lunedì 30 giugno 2014

Amadeus

Quando ho visto il film mesi fa, non sapevo cosa mi sarei trovata davanti, l'ennesimo polpettone da oscar? No, non lo è tranquilli, ho visto l'edizione integrale, ben più completa del film che ha vinto la mitica statuetta, e devo dire che mi è piaciuto moltissimo.
Ora non so cosa c'è di vero sulla rivalità tra Mozart e Salieri, che in questo film viene enfatizzata al massimo.

Il compositore italiano Antonio Salieri, da quanto racconta il film, sembrava intimorito dal geniale Wolfgang Amadeus Mozart, che si faceva beffe di tutto e di tutti, stravolgendogli persino una sua composizione, con un motivetto graziosissimo, forte del suo grandissimo talento musicale, eppure nonostante questo, sembrava sboccato, volgare, idiota, tutta roba che lo mandava in bestia.
Il film è uscito nel 1984 ed è tratto dall'opera teatrale di Peter Shaffer sulla rivalità tra Mozart e Salieri, che ha raccolto parecchi premi alle manifestazioni cinematografiche, credo sia uno dei migliori film di Milos Forman, autore di cui in precedenza ho apprezzato molto Larry Flinth - Oltre lo scandalo  Man on The Moon
Con questo film credo che abbia fatto un opera grandiosa, eccessiva, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, enfatizzati da una rivalità incomprensibile, accentuando la presa sulla leggenda metropolitana in cui si dice che ad uccidere Mozart sia stato Salieri.
Ma devo dire che i due protagonisti sono bravissimi, soprattutto Frank Murray Abraham che recita in maniera controllata, un personaggio capace di perdere la testa, vedi verso il finale e l'inizio, altrettanto bravo è Tom Hulce - che ritroveremo in Mary Shelley's Frankenstein  di Kenneth Branagh che recita in maniera squinternata, bizzarra, ed eccessiva, daltronde lo è persino il personaggio, un geniale idiota, riuscendo a simpatizzare persino con gli spettatori che guardano il film.
Nonostante gli eccessi, il comportamento bizzarro, devo dire che Salieri apprezzava il suo rivale, e il suo apprezzamento era misto a una crescente inadeguatezza, che si trasforma in invidia, per questo giovane dai modi incomprensibili, che sapeva donare una musica così celestiale alla gente.
Insomma il succo del film sta tutto qui, e Forman si chiede se effettivamente a far fuori Mozart sia stato proprio Salieri, cosa che ovviamente nella realtà credo non sia mai successa.
Ovviamente il film è misto tra fatti realmente accaduti e altri palesemente romanzati, comunque questa leggenda sulla rivalità è il centro del film, e pare che a renderla nota fosse Alexander Puskin poeta russo, che addirittura dava per certa questa diceria, e forse il drammaturgo Shaffer si è ispirato proprio a questa leggenda per scrivere il film.
In conclusione, un grande film, vedetelo però nella versione di tre ore, che è una goduria per gli occhi, e le orecchie.
Voto: 8





Il Settimo Sigillo (Det Sjunde Inseglet) - The Seventh Seal

Ciao a tutti amici, dunque questa sera mi appresto a recensire un film che alla fabbrica mancava, Il Settimo Sigillo del mio amatissimo Ingmar Bergman, l'altra volta ero sulla pagina facebook, e mi apprestavo a fare gli album fotografici dei film che ho recensito qui sul blog, ero fermamente convinta di averlo recensito, ma una volta arrivata al blog la recensione non c'era...eh si, mi sono accorta che non l'avevo scritta.
Lo faccio stasera, forte della revisione, così la recensione è fresca, immediata e più ispirata.


Il film parla del senso della vita attraverso una umanità in bilico, in preda alla pestilenza - il film è ambientato nel medioevo - in preda a fanatismi religiosi che vedono il male dappertutto vedi la ragazza che parla con il diavolo ad esempio; e persone come lo scudiero più materialiste, che non credono in Dio, ma solo a cosa possono ottenere dalla vita. Al centro, c'è la partita a scacchi tra il cavaliere Antonious Block e la morte che è venuta a prenderselo.
Una partita già persa in partenza, aggrappato com'è il cavaliere anche a un briciolo di vita in più, poter respirare e vivere mostrando una paura della morte che mette in crisi la sua fede.
Evitare l'inevitabile è possibile? Giocare una partita con la morte per poter continuare a vivere? Sembra uno scherzo, ma invece è pure realtà.
Il film è un lungo intermezzo allegorico sull'umanità, sul suo rapporto con Dio, sulla fede, e sulle sue paure, sulle intolleranze, che sono da sempre presenti nell'uomo, il film è incentrato su questo, e Ingmar Bergman da grande regista profondo qual'è, parla con enfasi, e disegna il ritratto di un umanità, che in nome di Dio - o di una presunta purezza - ucciderebbe persino degli esseri umani innocenti, infatti si da la colpa alla ragazza per la peste che ha invaso il villaggio.
In tutto questo Antonious Block vaga incontrando una famiglia di saltinbacchi, dei giocolieri imparando le cose fondamentali della vita, ovvero la misericordia, si lui lo è, nonostante la sua paura per la morte lui dimostra tolleranza verso quella ragazza, e soprattutto verso il giocoliere, picchiato all'osteria, da un uomo che cerca sua moglie, lui crede sia scappata col giocoliere.
In tutto questo universo, la morte incombe presente, costante, quasi come se attendesse all'uscio il cavaliere, lui sa come andranno a finire i giochi, è il cavaliere che si aggrappa ancora alla vita, alla ricerca di un senso per continuare a vivere, ad esistere, sfidando la sorte, ma il destino è ormai stato scritto, e nonostante tutto dovrà accettarlo.
Il film si apre con una frase tratta dall'apocalisse di Giovanni:

Quando l'agnello aprì il settimo sigillo nel cielo si fece un silenzio di circa mezz'ora e vidi i sette angeli che stavano dinnanzi a Dio e furono loro date sette trombe.
Il film è uno dei più famosi di Ingmar Bergman, da tutti ritenuto un capolavoro assoluto, questa non è certo la prima volta che lo vedo, l'ho fatto per recensirlo nel blog e aggiungere il titolo agli altri presenti alla fabbrica, perchè non è certo un film che può mancare in un blog di cinema che si rispetti.
Questo film è anche l'esempio di come il cinema può essere espresso come pura arte, non solo opera per intrattenere, infatti il film è un autentica opera d'arte, con le tematiche care a Bergman, come l'uomo alle prese con la fede in Dio, le sue domande verso qualcosa di impalpabile, i suoi dubbi e qui incentrate in profondità ci sono persino le sue paure, ma ne ho parlato ampiamente nella recensione, dico soltanto che è un opera che lascia qualcosa di personale, in base alla persona che si trova davanti, ma che una volta visto diventa parte di te e della tua vita.
In conclusione, un film immenso, indimenticabile, che nonostante i suoi 57 anni di età, rimane tutt'ora attuale, e nonostante il tema funebre, il senso del film è molto diverso, ciò che è importante lo capisci tu, si proprio tu che mi stai leggendo, oppure tu, o anche tu, è un film che parla nell'intimo o nel profondo, attraverso allegorie e metafore della vita, di cosa è importante per l'umanità o l'uomo in generale, un film capace di far riflettere ognuno di noi su quella magnifica e grande cosa che ha creato l'universo, ovvero Dio.
Voto: 10


domenica 29 giugno 2014

The English Teacher

Linda Sincliair, difende la sua vita privata con la stessa forza con cui insegna ai suoi alunni, ma ben presto il suo mondo così controllato crollerà con l'arrivo di Jason, un suo ex studente che non ha ottenuto successo a broadway, convincendolo a portare in scena una sua commedia, sul palco del liceo...inizialmente titubante il giovane però accetta...alla fine tra l'insegnante e il suo ex studente scocca la scintilla...riusciranno a portare in scena la commedia pur sapendo che il giovane flirta anche con una compagna?
E il padre del ragazzo, si convincerà che il teatro è la sua strada?

Il film parte molto bene, soprattutto grazie a una regia acuta e perspicace, e finisce in modo scontato e prevedibile, si capisce subito come andranno a finire le cose già a metà strada, peccato perchè seppur sorretto dalla bravura degli attori protagonisti, poteva nascere una commedia piccante al punto giusto.
In effetti la prof iper controllata, che si può dire non ha mai avuto un uomo in vita sua, dato che a tutti da i voti come fossero suoi alunni, non se ne salva mica uno dato che è molto esigente, e proprio questa esigenza che non le fa vivere in pieno la vita.
Non appena si lascia andare al turbine della passione con uno studente, ecco che tutte le sue difese cadono, e c'è Linda la donna, che per la prima volta è in balia delle sue normali pulsioni, ma quella scappatella con Jason sarà la cotta che darà una svolta alla sua vita, anche se fraintenderà il padre del ragazzo, che si mostra un uomo assai più intelligente di come crede.
Insomma un film in grado di piacere a tutti i palati, e mi ci sono pure divertita, soprattutto riguardo a scene piuttosto esilaranti, con Julianne Moore protagonista, ma assoluta mattatrice del film, che da sola vale la visione del film, che aveva moltissime potenzialità che non vengono sfruttate a dovere da un regista che non brilla certo per inventiva, peccato.
Il film rimane sorretto dalla bravura degli attori del cast, tutti bravissimi, nessuno escluso, alla fine seppur scontato il finale, si capiscono anche le motivazioni, la scappatella tra Jason e Linda è stato un momento in cui lei ha calato le ali per la prima volta, mentre dopo si ha la netta sensazione che quella storia non poteva certo andare avanti, c'è troppa differenza d'età tra i protagonisti, mentre viene sviluppato il rapporto finale, che non dico per non rovinarvi la sorpresa, ma che è tutto un programma, anche perchè Linda si rende conto che bisogna abbracciare anche altre cose nella vita, non solo l'amore per i libri.
Il film è il ritratto di una crescita interiore della protagonista, che si rende conto in poche parole che è giunta l'ora di fare entrare l'amore nella sua vita, che ci ha regalato un ottima interpretazione della protagonista Julianne Moore, e di altri protagonisti, anche se il film poteva benissimo essere sviluppato in modo sorprendente, ma va bene, infondo è divertente e ti fa passare novanta minuti circa spensierati e coinvolgenti, fossero tutti così i film oggi...
Senza infamia e senza lode...seppur con i suoi difetti si lascia vedere bene, molto bene.
Voto: 6 e 1/2


Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo: il mare dei mostri

Ok, questa volta Percy Jackson se la deve vedere con un antica profezia, e dovrà fare di tutto affinchè salvi i suoi amici da una terribile minaccia, che rischia di distruggere il campo mezzosangue, nel frattempo, deve fare i conti con Luke che vuole risvegliare Crono, che secoli prima aveva minacciato di distruggere l'olimpo, e Zeus con gli altri dei, lo hanno spedito all'inferno....riusciranno i nostri eroi a sconfiggere Luke e a evitare la minaccia di Crono salvando il campo mezzosangue?

Seconda puntata della saga di Percy Jackson, che senza dubbio per il pubblico dei giovanissimi è stata molto attesa, io l'ho vista per curiosità soprattutto perchè avevo apprezzato il primo episodio, che non era affatto male.
Questo secondo capitolo segue per tensione e coinvolgimento lo stesso modus operandi, con una differenza, che il film giocattolo sebbene sia ben costruito, è fin troppo un giocattolone, anche se intrattiene molto bene.
Divertente e incalzante quanto basta, ha però la pecca di costruire una trama poco sviluppata - effettivamente c'è troppa carne al fuoco - succedono fin troppe cose, bisogna saper dosare il tutto, il regista non ci riesce, effettivamente forse perchè è troppo preso nella costruzione di effetti speciali, che rallentano e appesantiscono la visione del film.
Che cosa aspettarsi da un film giocattolo? Bisogna prenderli così come sono, non ci sono altre vie, o giustificazioni è intrattenimento puro e semplice, che una volta finito di vedere si passa ad altro, comunque sia ormai queste saghe a puntate mi danno l'impressione di costruire piccoli sceneggiati cinematografici che hanno tolto la magia dei piccoli film, sapete, quelli stile anni '80, come I Goonies tanto per fare un esempio, ma i tempi purtroppo sono cambiati, e questa moda delle saghe tradotte per il grande schermo continua, imperterrita nonostante siano passati 13 anni dal suo inizio - ricordate Harry Potter? - questo mi fa pensare che il cinema ormai è business, non più solo film capaci di restare impressi nella memoria.
Ovviamente Thor Freudenthal non è certo Spielberg o Lucas, quelli sono casi a parte, autori che si sono creati da soli un tipo di cinema, che poi hanno stracopiato tutti non con gli stessi risultati, perchè le copie non sono mai come gli originali.
Allora che dire di questo film? Non è male, ma sinceramente parlando non è che sia rimasto impresso a lungo, per quanto mi riguarda consiglio di rispolverare i film degli autori sopracitati, e magari rivedere meglio I Goonies, se proprio vogliono qualcosa che rimanga impresso.
Questo film non aggiunge molto, è solo il secondo capitolo di una saga, che sinceramente parlando non è che sia mancata parecchio, da vedere come film d'evasione tanto per passare tempo, anche se poi una volta terminato lo si dimentica.
Voto: 5 e 1/2




sabato 28 giugno 2014

Questa è la mia vita - Vivre Sa Vie

Seconda visione di questo grandissimo film diretto da Jean-Luc Godard cominciata ieri, e terminata appena poco fa, ho deciso di rivederlo proprio con l'intenzione di scrivere una recensione subito dopo.
Ero decisa a scrivere una bella recensione, perchè il cinema d'autore, soprattutto quello che ha ispirato orde di nuovi autori cambiando il cinema, merita una attenzione particolare, e sapete che le cose alla fabbrica sono un pochino cambiate, e allora diamoci dentro.
La prima volta che l'ho visto non mi piacque molto, forse non ero abbastanza in forma per apprezzarlo, dopo la seconda visione però l'ho rivalutato.


Credo che Godard abbia fatto uno dei suoi migliori film, soprattutto per quanto riguarda l'impatto drammatico che non lascia spazio a facili sentimentalismi, il film è ispirato tra l'altro dal film Francesco Giullare di Dio di Roberto Rossellini, soprattutto per quanto riguarda la costruzione a episodi, si hanno rimandi persino al cinema muto, per le didascalie con le quali il film è suddiviso, ora non ho visto il film di Rossellini, ma prestissimo lo farò ve lo prometto.
Andiamo a noi, il film racconta di una donna, che lascia il marito e il figlio per realizzare il sogno di essere un attrice, ma ben presto si trova dentro una realtà ben diversa di come se l'è aspettata, inizia con il lavoro in un negozio di dischi - girato tutto in piano sequenza da precisare - l'affitto non riesce a pagarlo in tempo, e la padrona la caccia di casa, c'è una sequenza in un cinema dove va a vedere La Passione di Giovanna D'arco di Carl Theodore Dreyer, dove Nanà, la protagonista, interpretata dall'allora moglie di Godard: Anna Karina si identifica con il personaggio del film versando grandi lacrime - la scena è molto suggestiva e particolare, Godard sceglie di fare provare allo spettatore lo stesso dolore di Nanà. - dopo essere stata accusata di aver rubato mille franchi, vede una donna sul marciapiede e comincia a prostituirsi, ma la ragazza non sa esattamente come farsi pagare.
E' Yvette che le dice esattamente come fare per farsi pagare e allora decide di essere una prostituta, scrivendo una lettera ad una tenutaria, per lavorare in una casa d'appuntamenti.
Qui incontra Raoul che si offre come "protettore", e ben presto la ragazza diventa più spigliata, le cose si complicheranno quando un cliente si innamorerà di lei e la convincerà a lasciare il marciapiede.
Questa è la Mia Vita è un film che non lascia spazio a scene confortanti, anzi è imperniato di un dolore lacerante, come se noi fossimo spettatori della discesa agli inferi che inghiottirà sempre di più Nanà sottolineando che le scelte che si fanno avvolte ci imprigionano sempre di più in qualcosa di cui è impossibile lasciare, e che l'amore che abbiamo di fronte non è una via facile per uscire dal baratro, anzi...è tutt'altro.
Godard comunque per dirigere il film ha preso spunto da un inchiesta giornalistica Où es est la prostitution? Del giudice Marcel Sacotte pubblicata nel 1959, che analizza almeno 2000 casi di prostituzione dal 1950.
Questa è la mia vita ha vinto il premio speciale della giuria alla 27a edizione della mostra del cinema di Venezia.
L'apparente freddezza del film in realtà descrive chiaramente un umanità dentro qualcosa che non gli appartiene, o meglio quando è dentro situazioni in cui si è cacciato più per necessità che per quello che volevano davvero.
Capolavoro, non c'è altro da dire.
Voto: 9 e 1/2





The Kings of Summer

Ancora cinema d'autore, questa volta ho selezionato una pellicola indipendente, una commedia con dei ragazzi protagonisti, che scelgono di vivere un estate lontano dai genitori e dalle responsabilità, costruendo una casa nel bosco, Joe, Patrick e Biaggio, scelgono di passare un estate all'insegna della spensieratezza e della libertà, quando però Patrick porta nella casa una ragazza di cui ha una cotta le cose cominciano a cambiare decisamente.
L'impressione che mi sono fatta su questo film è stata quella di trovarmi davanti a un opera sincera, che ha una sua personalità, non sto parlando di certo di capolavori come Into The Wild, questo film non è certo a quei livelli, però si respira un aria d'avventura, di spensieratezza come non accadeva da tempo.
Merito del cinema indipendente come dico sempre io, quei piccoli ma grandi film capaci di far riflettere ma soprattutto capaci di conquistare con poche e semplici cose, di cosa parlo?
Semplice, il senso di evasione che prevade per tutto il film, dei nostri protagonisti, allontanarsi dalla realtà per ritrovare loro stessi? Si può fare, si può fare, ma nonostante tutto la realtà piomba sempre nella nostra vita, anche se noi facciamo di tutto per sfuggirle, non possiamo sempre scappare, bisogna affrontarla.
L'affronteranno i nostri amici capendo che nella vita bisogna vivere anche le cose che ci infastidiscono piuttosto che sfuggire non risolvendo nulla?
Il tema del film è questo in poche parole, imperniato da una regia misurata e per nulla artificiosa, e da un cast attoriale sulla media, certo il film non brilla di originalità, ci sono tantissimi film imperniati sullo stesso tema, però pur essendo una pellicola minore, è capace di farsi vedere tranquillamente, nonostante i difetti e anche i pregi.
Il regista però dobbiamo dirlo non è capace di far evolvere il film, resta fin troppo ancorato al copione evitando il più possibile il coinvolgimento del pubblico, cosa che per il cinema è fondamentale, nonostante la pellicola abbia infinite potenzialità non le sfrutta a dovere, peccato.
In conclusione, senza infamia e senza lode, ma si poteva fare di più volendo.
Voto: 6



venerdì 27 giugno 2014

Labor Day - un giorno come tanti

Ecco un film che avrebbe meritato l'uscita al cinema, si tratta di Labor Day, ultima fatica di Jason Reitman uscita direttamente in dvd....la mia idea in proposito la volete sapere? NO COMMENT!!!
Perchè fare uscire un film così bello direttamente in video? Non c'è programmazione nelle sale? Oppure sono occupate dai soliti roboanti giocattoloni senz'anima che girano tutt'ora...aaah queste multisala, sapete di fatto hanno cancellato la magia della piccola sala cinematografica, quella dove si proiettavano i film...ma lasciamo perdere concentriamoci su questo film.

che Jason Reitman stia prendendo la strada della maturazione è piuttosto evidente, questo è un film piuttosto difficile rispetto ai suoi precedenti, soprattutto perchè tocca temi delicati come la solitudine, la depressione, ma soprattutto l'amore dopo una difficile separazione.
Per toccare certi temi bisogna innanzitutto avere una certa maturità del linguaggio cinematografico e una certa sensibilità a tempi complicati come la difficoltà ad uscire di casa, a ricominciare daccapo dopo una dura separazione.
Il film è una storia d'amore, che comincia soprattutto con l'intrusione in casa di un evaso dalla prigione, Frank Chambers che non fa del male a nessuno, anzi aiuta le persone che lo stanno ospitando, e loro aiutano lui.
Piano piano però comincia ad affezionarsi a quella strana coppia di madre e figlio, e loro lo accolgono come parte della famiglia.
Li aiuta in tutto, nel cucinare, nell'aggiustare le cose di casa, nel pulire...insomma diventa piano piano parte di quella famiglia, e con questo si innamora ricambiato di Adele Wheeler, madre di Henry, che all'inizio è stato avvicinato da Frank che gli aveva chiesto aiuto per una ferita alla gamba.
Un film che entra dentro molto piano, quasi sottovoce, ma capace di rimanerti dentro grazie alla capacità del regista di raccontare sinceramente e con semplicità una storia profonda come l'amore, renderla vivida attraverso le immagini e le scene, ma soprattutto le storie dei protagonisti, che appaiono estremamente naturali grazie alla bravura degli attori che li interpretano per altro tutti bravissimi, nessuno escluso.
Per una volta Jason Reitman, mette da parte le sue commedie per girare una storia più adulta e difficile con una regia nuda e cruda, ma che rasenta un piccolo salto di qualità di un autore che dimostra maturità registica e crescita interiore, sentiremo parlare molto spesso di Jason Reitman, soprattutto se continua nella stessa strada.
Un ottimo film come questo, avrebbe senza dubbio meritato una sala cinematografica accogliente, piuttosto che un DVD mercenario.
Voto: 8




Solo gli amanti sopravvivono

E dopo la mitica Bolla, da me chiamata col simpatico nomignolo Bollicina, e altri amici bloggers è il turno della mitica, indiscussa eroina cinefila Arwen Lynch a dare il suo parere sull'ultima fatica di Jim Jarmusch, regista che non sempre apprezzo, ma nelle poche volte che l'ho fatto, ho capito che è uno che sa il fatto suo, questo è poco ma sicuro.
Cosa penso di questo film? Non mi è dispiaciuto davvero, e lo dico sinceramente, anche se si tratta di un opera decisamente minore rispetto ad altri film da lui diretti.

Forse per essere apprezzata in pieno, sarebbe dovuta uscire negli anni '90, forse perchè quest'aria decadente non è affatto innovativa, ci sono milioni di film migliori di lui, tra i guali il grandissimo The Addiction di Abel Ferrara, se non l'avete visto fatelo subito perchè ne vale la pena.
Solo gli Amanti Sopravvivono si presenta come un opera decadente, piuttosto lontana dai soliti film vampireschi, forse anche depressa, anzi lo è decisamente, dato che Adam ha chiesto a un suo musicista una pallottola per farsi fuori, nel frattempo Eve è a Tangeri con un altro vampiro, all'inizio  non sappiamo che sono vampiri, ma la cosa viene specificata piano piano, soprattutto dal fatto che i due sanno parecchie cose come se avessero vissuto per secoli sulla terra, sanno la storia del mondo e leggono parecchi libri, in poche parole hanno una cultura mostruosa su tutto. Ciò che sorprende è il fatto che per loro gli umani sono degli zombie, esseri dai quali stare lontani per paura di essere contaminati, il sangue non lo prendono certo dagli umani, ma corrompono i dottori per ottenere sacche pulite.
Jarmusch questa volta costruisce un film fin troppo etereo e distaccato per creare empatia con chi guarda, è difficile persino riconoscersi nei personaggi, che sono come belle statuine da ammirare come fossero parte di un opera artistica, peccato perchè il film aveva moltissime potenzialità di un ottima riuscita.
forse il succo della storia sta nel rappresentare i vampiri in maniera diversa dal solito, eppure tanti registi prim adi lui l'hanno fatto ottenendo risultati migliori.
Il momento migliore? Quando arriva Ava, sorella di Eve, che da un po' di movimento a un film nel quale si rischia la noia, qui il film decolla un pochino, ma nel contesto risulta un opera incompiuta fin troppo curata esteticamente, un paio di scene brutte sporche e cattive, avrebbero giovato non poco.
Il meglio? Il meglio ovviamente non si vede, non so perchè Jarmusch non lo fa vedere, ma sarebbe stato grandioso, morsi sul collo, sangue che cola e via dicendo, il finale lascia intendere questo, soprattutto dopo che sono rimasti senza nutrimento per un sacco di tempo, ma nel più bello...finisce, non si vede assolutamente nulla, perchè? Per presentare i vampiri in maniera decadente? Oppure perchè si vuole parlare di una storia d'amore vampiresca tralasciando il lato vampiresco? Bah sinceramente non lo so, fatto sta che questi vampiri troppo radical chic anche se non mi sono dispiaciuti, il film resta senza infamia e senza lode, ma avrebbe potuto dare molto di più.
Voto: 6 e 1/2






mercoledì 25 giugno 2014

Verso la Gioia

Ingmar Bergman sorprende sempre, qualunque film dirigeva o ideava alla fine era una piccola gemma incastonata da conservare e guardare.
Non c'è un regista capace di meravigliare come lui, forse Tarkovskij, anche lui grandissimo autore, ma certamente in un altro modo.
Verso la gioia è un piccolo film che parla di nostalgia per i sogni non realizzati, per la vita che bastarda come sempre ci fa prendere strade che non ci appartengono, alla fine quei sogni si ripresentano vivissimi e richiedono la nostra presenza, perchè la natura umana è segnata sin dalla nascita, è il nostro destino, non possiamo certamente rifiutarlo.
Sarà proprio la figura di una giovane ragazza, a fargli capire quanto importante sia per lui la musica, e soprattutto a convincerlo a suonare di nuovo.
Un film piccolissimo, che non ha ricevuto le critiche che si meritava alla sua uscita, ma come spesso accade, sono proprio questi piccoli film ad essere rivalutati col tempo, e meno male direi.
La semplicità è la chiave di questo film, forse questo suo essere così semplice - e vuole essere un complimento - non è stato recepito per bene, ma a noi non interessa, sappiamo che Ingmar Bergman è un grande autore, non ce lo deve dire un critico che esprime soltanto un suo parere, che può anche essere smentito, non ne abbiamo bisogno.
Mi fa piacere recensire questo film, perchè effettivamente era in lista da tempo, ne vedrete tanti altri film di Bergman ve lo posso assicurare.
Per quanto mi riguarda, ho apprezzato pure questa piccola grande opera, e per chi mi legge sin dagli inizi, sa della stima che nutro per questo grandissimo autore.
Il film non è un capolavoro, ma ce ne vogliono di film del genere.
Voto: 7


Prosciutto Prosciutto

Scusate l'assenza, ma questo caldo mi fa stare lontana dalla fabbrica dei sogni...non so perchè troppa afa, direbbe il grande Paolo Bonaccelli in Johnny Stecchino, ma non è il film di Benigni che recensisco stasera, ma il film di Bigas Luna, Prosciutto Prosciutto.
In questo film ci sono le nostre Stefania Sandrelli e Anna Galiena che interpretano le madri dei due ragazzi protagonisti, che si innamorano e vengono contrastati dalla prima, perchè la famiglia della ragazza non è ricca, e in più la madre è una ex prostituta.
Il film è una cornucopia di sesso e cibo che ha segnalato il debutto dell'esordiente che risponde al nome di Penelope Cruz, ancora lontana dall'essere una musa di Pedro Almodovar, e da quel tipo di cinema con cui in molti hanno cominciato ad apprezzarla.
Il film di per sè è un miscuglio di stereotipi sessual gastronomici adatti a deliziare il palato più di maschietti in calore che di cinefili veri e propri, Stefania Sandrelli nel ruolo di cattiva è un po' ridicola, mentre Anna Galiena offre un interpretazione misurata e sincera, ma oltre questo il cast del film ne esce con le ossa rotte, apparte la Cruz, che seppur non offre una grandissima interpretazione, si mostra molto bene, apparte lei c'è anche Javier Bardem un po' sottotono direi, nel suo ruolo di macho direi che è decisamente un po' fuori parte.
Cosa si salva del film?
Forse l'ho già detto poco fa, la presenza della Galiena e della Cruz, per il resto è un filmetto che si dimentica facilmente, a meno che non vogliate vedere gli esordi di due attori eccellenti ormai, cmq non lascia nulla di che, ed è un peccato perchè nelle mani di un altro regista più provocatore sarebbe stato un ottimo film, purtroppo è proprio questo che manca all'opera di Bigas Luna, non è capace di provocare o di far riflettere nulla.
Un occasione sprecata davvero.
Voto: 5


sabato 21 giugno 2014

The Railway Man

Weeee, abbiamo l'ultima pellicola con Nicole Kidman  oggi, ed è il turno di The Railway Man, pellicola diretta da Jonathan Teplikzly su un uomo che durante la guerra è stato in un campo di prigionia, vittima dei giapponesi, che lo obbligarono a costruire una ferrovia, con continue vessazioni e umiliazioni, dopo anni il dolore riaffiora, cercando la vendetta, vivendo con la rabbia, ma alla fine quello che riaffiora è che il dolore non sta mai da una parte sola...e l'umanità vince sempre, nonostante l'odio creato dalla guerra.

Nicole Kidman e Colin Firth insieme in un film, è sicuramente un occasione da non perdere; in passato questi due attori mi hanno sorpresa non poco con i loro film, e così eccomi a recensire un film con loro due insieme.
Un bel film devo dire, capace di farsi apprezzare, pur non toccando vertici elevati, e devo dire che il regista ha saputo ricostruire bene il dolore interiore di Eric Lomax, con una tale efficacia da sentirteli addosso, si comincia  a instaurare grazie a particolari scene capaci di tenere alta l'attenzione dello spettatore, una speciale empatia, non di quelle semplici, ma sofferta, dolorosa, che ti fa sentire parte del viaggio del protagonista e di sua moglie.
C'è una narrazione di fondo che si eleva in maniera efficace nel film, senza ombra di dubbio, il regista è stato capace di farci apprezzare i personaggi, di vivere la loro vita, e la loro storia da farci provare i loro sentimenti e le loro emozioni.
La ciliegina sulla torta sta nella costruzione di una trama mai banale, che ti prende per mano nonostante tutto, ma capace di raffigurare l'umanità quando si trova a dover fare cose estranee alla sua natura, il dolore, l'incomprensione, ma soprattutto la crudeltà e la capacità di quanto può far male il potere quando si devono vessare le altre persone. Poi  si cambia strategia, qui l'umanità è costretta ad affrontare i suoi demoni, errori, e colpe del passato, con una espiazione che fa riaffiorare la natura stessa dell'umanità, il finale non è consolatorio, è giusto, di solito film del genere sono film di vendetta, mai porgere l'altra guancia quando ti fanno un torto, invece qui la porgono tutti la guancia, non è un finale stupido, perchè gli sconfitti sono tutti e due, non solo chi ha subito, ma anche chi l'ha fatto, il vero male è la guerra.
Un film che mi ha sorpreso positivamente, e naturalmente ve lo consiglio con tutto il cuore.
Voto: 7 e 1/2


venerdì 20 giugno 2014

Vertigine

Stasera recensisco uno dei film che scoprii in quel grandissimo blog dell'amico Robydick che per ora è in pausa ma spero che torni presto perchè ha lasciato un vuoto incolmabile, soprattutto per me, il film di cui sto per parlare è Vertigine, diretto da Otto Preminger.
Per quanto riguarda la trama sembra che David Lynch abbia preso molta ispirazione da questo film, per quanto riguarda il suo capolavoro Twin Peaks, e infatti, la protagonista si chiama Laura, che viene trovata uccisa, il detective si appassiona alle indagini al punto di dormire persino a casa sua, poi si rende conto che lei ritorna, e comincia una trama incrociata la cui storia è raccontata da Waldo, suo spasimante e conduttore di radio, che lei ha scaricato perchè ha deciso di sposare un altro e a proposito, pare che Laura sia il titolo originale del film, che si svolge in una maniera del tutto diversa dal capolavoro lynchano, ma bene o male alcune citazioni al grande cinema del passato sono sempre presenti.
Fa piacere constatare che le opere cinematografiche riescano a dare ispirazione, e sicuramente data la costruzione della trama e lo svolgimento dei fatti, Preminger ci sapeva fare eccome.
Otto Preminger dirige un giallo classico, senza fronzoli, concentrandosi sulla sparizione di una ragazza e sullo svolgimento dei fatti, sui presunti colpevoli, e sui fidanzati...certo non è un opera innovativa, e si distanzia dall'essere un capolavoro, ma si fa vedere bene, e questo è più un pregio che un difetto.
Una trama articolata e ben costruita tratta dal romanzo di Vera Caspary, si dice che il film non l'abbia diretto tutto Preminger ma da un altro regista, il film è ormai un cult per amanti del cinema noir, una buona occasione per riscoprirlo.
In conclusione, resta un buon film, da vedere per scoprire un piccolo cult del cinema nero, o se vi piacciono i gialli del passato.
Voto: 7





giovedì 19 giugno 2014

Una riflessione...

Nello spazio angusto di un blog, c'è spazio per le recensioni, si parla di film, e dai un parere preciso, di solito si fa così, ma certe volte nella vita si arriva alla scelta di voler condividere non solo le recensioni, ma entrare in empatia con chi ti legge, mi spiego, le recensioni ci saranno sempre, ultimamente però non ne ho scritte molte anche perchè sto riflettendo sul futuro della fabbrica dei sogni, su una specie di espansione del blog, ovvero insieme alle recensioni potrei fare post extra dove parlo con voi di cose che amo di più e delle scoperte che faccio, e sarebbe anche una buona cosa, invece che limitarsi solo allo spazio tecnico della recensione.
In modo tale che chi mi legge potrebbe diventare pure mio amico, consigliarmi film, farci due risate, due battute, in questo modo elimino la freddezza della sola recensione scritta per definire se un film vale o meno la pena guardarlo.
Il mio stile lo conoscete già, cerco di fare la battuta pronta, comincio sempre eccocci qua e via dicendo, insomma non mi limito solo a dire il mio parere di un film, ma cerco di entrare in simpatia di chi mi legge, il che è sempre un bene, ma ora voglio  di più, voglio che chi mi legge visiti la pagina di un amica che gli vuole consigliare un film, che legge divertendosi post al di fuori delle recensioni, che voglia divertirsi restando ancorato all'amore del cinema.
E per farlo ho bisogno di scrivere post come quello che sto scrivendo stasera, non solo recensioni, ma anche post dove racconto me stessa, la cinefila che sono, la mia crescita, e la mia maturità.
Per esempio, a breve ho deciso di vedere film diversi dal solito, non dico quali, ma presto lo scoprirete, grazie soprattutto al sito letterboxd, non a certi utenti snob, che con quelli non ho nulla a che spartire dato che hanno solo attaccato invece che condividere, e le ricerche me le sto facendo sola, al massimo ho chiesto all'amico J Doinel, che mi ha consigliato alcuni titoli, che presto troverete alla fabbrica, credo che per crescere serva una rinfrescatina al blog, perchè blog di recensioni ce ne sono a iosa, quindi bisogna rinverdire il blog, proprio quest'anno che compierà sei anni di attività, è giunta l'ora di rinfrescare l'immagine e il modus operandi, come diceva il buon David Lynch nel film capolavoro Fuoco cammina con me.
E come tale cambierà anche la fabbrica dei sogni, si parlerà di cinema, serie tv, che presto ritorneranno, in modo tale da rendere piacevole la lettura dei miei post, non so se rendo l'idea, poi con questi mondiali mi sta proprio passando la voglia di scrivere alla fabbrica...e siamo pure in estate, ma qui ci vuole una pausa!!!
No, no, aspettate un attimo hahaha, non vado mica via ;) resto qui tranquilli, quello che mi fa incacchiare maggiormente - ma non dovrei essere incacchiata - è che agli italiani puoi togliere tutto, tranne il calcio...quello è come la madonna, non se tocca...vabbè chevve devo dì contenti loro, intanto aspetto la fine di sti mondiali, vincesse l'italia almeno faremo lonplayn in otto anni hahaha, intanto incrociamo le dita, e continuiamo col cinema va...che è meglio!!!
Poi io continuo con le visioni di film, per i mondiali vedo su faccialibro se l'italia vince o meno, tanto a me il calcio non mi piace...hehehe ognuno ha i suoi interessi!!!
Eh non andate via, che tra poco recensisco qualcosa, dopo cena però eh? xD.

mercoledì 18 giugno 2014

Arwen su Letterbox

Scusate l'assenza,
Ma in questi giorni mi sono imbattuta su Letterbox, un sito dove puoi scambiare e condividere i film che hai visto o che vuoi vedere, tramite i profili di altri utenti cinefili, ci ho passato un po' di tempo a dire il vero, ecco perchè non sono venuta a recensire, e ho persino trascurato la visione di film...che riprendo subito dopo finito qui.
Allora, mi sono accorta di una cosa, fino ad ora ho raccolto tra i film che ho visto la bellezza di 1543 titoli, e mi sono stupita perchè mi sono sempre sminuita nel dire, no, c'è gente più brava di me, gente più preparata di me, non accorgendomi che anche io sono brava e preparata, certo la mia preparazione è da autodidatta, non è scolastica, ma come dico sempre io, da autodidatta è meglio perchè approfondisci cose che a scuola non ti farebbero approfondire.
La mia cultura cinematografica è mostruosa, ora me ne rendo conto, ed essere arrivata fino a questo punto anche grazie alla condivisione e ai blog, alle chattate, forum, e via dicendo, devo ringraziare i tanti amici cinefili che mi hanno fatta approdare ai film che ho visto.
Ma, come dico sempre io, mai sminuire e mai sminuirsi, perchè i percorsi cinefili non sono tutti uguali, c'è chi ha visto meno film di me, ma questo non significa niente, perchè può anche darsi che ha visto cose che io non ho visto, e può arricchire ulteriormente il mio bagaglio di esperienza.
Già l'esperienza, io ho sulle spalle 21 anni di visioni di film, è una grande esperienza, e mi fa piacere condividerla con chi è interessato ad arricchire il suo bagaglio, non mi prendo le arie di dire, eh si, io ne so più di tutti perchè sono la migliore, voi siete solo degli ignoranti in confronto a me...come altre persone venute qui hanno fatto intendere, anche se queste seguono soltanto una tipologia di film...lasciamole fare ;)

Il mio modo di approcciarmi a un film è semplicemente guardarlo, e trattarlo come se fosse un capolavoro, o al massimo un bel film, per questo mi incacchio se il film è una vacconata, poi quando arrivo nel blog lo massacro con recensioni al vetriolo perchè mi sono sentita delusa...hehehe.
Comunque credo che questa è solo una parte dei film che ho visto, perchè ho il vago sospetto che sono molti di più, e ci saranno altre infinite sorprese...eccolo, mi è venuto in mente un titolo, do not disturb, che registrai alla tv dodici anni fa, e con questo fanno 1544, daje lo aggiungo hahaha xD
Alla faccia di chi dice che non so niente eh?
Comunque sia, io sono sempre dell'idea che la cinefilia sia una cosa che impegna tempo, fatica e sacrificio, ci vuole pazienza per visionare film, fare ricerche, ma soprattutto crescere, ho sempre fatto così sin da quando questa mia passione è cominciata, e se Dio vuole a settembre ricomincierò gli studi per diplomarmi, e poi fare l'accademia di cinema perchè voglio fare la regista, vorrei specializzarmi in regia, montaggio e produzione, oltre che scrivere copioni, mi piacerebbe un mondo.
Il mio attore feticcio sarebbe John Turturro, ma anche Robert De Niro, Gary Oldman e Gerard Depardieu perchè sono attori che stimo maggiormente.
John Turturro è un attore capace di fare qualsiasi cosa, lo vedo serio, determinato e molto concentrato quando recita, mi piacerebbe utilizzarlo per un thriller senza scene di violenza, dove si trova faccia a faccia con l'assassino, a fare i conti col suo passato e il difficile rapporto con suo padre, sapete perchè sarebbe perfetto? Avete presente il suo personaggio in Jungle Fever di Spike Lee? Molto sensibile e dolce? Ecco, se vedete il film capirete di cosa sto parlando, lui è capace di esteriorizzare la sensibilità e farla raffiorare, e non è da tutti riuscirci, poi è un attore fantastico, e un regista favoloso, guardare la sua ultima fatica per capirlo.
Un ultima richiesta...chi ha il film illuminata potrebbe scrivermi in privato e mandarmelo? Mi basta un file avi fatto bene, perchè ci tengo a vederlo grazie mille :)
Intanto vi aspetto su letterbox dove potete gustarvi i film che ho visto  click e intanto ne aggiungo un altro hehehe ^_^

domenica 15 giugno 2014

Transcendence

C'è qualcosa che non va in questo film...
Non so, di solito i film di fantascienza sono costruiti in maniera peculiare a una trama che tocca l'innovazione e l'intelligenza, e i film, non sono mai banali.
Questo film non mi ha convinta del tutto...Johnny Depp è totalmente fuori parte, non ce lo vedo in questo film, sembra che abbia perso il coraggio e la ribellione di un tempo, accettando di recitare in film soltanto per dimostrare di essere un divo, non ne ha bisogno, lo è già e noi lo sappiamo.
Non è sopravvalutato, è il progetto che non fa per lui, il film è artificioso, sembra che voglia per forza piacere al pubblico, ma il regista non si prende la briga di accompagnarlo nella storia, poi sembra costruito intorno al Johnny Depp virtuale...no, c'è qualcosa che non va.
Wally Pfister non è certo Christopher Nolan o George Lucas, per quanto mi riguarda è un completo sconosciuto, il film poi sembra costruito, anche se, l'idea di fondo non è affatto male.
Will Carter è un ricercatore, e si occupa per di più di intelligenza artificiale, un giorno viene assassinato da dei terroristi e la moglie ne carica il cervello in un computer, o meglio trasferisce la sua coscienza, ma si avranno terribili conseguenze, perchè se i presupposti della moglie è farlo vivere ancora, il computer riesce a manipolare la coscienza di Will e farla sua, ma una volta capito tutto, soprattutto dopo che alcuni poliziotti si accorgono del pericolo che si corre, cioè, la perdita di libertà e la cancellazione del libero arbitrio, chiamano l'intelligence americana onde distruggere quel computer e ripristinare la vita e la libertà, anche se questo comporta il non guarire da malattie o ferite, anche se questo comporta la possibilità di perdere la persona amata.
Beh, con questi presupposti mi sono detta voglio vederlo, se da un lato il plot è interessante, la regia invece ha delle falle, una superficialità nel caratterizzare i personaggi, e soprattutto argomenti profondi come quelli portati nel film, che secondo me dovevano essere trattati con maggior riguardo.
La figura peculiare di Will, prima ricercatore, poi ridotto a una specie di divinità che controlla il mondo intero grazie a una macchina, doveva essere presentato con più enfasi, con più drammaticità, si nota l'immaturità del regista nell'affrontare un film che doveva essere molto più complesso di come è in realtà, invece gli argomenti trattati sono fotografati in maniera patinata anzichè drammatica, ok la bella fotografia, ma voglio l'empatia, voglio emozione, non solo belle immagini, voglio indignarmi, incazzarmi, soffrire, oltre che divertirmi.
Invece tutto è trattato come un quadro bello, ma che non lascia emozioni, peccato, il film meritava di essere sviluppato in maniera diversa dato l'argomento drammatico del plot.
Un occasione sprecata.
Voto: 5



sabato 14 giugno 2014

Bronson

Questo film per me è stato una rivelazione, sia perchè grazie a questo il regista Nicolas Winding Refn è entrato nella cerchia dei miei registi preferiti, e Tom Hardy che qui è spaventosamente superbo è ormai tra i miei attori favoriti.
Il film in se è un capolavoro spaccaculo, come dissi all'antro, non c'è un attimo di tregua, il regista non strizza l'occhio allo spettatore, semplicemente ti mostra il film e il personaggio di Michael Peterson, che non ha nulla a che invidiare all'Alex De Large di Arancia Meccanica di Kubrickiana memoria, un uomo per cui la violenza è ormai diventata una ragione di vita, tanto da passare trent'anni in isolamento, nonostante non abbia ucciso nessuno.


E' il suo temperamento pazzoide che ne fa un pericoloso criminale, tanto da essere persino internato in un manicomio, e qui c'è una delirante scena coi pazzi che ballano sulle note di it's a sin dei Pet shop Boys.
Potevo non recensire quello che per me, almeno quest'anno è uno dei film rivelazione dell'anno?
Un opera indimenticata, che devo dirlo, è già entrata nel mio olimpo personale, grazie a questo film ho deciso di recuperare gli altri film di questo regista talentuoso.
Ma andiamo al dunque, Nicolas Winding Refn dirige il film ispirato a una storia vera, e qui potreste fare due più due, nel dire eh si, ci saranno i soliti difetti, il film è romanzato e bla bla bla...
Il mio consiglio è...non abbiate pregiudizi e guardate questa meraviglia di film, io l'ho adorato dall'inizio alla fine tanto da entusiasmarmi per ogni scena delirante, e allo stesso tempo esilarante, perchè nonostante tutto non puoi non apprezzare il personaggio, che sta persino simpatico allo spettatore.
E' un film incredibile, che spiazza e sconcerta, ma allo stesso tempo non lo dimentichi facilmente, il tutto grazie a una regia sapientemente efficace e brillante, e a un attore straordinario: Tom Hardy.
Si dice che Christopher Nolan lo abbia scelto per il ruolo di Bane dopo aver visto questo film, e non posso dargli torto, dato che è un attore bravissimo.
Per quanto mi riguarda questo film è ormai un cult, ma il bello è che non stanca mai, ti tiene incollato alla poltrona dall'inizio alla fine, e nonostante le gesta discutibili del suo protagonista, ti conquista e non ti lascia più, e credetemi, appena lo vedrete non solo mi darete ragione, ma anche per voi diventerà un cult.
Alla fine, anche se Bronson cerca di allinearsi, costruendo per se una vita normale, deve trascendere dalla realtà e capire che deve accettare la sua natura violenta, quella che spacca le ossa ai secondini, quella che morde, quella che pesta a sangue la gente, e quella che gli fa commettere furti, bisogna accettare la natura, non allontanarsi, anche se le sue azioni sono discutibili.
CAPOLAVORISSIMO
Voto: 10




LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...