lunedì 2 aprile 2012

You Don't know Jack - Il dottor morte

Quando si tocca il tema dell'eutanasia, ci si scontra sempre sul valore della vita, e su chi cerca di sostenerla sempre giustamente e chi sostiene che quando una vita è appesa a un filo, e bisogna andare avanti solo ed esclusivamente con l'ausilio delle macchine con sofferenze atroci, bisogna finire queste assurdità, la medicina è andata avanti, fortunatamente oggi molte vite vengono salvate, ma a che scopo salvare una vita se devi rimanere coricato in un letto, con atroci dolori, oppure devi rimanere un vegetale, non riuscendo a parlare perdendo persino la tua dignità di essere umano, con persone che devono lavarti ogni giorno, oppure farti mangiare? Su questo tema è incentrato questo bellissimo film, interpretato da un grandissimo Al Pacino, che interpreta un medico buono, che aiuta i pazienti, malati terminali a porre fine alle loro sofferenze, di loro spontanea richiesta e volontà, gente senza più speranza di ritornare come prima, bisogna sempre lottare per vivere, ma quando non c'è più niente da fare è giusto rimanere appesi a una macchina con atroci sofferenze? Sul tema controverso e delicatissimo come l'eutanasia si concentra il valore della vita, la vita di esseri umani, e sui contrasti di coloro che difendono con le unghie e con i denti la vita, gli scenziati, e la chiesa, è un tema complesso, in cui ci sono due diversi pareri entrambi condivisibili, e che avvolte le persone si mostrano a favore o contro, nessuna legge sostiene i malati nella decisione di porre fine alla propria vita, quando non c'è più nessuna speranza di tornare a camminare, respirare, a vivere come prima, è questo il progresso? Vivere come vegetali in nome della scienza? Eppure prima di queste scoperte la gente moriva e nessuno si permetteva di dire come dovevano essere curati, nessuno si permetteva di giudicare una persona se sceglieva di spegnere la macchina che la teneva in vita, questa recensione è dedicata alla memoria di Eluana Englaro, una giovane ragazza che dopo anni di sofferenze ha ottenuto grazie alle lotte del padre che rispettava la richiesta della figlia che voleva se un giorno le capitava qualcosa e non riusciva a tornare come prima, che il padre spegnesse la macchina che la teneva in vita, ma veniamo al film entrambe le visioni sono giuste, chi più e chi meno, e questo Levinson lo sottolinea mettendo davanti allo spettatore entrambi i punti di vista, se è giusto oggi cercare di salvare una vita, non lo si deve fare con le unghie e con i denti, ma con il cuore, ma è anche giusto lasciare la libertà di scelta a un essere umano se mettere o no fine alle sue sofferenze.
Un film toccante che riflette sulla vita e soprattutto sulla scelta che la società ancora nega facendo la morale pur avendo ragione certe volte e che non intende guardare aldilà delle scoperte scientifiche e della cieca difesa alla vita, che reputo sbagliata, diretto da un regista ispirato che tocca vertici di cinema riuscendo a dirigere un film che riesce a far riflettere con un cast di attori in piena forma.
Splendida la fotografia, la regia di Levinson mostra di saper impostare bene il tema toccante e delicato dell'eutanasia fotografando l'umanità nei volti dei suoi protagonisti, menzione speciale va senza dubbio ad Al Pacino che offre un interpretazione da manuale che altro dire?
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE.


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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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