martedì 12 aprile 2016

Il Grido

Seconda recensione oggi, con il film Il Grido di Michelangelo Antonioni che racconta la storia di un uomo che comincia un vagabondaggio dopo che la sua donna l'ha lasciato per un altro uomo con sua figlia e incontra sempre la donna sbagliata per lui, nonostante le sue buone intenzioni di cambiar vita e ricominciare daccapo, è la vita che a volte ci mette nelle condizioni di non poter ricominciare daccapo.

Un film pessimista, si può dire questo de Il Grido, opera maiuscola di Michelangelo Antonioni che interseca il lato oscuro della vita Aldo, il protagonista, è un uomo qualunque con i suoi pregi e difetti che intelligentemente il regista non li mostra, perchè non è quello che ci interessa.
A lui interessa che lo spettatore si immedesimi nella sua storia amara e reale, perchè se da un lato molti dicono c'è sempre una via d'uscita, a volte la vita non te la presenta la via d'uscita se non in un altro modo che non vi dico per non spoilerare.
C'è sempre un  nuovo inizio, si ricomincia sempre? Direi di no, e Antonioni ce lo narra nudo e crudo gettandocelo in faccia se è possibile.
Ci dice chiaramente, non tenete fede a quello che vi dice la gente, sono solo storielle per consolarvi, la vita è amara, e a volte l'unico modo per uscirne è scegliere una strada angusta.
Il destino a volte sceglie per te, non sei tu a sceglierlo.
Con queste premesse possiamo forse dire che anche il titolo del film è evocativo. Il Grido è forse l'opera maiuscola di un regista che vuole raccontare il dramma di un uomo che vuole cambiare vita ma che la vita non lo ascolta, e allora fa una scelta drammatica che cambierà nettamente questa volta non la sua vita: ma la vita di tutti quelli che lo conoscono, anche se forse sono troppo impegnati per accorgersene.
Un film terribile da pelle d'oca, forse uno dei film più coinvolgenti di Antonioni che sceglie di essere amaro fin da subito, senza dare il contentino al pubblico, senza essere falso, anzi è spudoratamente sincero.
E scusate se è poco.
Voto: 8


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