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Interceptor - Mad Max

                                                                    Speciale Exploitation

E anche questa settimana, doppio appuntamento col cinema d'exploitation, e, oggi esploriamo anche l'ozploitation, ovvero i film a basso costo realizzati in australia, col primo film della serie Mad Max, che per inciso tornerà sabato prossimo col secondo film della serie.
Si tratta dell'opera prima di George Miller con un giovanissimo Mel Gibson.
E si qui il futuro divo del cinema era ancora un ragazzo, ma già col suo personaggio di Max Rockatanski, interpretava il primo film di un franchise post atomico entrato ormai nella leggenda cinematografica divenendo una pellicola di culto per amanti del cinema fantascientifico e no.

Il film è girato con pochi mezzi e si vede, e sembra sia un fumettone di intrattenimento, ho detto comunque sembra, invece è un opera che colpisce proprio per la sua capacità di presentare i personaggi senza sfaccettature di fondo.
Il film comunque è diventato sin da subito uno dei miei preferiti, e l'ho visto sabato scorso proprio per recensirlo oggi.
Dunque ci troviamo di fronte al primo capitolo di un fortunato franchise, ed è ambientato in un futuro distopico non molto lontano in cui le riserve di energia sembrano non bastare per tutti.
Nella pacifica australia, una banda di motociclisti psicopatici seminano il panico, uno di loro ruba una auto e viene ucciso da Max durante un inseguimento, questo fa si che i suoi compagni arrivino in città per vendicarsi e centrano un agente di polizia, collega di Max, arrivando a bruciarlo vivo.
Questo fa si che Max decide di allontanarsi dal luogo dove i motociclisti guerreggiano con la polizia onde salvarli da una possibile aggressione.
Sarà una battaglia senza esclusione di colpi che renderà difficile salvarsi la vita, riuscirà Max a salvare la sua famiglia o cercherà di affrontare i motociclisti facendo loro la guerra?
Azione, fantascienza e un pizzico di suspance, fanno di questo film un icona del cinema, e pensare che è stato fatto con pochi mezzi è già di per se un motivo per guardarlo.
Il film ha lanciato la carriera di Mel Gibson nel mondo del cinema, e bisogna guardarlo sia per questo motivo, sia perchè rappresenta uno dei migliori film di fantascienza che ho visto, poi ha una regia capace di spaccare in due lo schermo e rendere le scene palpabili, facendo in modo che lo spettatore si riconosca nei personaggi rimanendo letteralmente incollato alla poltrona durante la visione.
Un film decisamente interessante.
Dimostrazione per cui tanti anni fa, non ci volevano tanti mezzi per fare capolavori, e questo film decisamente è un capolavoro, sotto ogni punto di vista.
Magari non ci credete ma è così.
di George Miller ero decisa a fare una specie di rassegna, forse la faccio, comunque per quanto riguarda questo film è inutile dire che bisogna vederlo non è vero?
Di seguito alcune notiziole che riguardano il film, ma prima il mio voto.
Voto: 10

From Wikipedia

Sviluppo

  
George Miller, lavorando come medico in un pronto soccorso di Sydney, ebbe l'occasione di vedere dal vivo molti tipi di ferite e di morti violente, che vennero successivamente inserite nel film. Crescendo nel Queensland rurale aveva anche avuto l'occasione di assistere a numerosi incidenti stradali e da adolescente perse in vari incidenti tre dei suoi amici.[2]
Durante questo periodo, Miller incontrò il regista esordiente Byron Kennedy durante un corso estivo di cinema nel 1971: dalla loro collaborazione nacque un cortometraggio, Violence in the Cinema, Part 1, che fu mostrato in numerosi festival cinematografici ottenendo anche diversi premi. Otto anni dopo, il duo produsse Mad Max, lavorando con lo sceneggiatore esordiente James McCausland (che appare in un breve cameo nel film).
Miller voleva che Mad Max fosse "un film muto con il sonoro", utilizzando immagine frenetiche e cinetiche, come quelle dei film di Buster Keaton e Harold Lloyd, e una narrazione molto lineare. Il regista inoltre pensò di ambientare la storia in un cupo futuro distopico, credendo in questo modo di rendere lo scenario violento del film più credibile allo spettatore.[3] McCausland aggiunse l'elemento della crisi energetica nel film, ricordandosi degli effetti della crisi energetica del 1973 sulle bande di motociclisti australiane:
 « Yet there were further signs of the desperate measures individuals would take to ensure mobility. A couple of oil strikes that hit many pumps revealed the ferocity with which Australians would defend their right to fill a tank. Long queues formed at the stations with petrol—and anyone who tried to sneak ahead in the queue met raw violence. ... George and I wrote the [Mad Max] script based on the thesis that people would do almost anything to keep vehicles moving and the assumption that nations would not consider the huge costs of providing infrastructure for alternative energy until it was too late. » (James McCausland in un articolo del The Courier-Mail nel 2006.[4])

 Kennedy e Miller sottoposero il film a Graham Burke della Village Roadshow Pictures, che si dichiarò entusiasta del progetto. Tuttavia gli altri produttori erano incerti se appoggiare Burke, poiché, a detta loro, non sarebbero riusciti a trovare i fondi per produrre la pellicola: secondo Kennedy, il problema fu che "i produttori australiani facevano film artistici, e le altre corporazioni e commissioni non potevano che supportarli".[5]

 I due scrissero allora una presentazione del film in circa 40 pagine e la fecero circolare in lungo e in largo, fino ad ottenere la somma necessaria. Per fare ciò, Kennedy e Miller fecero anche tre mesi ininterrotti di chiamate d'urgenza per il pronto soccorso, con Kennedy che guidava l'auto, mentre Miller prestava aiuti medici sul retro.[5] A detta di Miller, il budget alla fine ammontava a una cifra tra i 350,000 e 400,000 dollari,[6] mentre altre fonti riportano un costo ridotto di circa 200 mila dollari[1], tanto da far considerare il film un film di seconda serie. Il fratello di George, Bill Miller, entrò nel progetto come produttore associato.[7]

Cast


Miller aveva pensato per il ruolo del protagonista ad un attore degli Stati Uniti, così da rendere la distribuzione del film "più ampia possibile" e viaggiò fino a Los Angeles, ma infine rinunciò all'idea poiché "l'intero budget sarebbe stato utilizzato per pagare un qualsiasi attore statunitense degno di questo nome".[3] Venne deciso quindi di formare il cast con attori poco conosciuti.[2] La prima scelta di Miller per il ruolo di Max era l'attore di origini irlandesi James Healey, che al momento era in cerca di un ingaggio. Dopo aver letto il copione, tuttavia Healey rifiutò la parte, trovando i dialoghi del suo personaggio "poco accattivanti".[8]
Il direttore del casting Mitch Matthews cercava per il film giovani neo-diplomati al National Institute of Dramatic Art, specificando ai professori del NIDA di volere specificamente dei "giovani ragazzi con i capelli a punta". Mel Gibson, allora apparso solo nel film australiano del 1976 Summer City - Un'estate di fuoco capitò quasi per caso nel ruolo del protagonista Max, dato che doveva solo accompagnare l'amico e compagno di corso di recitazione Steve Bisley all'audizione. Il caso volle che la sera prima Gibson fosse rimasto coinvolto in una rissa, e si presentò con un occhio tumefatto e un aspetto "da duro". I produttori lo videro e gli dissero di ripresentarsi perché erano alla ricerca di freak. Ripresentatosi, stavolta senza lividi, non venne riconosciuto, ma il look parve giusto per interpretare l'eroe del film, ossia un uomo comune spinto a scelte estreme a causa degli eventi, e il ruolo divenne suo.[senza fonte] Firmò un contratto che prevedeva il pagamento alla buona riuscita del film, e lui accettò convinto comunque nelle potenzialità della pellicola. Bisley ottenne invece la parte di Jim "Goose" Rains, amico del protagonista. Un'altra compagna di corso dei due, Judy Davis, dichiarò in seguito di essersi presentata all'audizione e di essere stata scartata,[8] ma Miller smentì, affermando che la ragazza fosse venuta alle audizioni per accompagnare Gibson e Bisley.[3]
Molti dei motociclisti presenti nel film erano davvero membri delle bande di motociclisti fuorilegge che popolavano le superstrade australiane; siccome il budget non permetteva spostamenti aerei, questi dovettero spostarsi a spese proprie da Sydney fino a Melbourne, luogo delle riprese.[3] Tre dei membri del cast, Hugh Keays-Byrne, Roger Ward e Vincent Gil, avevano partecipato a Stone, film di culto australiano su una banda di motociclisti, annoverato tra le fonti d'ispirazione di Miller.[9]


Riprese

Originariamente le riprese sarebbero dovute durare dieci settimane (sei settimane di riprese di prima unità e quattro di stunts e scene d'inseguimento automobilistico). Tuttavia, quattro giorni prima delle riprese, Rosie Bailey, scelta per il ruolo di Jessie Rockatansky, si infortunò in un incidente in bicicletta. La produzione rimpiazzò la Bailey con Joanne Samuel, ma questo causò un ritardo di due settimane.
Alla fine, le riprese durarono sei settimane tra novembre e dicembre 1977, con altre sei settimane di riprese seconda unità. Vi furono altre due settimane di riprese nel maggio 1978, per girare nuovamente alcuni stunts.[5] Miller descrisse l'esperienza delle riprese come puro "guerrilla filmmaking"; tra le altre cose, gli addetti alle riprese chiudevano le strade pubbliche scelte per girare senza permessi di sorta e non usavano walkie-talkie perché le loro frequenze coincidevano con quelle della polizia. Ciononostante, man mano che le riprese procedevano, la Victoria Police si interessò alla produzione, aiutando la troupe a chiudere le strade e scortando le auto.[3] Per via del basso budget a disposizione, tutte le uniformi della MFP presenti nel film furono realizzate in cloruro di polivinile, con le sole eccezioni riguardanti quelle indossate dalle controfigure di Bisley e Gibson.
Le riprese si tennero principalmente a Melbourne e nei dintorni. La maggior parte delle scene di inseguimento automobilistico furono girate nei pressi della città di Little River, Victoria. Le scene cittadine iniziali con la gang di Toecutter vennero girate nella vicina Clunes. Alcune scene furono girate a Stockton Beach.[13][14]
Interceptor fu uno dei primi film australiani ad essere girato con l'utilizzo di lenti anamorfiche.[6] Il desiderio di Miller di filmare con lenti anamorfiche gli fece cercare un set di obbiettivi grandangolari Todd-AO utilizzati da Sam Peckinpah per girare Getaway! (1972), che tuttavia erano per la maggior parte danneggiate. L'unico perfettamente integro era un 35mm, che Miller finì per usare per filmare Interceptor.[3]

Post-produzione

La post-produzione del film avvenne nell'appartamento di un amico a Melbourne Nord, con Wilson e Kennedy che si occupavano del montaggio con una macchina per il montaggio video fatta in casa, ideata per loro dal padre ingegnere di Kennedy. Wilson e Kennedy si occuparono anche del montaggio sonoro. Anche Tony Patterson lavorò come montatore per quattro settimane, ma dovette abbandonare il progetto perché in conflitto con l'impegno preso con il film Dimboola. George Miller prese il suo posto assieme a Cliff Hayes, e i due lavorarono al montaggio per tre mesi. A Kennedy e Miller spettò la decisione del final cut,[5] con il primo che "lavorava sul sonoro nella sala da pranzo, mentre io [Miller] montavo la parte video in cucina." Roger Savage si occupò del missaggio, utilizzando per la prima volta il timecode SMPTE in un film australiano.[3]


Adattamento

Il film fu ampiamente alterato dai distributori statunitensi per renderlo più appetibile al pubblico di casa, fatto che compromise buona parte della circolazione nel resto del mondo[18]. In particolare fu totalmente ridoppiato da voci statunitensi, con variazioni di terminologia (vennero eliminate tutte le espressioni in slang australiano) e di toni.[19] Nella versione italiana alcuni particolari vennero modificati, come i nomi delle pattuglie e dei membri della gang di motociclisti.
La versione audio originale venne riproposta in Nord America nel 2000, in occasione di un ritorno in sala della pellicola ad opera della Metro-Goldwyn-Mayer, allora detentrice dei diritti del film. Successivamente, tale traccia audio è stata inclusa anche nelle edizioni home video del film.[20][21]

Divieti e censura

Il film fu proibito in Nuova Zelanda e Svezia; nella prima a causa della scena in cui Goose viene bruciato all'interno del suo veicolo, poiché un fatto di cronaca simile, riguardante sempre uno scontro tra gang, si era recentemente verificato al momento della distribuzione del film. Il bando fu poi rimosso nel 1983 in seguito al successo del sequel, ed il film venne semplicemente vietato ai minori di 18 anni.[22] Nel secondo caso, il bando durò fino al 2005.
Il film in Italia fu vietato ai minori di 18 anni e sottoposto ad una forte censura; in particolare, risulta di difficile comprensione la scena finale, dove Johnny "The Boy" tenta di tagliarsi una gamba prima di - presumibilmente - morire nell'esplosione dell'auto a cui è stato incatenato. Nella versione censurata, parte degli eventi è rimossa rendendo la sequenza più confusa e la questione della sopravvivenza del malvivente notevolmente più aperta. In Italia, sul piccolo schermo, è stato trasmesso in forma censurata anche sui canali satellitari, a eccezione di Studio Universal, che lo propone in versione integrale.






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