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Sacrificio

Tarkovskij dirige grazie a Ingmar Bergman, che ha appoggiato il suo progetto Sacrificio, è un film difficile da recensire, o anche da spiegare, ed è basilare esprimere le concezioni di un opera tanto complessa quanto affascinante, quindi mi esprimo attraverso le sensazioni che il potere delle immagini hanno saputo trasmettermi.
Un piccolo uomo, Alexander, che adora suo nipote, arrivato per festeggiare il suo compleanno con i genitori, si vede il mondo che conosce crollargli addosso per una catastrofe, una guerra nucleare in cui tutta l'umanità è in pericolo, allora lui prega dio di riportare tutto come era prima e salvare il mondo in cambio del suo silenzio....
In questo film c'è il richiamo della natura, e ovviamente l'immancabile acqua, simbolo di purificazione interiore e che si ritrova come elemento chiave nel cinema di Tarkovskij, ma c'è anche un richiamo a Ingmar Bergman, ed ecco perchè parlavo della complessità dell'opera cinematografica, come se l'incontro tra due grandi autori cinematografici, ha avuto il potere di mescolare le carte tra, temi ricorrenti, filosofie, l'uomo al centro di un problema gravissimo, e ovviamente la natura circostante, ed è proprio questa la forza e la potenza di questo film, che viaggia anche su un tema surrealista come se tutto quello che fosse successo sia un sogno, oppure l'immaginazione di Alexander, o forse è frutto di una allucinazione.
La trama del film è piuttosto semplice, ma la cosa che lo rende grande è ovviamente il tema raccontato, già dall'inizio vediamo Alexander con suo nipote seduti sotto un albero ad ascoltare la natura, con gli occhi chiusi, in pace, come per godere ciò che Dio ha creato, c'è un silenzio pacificatore, interrotto soltanto dall'arrivo di un postino e dall'arrivo dei parenti venuti a festeggiare.
L'elemento onirico dell'opera è ovviamente la parte più interessante, Dio ha messo alla prova l'uomo? Oppure Alexander ha salvato il mondo con il suo sacrificio? Oppure ancora Alexander può essere visto come una specie di eletto in un mondo dove non esiste più la concezzione di sacro, per questo i familiari lo riterranno pazzo...
In conclusione un capolavoro ingiustamente snobbato a cannes per la palma d'oro, un opera emozionante sorretta da due grandi autori e un grandissimo attore Erland Josephson, prestato per l'occasione da Bergman a Tarkovskj.
Da non perdere assolutissimamente.


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