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Stranger than Paradise

Terza recensione oggi e una vera sorpresa per tutti gli amici della fabbrica: Stranger than Paradise di Jim Jarmusch, opera prima surreale e suggestiva girata interamente in bianco e nero.

Film suddiviso in tre atti, in cui i personaggi sembrano assumere comportamenti bizzarri e strani, a cominciare dal primo episodio dove una donna va a fare visita a un cugino fino all'ultimo.
E' un film sorprendentemente curioso e bizzarro, e forse la sua genialità sta proprio in questo.
Ed è davvero incredibile che sia così intrigante questo film, nonostante fosse un opera prima; già Jim Jarmusch mette in evidenza le tematiche del suo cinema, anche con questo film a basso costo in cui la mdp sembra seguire i protagonisti nelle loro azioni facendo entrare lo spettatore quasi come se fosse uno dei personaggi del film.
Un piccolo film che risulta anche grande per la semplicità e allo stesso tempo la complessità dell'opera.
Jim Jarmusch dimostra da subito dove vuole andare a puntare, e lo fa alla grandissima.
Mi è piaciuto questo film, soprattutto perchè l'ho sentito davvero come se i personaggi fossero degli alieni rispetto alla società che li circonda; loro, con i loro comportamenti bizzarri, strani sembrano ricalcare l'esatto opposto di come la società si aspetti che gli esseri umani si comportino.
In tutto questo noi spettatori normali, ci riconosciamo parecchio.
Altre cose da sottolineare sono la capacità dei personaggi di imprimersi nel cuore degli spettatori, durante la visione si crea una speciale alchimia in cui ognuno di noi può riconoscersi, ma i personaggi così strani, finisci o per amarli, o anche per odiarli.
Sta a te decidere se accettarli o meno, a seconda di cosa il film ti fa guardare.
Da non perdere.
Voto: 8


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