giovedì 5 giugno 2014

Antiviral

Ma cosa abbiamo qui?
Un figlio di...al debutto sul grande schermo, verrebbe a dire che ha praticamente ogni asso nella manica visto che il famoso papà gli ha aperto praticamente tutte le porte, ma...e devo dire ma...Brandon Cronenberg, nonostante papà David Cronenberg è capace di stare dietro la macchina da presa, e dirige un film personalissimo e inquietante a dir poco.
Potrebbe sembrare manieristico ma non lo è, prima di tutto perchè presenta una società in cui la gente è praticamente succube della celebrità, al punto tale da iniettarsi le malattie dei divi del cinema e della tv, per averli sempre accanto.
Sembrerebbe una follia, ma lo scenario apocalittico descritto nel film è allucinatorio, tanto che durante la visione io stessa sono rimasta sbalordita dalle azioni dei personaggi del film, che sembrano privi di personalità e ragione, tanto da ritenere figo avere la stessa malattia della star che idolatrano.

Quello che presenta Brandon Cronenberg, è la perdita di coscienza di una società, assuefatta dalla celebrità, tanto da perdere la propria coscienza, e trasformarli in simil zombie incapaci di pensare con la propria testa.
E' questo che pensa Brandon Cronenberg di una società apocalittica del futuro? Se così fosse ci sarebbe da preoccuparsi, primo perchè sarebbe la vittoria delle multinazionali farmaceutiche - che vengono messe alla berlina in modo intelligente e bravo il piccolo Cronenberg questo lo devo dire - che con questa scusa approfittano per giocare con la vita della gente, sempre più assuefatta dalla celebrità, da cancellare totalmente la loro identità.
E Syd, che lavora in una di queste multinazionali farmaceutiche, le incarna tutte, proprio lui che si inietta il virus che ha fatto morire una attrice famosa, dovrà scoprire cosa nasconde sia il virus che la multinazionale che lo ha testato usando come cavia Hanna Geist, l'attrice famosa. Qui il film prende una svolta paradossale che non ti aspetti, e Syd dovrà trasformarsi in detective, per scoprire cosa nasconde la multinazionale per cui lavora, non senza alcuna difficoltà, infatti molte volte rischia persino la vita, e non solo: la multinazionale stessa dopo averlo licenziato, lo chiude in una stanza con la foto dell'attrice per studiarne i sintomi.
Brandon Cronenberg, ci sa fare, c'è poco da fare, segnatevi questo nome che sicuramente ne vedremo delle belle coi suoi prossimi film, sfortunatamente questo suo primo film, non è uscito in italia, nonostante il festival di Cannes, in compenso, però ha diretto un opera piena di citazioni, la cui principale sembra proprio non il padre, e qui ci sta la sorpresa, ma quel grandissimo genio di George Romero, e solo sentir parlare di lui mi brillano gli occhi, facendo un opera personalissima, che si allontana drasticamente da ciò che il padre ha messo sullo schermo, il ragazzo insomma ha personalità e si nota, spesso come capita con la figlia di Lynch, l'ombra del padre è sempre presente, qui invece non c'è ombra di famoso padre, c'è solo Brandon, e scusate se è poco.
In conclusione, un film imperdibile, un po' pesantuccio ma è solo apparenza, dato che poi prosegue a razzo, visto che sceglie la narrazione anzichè l'azione, che è molto più difficile per dirigere un film.
Promosso a pieni voti.
Voto: 8


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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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