mercoledì 31 maggio 2017

The Love Witch

Premessa:
E'un film particolare, girato in 35mm da una regista che vuole replicare paro paro, quel cinema horror degli anni sessanta e come chiederete voi?
Semplicemente utilizzando una fotografia che richiama paro paro quel cinema, il trucco, i costumi e anche le scenografie.
Anna Biller, ha curato regia, sceneggiatura, scenografia, costumi e anche montaggio, di un film che potrebbe essere definito vintage ai più.

Quello che sorprende durante la visione, è l'atmosfera che ha saputo creare la regista sia nelle immagini, che soprattutto nella fotografia.
Ed è un direttore della fotografia bravissimo M David Mullen, che ha la capacità di riprodurre lo stile di un certo cinema ormai morto e sepolto.
E' chiaro che ci troviamo di fronte al film in cui la regista è una autentica cinefila e conosce  alla perfezione lo stile registico di registi come Mario Bava, Roger Corman e, come dice Lucia, anche Jess Franco.
Il cinema di Anna Biller è artigianale, ed è stato girato tutto e dico tutto come si giravano i film cinquant'anni fa, voi direste con la tecnologia di oggi è un assurdità girare un film come gli anni sessanta, perchè mai allora si è decisa una operazione simile?
Per una operazione nostalgica? Mi sembra alquanto fuori luogo, alcuni parlano addirittura di narcisismo, o esercizio di stile.
Io dico che la sua è una operazione puramente cinefila.
Che la Biller ami una certa tipologia di film lo si nota in ogni inquadratura, anche se secondo me non si tratta di una operazione pienamente riuscita.
Dobbiamo renderci conto che giocare a rifare un certo cinema, è si una cosa buona, ma anche rischiosa, considerando il fatto che operazioni del genere riescono solo a Tarantino, anche se con questo film dobbiamo riconoscere l'abilità della regista di far conoscere e amare un certo tipo di cinema e anche un certo stile.
Dobbiamo anche capire qual'è lo stile di Anna Biller, spesso durante la visione, che è risultata piacevole e intrigante, mi sono chiesta dove voleva arrivare, e senza dubbio un film del genere può piacere non lo nego; fattostà che replicare paro paro il cinema di Mario Bava, con le sue zummate, e il suo stile, pur essendo la trama originale può anche essere considerata una pura operazione narcisistica.
Comunquesia, pur con tutti i suoi limiti - e il film ce li ha - il film mi è piaciuto.
Si è stato interessante vedere un film di cui una regista ha replicato lo stile e il mood di un certo tipo di cinema ormai considerato morto e sepolto, usando persino la moviola per montarlo, cioè lei quando lo montava ha tagliato la pellicola eh? E questa cosa non si faceva da una ventina d'anni.
Il cinema al giorno d'oggi è notevolmente cambiato, persino il montaggio, che risulta addirittura più frenetico rispetto al passato e da ampie possibilità di una narrazione più sciolta, che rende la pellicola molto più viva.
Questo ovviamente non è quello che la Biller vuole fare con il suo film.
Se da un lato l'operazione risulta interessante, e l'effetto vintage riesce in un certo senso a catturare lo spettatore, da un altro lato invece potrebbe risultare una operazione che replica opere cinematografiche del passato.
Ma perchè replicare il cinema del passato quando la tecnologia ci da ambie possibilità?
Un ottima domanda, forse la risposta sta nella pura cinefilia di chi ha diretto questo film, e magari vorrebbe fare riscoprire alle nuove generazioni come un tempo si giravano film, anche se in certe parti è classificato come commedia io non sono daccordo con questa cosa, perchè la sceneggiatura - quella si - è scritta benissimo, ed è piuttosto satirica è vero, ma il mix con cui la regista ha girato la pellicola lo pone come ibrido di un genere che va dall'horror al fantastico senza cadere nella paura più totale.
Infondo ci viene facile che Elain la protagonista entri in simpatia con lo spettatore.
Forse dopo la visione, faremmo bene a riscoprire quel cinema che la Biller tanto ama, sarebbe qualcosa di interessante non trovate?
Voto: 7



 

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