando Ricky descrive la persona con cui è più amico, Rebecca, che poi sarà colei che formerà la banda della Bling Ring, che entravano nelle case di gente famosa per rubare vestiti, gioielli e accessori, fatto realmente accaduto il cui film si ispira a un articolo di Vanity Fair.
Un film davvero ben fatto, che riporta in auge Sofia Coppola, regista che apprezzo molto sin da quando ho visto Il giardino delle vergini suicide, nel film ci sono camei di Lindsay Lohan, Paris Hilton - che ha messo a disposizione del cast la sua casa - e Kirsten Dunst.
Stavolta Sofia Coppola è riuscita nell'intento di fare una pellicola d'evasione concentrandosi maggiormente sui protagonisti, sui loro motivi per cui hanno deciso di commettere questi furti e sulla loro vita, ma soprattutto sui loro sogni, il che è una cosa molto piacevole a vedersi; bravissimi anche il cast di attori protagonisti tra cui spicca Emma Watson per la prima volta in un film di Sofia Coppola.
Voto: 7





giovedì 12 settembre 2013

Lol pazza del mio migliore amico

Ok, ora me lo dovete dì ah...non tutti so Alfred Hitchcock e Michael Haneke che anche se si rifanno il film vene un capolavoro, ora ce prova pure questa qui tale Lisa Azuelos che ha fatto un filmetto in francia, che pare sia meglio di questo qua e lo rifà in america...vabbè che voi fa magari vole farsi conoscere dagli americani...
Si ma che cce mette pure la Demi Moore e Miley Cirus...idolo delle teenaggerrr.....ma è un filmetto così che se dimentica subito, che ve devo dì maaaaaaaahhhh....

Oooops scusate, avvolte mi viene la smania di parlare in romanesco, eh si è il mio lato caciarone che è uscito fuori per recensire questo film...va bene ora sono tornata seria e sono tornata me stessa, scusatemi, ma avvolte mi capita che quando sono sotto ispirazione mi lascio trasportare.
Si è un filmetto così come dicevo poco fa...si beve come un bicchiere d'acqua che poi si dimentica, peccato perchè oltre ad aver sprecato tempo e denaro perchè cerca di rifare un film che in patria ha avuto successo? Misteri della settima arte...

La regista pecca di presunzione e lo fa dirigendo un filmetto per le adolescenti, che non è capace di parlare a loro...la protagonista è la classica teenager con la classica cotta e problemi con la madre divorziata che sta tentando di rifarsi una vita...tutto qui? SI TUTTO QUI!!!
Che altro dire?
E va bene ora riprendo il mio lato caciarone...

A RIDATECE I QUATTROCENTO COLPIIIIII
Ma ve pare normale far filmetti così? Io credo che le teenaggerrr siano + cazzute di sta ragazzetta qua, e ve lo dico sinceramente, e se lo dico io ce dovete credere...
Arwenuccia vostra...
Ah scusate me so dimenticata er voto hahaha
Voto: 4


Oscuri Presagi

Un Thriller anomalo.
Nicolas Roeg è un regista che mi stuzzica il palato, soprattutto dopo che ho visto due dei suoi film, questo è il terzo che vedo e che viene dopo A Venezia, un dicembre Rosso Shocking e Il Lenzuolo Viola nel quale recitava la sua futura moglie Theresa Russell coprotagonista di questo thriller ricco di sorprese.
Si è ricco di sorprese, sorprese che arrivano quando meno te lo aspetti, in un film girato benissimo da un regista che sa come costruire una trama inquietante.
Un film che non può essere classificato come un semplice Thriller, ma qualcosa di più: innanzitutto abbiamo una sottotrama sovrannaturale, il che non guasta mai, e devo dire che adoro i film con le sottotrame, una coppia è in vacanza, ma ormai è in crisi da tempo, ma basta un incidente purchè il marito ci resta secco, ma è davvero così o si nasconde altro?
Io credo che Nicolas Roeg è un regista da scoprire e rivalutare innanzitutto perchè è capace di tenere alta la tensione e di inquietare con pochissime e semplici scene, bravissima anche Theresa Russell in questo ruolo difficile e complesso di una moglie che cerca di scoprire cosa si nasconde dietro la morte del marito, ma ahimè quando deve decollare si sgonfia subito aggiungendo misticismo che non centra niente facendo in modo che il film si perda laddove deve essere avvincente e coinvolgente.
Insomma questo marito mezzo morto o meno ha fatto tutto per far tornare la moglie da lui?
Chi lo sa, la cosa fondamentale è che Roeg stavolta sbaglia  quando deve dare il meglio di se - di cui è capace di fare guarda i due titoli recensiti prima di questo - perchè se la prima parte del film avvince e incolla lo spettatore alla poltrona con scelte azzeccatissime, nella seconda parte perde aggiungendo misticismo e moralismo insieme, l'origine letteraria peggiora ulteriormente le cose, perchè se da una parte il regista è capace di coinvolgere il pubblico, da un altra distoglie l'attenzione dalla trama adducendo a buonismo che con la trama del film non centra niente.
In conclusione, il film ha tutte le carte in tavola per essere grandissimo, ma il regista non vuole osare più di tanto, ma sappiamo che quando osa è capace di fare grandi cose, chissà perchè con questo film non ha voluto farlo.
Voto: 6 e 1/2 e sono stata buona :)


mercoledì 11 settembre 2013

Amabili Resti

C'è una cosa che mi piace fare, ed è quella di rivalutare i film.
Si lo so non è una cosa facile soprattutto per pellicole che universalmente sono stroncate da tutti.
Io oggi voglio rivalutare Amabili Resti di Peter Jackson perchè? Perchè semplicemente non è un film che chiede di scoprire il colpevole, ma è un film sul senso della vita, e soprattutto sulla fine di una vita, non è importante cercare indizi o il colpevole, ma è importante - soprattutto in questo film - cercare di capire il dolore, i sentimenti che carpiscono la perdita di una persona amata.
Il gioco di Peter Jackson lo definisco geniale, si perchè forse questa è la sua pellicola più matura, si vede che vuole crescere e se si è molto attenti bisogna anche vedere il film attraverso un altra prospettiva, quella del fato che scandisce il nostro destino. Costruisce un mostro come un uomo qualunque, bravissimo Stanley Tucci la cui interpretazione è straordinaria, un uomo ordinario la cui presenza non insospettisce che abbia delle turbe psichiche, una persona affidabile e molto gentile nei toni e nei riguardi degli altri, ma che nasconde una realtà da pedofilo, ed è proprio lui che uccide Suzy Salmon, la protagonista del film.
Ok il film è tratto da un romanzo ed è ovvio che la trasposizione cinematografica non è mai come quella lettararia, io mi limito a recensire il film che mi ha dato delle sensazioni incredibili.
Il film bisogna vederlo attraverso una prospettiva più intima e profonda per essere apprezzato, se lo si guarda attraverso la ricerca del colpevole non lo si apprezzerà mai, il che è proprio l'errore che fanno molti, Suzy da morta guarda i suoi cari ancora vivi, e per liberarsi deve fare in modo che le persone che ha amato stiano in pace dopo la sua morte, ovviamente deve far si che il colpevole sia smascherato, anche se il destino gli giocherà un brutto scherzo, che ovviamente non svelerò, proprio mentre sta per acciuffare la prossima vittima...ma ahiahiahi...non dico più nulla.
Le domande fondamentali che si pone il film sono, cosa c'è dopo la morte, e cosa si nasconde nella vita delle persone che commettono crimini efferati? Suzy guarda tutti dall'alto della sua nuova vita e ne carpisce ogni cosa, gioia, dolore, amore, passione e  via dicendo, ascolta il dolore dei suoi genitori che è molto grande e profondo, e cerca di aiutare la sorella che si intrufola nella casa dell'assassino.
I momenti migliori? Più di uno, c'è la rabbia del padre di Suzy, la scoperta della sorellina di un diario nella casa dell'assassino, e soprattutto il viaggio di Suzy, che è la cosa centrale del film è lei che è il perno di tutto e osserva dall'alto le vite di chi l'ha amata, non è facile da spiegare, perchè è un film talmente profondo che ti risucchia letteralmente nello schermo, soprattutto se si riesce a buttarsi dentro il film, e non è facile.
Il viaggio di Suzy è quello di un anima che deve ritrovare la luce, e capire che ormai la sua vita sulla terra è ormai conclusa, Peter Jackson costruisce un aldilà solare e allegro, naturalmente dopo la consapevolezza di Suzy, il bello è che lei riesce a farsi sentire dalla sua compagna di classe che gli altri reputano strana, e guardare da lontano la sua famiglia, segno che lei non li ha lasciati fino a che le carte non si sono scoperte.
Voto: 7





Faust

Ecco il mio punto di vista: Solo Alexandr Sokurov poteva dirigere questo film Faust.
Un film il cui protagonista è un medico che una volta incontrato un vecchio malandato lo segue per percorrere un viaggio introspettivo e reale sul senso della vita, e soprattutto spingersi oltre su tentazione, potere e via dicendo, verso una discesa agli inferi senza possibilità di recupero.
La cosa interessante è che lo spettatore non si accorge di questa discesa agli inferi, crede che tutto ciò che vede sia reale, e invece si dovrebbe interpretare perchè Faust da medico desidera spingersi sempre più in la del semplice concetto di tentazione...
Un film che chiude la tetralogia sul potere, talmente incredibile da provare brividi durante la visione, la cosa che inquieta è che Faust non si accontenta di semplici cose, ma vuole sempre di più e nonostante tutto segue quel vecchio (che rappresenta il diavolo ovviamente) perchè vuole carpirne qualcosa forse il potere assoluto.
Sokurov non risparmia niente e nessuno, e non si limita a tradurre per lo schermo il romanzo da cui è tratto, ma cerca di dare un senso alla storia, cerca di creare un incubo nel vero senso della parola e inghiottire i protagonisti e gli spettatori, non c'è via di scampo, non ci sono mezze misure e  peggio ancora non c'è salvezza.
Vedendo questo film si ha la sensazione di vivere davvero un incubo ma Sokurov non ti da questa sensazione, e quando lo capiamo sarà molto tardi.
Faust d'altro canto è ormai imprigionato nella sua ricerca, così imprigionato da non essere capace di comprendere i reali rischi di quello che sta facendo, e noi siamo con lui...ma la vera capacità del regista sta nel carpire il senso del romanzo e raccontare tutto allo spettatore, senza far capire cosa sta vedendo.
Ed è un punto di forza incredibile, soprattutto la capacità di tenere alta la tensione come fa Sokurov, che con questo film chiude la tetralogia del potere, iniziata con Moloch che ho recensito, e continuata con Taurus e Il sole.
Voto: 9



martedì 10 settembre 2013

A Letto con il nemico

Laura  e Martin Barny sembrano la coppia perfetta agli occhi di tutti, lui abile manager in una compagnia, lei mogliettina che lo aspetta a casa, apparentemente va tutto bene, ma non immagino che il marito ha il brutto vizio di menare la moglie letteralmente.
Ma basta una sera per poter finalmente uscire da questo incubo, una gita in barca, dopo l'ultima sfuriata perchè proprio un vicino gli ha fatto i complimenti per la bella casa e la bella moglie, l'ultima volta che Laura è stata picchiata da Martin.
Basta un attimo e Laura si butta a mare, Martin torna a casa infuriato come suo solito, e capisce che Laura è morta, ma poi c'è Laura stessa che racconta come è riuscita  a liberarsi del marito, ha imparato a nuotare e questa è stata la sua salvezza.
Fino a quando il marito non trova la vera nuziale nella tazza del wc, e allora si comincia a cercare la moglie, tramite alcuni detective profumatamente pagati.
Strutturalmente il film è fatto abbastanza bene, certo non parlo di capolavoro o opera cult ma si fa vedere bene, Julia Roberts non da una grande interpretazione, ma colpisce per la scelta di un personaggio ben lontano da Pretty Woman, un ruolo insolito per lei che siamo abituati a vederla in commedie solari, invece con questo film dimostra di non aver paura delle scelte coraggiose, e solo per questo va ammirata.
La Regia di Ruben si intravede ma non è incisiva, si dedica fin troppo al personaggio di Julia Roberts, bravissimo invece è Patrick Bergin nel suo ruolo di marito psicopatico fa venire i brividi anche a un insensibile.
In conclusione, solo per i fan di Julia Roberts che come attrice è brava e merita una rivalutazione e ruoli decisamente forti, anche se il ruolo che ho preferito rimane quello di Closer che le si addice di più.
Non male voto : 6


lunedì 9 settembre 2013

Il sospetto

Il ritorno di Tomas Vinterberg, allievo di Lars Von Trier.
Qui si racconta la storia di Lucas, insegnante di un asilo che vede la sua vita e la sua reputazione distrutta da una rivelazione di una bambina, che dice che lui le ha riservato certe attenzioni.
Il regista racconta come questo sospetto si insinua nella mente degli abitanti della cittadina e piano piano logora la vita di Lucas, senza pensare che il padre della bambina è anche un suo buon amico, i rapporti si logorano quando il maestro viene licenziato dalla scuola e Lucas deve fare i conti con la gente del posto che senza alcuna prova lo ha già condannato, e così si ritrova isolato da tutti quanti, giudicato, maltrattato, per poco non lo picchiano pure...ma questo sospetto che si tramuta in isolamento rimarrà per sempre tale, il regista non risolve l'enigma, ma fa si che lo spettatore si renda conto di dove può portare una accusa di una bambina che è rimasta offesa  da una richiesta fatta al suo insegnante, che ha prontamente rifiutato di accontentarla, da qui nasce il sospetto - non vi preoccupate non spoilero nulla dicendovi questo - e quale sarebbe questo sospetto?
Il tema centrale è la pedofilia, la bambina dice alla direttrice dell'asilo di aver ricevuto delle avance dal maestro Lucas, e da allora è un crescendo di umiliazioni che questo maestro deve subire fino allo scontro finale in chiesa, ormai saturo degli sguardi e delle paroline dietro le spalle, affronta il suo amico vanno pure alle mani e dice chiaramente qual'è la sua verità davanti a tutti...è senza dubbio uno dei momenti più drammatici di un film duro, lacerante, che non lascia nessuno spazio ai buoni sentimenti.
Ma cos'è questo sospetto? E' mai possibile che per un sospetto si possa distruggere la reputazione di un uomo anche se non è vero? E anche se fosse vero - su questo c'è da discutere - non è dato alla gente di giudicare un uomo, ci sono le autorità  o i giudici a fare questo lavoro.
Vinterberg invece è più sottile, lascia che come è cominciato questo sospetto finisce nello stesso nulla da cui tutto è cominciato, ma come di contorno mostra quanto la cattiveria umana sia lacerante, si comincia a giudicare senza riscontro o prove, tanto per crocefiggere una pesona, e così si distrugge anche la sua reputazione e la sua immagine, ma in questo film si sottolinea anche quanto sia facile parlare male degli altri tanto per il piacere di farlo, non sto giudicando la pedofilia che è e resta un atto da condannare, ma in questo caso giudico il comportamento umano, che senza alcuna prova di fondamento crocefigge un uomo, un altra scena drammatica è quella in cui il figlio urla alla ragazzina che suo padre è innocente, e che non farebbe mai una cosa del genere, e se questo non lo sa un figlio lo può sapere una ragazzina capricciosa estranea?
Lucas è innocente, e questo lo si capisce dall'inizio, lo stesso Vinterberg lo fa capire chiaramente dall'inizio, e sancisce una chiara analisi sul comportamento umano.
Voto: 8

Monsieur Lazhar

Monsieur Lazhar è un film che mi ha colpito molto.
Lazhar è un uomo di mezza età, che viene chiamato a sostituire un insegnante che si è suicidata in una scuola, e non è facile aiutare i bambini a superare lo choc, ma la sua sensibilità sarà capace di far questo e altro, ma c'è un problema, il suo permesso di soggiorno sta per scadere...
Se devo commentare un film del genere direi che è uno dei più belli che ho visto quest'anno, si perchè parla sinceramente e con delicatezza di un tema duro come la morte, di come sia difficile continuare a vivere con un dolore come la morte, soprattutto se sei un bambino.
Il professore riesce a far lenire il dolore ai bambini, che cominciano ad affezzionarsi a lui, e lui è capace  anche di far passare lo choc ai bambini, - cosa non facile - semplicemente con le piccole cose quotidiane, attraverso le lezioni, e anche attraverso la parola,  il dialogo, senza mascheramenti o sorrisi accattivanti.
E' proprio questa sincerità di fondo che è rappresentata in questo film la vera forza trainante, un uomo qualunque, con la sua semplicità riesce -  non è una cosa facile - laddove altre persone non sono capaci di fare, soprattutto con dei bambini il cui rapporto non è mai facile, attraverso un fatto luttuoso, ovvero la morte, c'è la rinascita alla vita.
Molto spesso gli adulti non sanno parlare ai bambini, avvolte non ci perdono tempo, mentre le altre professoresse cercano di nascondere il fatto, lui invece non lo nasconde, anzi fa in modo che i bambini superino il trauma facendoli entrare proprio dove si è svolto il fatto, cosa che le altre insegnanti non hanno fatto, anzi hanno chiuso l'aula, ma i problemi non si risolvono mai se li sfuggiamo, ma li dobbiamo superare solo se li affrontiamo.
Alla fine Lazhar verrà amato dai bambini perchè non ha nascosto loro la tragedia, ma li ha aiutati a superarla a differenza delle altre insegnanti.
Un film duro, ma allo stesso sincero che affronta con serietà il tema della morte, se da un lato si può capire che le insegnanti non hanno fatto per male il nascondere la tragedia, da un altro lato è inutile nascondere un  trauma perchè non lo si supera mai, bisogna affrontare le cose di petto piuttosto che nasconderle.
Bravissimi gli interpreti soprattutto il protagonista Mohamed Said Fellag, nel ruolo di Lazhar, insegnante che non nasconde nulla ai propri alunni.
Ma la sua situazione è precaria, lui ha chiesto asilo politico in Canada dopo la morte della sua famiglia, e non sa per quanto tempo può continuare a svolgere la sua attività.
Philippe Falardeau dirige un film schietto, superbo nel rappresentare il dolore e la speranza di un futuro migliore e non sono tanti i film che sanno raccontare simili cose al pubblico.
La sua regia è acuta, e anche delicata nell'affrontare temi drammatici come la morte vissuta soprattutto dai bambini.
Voto: 8


mercoledì 4 settembre 2013

To the Wonder

Avete presente quegli spot pubblicitari che vanno tanto di moda stile new age? Beh To The Wonder può essere definito un lunghissimo spot pubblicitario, solo che dura la bellezza di quasi due ore, due ore di parole e immagini per raccontare cosa? Il nulla.
Durante la visione c'è mancato poco che mi addormentavo, guardavo il film con gli occhi mezzi chiusi cercando di capire cosa diavolo raccontasse, non è che Malick stia peccando di presunzione adesso? E va bene che è un grande regista, nessuno lo nega, ma  un regista deve raccontare una storia, non può girare immagini senza un contenuto adeguato.
Vi sembra strano il mio parere? No ragazzi è quello che ho provato io durante la visione, nessun problema e per una che segue Lynch da ormai 23 anni potrebbe sembrare strano, ma Lynch è capace di farti ragionare, ti coinvolge nella storia, cerca di far vivere i personaggi e cerca di dare emozione, Malick invece no, fa questo pseudofilmino fatto di sorrisi, di corse, di girotondi e ci infarscisce con frasi filosofiche sulla bellezza del mondo e via dicendo, si, ok, ma io voglio emozioni, voglio azione, voglio conoscere i personaggi e voglio una storia, e non mi mettete quella meraviglia di film di The Tree of life a confronto, perchè non centra una cippa.
La cosa peggiore? Per una persona come me che mastica a mala appena l'inglese, riuscire a capire i dialoghi della parte in francese è stata una impresa, cioè mi spiego, non è che non ho capito niente,  ma sarebbe stato più facile se il film fosse coi sottotitoli in italiano, anche se  sinceramente non è che sarebbe cambiato poi tanto, un film che non può essere definito film, solo una lunga sequenza di immagini senza nè capo nè coda con frasi new age, che sarebbero state buone per un cortometraggio piuttosto che un lungometraggio, e forse sarebbe stato ancora più bello.
In conclusione, un film deludente sotto ogni punto di vista, ma tengo a precisare che questa opera può anche piacere a qualcun'altro, il mio è un parere personale e non è assoluto, comunque sia a me ha annoiato parecchio, non mi ha coinvolta, e mi ha lasciato l'amaro in bocca.
Voto: 3



martedì 3 settembre 2013

One for the money

Vedremo mai Katherine Heigl in un ruolo che la valorizzi maggiormente?
Secondo il mio modesto parere, dovrebbe smetterla di fare queste commediole zuccherose, che sinceramente ormai sono tutte uguali, e per poco non ti vengono i conati di vomito...in senso metaforico, troppo zucchero rende smielato il film.
Si il film, parliamo del film in questione, una ragazza perde il posto di lavoro, e allora la zia gliene procura un altro - certe cose si vedono solo nei film - e deve riscuotere il credito di un ex poliziotto - e guarda caso sua ex fiamma - che deve restituirlo a un uomo che poi si scopre non avere poi tanti scrupoli e parecchi scheletri nell'armadio...
E' un film scontato, sa di vecchio e di stantio, e sa di già visto, la Heigl diciamocelo, non è che sia tra le mie attrici preferite, ma se continua così diventa la Doris Day del terzo millennio, ci vuole più trasgressione, ci vuole anche più coraggio, sembra che questa attrice abbia paura di esporsi troppo, perchè?
Essere attore non vuol dire accontentarsi, ma mettersi in gioco, superare i tuoi limiti e le tue inibizioni, invece lei accetta di recitare solo in queste leziose commediole...rispetto la sua scelta ma non la condivido.
Il film stesso è un filmetto, che si dimentica una volta che arrivano i titoli di coda, una regia praticamente assente, ed è tutto costruito intorno al personaggio della Heigl.
Il mio parere è che si sia fidata un poo' troppo, la Heigl mica è Meryl Streep o Nicole Kidman che quelle SI sono attrici vere, soprattutto la seconda che è capace di spingersi oltre i suoi limiti per recitare, si è pericoloso ma almeno ha coraggio.
Se si fa l'attore o l'attrice bisogna avere coraggio, non bisogna accontentarsi così tanto per far soldi, fare l'attore comporta delle scelte che ci fanno fare cose che nella vita non faremo mai, sinceramente io al posto suo non farei commediole, ma film che si possono mettere in discussione anche me stessa, che mi portano ad esplorare anche le mie capacità...spero vivamente che scelga film davvero più impegnativi.
E stavolta il mio voto è 4
e se lo merita tutto.


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