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The Wolf of Wall Street

Torna la coppia Scorsese/Di Caprio con un film tratto da una storia realmente accaduta, tratto dall'autobiografia di Jordan Belfort, accusato di frode per aver imbrogliato gli acquirenti delle sue azioni a Wall Street, eh si, il film è ambientato a Wall Street, tempio dell'avidità americana, dove contano solo i soldi, e così il nostro si lascia andare agli eccessi più sfrenati mentre spolpa i suoi ignari acquirenti.
Aiutato da una banda di falsi sfigati, che si rivelano molto più avidi di lui, dopo il licenziamento da una agenzia "seria" si mette in giro e cerca un altra agenzia, e la trova, e apparentemente sembra una agenzia che non può dargli futuro, ma sotto sotto, grazie a tecniche di inganno si rivela la gallina dalle uova d'oro, così comincia la sua scalata al successo, in poco tempo diventa ricchissimo, e comincia a consumare sesso, droga, eccessi vari fino alla fine, in cui fa una chiara scelta egoistica per salvarsi il culo...

Un film forte, voluto fortissimamente da Leonardo Di Caprio che lo ha anche coprodotto insieme a Martin Scorsese, con cui prosegue il fortunato sodalizio cinematografico, non lascia certo indifferenti, e si capisce sin dalle prime scene che siamo di fronte a uno dei migliori film di Scorsese, il cui stile prende un po' quello dei suoi bravi ragazzi, ma qui non siamo nella New York dei gangster, anche se i nostri broker si comportano un po' come loro, sono avidi sfacciati, insaziabili di denaro e sesso, farebbero qualsiasi cosa per il denaro QUALSIASI, anche vendere azioni truffa che ingannano gli ingnari polli che le comprano tutte e si ritrovano praticamente in mutande, e non solo, comprano pure le compagnie delle azioni vere e quintuplicano il loro capitalismo.
Si questo è il capitalismo bellezza, e per i soldi si fa tutto non si possono avere scrupoli o guardare in faccia gli esseri umani, questo è un mondo in cui conta soltanto essere ricchissimi e fare soldi, non conta più niente.
Martin Scorsese qui ci da dentro e parechio, e Leonardo Di Caprio, che può essere considerato il suo attore feticcio e anche alter ego ormai, si aggiunge, impersonando il film come non lo si vedeva fare da tanto tempo.
Sesso, droga e denaro, un film del genere non poteva certo vincere la statuetta, ma la qualità trascende la vittoria dell'oscar, è sempre stato così, e menomale che il film ha una regia robusta e con le palle, nelle mani di un principiante sarebbe stato magari come la pallida copia di Wall Street, altro capolavoro di Oliver Stone, ma il grande Marty se ne discosta, e fa bene, qui parliamo di avidità, sesso e denaro, una vita di eccessi fatta arricchendosi sulle spalle dei cittadini che inseguono anche loro la ricchezza, e lui è così bravo da farne persino una critica sull'avidità e sulla ricerca di essere qualcuno in un mondo di perdenti.
Una chiara analisi sul male oscuro del capitalismo, che è stato la fortuna e la maledizione dell'america, un altra espressione del sogno americano fatto a pezzi, da un grandissimo autore che riesce ancora  a sorprendere.
Voto: 10








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