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Gravity

Sandra Bullock nel film della vita? Sembrerebbe di si, innanzitutto ci troviamo davanti a un film di fantascenza più vicino ai grandi classici del genere, con protagonisti due astronauti che devono fare di tutto per tornare a casa, e Ryan, l'astronauta donna con il nome da uomo, non si trova nelle condizioni adatte per tornare, il suo collega e ottimo amico cerca in tutti i modi di portarla nell'astronave, alla fine si sacrificherà per darle la possibilità di tornare anche se non sarà affatto facile perchè sia la sua astronave, che la stazione orbitale sono in pessime condizioni.
Dovrà fare in modo di raggiungere l'altra stazione orbitale, che si trova molto distante da lei, e con i pochi mezzi che ha deve fare di tutto per salvarsi la vita.

Un film incredibile, forse uno dei migliori di quest'anno, dove le emozioni sono al centro della storia, mi piacciono i film emotivi, li trovo sinceri e realisti, privi di quella sfaccettatura che la finzione crea, pur restando un film di finzione.
Alfonzo Cuaròn regista da tenere d'occhio, senza alcun dubbio, e dopo questo film me ne rendo ancora più conto.
Un piccolo capolavoro? Forse, c'è da tenere in considerazione il lato umano che prevale sui presenti effetti speciali, che a differenza di tanti film sono misurati e percepiti solo nelle scene di gravità o nello spazio.
Daltronde le ispirazioni sono evidenti, e pur con questi preconcetti ha saputo fare un suo pesonalissimo film di fantascienza, il che non è affatto poco.
Imperdibile per tutti gli amanti del cinema di fantascienza.
In conclusione, da vedere, soprattutto per sapere che oltre ai blockbuster ci sono piccoli film capaci di essere grandi attraverso l'innovazione di una cosa fondamentale nel cinema: le emozioni, come la paura, il timore di morire di non farcela, e la voglia di tornare a casa, presentissimi per tutta la durata del film.
Voto: 8
Stavolta un 8 pieno, se lo merita.



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