mercoledì 30 dicembre 2009

Il Gusto Degli altri

Avvolte i francesi sanno creare commedie carine, sofisticate, che sanno divertire senza essere volgari, è il caso di Il Gusto degli altri di Agnés Jaoui, in cui due culture si incrociano per caso, quella dell'uomo d'affari e della sua professoressa che la sera recita a teatro, in un primo tempo non ci fa caso ma quando la vede recitare si invaghisce di lei, l'entrata nel mondo degli artisti e intellettuali per questo uomo d'affari si rivela del tutto inadeguata, nel senso che due mondi si scontrano, due mondi dalle due culture differenti, e come dice il titolo il gusto degli altri, questi "altri" sono persone diverse da noi, che hanno una cultura diversa che si scontra con altre persone, intellettuali, artisti etc...
Agnès Jaoui, non critica mai l'uomo d'affari, ma anzi sottolinea in maniera divertente, certe ipocrisie che vivono anche da parte dei cosidetti intellettuali, che all'inizio guardano questo uomo d'affari come una specie di bambinone, che fa fare loro brutte figure, si parla seriosamente e lui ci mette una battuta comica etc...
ma la storia non si ferma solo qui, la cameriera (interpretata dalla stessa regista) si invaghisce della guardia del corpo dell'uomo d'affari ed è in amicizia con l'attrice, due storie si intrecciano, due uomini tanto diversi tra loro ma così uguali in un certo senso si innamorano di donne che non appartengono alla loro cultura e al loro ceto sociale, in conclusione Il Gusto Degli Altri è una divertente commedia critica ma buonona su mondi diversi che si incrociano nella vita, una commedia che dice che anche se abbiamo gusti diversi, anche se non apparteniamo allo stesso ceto, siamo esseri umani, che sanno amare ed esprimersi, forse per questo si dice che la vita è bella perchè è varia.
DA COLLEZIONARE.

L' Eclisse


Terzo e Ultimo capitolo della trilogia dell'incomunicabilità l'eclisse è il più estremo dei tre, in questo film una donna Vittoria, rompe con il suo compagno perchè ormai non hanno più niente da dirsi, e vive in uno stato di prigione (metaforica ovviamente) nel quale cerca in tutti i modi di uscirne, ma lo stato delle cose, il mondo attorno a lei, e le persone vivono in uno stato di perenne apatia, sono vuoti, incapaci di parlare, di ascoltare, anche di esprimere con semplicità i loro sentimenti, qualche giorno dopo incontra un broker con cui instaura una relazione, e anche con lui le cose non vanno molto bene, Vittoria sembra un aliena, in un mondo dominato da materialisti, rampanti, e gente incapace di ascoltare, Antonioni sottolinea anche una critica verso la società capitalista che si stava affacciando all'orizzonte, è impossibile non provare dolore alla visione di questo film, vi è anche una profonda angoscia verso tutto ciò che circonda Vittoria che si sente oppressa in un mondo che non le appartiene come se fosse in una prigione senza sbarre, in cui è impossibile fuggire, lo stesso Broker quando si guasterà la sua automobile si lamenterà di quanti soldi gli costerà, il finale (uno dei più agghiaccianti della filmografia di Antonioni) plasmerà anche Vittoria che si adatterà come un automa alla vita di questo mondo, incapace di parlare, incapace di sognare, incapace di amare e di gridare.
CAPOLAVORO.

domenica 27 dicembre 2009

La Bella e la bestia

La favola de la bella e la bestia diretta nel 1946 da Cocteau e Clement riprende moltissimo la favola originale in cui spiccano le sorelle e il fratello di bella, a differenza del remake disneyano ha anche delle atmosfere inquietanti che vanno via via dileguandosi quando Bella e il mostro si conoscono meglio.
La magia del film sta appunto nella comprensione dell'amore di un essere non mostruoso, ma un essere che vive tra due nature, quella umana, e quella animalesca, Clement è talmente bravo da non eccedere mai in facili emozioni, e Jean Marais è straordinario in questo ruolo, che lo interpreta in modo talmente naturale che sembra proprio essere nato per fare questo ruolo.

Naturalmente non mancano i riferimenti ai tipici elementi egoistici che rappresentano la vera mostruosità del genere umano, come l'ingordigia delle sorelle, e come l'intolleranza verso chi è diverso da loro o chi non è normale, un film davvero molto bello che per me è stata una sorpresa nonostante l'argomento.

venerdì 25 dicembre 2009

Vincere


C'è una sola sequenza che è di per se una scena da capolavoro di questo film, la scena in cui Ida assiste ormai dentro al manicomio alla visione al cinema de il monello di Charlie Chaplin, quando il bambino viene allontanato dal vagabondo, tutti quanti sentono sulla propria pelle il dolore di quella madre abbandonata, a cui hanno crudelmente sottratto il figlio senza alcuna pietà, in quella scena Giovanna Mezzoggiorno che qui offre la migliore interpretazione della sua carriera, sapendo perfettamente che il ruolo poteva sfiorare la gigioneria, lei non perde mai di vista la forza di Ida Dalser, donna amata da Mussolini e poi abbandonata, rendendosi capace di immedesimarsi come solo gli attori davvero bravi sanno fare, una grande interpretazione come non se ne vedono da tanti anni in italia, che di per se avrebbe meritato qualche riconoscimento, altrettanto bravo Filippo Timi, e anche il regista (a proposito lo trovo molto interessante, vedrò di recuperare qualche altra sua opera in futuro) dirige un opera tra le più interessanti uscite quest'anno.
La storia della famiglia ripudiata di Benito Mussolini offre un esempio di crudeltà di questo tiranno che Bellocchio ha voluto portare sullo schermo per ricordare agli italiani il capitolo di una storia tanto vecchia quanto attuale unendo attori davvero straordinari, tutti quanti dovrebbero guardare questo film, la cosa che ancora mi sfugge è se la Dalser era veramente pazza oppure è stata portata in manicomio per non fare arrestare la sua ascesa al potere, quello che ho capito è che forse la Dalser davvero non era la moglie di Mussolini come diceva di essere anche perchè non sono stati ritrovati i documenti (o forse Mussolini stesso ha pensato bene di distruggerli, visto che lei si ostinava a ricordargli che aveva già una famiglia e stava diventando fastidiosa)
Assolutamente da vedere e da collezionare.

sabato 12 dicembre 2009

La Grande Abbuffata


Nell'italia perbenista degli anni settanta esce un film scandaloso, ma più che scandaloso direi che è un film critico nei confronti del consumismo, nel mostrare l'uomo travolto dai suoi istinti primordiali, sia per quanto riguarda il cibo che il sesso, e, uscendo nei primi anni settanta ha suscitato scalpore, infatti a cannes è stato fischiatissimo, nonostante ciò il film è un opera maiuscola, interpretato da quattro grandi attori, quali Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Michel Piccoli (ma guarda anche michel, vi ricordate l'anno scorso in estate?) e anche Philip Noiret, due attori italiani e due francesi in un film superbo, un capolavoro diretto con maestria da un Marco Ferreri in forma smagliante, (autore interessantissimo presto parlerò di lui e approfondirò l'argomento ovviamente) ma dentro c'è anche tutta la tristezza della vita, delusioni frustazioni, insicurezze, solitudini di questi quattro amici che stanchi ormai di tutto decidono di "suicidarsi" mangiando a più non posso, a loro si uniranno un gruppo di prostitute e una maestra che li accompagnerà fino alla fine, restando ovviamente sola con il cane.
Ferreri mostra tutto con sorprendente ironia, ma una ironia cattiva, ci mostra i nostri protagonisti (che si chiamano ovviamente con i nomi degli attori) Marcello Mastroianni fa il verso a il bell'antonio, uomo che ormai diventato impotente cerca di farcela a tutti i costi facendo l'amore con delle prostitute e per ultimo anche con la maestra che ha incrociato il suo destino in quella villa dove sono riuniti tutti per caso.
E in sottofondo si ode sempre la stessa melodia, non ci sono altre musiche in questo film, come per fare notare allo spettatore la mancanza di novità e di una speranza per andare avanti, lirico, triste magistrale sorprendente.

domenica 29 novembre 2009

Segreti di Famiglia


C'è un profondo dolore dietro questo film, ma non è un dolore semplice, è un dolore lacerante che ti spiazza ma che sicuramente non lascia indifferenti, Francis Ford Coppola torna due anni dopo lo splendido (ma sottovalutatissimo per me) un altra giovinezza e realizza un opera che accompagna per mano lo spettatore, girato in bianco e nero con flashback a colori per enfatizzare i mondi e le personalità dei personaggi che sembrano viaggiare in un atmosfera surreale, in cui è incentrato il mistero della scomparsa del fratello maggiore di Bennie che ora vive in Argentina a si fa chiamare Tetro dall'inizio del suo cognome, non lo conosce nessuno apparte Bennie, vive con Miranda una dottoressa che si è innamorata di lui dopo averlo conosciuto in un ospedale psichiatrico, il tutto costruito come un simil puzzle per raccontare le vite di questi due fratelli, e soprattutto incentrando l'attenzione sulla figura ingombrante paterna (di cui Francis Ford Coppola non nega nè conferma ci siano risvolti autobiografici) e sui rapporti conflittuali tra Tetro (Angelo detto Angie) e suo padre soprattutto dopo la morte della madre famoso soprano in un incidente stradale...E' forse questo il mistero che unisce i due fratelli o c'è dell'altro?
All'inizio i rapporti tra i due fratelli sono difficili e conflittuali, poi man mano che passa il tempo iniziano a conoscersi e a capirsi meglio.
Coppola non svela nulla di tutto ciò ma anzi fa il contrario, lascia che sia lo spettatore a scoprire il mistero che si cela nelle vite di questi due giovani, in alcuni momenti il film sembra troppo lungo o addirittura manieristico ma è un impressione che viene smontata solo alla visione delle splendide immagini a colori ( meravigliosa quella della ballerina danzante) e in bianco e nero (soprattutto quando i due fratelli si confrontano e parlano per scoprire perchè Tetro non è più tornato a casa e non l'ha ripreso con se dopo avergli lasciato la lettera)
Menzione speciale a Vincent Gallo, è nato un grande attore? Io punto tutto su di lui e sono sicura che farà moltissima strada soprattutto dopo questa splendida interpretazione, altrettanto bravo Alden Enenhreich nel ruolo di Bennie, giovane diciottenne in cerca di se stesso e della verità, insieme sono straordinari soprattutto in questo film.
In Conclusione un capolavoro, un opera davvero straordinaria la cui visione è consigliatissima sia per la regia, che per l'interpretazione degli attori e anche per la fotografia.

mercoledì 18 novembre 2009

Bastardi senza Gloria

Bentornato Quentin, verrebbe da ridire, il suo Bastardi senza Gloria remake del film di Enzo G. Castellari quel maledetto treno blindato, è divertente coinvolgente, violento, e trascinante, indomma un esperimento riuscito almeno in parte, primo perchè già dalle prime scene si nota il Tarantino's Touch, intriso di violenza, humor, e un po' di pulp, secondo ha dei difetti, in primis sceglie di ambientare la storia durante la seconda guerra mondiale (non è proprio un difetto, diciamo un anomalia?) poi il lato storico è completamente cancellato, per dirigere una storia di fantasia che da agli ebrei la loro vendetta, ok ci siamo, possiamo chiamarlo invece di spaghetti western uno spaghetti war? Bah, perchè no? Infondo è un prodotto di puro intrattenimento, gustoso, scoppiettante, divertente, Eli Roth, che mostra un fisico che è una montagna camminante (per il ruolo ha messo 15 chili in muscoli) e uccide i nazzisti con una mazza da baseball, convincente anche Brad Pitt che da un interpretazione gagliarda e sincera, non perdetevi la scena finale, da antologia, anche se la realtà come ben sappiamo è stata un po' diversa, ma va bene questo è cinema, bisogna prenderlo per quello che è contenti tutti quanti e anche io che l'ho visto.

mercoledì 14 ottobre 2009

Drag Me To Hell

Sam Raimi torna all'horror dei suoi primi film, e lo fa con Drag Me To Hell, un horror che mescola fantasy, commedia, gore, turculenza, ma non cade mai nella spettacolarizzazione gratuita volta ad impressionare lo spettatore, anzi al contrario lo diverte.
Per protagonista sceglie Alison Lohman, già protagonista di Big fish e di il genio della truffa, una ragazza pulita e ingenua che dovrà fare i conti con una terribilie vecchietta che le lancia la maledizione per non averla aiutata a non perdere la casa, Christin per farsi bella con il capo, le nega un ulteriore ipoteca e da quel momento la sua vita cambia ulteriormente, perseguitata da un lamia un demone che le da 3 giorni di tempo per poterlo sconfiggere, se entro quei giorni non avrà buttato la maledizione su un altra persona il demone la trascinerà con lui all'inferno...
Il film è una serie di divertenti scene, gore o simil splatter che ricordano i bei horror passati meravigliosi gli effetti speciali, poi il film è ricchissimo di tensione che attira ma non disgusta, io per natura non vedo film del genere, ma devo dire che Raimi con questa opera ha fatto un piccolo film da collezionare (quando uscirà in dvd) tutto da gustare, e di questi tempi di horror del genere non ne fanno proprio, quindi un occasione in più per vederlo e per divertirsi.

domenica 27 settembre 2009

Antichrist di Von Trier


Il mio vuole essere un articolo, ma anche una riflessione su una pellicola destabilizzante come Antichrist, qual'è la mia opinione dopo la visione di questo film?
Che qualcuno torturi Lars Von Trier, sia in senso reale che in senso metaforico, si vero dopo la visione di questo film che non lascia spazio a nulla, ti senti spiazzata, è un opera lacerante, dolorosa, impressionante, non sai come definire un film del genere, o lo definisci semplicemente come è che ti appare (come è capitato a me) o cerchi di rimurginare su significati e cose nascoste, che nonostante abbia visto nella mia vita una vagonata di film, (in media vedo dai due ai tre film al giorno) anche più complessi, quest'opera mi sfugge, c'è chi grida al capolavoro, chi alla boiata pazzesca, e chi come me resta incerto su quello che ha visto, ma cos'è realmente Antichrist? Il frutto della depressione di Von Trier? Oppure semplicemente un opera di violenza gratuita con scene fini a se stesse? Analizzare un film del genere prendendo come esempio Lynch (come mi è capitato di recente anche in chat) non è una buona cosa, perchè primo questo film va aldilà di tutti i limiti, Lynch a differenza di Trier è provocatorio ma la sua arte è incentrata sul surrealismo e sul mondo onirico in cui si intrecciano e si incontrano mondi paralleli, vedere INLAND EMPIRE per crederci, Antichrist invece è un opera che si distanzia da quei capolavori con cui ho iniziato ad apprezare Von Trier che sono le onde del destino e Dancer in The Dark, due film poetici e commoventi, che considero i suoi capolavori assoluti.
Antichrist ha un prologo da standing ovation, musicato dalle note di Lascia ch'io pianga di Handel, una musica struggente e bellissima, la scena girata in bianco e nero va a rallentamento, un uomo e una donna fanno l'amore e il loro figlioletto sta lì accanto che gioca, all'improvviso la finestra si apre e il bambino viene attirato dal cadere della neve, e mentre i suoi raggiungono il culmine del piacere il bambino cade e muore, prologo bellissimo e agghiacciante, il film poi è una lunga discesa agli inferi dove c'è un confronto conflittuale tra i due, come se l'uomo e la donna siano in realtà incapaci di comunicare, e Von Trier lo sottolinea benissimo, la donna scende in una profonda crisi, il marito psicoterapeuta cerca di guarirla, ma non ci riesce...
Von Trier poi a mio parere si è lasciato andare un po troppo con scene di sesso esplicite e alcune scene da film da torture porn vedi quando si taglia il clitoride oppure quando trapana la gamba al marito per punirlo, forse per assaporarne l'essenza c'è bisogno di una seconda visione, ma oddio, mi fa troppa paura rivederlo...
ed è l'unico film in tutta la mia vita che mi fa tutta questa paura...
Vedrò di trovare il coraggio necessario.

sabato 5 settembre 2009

Happiness


A dispetto del titolo Happiness ovvero felicità, è un film che fa di questa parola una parodia nel suo insieme, Solondz racconta la vita familiare di tre sorelle, una scrittrice depressa interpretata da Lara Flynn Boyle, una madre di famiglia e una single in cerca del grande amore, mostra la quotidianità "normale" di queste famiglie, ma allora direte voi cosa c'è che non va? Bene come ho detto prima il titolo Happiness è un po' la parodia della tranquilla vita familiare, la sorella sposata ha un figlio che parla esplicitamente di sesso con il padre di cui più avanti scopriremo le sue tendenze pedofile, tutto scorre apparentemente tranquillo e felice, e ovviamente tutti nascondono degli scheletri sull'armadio, ma i personaggi si fermano solo alla dolce famigliola felice? Assolutamente no, c'è anche un Philip Seymour Hoffman feticista che usa il telefono come valvola di sfogo alle sue pulsioni sessuali anzi lo usa come fallo per esprimere ciò che nella vita non riesce a fare, ah si da notare la scena iniziale quando racconta le sue pulsioni eritoche all'analista (che poi scopriremo il marito di una delle sorelle ovvero il padre pedofilo) e l'analista invece di analizzare pensa alle cosa da fare...Solondz usa la telecamera in maniera quasi invisibile accompagnando lo spettatore "dentro" quel mondo di sorrisi, e di serena vita familiare, ma la bomba scoppierà quando il figlio invita a casa un suo compagno di classe che poi scopriremo è stato violentato dal tranquillo padre di famiglia, generando il disgregamento della sua famiglia SPOILERONE - se siete sensibili non leggete se non lo siete non lo fate, vi suggerisco di vedere il film perchè è crudelissimo sia per il bambino che per lo spettatore, - Il padre fa la sua confessione al figlio di aver stuprato il suo compagnetto di classe generando disgusto e orrore agli occhi del figlio.
In questo film non ci sono immagini impressionanti, o provocatorie, ad impressionare lo spettatore è lo scenario in cui si svolge la storia e le famiglie apparentemente perfette che ruotano attorno, compresi i dialoghi inauditi tra padre e figlio in tema di sesso da vedere.

martedì 25 agosto 2009

Blood Simple


Esordio alla regia dei fratelli Coen, che dirigono un noir disturbante, in cui non tutto è come sembra, un uomo sospetta che la moglie lo tradisce, così ingaggia un investigatore privato per avere le prove, una volta ottenute vuole vendicarsi del torto subito, ma l'investigatore, dopo che ha ottenuto i soldi, pensa bene di uccidere l'uomo per far si che la colpa ricada sulla moglie truccando le foto dei delitti, ma la verità viene sempre a galla...
I Coen esordiscono con un Thriller disturbante, e ricco di colpi di scena, già si nota il loro gusto delle citazioni e soprattutto, la rilettura del cinema classico tanto caro a questi due cineasti, è un opera prima, ma dalla fotografia grezza, dal montaggio e dai colori oscuri, si nota lo stato d'animo dei protagonisti, è ancora un opera grezza, non al livello dello splendido l'uomo che non c'era, ma sicuramente d'alto livello per chi ama il noir e il Thriller, si nota una giovanissima Frances McDormand nel ruolo della moglie accusata ingiustamente, ma anche gli altri attori sono bravi, a cominciare da Dan Hedaya e M. Emmet Walsh, la sceneggiatura è ottima senza dubbio come il montaggio e la fotografia, ma forse è proprio questo essere grezzo il punto di forza di questo film, perchè un noir non può avere tinte pastello...
Naturalmente toccherà alla moglie fedifraga, risolvere il complicato intreccio e scagionarsi per uscirne viva.
da collezionare.

venerdì 21 agosto 2009

Il Decameron

Un esplosione di vita, e di gioia, in un opera di grandissimo valore artistico e culturale, un film sperimentale tratto dalle novelle di Boccaccio, che è il primo capitolo della trilogia della vita di Pasolini, recitato da attori non professionisti in dialetto, il film presenta un erotismo audace, che si allontana dall'idea di erotismo vitale di Boccaccio e della sua opera letteraria, anzi direi che Pasolini stesso si allontana dall'opera Boccaccesca, facendone un opera personalissima, un opera d'arte...
I volti grotteschi, i denti mancanti, sono caratterizzazioni che pasolini ha voluto lasciare nella sua opera, pensando di esprimere vitalità pura, ed è proprio questo che incanta lo spettatore, ovviamente il film è un capolavoro sotto ogni punto di vista, ricchissima di ottimismo e d'amore, perchè è l'amore il punto cardine per rappresentare la vita, e Pasolini lo sottolinea nel suo Decameron in ogni fotogramma...

I Tenenbaum

Il manifesto del film tuona, in ogni famiglia c'è la pecora nera, in questa lo sono tutti!!!
E' l'incipt della più intelligente parodia all'istituzione familiare del terzo millennio diretta da un ispirato Wes Anderson che qui dirige la sua opera migliore.
Royal Tenenbaum dopo tanti anni di assenza cerca di riconquistare i suoi familiari, ma si ha l'impressione che ogni componente della famiglia non ne vuole sapere di lui, la moglie, ha una relazione con un afroamericano, la figlia adottiva fuma come una ciminiera e passa da un uomo all'altro, un figlio rimasto vedovo (bravissimo Ben Stiller) è in perenne paura che ai figli gli capita lo stesso incidente che ha ucciso la moglie, un altro figlio è in depressione...ma questi sono i geni, lunatici, sornioni, disincantati ma anche psicologicamente instabili.
Anderson presenta il ritratto di una famiglia che una ne pensa e cento ne fa, interpretata da un gruppo di attori al loro meglio e molto diversi tra loro tanto da non sfigurare accanto a vecchie volpi come Gene Hackman, e Angelica Houston, anche Gwyneth Paltrow se la cava bene nel ruolo di figlia adottiva depressa...
In conclusione, un opera attraente e sorniona, contornata con le musiche dei Beatles e pezzi di musica classica, da antologia il prologo iniziale e la corsa di nonno Royal con i nipoti per sgraffignare qualche frutta per conquistarli...
Anderson ci mostra che la famiglia nel bene e nel male è sempre il nostro rifugio, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, da collezionare.

Hedwig, la diva con qualcosa in più


Dalla trama potrebbe sembrare il solito film rock sul glam, e invece no, il film tratto da una piece teatrale scritta dallo stesso Mitchell, è originale, divertente, in una parola un film da sballo...nel vero senso della parola, John Cameron Mitchell nei panni di Hedwig, singer che più che un travestito è una vera e propria drag queen, offre una performance che da sola vale la visione del film, il tutto condito con animazioni che danno il tocco ironico alla storia, accanto a lui/lei alcuni musicisti tra cui l'ultimo boyfriend che l'ha mollato per farsi una carriera, da questa rottura nasce la voglia di ricominciare di Hedwig, che in alcuni flashback assistiamo alla sua vita, inframmezzata da ricordi d'infanzia e animazioni che sanciscono i periodi storici, primo fra tutti la caduta del muro di berlino.
Mitchell dirige un opera intelligente, mai banale, capace di tenere lo spettatore seduto sulla poltrona e di farlo divertire un mondo, un film colorato, malinconico, rock, da sballo, urbano e chi più ne ha più ne metta, Hedwig, è una gioia per gli occhi e per le orecchie di tutti gli appassionati di cinema e anche di musica!

martedì 18 agosto 2009

Solaris


Kris Kelvin, a casa del padre riceve un suo collega che gli fa vedere il nastro dove un altro collega narra gli strani avvenimenti avvenuti sul pianeta Solaris, che ovviamente gli sono costati la carriera, così lascia la casa paterna e si mette anch'egli in viaggio per Solaris, dove scopre che l'oceano del pianeta è in grado di materializzare i ricordi e le persone della nostra vita, su Solaris Kris reincontra Hari, la moglie morta suicida, ma non è la vera moglie è solo la materializzazione del suo ricordo, effettivamente è uno strano evento, così cerca di capire qualcosa, come prima reazione la allontana, non accorgendosi che più lui l'allontana, più lei si lega a lui, ma è l'oceano di Solaris a materializzare angosce e paure umane, così come devono scontrarsi con l'aridità e il cinismo degli altri colleghi rimasti nella stazione orbitante di Solaris...
Tarkovskij dirige un film, profondo, ricco di significati poetici, ma anche straordinario dal punto di vista della ricerca umana di qualcosa di sacro, di qualcosa che ci fa tornare indietro per rimettere a posto le cose con coloro che abbiamo amato, di fare i conti con il nostro passato e di migliorarlo, l'acqua, elemento molto presente nel cinema di Tarkovskij, specialmente in questo film è una protagonista fondamentale, che riempe i vuoti dell'anima, e i vuoti esistenziali umani, ingiustamente presentato in occidente come la risposta sovietica a 2001 odissea nello spazio anche se con il capolavoro di Kubrick non ha niente in comune apparte il solo pregio di presentare una fantascienza più adulta, ha però avuto rispetto al film Kubrickiano alterna fortuna, ma resta un opera commovente e di altissimo valore artistico, il film è tratto da un romanzo di Stanislav Lem, rifatto poi da hollywood da Soderberg, comunque vi consiglio il film originale che è un capolavoro.
Una delle scene migliori è senza dubbio quella della levitazione in cui Hari e Kris si abbracciano sulle note di bach che si sentono spesso nel film.

M - Il mostro di Dusseldorf


Più di un film thriller è un film inquietante, Lang dirige uno dei primi Thriller, capolavori della storia del cinema, ma sceglie di filmare il tutto secondo l'onda del cinema espressionista tedesco, di cui questo film è uno degli ultimi del movimento, basta un ombra per terrorizzare lo spettatore, un ombra che ovviamente divide in due la personalità dell'assassino di cui vediamo all'inizio come una persona apparentemente normale, anzi affidabile, un tipo qualunque, il tocco geniale della pellicola sta nel mischiare orrore con la frenesia della ricerca del colpevole, che sarà per la cittadina di Dusseldorf, quasi come una caccia alle streghe, ogni persona che avvicina bambini può essere il colpevole, e ce ne vorrà prima che pescano la persona giusta.
Un opera di grande impatto che ha il pregio di ipnotizzare lo spettatore risucchiandolo nell'incubo, grazie anche alla fotografia che non mostra nulla, perchè basta una semplice ombra per far scattare il timore nello spettatore, e anche a un montaggio innovativo, vedesi la scena del palloncino, fanno di M uno dei capolavori della storia del cinema.
Mensione speciale ovviamente a Peter Lore, nel ruolo dello psicopatico, talmente credibile nella parte da risultare veritiera la sua recitazione naturale e mai impacciata.

mercoledì 12 agosto 2009

Una Storia Vera


Per la prima volta David Lynch, dirige un film solare, molto diverso dal suo stile, scritto dalla sua compagna di allora Mary Sweeney, e tratto da come dice il titolo italiano da una storia vera.
E' la storia di Alvin Straight interpretato da un magistrale Richard Farnsworth, che ha passato un intera carriera a fare lo stuntman, Lynch gli da la notorietà con il ruolo di Alvin Straight, un anziano che ha molte cose da farsi perdonare specialmente da suo fratello con cui non parla da dieci anni e con cui si vuole riconciliare, visto che il fratello è stato colto da un infarto.
Lo scenario dipinto da lynch è pacifico, la fotografia della campagna americana sembra un dipinto dei quadri di monet, e la colonna sonora firmata badalamenti è sobria ma carica d'emozione, un aspetto solare che è un ottimo esperimento cinematografico oltre che un omaggio alla vita e all'amore tra fratelli, un film che potrei definire new age, ma sarebbe un parolone grosso perchè David Lynch da grande artista sa cogliere le emozioni dello spettatore e dipingerle sullo schermo, un film lineare, ma carico di emozioni, in questo lo trovo molto vicino alle opere di Ingmar Bergman.
Lynch sa cogliere la vita in tutto il suo splendore, una delle scene migliori del film è quando Alvin incontra la ragazza incinta e le racconta i ricordi di quando i suoi figli erano piccoli, o quando le parla di Rose interpretata magistralmente da Sissy Spacek in un ruolo che avrebbe meritato più di un riconoscimento sua figlia che si occupa di lui, a cui le sono stati tolti i figli, non c'è un giorno che lei non pianga per quei bambini.
Insomma un lynch molto vicino alla vita vera che ha saputo cogliere ricordi e rimpianti di una cosa chiamata amore, che sia amore filiale o fraterno lo spettatore le sente palpabili sulle sue mani.

venerdì 7 agosto 2009

Teorema

Uscito in piena rivoluzione sessantottina Teorema è un film arrabbiato, anzi direi incazzato nei confronti della borghesia, possiamo chiamarlo provocatorio? Non direi, Possiamo chiamarlo acido? Neanche, di certo è un film che non lascia indifferente lo spettatore, soprattutto per certi particolari che mettono in risalto la demolizione della borghesia fine a se stessa, e soprattutto l'ambiente in cui vive, un ambiente asettico, vuoto, incentrato tutto sull'apparire, come nel bellissimo inizio, dove si vedono i capannoni di un azienda e l'intervista al padrone, dopo l'intervista l'attenzione si sposta sulla famiglia proprietaria dell'azienda, la lussuosa dimora è circondata da gente che chiacchiera del più e del meno, all'improvviso un postino invia un messaggio, e con questo messaggio arriva anche un misterioso ospite che senza apparente motivo alcuno attrae tutti i membri della famiglia che hanno rapporti sessuali con lui, la prima è la serva, che viene salvata dopo un tentativo di suicidio e poi la possiede, la sua presenza in quella casa è strana, quest'ospite non parla mai, ma si comporta all'opposto di tutti i membri della famiglia, è un ragazzo schivo, e passa la maggior parte del suo tempo a leggere l'opera omnia di Rimbaud, ma come è arrivato, così senza un apparente motivo richiamato dallo stesso postino il giorno dopo se ne va, se la serva fa penitenza e chiede perdono a Dio per aver fatto l'amore con l'ospite, i membri della famiglia borghese prendono la strada opposta, cercando un senso del proprio io, odetta la figlia, si chiude in un isterico autismo ed entra in manicomio, il figlio si improvvisa pittore di quadri assurdi e ce l'ha con il mondo intero e il vuoto che lo circonda, la madre prima era monogama ora fa sesso con chiunque, il padre, si spoglia alla stazione completamente rinunciando alla sua azienda a tutto quanto, e come san francesco vaga fino ad arrivare in un deserto (che compare diverse volte durante il film) dove urla senza un perchè, impotente, solo, nudo, vuoto.
Pasolini disegna una borghesia che vive riflessa nei suoi riti, incapace di continuare a vivere quando qualcuno li inserisce fuori dagli schemi sociali e individuali, la loro vita non sarà più quella di prima, infatti come un angelo sterminatore ha distrutto il precario equilibrio di vite vuote, incentrate sul benessere e sul consumismo, un grandissimo film, un esempio di grande cinema come i registi arrabbiati sanno fare, e che ahimè non ce ne sono più, film ingiustamente ha creato scandalo definendolo reazionario, non comprendendo che pasolini non deride la borghesia, con questo film la demolisce letteralmente, raffigurando la perdita dell'identità di una classe non appena si scontra con l'altro, cioè con qualcuno di estraneo e diverso da loro.
Magistrale.

The Tango Lesson


The Tango Lesson, è un più che un film, è il documentario sulla storia di una passione per la danza, narrato divinamente da una Sally Potter in stato di grazia, in scena proprio lei Sally, regista in crisi ispirativa che scrive una sceneggiatura sull'omicidio di alcune modelle che vediamo in flashback a colori, la sua è una sceneggiatura che non si traducerà mai in un lungometraggio, allora una sera entra in un locale dove si danza il tango e ne rimane folgorata, soprattutto rimane folgorata da Pablo Veron, che le darà delle lezioni di tango e imparerà a ballare, e così danza e cinema si incontrano e si scontrano, da una parte c'è Sally la regista che deve avere tutto sotto controllo, dall'altra Pablo, il ballerino che segue la musica e i suoi passi, tra i due nasce l'amore ma anche delle contraddizioni tra arte, e vita, possono due mondi così diversi vivere semplicemente una storia d'amore? Perchè no? Infondo gli opposti si attraggono, bellissimi i numeri musicali, come anche la fotografia in bianco e nero che dona il tocco di mistero in più alla storia rendendola intrigante, molto bravi gli interpreti soprattutto l'autrice che dimostra di saper ballare il tango con una leggerezza come usa la cinepresa, correte a vederlo.


domenica 2 agosto 2009

L'uomo senza passato

Probabilmente uno dei migliori film che ho visto quest'estate, intenso, nostalgico, un inno alla solidarietà e all'altruismo, protagonista un uomo che dopo essere uscito dalla stazione di Helsinki viene brutalmente picchiato da dei vagabondi viene trasportato in ospedale dove viene dato per morto, una volta che i dottori si allontanano lui scappa via e si fa trovare disteso in campagna, una famiglia povera lo accoglie e lo nutre, ma si accorge di non ricordare più nulla di se stesso, nemmeno il suo nome il che complica ulteriormente le cose, che ovviamente miglioreranno perchè le persone umili che ha conosciuto fanno di tutto per aiutarlo e non farlo sentire solo, naturalmente cerca in tutti i modi di svolgere una vita normale, ma non ricordando il suo nome non riesce a compilare i documenti nè ad aprire un conto in banca, In questo frangente conosce e si innamora di Irma, una volontaria che distribuisce abiti ai poveri e ai barboni, le cose si complicano ulteriormente quando viene arrestato per una rapina, ma come si dice non tutti i mali vengono per nuocere, sarà un furbo avvocato a liberarlo dalla prigione mandato dai suoi nuovi amici, e la polizia distribuirà la sua foto in cerca della sua identità, alla fine la moglie lo riconosce, ma il ritorno alla sua vecchia vita si preannuncia un viaggio con biglietto di ritorno verso una nuova vita.
Kaurismaki filma un film sincero e malinconico, dove non c'è spazio per facili sentimenti oppure fazzoletti e lacrime inutili, anzi tutt'altro, presenta un umanità ricca di cuore e di altruismo che coinvolge lo spettatore ipnotizzandolo dall'inizio alla fine del film facendolo stare piacevolmente sulla poltrona, il film che si presenta come una sinfonia di calore umano priva di quel facile buonismo, ma che affronta la realtà della vita, forse proprio per questo conquista lo spettatore.




giovedì 30 luglio 2009

Arizona Dream

L'america vista con gli occhi di Emir Kusturica, un film eccentrico, surreale, fantastico, allegorico, un opera che dentro ha praticamente tutto, la musica, i sogni, la vita vista con gli occhi lunatici in un paese che di lunatico ha ben poco...
Protagonista un giovanissimo Johnny Depp che da New York dove lavora come pescatore per fare da testimone allo zio Leo che sta sposando una donna più giovane, quando conoscerà Elaine, una vedova che ha ucciso il marito che vive con la figlia Grace non tornerà più a casa, ma cercherà di realizzare i sogni dei suoi nuovi amici e anche di suo zio, chi vuole vivere sulla luna, chi vuole volare, chi vuole diventare tartaruga ma alla fine per realizzare alcuni sogni alcuni devono morire...
Arizona Dream è un film che più cult non si può, in italia uscì cinque anni dopo l'america per problemi legati ai diritti di distribuzione, si tratta del primo e unico film americano di Kusturica dipinge un umanità che per sfuggire al dolore, alla sofferenza si rifugia nei sogni, in un mondo dove cerchi di essere cio' che vuoi ma che nella realtà è impossibile anche farsi accettare.
Un opera monumentale quanto fuori dagli schemi, e per un autore geniale quale è Kusturica che non poteva trovare protagonista azzeccato come Johnny Depp, ma non è l'unico bravo nel film, anche Lily Taylor ci regala con la sua Grace uno dei personaggi più veri e sinceri di tutti gli anni novanta, un film complesso ma anche interessantissimo per me è un capolavoro.




Fa la cosa giusta

Fa la cosa giusta è un film duro, ispirato a un fatto realmente accaduto negli anni sessanta, protagonista è lo stesso Spike Lee che lavora in una pizzeria, da Sal, un italoamericano che ha dei pregiudizi nei confronti degli afroamericani ma proprio nel quartiere dei neri ha aperto la sua pizzeria, l'inizio è folgorante i titoli di testa si aprono con Rosie Perez che balla Fight the Power dei Public Enemy che sarebbero diventati famosi grazie a questo film, che si concentra nell'arco di una giornata di caldo soffocante in una New York che somiglia di più a una sodoma e gomorra in un campo di battaglia che a un quartiere pacifico. Il quartiere è pieno di gente di diversa razza, si va dai coreani ai portoricani, nell'atmosfera ribolle un caldo soffocante Sal ha due figli interpretati il primo da un bravissimo John Turturro e il secondo da Richard Edson, Pino che si comporta come un padrone col fratello e non vede di buon occhio il loro fattorino di colore Mookie, nella loro pizzeria solo i volti di tutti gli italoamericani bianchi che tengono come se fossero trofei da esporre con orgoglio, disprezzando però gli afroamericani che ogni giorno vengono nella loro pizzeria e spendono i loro soldi, un giorno uno di loro fa in modo di sensibilizzare gli abitanti del quartiere a non andare da Sal perchè non ci sono foto di afroamericani appese al loro muro, ci tenta ma invano, nonostante ciò gli abitanti del quartiere non vedono bene l'intolleranza verso la gente di colore che gli da a mangiare, le cose ben presto si mettono male quando Radio Rahaeem entra nel locale e si rifiuta di spegnere il suo stereo, Sal glielo distrugge sotto gli occhi, Radio Rahaeem lo aggredisce, i figli cercano di difenderlo ma invano, così interviene la polizia che lo uccide strozzandolo con un manganello, Mookie osserverà in silenzio l'accaduto indeciso su cosa fare sia anche per la paura di perdere il posto di lavoro e sia se fare o no la cosa giusta, alla fine prenderà un bidone della spazzatura e lo butterà distruggendo la vetrata della pizzeria che sarà l'inizio della rivolta che massacrerà il locale di Sal una volta per tutte...
Un capolavoro astuto, duro nei confronti dell'intolleranza tra bianchi e neri, tra coreani e portoricani, che sottolinea l'incapacità dell'uomo di vivere in pace con i propri simili, di qualsiasi razza appartengono, Spike Lee dirige un film realista raccontando soprattutto per fare riflettere lo spettatore sul male dell'intolleranza e le conseguenze che si possono creare.
Magistrale.

Sacro e Profano

Madonna dirige il suo primo film da regista, un film curioso, eccentrico, colorato, musicale, eccessivo e provocatorio proprio come lei, il tutto visto dal punto di vista del suo protagonista maschile interpretato da Eugene Huntz leader dei Gogol Bordello che sono autori della colonna sonora.
Un film in cui tutto è il contrario di tutto, e che non ha un filo conduttore con le storie, tutti mostrano il loro lato profano come il titolo italiano sottolinea e suggerisce, dalla ballerina che si improvvisa lap dancer per aumentare le sue entrate, dal taxista che si improvvisa escort sadomaso a pagamento per uomini, dalla farmacista che è oggetto delle fantasie e desiderio proibito del suo capo che ha una moglie intrattabile che urla sempre ma che vorrebbe anche fare volontarato per i bambini in africa...il tutto musicato con una colonna sonora orecchiabile e filmato con una fotografia colorata e accattivante, forse la regia sembra un po' manieristica, ma ciò che cattura del film è lo spirito musicale e lirico dei protagonisti, con una freschezza tale che non può lasciare un piacere immenso, infondo basta accettarsi così come si è, è forse questo il vero significato del film?
Madonna lascia intendere bei risultati, ma dovrà dimostrare del talento, durerà?



domenica 26 luglio 2009

Segreti e Bugie

Dopo la morte dei genitori, Hortence, una ortottista di colore, si mette in cerca della madre naturale, scoprendo che è bianca e che vive con una figlia aggressiva ma anche lei frustra, scoprendo un muro di bugie e di segreti che Cinthia, sua madre naturale si è costruita intorno per vivere una nuova vita, ma non è la sola, anche il fratello che fa il fotografo e ha una bella moglie ha intorno a se un muro di segreti e di bugie...
Il film mostra come sia difficile avvolte la vita, e come anche sia quasi impossibile viverla alla luce del sole, Mike Leigh ci prende per mano e mostra i suoi protagonisti senza mai giudicarli per le loro scelte, sia positive che negative, ma anzi mostrando le loro ragioni, infondo tutti quanti siamo umani, tutti quanti possiamo sbagliare, avvolte basta sgretolare quei muri per ritrovare se stessi, è forse questa la parabola di questo straordinario film?
Sembrerebbe di si, Hortence con il suo arrivo, è riuscita anche a riappacificare Cinthia con sua figlia Roxanne, una delle scene più belle, e che riassumono in se il significato del film è lo scontro tra Cinthia e sua figlia, che vuole stare con il suo ragazzo, la madre le dice di stare attenta, che quello che fa potrebbe cambiare la sua vita, in quel momento le ha parlato di se, ma fino all'arrivo di Hortence, non recepirà il suo messaggio.
Un film di sentimenti, che riesce a leggere nel profondo dell'anima e naturalmente riflette sui misteri più grandi dell'uomo, l'amore e la vita.

mercoledì 15 luglio 2009

I Diabolici

Un noir, in cui niente è ciò che sembra, in cui ogni personaggio nasconde una maschera, in cui tutto sembra andare come vorresti ma che è il contrario di come lo immagini, H.G Cluzot, firma un film spietato, che mette in scena un piano diabolico in cui tutti gli elementi e soprattutto i personaggi, interpretano una parte in un piano segreto che stravolgerà il destino di una donna che è coinvolta in un trianglo tra il marito e l'amante di lui, che in apparenza vuole aiutarla a sbarazzarsi del marito, lo faranno, anzi le fanno credere che sia complice di un delitto, un delitto che le si ritorcerà contro, ma soprattutto sarà vittima della sua stessa voglia di libertà.
In un gioco di specchi spietato vediamo Christina proprietaria di un collegio maschile, il marito Michel ne è il direttore ma si comporta come un padrone lì dentro, sottomettendo Christina, a violenze e umiliazioni, così si mette d'accordo con Nicole, che è l'amante di Michel per sbarazzarsi del marito, ben presto verranno alla luce diversi indizi che porteranno Christina a sospettare che il marito sia ancora vivo,
H.G. Cluzot firma uncapolavoro del noir tratto da romanzo di celle qui n'était plus di Pierre Boileau e Thomas Narcejack, scegliendo la via del melò mischiato col dramma...
Negli ann novanta Jeremiah Chechick, ne ha fatto un remake al di sotto dell'originale con Sharon Stone, Chaz Palminteri e Isabelle Adjani, la pellicola risulta più violenta ed erotica rispetto al film di Cluzot, e il personaggio della moglie che nell'originale risulta una moglie forte, nel remake è la sua pallida versione, senza anima nè ritmo.
Il finale è a sorpresas ma anche sconvolgente.
Da Collezionare.




La piccola bottega degli orrori


Un horror atipico, divertente allucinato, protagonista una pianta carnivora, che usa un timido impiegato per nutrirsi e crescere, ma la pianta non si nutre di carne qualsiasi, sin dalla sua scoperta il timido impiegato dovrà prima fornirle del sangue, poi pian piano che cresce, parti di cadavei e alla fine veri e propri esseri umani, Corman dirige un horror che potrebbe essere definito anche una parodia del genere, in cui il timido impiegato si trasforma per far crescere la pianta in assassino, ben presto le cose si mettono male anche per lui...
in questo film c'è solo l'horror? C'è commedia, giallo, in un miscuglio di generi da rendere la pellicola originalissima, la cui durata è di appena 71 minuti, ma che sicuramente è uno dei film che è ormai un classico del genere...
Già si possono notare che nonostante sia stato girato con pochi mezzi e negli anni sessanta, dei trucchi che ne hanno fatto un piccolo gioiellino, soprattutto per quanto riguarda la pianta.
Da sottolineare il cameo di un giovane, quanto divertente Jack Nicholson, nel ruolo del cliente del dentista, esilarante.

venerdì 10 luglio 2009

Festen Dogme 1 - Festa in famiglia

Festen è uno dei film che è stato girato secondo le regole del movimento di Lars Von Trier Dogma 95, racconta di una ricca famiglia borghese, che si riunisce per festeggiare i 60 anni del patriarca, vengono figli, amici, partecipano persino camerieri, tutto in apparenza sembra far vedere una grande famiglia felice, allegria, in realtà è solo un paralume, che nasconde scheletri nell'armadio piuttosto pesanti da digerire...
La bomba esplode nel momento che Christian rivela ai commensali riuniti di essere stato violentato dal padre quando era piccolo, insieme alla sua sorella gemella morta suicida...
Christian che non è mai riuscito a superare il trauma della morte della sua gemella all'inizio davanti a tutti nessuno gli crede, gli dicono che è ubriaco, lui stesso dice scusa al padre perchè non sta piuttosto bene, però in sala cala il silenzio, persino sua sorella, (che più avanti scopriremo ha una relazione con un uomo di colore) assicura gli invitati che quello che ha detto Christian sono solo bugie...bugie che in realtà vengono celate dagli invitati com scuse per insabbiare scheletri nell'armadio che stanno per venire alla luce piano piano, e la verità verrà alla luce, perchè il passato non può rimanere celato a lungo, come il dolore di chi ha subito per anni abusi e che finalmente in quella sera che è come una resa dei conti tra lui e il padre verranno alla luce, Christian ovviamente dice la verità, e viene malmenato, cacciato, ma soprattutto maltrattato anche dal suo stesso fratello, soprattutto quando nel suo secondo discorso accusa il padre di essere il colpevole del suicidio della sorella...
Un film che è come un pugno nello stomaco, dove un padre viene "processato" per i suoi errori, solo il padre? Tutti quanti sono colpevoli, sono colpevoli, perchè sono stati cechi di fronte a una mostruosità come l'incesto, persino la madre sembra essere ceca di fronte a quelle rivelazioni, tutta presa dal mantenimento della cosiddetta "facciata" che piano piano si sgretolerà come un vaso di cristallo, il tutto filmato con la telecamera a spalla da Thomas Vinterberg, che è girato come se fosse un film amatoriale di famiglia, i vecchi fantasmi girano ancora per il palazzo, e troveranno pace quando finalmente tutti si renderanno conto che dietro a una famiglia "rispettabile" si sono celati per anni orrori e mostruosità inaudite, nella scena migliore del film Christian rivede sua sorella e quasi lo ringrazia per aver messo alla luce quel segreto che ha segnato per sempre la sua vita.

lunedì 6 luglio 2009

Zona di Guerra

Uno dei film più sconvolgenti che abbia mai visto, già dall'incipt si notano colori oscuri, come è oscura la trama, Tim Roth esordisce alla regia puntando su un tema scabroso e particolare come l'incesto, il tutto vissuto come se la cosa deve venire alla luce a poco a poco, si accorge di tutto Tommy il fratello di Jess, e cerca fin dall'inizio di capire come realmente stanno le cose, come dice la locandina, un terribile segreto lega padre e figlia, e questo segreto è destinato a travolgere tutto quanto.
I personaggi si muovono come se vivono dentro un incubo, un incubo dove tutto è in apparenza perfetto e pulito, la madre interpretata da una straordinaria (e qui anche bellissima) Tilda Swinton che si rivela a suo agio nelle scene di nudo anche con pancetta, una delle scene più belle è quando allatta la neonata Alice.
E' proprio Tommy ad accorgersi che qualcosa non quadra in quel quadretto familiare, Jess nasconde un segreto sconvolgente, e deve assolutamente scoprire se quello che all'inizio sospetta sia vero o frutto di un fraintendimento, una delle scene più sconvolgenti è quando i due fratelli si affrontano in campagna afferrandosi come per picchiarsi, naturalmente non quando c'è la scena chiave anche se lo dico ormai non cambia nulla, in cui assiste ad una sodomizzazione nascosto, tra suo padre e sua sorella, lì capisce che quello che sospettava era la realtà, tutto crolla quando la più piccola viene ricoverata in ospedale, con una resa dei conti agghiacciante quanto inevitabile.
Un film incredibile, tratto dal romanzo di Alexander Stewart che qui firma anche soggetto e sceneggiatura, e diretto con mano da professionista da un magistrale Tim Roth, che sceglie di narrare una storia mostruosa con una delicatezza senza pari, i mostri sono accanto a noi, e hanno il volto rassicurante di chi ispira fiducia, è questo che vuole dirci Roth?
Una storia che colpisce nel profondo, e che rasenta un dolore senza pari.
Da vedere, per capire e per riflettere sul male e sulla vita.

domenica 5 luglio 2009

Il Cielo sopra Berlino

Surreale, metafisico, lirico, come una sinfonia, come se il tempo non esistesse, Wim Wenders dirige un opera esistenziale, o meglio dire esistenzialista, e narra di un sottile velo tra il reale dell'umanità e l'astrattismo di un mondo che gli umani non riescono a vedere nè a percepire, ovvero il mondo degli angeli, due angeli scendono sulla terra, e hanno il potere di ascoltare i pensieri umani, vagano per Berlino in mezzo a una umanità in preda alla vita, al frenetismo della loro vita quotidiana, tra di loro vi è una trapezista di un circo che sta per chiudere i battenti...
Gli angeli di Wenders hanno il ruolo di osservare l'umanità ma soprattutto i Berlinesi, le loro paure, i loro rimpianti, Damiel interpretato da uno straordinario Bruno Ganz si innamora della trapezista Marion, una ragazza che vive da sola in un camper e che è molto triste, per questo decide di perdere la sua immortalità e sperimenta, il sangue e il dolore, così ad un concerto di Nick Cave incontra la sua amata e si parlano come se si conoscessero da una vita.
Un film che è stato una rivelazione e una sorpresa, volevo vederlo da 22 anni e non ci sono mai riuscita, finalmente ho avuto il piacere di constatare che è un opera tra i migliori film di Wim Wenders, assolutamente da non perdere, in america ne hanno fatto un pallido remake, la città degli angeli, togliendo la spiritualità in favore di semplicità e dialoghi più diretti per garantire incassi, l'opera di Wenders è un capolavoro, è profondo sintetico metafisico, è impossibile non farsi domande quando guardi questo film, come è impossibile non restarne abbagliati dalla splendida fotografia a colori e in bianco e nero che fotografa i due mondi che si toccano e che sfuggono allo stesso tempo, gli americani non sanno creare la magia di Wenders...è proprio vero!

Dracula


Vedendo questo film, mi è parso come viaggiare indietro nel tempo, la magia del cinema sta proprio nel fatto che quando tutto è ben diretto, ben montato, ben curato, non si spegne mai...
Apparte il fatto che a vedere il Dracula con Bela Lugosi che è parecchio datato come film, la cosa che fa paura non sono le scene sanguinolente, praticamente inesistenti visto i tempi e naturalmente la scarsità di mezzi ma fa paura Bela Lugosi, il volto, i movimenti, lo sguardo, Browning poi è molto bravo a riflettere le luci che accompagnano Dracula nel suo viaggio e nella sua avventura.
Dracula rimarrà il personaggio con cui Lugosi rimarrà imprigionato per sempre, perchè questo film E' BELA LUGOSI non ci sono altre spiegazioni nè tantomeno idiosincrasie.
E con questo film mi è venuto in mente anche quel gioiello di Ed Wood diretto da Tim Burton che è un esplicito omaggio sia al peggior regista di tutti i tempi che a Bela, che morì negli anni 50 vestito come Dracula, il personaggio che lo ha reso famoso e che nonostante tutto lo ha relegato in un personaggio, un film che ogni cinefio DEVE ASSOLUTAMENTE POSSEDERE come un monumento solo per il ricordo di Bela e del suo Dracula, o se volete per l'affetto di un attore che negli ultimi anni della sua vita è stato dimenticato.

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