venerdì 2 gennaio 2015

Venere Nera

Film tratto da una sotria vera.
Questa è la storia di Saartjie Bartman, comunemente nota come la venere ottentotta, trattata come fenomeno da barraccone nella francia del 19° Secolo, e sfruttata da chi doveva prerdersi cura di lei.
Abdellatif Kechiche stavolta si allontana dai fasti del suo precedente e solare film Cous Cous, per addentrarsi in una storia particolarmente difficile e complessa, e infatti non ha ottenuto lo stesso successo della pellicola appena nominata.

Eppure, avrebbe meritato ben più di un semplice riconoscimento.
Questa è una storia che colpisce per la crudeltà umana, e per il suo razzismo soprattutto quello, anche se in diverse scene lo si capisce esplicitamente.
E se pensiamo che tutto questo è accaduto realmente ci viene da riflettere sulla natura umana e le sue contraddizioni, spesso celate dalla facciata di bontà assoluta che si nascondono dietro i sorrisi e i bei vestiti.
L'essere umano non è un animale da circo, o un fenomeno da barraccone, anche se ha una vagina sproporzionata, non bisogna trattarlo in questo modo.
L'esposizione alla nudità, la curiosità insistente di certi dottori, gli spettacoli di cui Saartjie è protagonista, spesso giustificando le gesta del suo padrone la dicono lunga su quanto sia mostruosa la natura umana.
Conosciuta come la venere ottentotta, è protagonista di spettacoli e messe in scena per la curiosità di tanti signori ben vestiti, ma ciò che stupisce non è la differenza di Saartje, ma soprattutto la curiosità e la ghettizzazione dei cosidetti bianchi normali.

Dopo Cous Cous un altro salto di qualità per Abdellatif Kechiche con una storia decisamente difficile e complessa, che avrebbe meritato ben più della stroncatura che ha ricevuto.
Kechiche sottolinea la crudeltà della natura umana, e la mercificazione dell'intolleranza verso un essere umano "differente" da loro, con un film che denuncia spietatamente l'uso come fenomeno da barraccone di una donna solo per il fatto di essere di un altra razza e di avere una vagina sproporzionata, mi ricordo di quando davanti al dottore il suo "padrone" la lascia sola, e il medico le impone di togliersi le mutande, e lei non vuole, solo per farsi bello il nome, qui si sottolinea la spietata crudeltà di un essere umano nei confronti di un altro, senza contare che essendo una donna magari si vergognava a farsi vedere la vagina, ma per quelle persone non è un essere umano, la vedono come un oggetto su cui sfogare la loro curiosa perversione.
Soltanto in pochi cercano di aiutarla e la trattano come esseri umani, i servi e un medico che la lascia andare nonostante chi la usa come animale da circo la picchia spietatamente.
Un film difficile e coraggioso capace di far riflettere sulla natura spesso maligna dell'uomo e sulla sua ignoranza.
Promosso a pieni voti.
Voto: 8

 

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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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