venerdì 1 agosto 2014

Breathe In

Drake Doremus è un regista che prima non ho mai sentito nominare, ma grazie a quel grande calderone che è internet, e soprattutto i siti di streaming dove ci trovi di tutto e di più, capita che incroci lo sguardo sulla trama di una pellicola che ti ispira la visione e zacchete, guardi il film.
Per Breath In, che rientra nei meandri di *ScreenCult, rassegna nata sull'onda di rinnovare il blog e di renderlo più vicino ai gusti dei grandi cinefili, oltre che ai cinefili onnivori, un po' come me diciamo; è un film indipendente che sembra prendere la bella foto di una famiglia, e di farla in mille pezzi; mi spiego meglio: Il regista racconta la storia dell'arrivo di una ragazza in una famiglia, Sophie, il suo arrivo sarà come una miccia che si accenderà e cambierà le loro vite per sempre sfidando le dinamiche delle relazioni tra quei familiari.

Sophie si infatua di Keith, e tra i due sfocia una relazione platonica, mai del tutto consumata, lui è attratto dalla freschezza della sua gioventù, lei dal suo talento musicale, anche se considera la musica un imposizione più che una libera scelta.
Da quel momento però gli equilibri della famiglia si sfaldano, e piano piano quelle timide certezze esplodono in una cruda realtà fatta di castelli di carta che cadono portando alla luce le cosidette convenzioni sociali, le ipocrisie e tante altre cose...il nucleo familiare non è come appare.
Ma c'è di più, e qui il regista è stato molto bravo nel descriverlo, non racconta solo il disfacimento di quella famiglia, ma, a noi che guardiamo il film, ci mette in esame quasi come se ci identificasse con i protagonisti del film.
Quante volte siamo stati sicuri del nostro nido, poi ci svegliamo un giorno e scopriamo che quel nido che rappresenta un po' le nostre sicurezze, in realtà è solo un illusione che ci siamo costruiti?
E' successo molte volte, qui il regista manda in frantumi il cosidetto sogno americano, attraverso il nucleo familiare apparentemente perfetto, che poi così perfetto non lo è, quasi come se criticasse le incomprensioni e la crisi della famiglia, che viene fuori grazie all'arrivo di Sophie, ragazza inglese che manda in crisi le certezze del capofamiglia e di sua moglie, non ultima però c'è anche la figlia, in crisi adolescenziale.
Eppure nonostante tutto, Drake Doremus termina il film così come è cominciato, con la preparazione di un ritratto familiare, anche se prima c'erano i sorrisi, a contornare il tutto.
Breath In è il ritratto di una famiglia in crisi, le cui certezze sono come piedi d'argilla, ognuno di loro vorrebbe segretamente qualcosa di più dalla vita, e soprattutto si aspetta molto dalle persone che ci vivono accanto, non accontentandosi di accettare gli altri per come sono, il che è una cosa normalissima, e così basta la presenza di un estraneo per farci fuoriuscire dalla realtà e costruire una realtà desiderata piuttosto che affrontare i problemi di ogni giorno e risolverli...c'è forse un limite all'amore?
Questa è l'unica domanda che mi sono fatta dopo la visione del film, e voi se lo vedete quale domanda vi ponete dopo la visione?
Un bel film, molto sentito, nudo crudo e sincero, come solo il cinema indipendente riesce a fare ultimamente.
Voto: 7





2 commenti:

  1. questo non l'ho ancora visto ma me lo segno, ti consiglio il suo precedente Like Crazy, veramente carino, se ti interessa questo quanto scrissi a suo tempo http://bradipofilms.blogspot.it/2012/04/like-crazy-2011.html

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    1. vengo a leggere subito ^_^ cmq il film ce l'ho e ben presto lo vedrò :)

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Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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