martedì 14 febbraio 2012

Gli abbracci spezzati

E siamo alla conclusione della rassegna di Pedro Almodovar, e come concluderla se non con gli abbracci spezzati?
Film piuttosto malinconico nei contenuti, in cui è presente una freddezza di fondo che non lo lascia mai, dall'inizio alla fine, ma non è una freddezza glaciale, è una freddezza dell'animo, come fosse un dolore da cui non ti liberi più.
Il film è diviso in salti temporali dagli anni novanta, in cui è raccontato il passato di Harry Cane, interpretato da un bravissimo Luis Homar che ricordiamo in La mala educaciòn un tempo regista, che in passato si chiamava Matteo e ora divenuto cieco dopo aver avuto un tragico incidente in cui scopriremo morì la donna che amava e chi è? Si chiamava Lena (Penelope Cruz), sposata infelicemente con un uomo più grande di lei la cui vita era monotona e noiosa fino alla decisione di interpretare un ruolo nel film di Matteo, ma basano pochi sguardi per accendere una passione travolgente, in cui nessuno potrà fare niente per ostacolarla, ma i due amanti non possono certo vivere il loro amore alla luce del sole, come spesso capita, perchè sono continuamente inseguiti dalla telecamera del figlio del marito di Lena, che li segue costantemente in modo da poter carpire ogni sguardo, ogni sfumatura e ogni palpitazione della giovane moglie, Ernesto, questo è il nome del marito di Lena, è un uomo geloso e possessivo, è spinto più a possedere Lena che ad amarla come essere umano, e questa sua trasgressione, questo suo tradimento nei suoi riguardi, le saranno fatali.
Almodòvar, qui forse si lascia un po' prendere la mano per quanto riguarda il melò, che è piuttosto lontano da capolavori come Parla con Lei, che rispetto al film appena citato è piuttosto minore, ma che non mancano i lampi di genio che ne hanno caratterizzato fino ad allora, sia la sua originalità che il suo cinismo.
Il film non è un capolavoro, ma è un opera amara, su un amore spezzato, vissuto nel ricordo di Matteo, che ha perso la vista dopo quell'incidente e che ora sta cercando di sopravvivere e di continuare ad andare avanti nonostante tutto, ad aiutarlo c'è la sua segretaria di produzione con suo figlio, con cui un tempo ha avuto una storia fugace, poi terminata, molto più vicino al cinema di Truffaut di quanto si pensi, anche se visto alla sua maniera, il Pedro degli esordi non esiste più, esiste un autore maturo, forse alla ricerca di altri personaggi con cui illuminare lo schermo, nei continui salti tra presente e passato le scene migliori ce le regala una ispiratissima Penelope Cruz, è la visione della sua Lena rende il film un opera da apprezzare, e la tensione è palpabile ad ogni scena, ma poi si perde un po' quando deve designare la vita dimessa e solitaria di Matteo, intendiamoci Luis Homar è bravissimo ad interpretare il suo ruolo, il problema di tutto sta nello stiracchiare e di molto il film, ed è uno dei difetti che ben presto spariscono grazie all'accurata regia di Pedro, che riesce a coinvolgere lo spettatore malgrado tutto, bellissima la citazione al film di Rossellini Stromboli terra di dio, con cui anticipa allo spettatore quale sarà il destino dei due amanti, è un amore disperato, sofferto, che travolgerà tutti quanti sia Lena eMatteo, sia Ernesto e suo figlio e che modificherà tragicamente le loro vite.
DA COLLEZIONARE.

Dedico questa recensione a mia madre, per la sofferenza causatale dal divorzio con mio padre.


1 commento:

Ciao, ho tolto la moderazione ai commenti, di pure la tua, ma con garbo ed educazione se non vuoi che lo cancello xD

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