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Il Cielo sopra Berlino

Surreale, metafisico, lirico, come una sinfonia, come se il tempo non esistesse, Wim Wenders dirige un opera esistenziale, o meglio dire esistenzialista, e narra di un sottile velo tra il reale dell'umanità e l'astrattismo di un mondo che gli umani non riescono a vedere nè a percepire, ovvero il mondo degli angeli, due angeli scendono sulla terra, e hanno il potere di ascoltare i pensieri umani, vagano per Berlino in mezzo a una umanità in preda alla vita, al frenetismo della loro vita quotidiana, tra di loro vi è una trapezista di un circo che sta per chiudere i battenti...
Gli angeli di Wenders hanno il ruolo di osservare l'umanità ma soprattutto i Berlinesi, le loro paure, i loro rimpianti, Damiel interpretato da uno straordinario Bruno Ganz si innamora della trapezista Marion, una ragazza che vive da sola in un camper e che è molto triste, per questo decide di perdere la sua immortalità e sperimenta, il sangue e il dolore, così ad un concerto di Nick Cave incontra la sua amata e si parlano come se si conoscessero da una vita.
Un film che è stato una rivelazione e una sorpresa, volevo vederlo da 22 anni e non ci sono mai riuscita, finalmente ho avuto il piacere di constatare che è un opera tra i migliori film di Wim Wenders, assolutamente da non perdere, in america ne hanno fatto un pallido remake, la città degli angeli, togliendo la spiritualità in favore di semplicità e dialoghi più diretti per garantire incassi, l'opera di Wenders è un capolavoro, è profondo sintetico metafisico, è impossibile non farsi domande quando guardi questo film, come è impossibile non restarne abbagliati dalla splendida fotografia a colori e in bianco e nero che fotografa i due mondi che si toccano e che sfuggono allo stesso tempo, gli americani non sanno creare la magia di Wenders...è proprio vero!

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