domenica 3 giugno 2012

Gerry

Fare una recensione di Gerry è un impresa quasi impossibile, perchè come opera è così profonda che non riesci a trovare le parole adatte, ci sono film che vanno guardati, altri che vanno osservati, altri ancora capiti, altri ammirati, altri per la quantità di messaggi e sottotesti che vogliono rappresentare, altri ancora per tanti altri motivi, come la natura, i sentimenti etc etc...
Gus Van Sant ha diretto un film sperimentale con cui comincia una trilogia, la sua trilogia della morte, di cui Gerry è il primo capitolo, parliamo appunto di questo film che vede  i due attori protagonisti che hanno scritto il film pure, e che offrono una intensa interpretazione, lo dico subito, non è un film facile, i dialoghi sono ridotti all'osso, e c'è un senso di disperazione che contorna il lungo cammino di questi due amici che sfocerà con un omicidio.
Gus Van Sant per una volta cerca di fare un film che si allontani dalle sue precedenti produzioni, e a cominciare dall'incipt dove vediamo l'inizio del viaggio con una musica da pianoforte lenta, dolce, che indica l'inizio di  un cammino che intraprendono insieme, ma è un cammino che va sempre avanti, di cui non torneranno indietro, come se il loro cammino fosse l'ultimo cammino della loro vita, in un viaggio funereo senza possibilità di ritorno, la straordinaria fotografia dei paesaggi sottolinea lo stato d'animo dei protagonisti, che attraverso questo deserto insidioso si interrogano su tante cose.
Come tutti i viaggi dovranno provare le sofferenze come la stanchezza, la fame, la sete, che metteranno a dura prova il loro cammino, il film che è una lunga metafora sulla vita, ma nello stesso tempo cerca in tutti i modi di dare l'impressione nello spettatore di una lenta ballata di morte, in cui non ci sarà un ritorno alla vita, ma una lenta e inesorabile tristezza.
Gus Van Sant sceglie di non narrare, ma soltanto filmare il vuoto che circonda i due protagonisti, ammetto che il film è particolarmente pesante, e bisogna vederlo in un contesto di serenità interiore, eppure Van Sant, cerca di far comprendere allo spettatore che non bisogna restare intimiditi perchè la morte è un passaggio verso un altra vita.
Inutile dire che la regia di Van Sant è la ciliegina sulla torta di questo film straordinario, che solo per le inquadrature meriterebbe di essere proiettato, un opera talmente libera e anticonvenzionale, da non essere ancora uscita in italia, si spera in una prossima uscita nei cinema, anche se credo dato il tema trattato forse uscirà solo in dvd, comunque sia, se esce solo per l'home video è da recuperare assolutamente.
DA NON PERDERE


4 commenti:

  1. non lascia indifferenti, l'ho visto d una settimana e ancora mi gira in testa...

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  2. si ti resta dentro questo film ^_^

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  3. Nonostante Elephant abbia riscosso un maggior successo (almeno di critica), a mio avviso Gerry rimane il punto più alto della trilogia della morte e in assoluto uno dei miei film preferiti di Gus Van Sant. Un vero viaggio.

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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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