giovedì 2 ottobre 2014

Amores Perros

Una pellicola essenzialmente pessimistica.
Ciò non toglie che sia incredibile, primo capitolo della trilogia della morte che continua con 21 grammi e Babel, il film si suddivide in tre capitoli, che hanno come protagonisti persone alle prese con la morte, nel primo capitolo due fratelli sono in conflitto tra loro anche per l'amore della stessa donna, e hanno un incidente in macchina in cui muore il fratello più giovane,  nel secondo capitolo la ragazza che guidava la macchina nell'incidente, rimane paralizzata e una volta a casa perde il cane che le faceva compagnia, ma la giovane donna deve fare i conti con la vita che le ha tolto la possibilità di continuare a svolgere il suo lavoro di modella, e l'amputazione della sua gamba.
Nel terzo un sicario deve svolgere la missione di uccidere una persona importante, ma si trova alle prese con la scelta di cambiare vita e riconciliarsi con la figlia.

Come avete potuto constatare è un film le cui storie si intrecciano in un legame invisibile che racchiude per il fato del destino i nostri protagonisti.

Iñárritu, alla sua opera prima, che ha vinto il premio della settimana della critica a Cannes, esprime in maniera sintetica, grazie alla sua regia efficace e ferma, i sentimenti dei suoi protagonisti, carpendo le loro emozioni.
Non è un film facile, bisogna vederlo con l'animo libero da difficoltà altrimenti non si riesce a carpirlo nel miglior modo assoluto.
Il perno del film è l'amore, in tutte le sue forme, e soprattutto le difficoltà ad accettarlo, a viverlo, poi c'è la vita come nell'episodio della modella, che è quello che mi ha colpito maggiormente: Lei vede i manifesti con le sue foto impresse, e riceve persino la telefonata dalla casa in cui lavora che è stata licenziata, nonostante la pubblicità infissa nei muri, pullman e in ogni parte della città.
La vita è crudele, è forse questo il vero letit motiv di questo grande film? Io credo di SI!!!
Poi c'è l'amore diviso di due fratelli per la stessa donna, moglie di uno dei due, e l'incapacità della ragazza di fare una scelta di vita, e quel simil barbone? Cosa avranno in comune personaggi così diversi? Qual'è il filo che li lega l'uno all'altro?

Alejandro González Iñárritu, dirige un opera scarna, difficile, di non facile digestione ma che colpisce nel profondo per la sua sintetica sincerità.
Sottolinea che la vita infondo ci lega tutti, e che tutti siamo legati dagli eventi che sanciscono anche la nostra morte.
Un capolavoro del genere è ovvio che non lascia del tutto indifferenti, e certamente è un film che non si dimentica.
Bravissimi gli attori, tra cui spicca un giovane Gael Garcia Bernal, prima ancora che lavorasse con Almodòvar, qui al suo film più impegnativo.
Si è un film impegnativo, può anche non piacere perchè il ritmo che sostiene l'autore è narrativo, lento, scostante, non di facile fruizione o semplice intrattenimento, ma lascia certamente il segno.
Se vi piace però sappiate che questo film non lo dimenticherete tanti facilmente perchè oltre a parlare dei casi della vita è un vero pugno nello stomaco, perchè infondo la vita è così, bastarda, difficile, ingenerosa e complicata.
L'autore è capace di creare una profonda empatia con i personaggi, che etrano nel cuore già quando li vedi, il modo realistico di girare il film quasi a telecamera a spalla - soprattutto nelle scene dei combattimenti dei cani - lo rende molto vicino alla realtà di quanto si possa immaginare.
In conclusione, imperdibile.
Voto: 8



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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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