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Accattone

Da sempre ho una grandissima e profonda stima per Pier Paolo Pasolini, intellettuale scomodo, regista senza mezze misure, che mi ha aperto gli occhi alla vita verso un movimento che appoggiavo, ma che attraverso il suo pensiero ho nettamente ridimensionato scoprendo che la pensavo esattamente come lui: Ovvero il sessantotto. Oggi ho visto il suo film d'esordio, un film che non lascia scampo allo spettatore, non gli da il contentino, ma è un autentico pugno nello stomaco, di quelli che non si dimenticano più.




Davanti a certi film, bisogna soltanto stendere ovazioni e parlarne per farli conoscere, il cinema italiano negli anni sessanta ci ha regalato delle pietre miliari, autentiche, indimenticabili, e tra i vari Fellini, Rosi, Monicelli, Visconti, Scola, c'era un intellettuale che voleva dire la sua sull'italia di allora raccontando non storie di intrattenimento, ma storie, che non si dimenticavano più per vari motivi.
Il cinema di Pasolini era un cinema polemico, senza peli sulla lingua, un cinema che raccontava di gente di borgata, sottoproletari sempre alla ricerca di una vita migliore, ma che si scontravano sempre con la durezza della vita.
Il suo folgorante esordio è già un capolavoro assoluto, segno della genialità di un artista, uno scrittore, un poeta, che voleva narrare la realtà di questa povera gente, a volte ladri, a volte perdigiorno, approfittatori, papponi, come lo è Accattone, un bravissimo Franco Citti, che per campare sfrutta una prostituta, e si è allontanato dalla moglie e dal figlio, una vita la sua, quasi inutile, lui è un nullafacente, che non ha mai lavorato in vita sua, campa di piccole truffe, e sfruttando anche la prostituzione, finchè non incontra una giovane donna, cerca di sfruttarla, ma innamoratosi di lei si accorge che per la vita di strada lei non è adatta, e allora cerca di mettere la testa apposto, trovando un lavoro, che ovviamente non durerà, e non vede nessuno sbocco che gli fa cambiare vita, e torna ai suoi piccoli furti, alle truffe, scoprendo che non cambierà mai, e Pasolini narra la sua storia con una sincerità lucida e spietata, facendo capire a noi spettatori che se sei povero rimani povero per sempre, non c'è futuro per i sottoproletari, non c'è speranza, perché il mondo fa schifo.
La lezione di Pasolini sottolinea il fatto che se sei un sottoproletario, muori sottoproletario, non puoi raggiungere lo status borghese, puoi solo soccombere a quella vita miserabile e crudele, in cui sei nato.
Dite che questo è pessimismo? Assolutamente no, Pasolini dirige un film dal crudo realismo, per questo sconvolge lo spettatore, perché non gli da il contentino del dolcetto per farlo divertire, vuole che noi spettatori tocchiamo con mani, la cruda realtà della vita, ci dice, sentite, il mondo è fatto di classi sociali, dovete accontentarvi di quello che siete perché non c'è speranza per voi, e le scene sono molto tristi, e soprattutto indimenticabili, tra quelle che mi hanno colpito ci sono all'inizio quando picchiano la prostituta di cui Accattone si approfitta per campare, quella in cui viene picchiato dal suocero, e quella prefinale che non vi anticipo per non rovinarvi la sorpresa.
Un film spietato, senza mezze misure, e soprattutto senza peli sulla lingua, polemico, duro, come dura è la vita, diretto da un regista che scandalizzerà l'Italia cattolica con i suoi film tutti incentrati sul proletariato, e su una critica incazzata della borghesia, come un grande intellettuale e regista può narrare.
Per me è un esordio folgorante e un autentico capolavoro assoluto della storia del cinema Italiano, l'ho sempre detto che Pasolini merita ampio spazio tra le pagine di questo blog, e mi sa che quest'anno l'avrà.




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