mercoledì 19 marzo 2014

Nebraska

Un film che è un viaggio alla riscoperta degli affetti, una storia a tratti folle, quasi incredibile, considerata la voglia del genitore, un uomo anziano Woody Grant che crede di aver vinto un milione di dollari alla lotteria, e vuole fare un viaggio chiedendo a suo figlio David Grant di accompagnarlo. Ma visto che il ragazzo si accorge subito che non c'è possibilità che prenda la vincita, perchè si tratta di un imbroglio allora l'uomo dice che ci andrà da solo a piedi.
Considerando l'età avanzata dell'uomo non arriverebbe mai dove dovrebbe andare, così il ragazzo si convince ad accompagnarlo.
Non appena i parenti e i vicini vengono a sapere della sua strana vincita, cominciano a pretendere soldi, e a chiedere debiti indietro; ma sono debiti inesistenti, considerato quello che ha fatto lui per loro, una scusa tira l'altra per accaparrarsi qualche soldo pure loro...
Quando però alla realtà dei fatti si accorgono che l'uomo non ha vinto niente, le loro richieste rimangono tali e lo allontanano.

 Il film è una metafora sui rapporti tra padre e figlio, sulle cose fondamentali della vita, sul difficile confine che separa l'affetto genitoriale alla vita quotidiana, un confine che non tocca mai l'amicizia, che transige dei paletti, ovvero i cosidetti ruoli genitori e figli, che di fatto limitano il senso dell'amore.
Allo stesso tempo però ci troviamo di fronte a un viaggio, l'ultimo per l'anziano padre che si aggrappa a una speranza milionaria, che diventa un odissea della riscoperta del rapporto che aveva con il figlio.
Una riscoperta che farà vacillare quei paletti e li farà ritrovare.
Non mancheranno persino gli scontri, i rancori, la mentalità conservatrice del vecchio padre, contro quella più aperta del figlio, tutti atti che li porteranno un riavvicinamento...alla comprensione, e al rinnovo di un affetto che è legato da un amore incondizionato verso coloro che ci hanno donato la vita, e verso chi hai messo al mondo.
Non è mai facile trasportare sullo schermo i rapporti genitori/figli, ma Alexander Payne capisce la delicatezza del plot, e lo gira in bianco e nero, non per sottolineare una certa critica, ma per fare entrare maggiormente lo spettatore nello schermo, non si limita a fare una critica all'istituzione familiare, ma espande la genesi all'avidità di certi familiari quando sanno che hai vinto qualcosa, capaci come avvoltoi di arraffare, lisciando il cosidetto "pelo" e inventandosi di sana pianta debiti inesistenti pur di arraffare.
Lo stesso David capirà tanto del padre, e questi farà lo stesso a proposito del figlio, in realtà Payne usa la vincita come un pretesto di un viaggio di riconciliazione e raffigurazione del rapporto padre/figlio, in quello che può benissimo essere considerato il suo miglior film, con uno straordinario Bruce Dern, capace di emozionare anche con un semplice sorriso, questo attore non l'avevo mai considerato molto ma devo dire che qui è molto bravo, la sua interpretazione mi ha rapita dall'inizio alla fine.
In Conclusione, un opera incredibile, attuale e ottimamente rappresentata da un regista in continua crescita, e interpretata da un nutrito cast di attori tra cui spicca Bruce Dern, l'incantatore.
Voto: 9



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