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Brazil

Ci siamo, ormai è arrivato il momento per parlare del CAPOLAVORO diretto dal grande Terry Gilliam, Brazil, il film che lo ha consacrato grande regista facendolo entrare di diritto nella storia del cinema.
Avete forse qualche dubbio?
Vi invito a visionare QUESTO film, perché se ancora qualche dubbio è presente nella vostra mente, sono sicura che dopo la visione di questo leggendario film, capirete che Gilliam non è un semplice regista di film comici e pseudo divertenti, come fino ad ora lo abbiamo conosciuto, ma è un visionario nel senso letterale della parola.

Se il cinema di David Lynch, in un certo senso, ci ha abituati a percorrere il lato oscuro dell'animo umano, quello di Terry Gilliam, fa l'esatto opposto: ovvero quello di percorrere spazi angusti, realtà distopiche, trame futuristiche e a tratti nichiliste, per dar spazio a qualcosa che vive nell'animo dell'uomo: la grande fantasia e soprattutto la fiducia nei propri sogni.
In questo credo senza ombra di dubbio superi alla grande un altro genio cinematografico, Tim Burton,perchè a differenza del regista di Burbank, non ha mai tradito la sua vena artistica e la sua creatività, almeno fino all'ultimo film che ha diretto.
Forse, - ma non ne sono sicura devo controllare meglio - questo è stato il primo film che ho visto di Gilliam, comprato in vhs originale con ciak nel lontano 1996 e rivisto giovedì scorso per poterlo recensire in occasione della rassegna dedicata a questo grande regista.
L'immensità di un capolavoro come Brazil, sta nel fatto che il protagonista - uno stralunato quanto bravissimo Jonathan Pryce è l'unica persona intrappolata in una realtà distopica che ancora crede  nei sogni, e in una realtà dove la libertà di poter essere quello che si vuole sia una cosa normale.
La cosa che colpisce maggiormente è la vena surrealista, girata con grande maestria da un autore in forma smagliante, che mette in scena senza paura tutto il suo genio artistico, facendo non un grandissimo film, ma un capolavoro assoluto di quelli che non ti stanchi mai di vedere.
Raramente ha raggiunto vette così alte, a parte Paura e Delirio a Las Vegas, film che troverete recensito tra qualche settimana, e che anche questo è un suo capolavoro.
Film di un immensità unica che fa dell'ironia anche sulla chirurgia plastica, sugli atti terroristici di una società sottoposta a una burocrazia pazzesca e che in un certo senso schiavizza l'uomo con leggi e regole assurde.
Tutto questo inoltre, non limita la grande immaginazione di Sam Lowry, che proprio nei suoi sogni vede una donna di cui si innamora.
La cosa più interessante sta proprio nei momenti surrealisti del film, segno che non si può controllare l'uomo fino alla sua grande immaginazione.
Un film davvero unico e imperdibile per ogni appassionato di cinema che si rispetti e si identifichi come tale, se non avete visto questa perla, vi consiglio la visione, dubito fortemente che lo dimenticherete facilmente.
In due piccoli ruoli ci sono anche Bob Hoskins e Robert De Niro.
Voto: 10






Commenti

  1. Ho apprezzato molto le citazioni a 1984, tuttavia ritengo che gli manchi qualcosa.
    Nel finale, non mi ha convinto molto... Ma comprendo benissimo le ovazione che riceve ancora.

    RispondiElimina
  2. Pistola alla testa, insieme a "La Cosa" di Carpenter, il mio film preferito, e per un cinefilo scegliere il film preferito è impossibile lo sai. Di questo capolavoro amo tutto, anche il carattere usato per i titoli di coda ;-) Cheers!

    RispondiElimina

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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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