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Speciale Exploitation - Le macchine che distrussero Parigi


Speciale Exploitation
Eccezionalmente anche questo sabato, continua la rassegna dedicata a Peter Weir, dato che ha cominciato proprio con l'Ozploitation, questo è senza dubbio il suo film d'esordio cinematografico.
Un film incredibilmente sorprendente sia per le tematiche trattate, sia per la messa in scena che colpisce restando nella memoria.
Non mi stupisco che le qualità registiche di questo regista, che finalmente sto approfondendo adesso, siano presenti persino nel suo film d'esordio.

Senza dubbio però dobbiamo constatare che è certamente un film particolare, la cui trama si svolge all'interno di un piccolo paese australiano chiamato Parigi, esatto, come la capitale francese, da cui gli abitanti provocano incidenti stradali, per prendere i pezzi delle macchine e costruirne altri, ma non solo pezzi di macchine, anche gli esseri umani, se sono feriti li curano e speculano su di loro...ma c'è un problema: da quella cittadina non si può andare via.
La trama mi ha ricordato un altro film di Peter Weir The Truman Show sia per l'ambientazione, sia per l'impossibilità del protagonista di uscire da quel piccolo microcosmo che praticamente lo usa per i suoi scopi.
Noi non sappiamo il perchè in quella piccola cittadina, fanno accadere gli incidenti e gli abitanti ci speculano sopra, sappiamo solamente che esiste questa situazione; certamente è una chiara metafora sui mondi ristretti che noi umani a volte ci creiamo, e bisogna uscirne da questa situazione per ritornare alla nostra vita.
Come fare?
Un segnale verrà dato soprattutto verso la fine, quando le stesse persone curate, si ribellano alle regole ristrette di Parigi, e con le stesse macchine che quei cittadini hanno costruito distruggono quella cittadina.
Tutto questo accade, per via delle assurde regole imposte dal sindaco, che decide persino di mettersi in casa il protagonista reduce da un incidente.
Ovviamente non può restare in quella cittadina, deve tornare a casa sua, la distruzione di Parigi sarà un chiaro segnale di libertà e civilizzazione contro ogni imposizione che viene dall'alto.
Possiamo chiamarla ribellione, rivolta o come vogliamo, io ci ho visto una chiara metafora sulla dittatura e il controllo degli esseri umani, e Peter Weir, la espone in maniera chiara e concisa, senza sfaccettature o mascheramenti.
Un bell'esordio alla regia cinematografica che senza dubbio lascia sorpresi, si vede chiaramente il grande talento di questo autore, che sin dalla sua opera prima mette in chiaro quali sono il suo stile e le sue tematiche.
In effetti se ci pensate bene, quasi  in tutto il suo cinema c'è un microcosmo di persone in cui i protagonisti si trovano a vivere loro malgrado.
Questo film è già nei miei cult.



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