Il Mio 2017 - Con Wells e Weir tornano le rassegne

Il 2017 è stato l'anno in cui dopo ben 5 anni sono tornate le rassegne cinematografiche, ovvero quelle monografie che ogni tanto facevo sin dal 2011/12 alla fabbrica e mi hanno permesso di approfondire alcuni registi che mi interessavano e mi incuriosivano.
L'anno appena trascorso ho approfondito due grandissimi, il primo è stato quasi un obbligo farlo perché almeno per mio parere un appassionato di cinema non può non conoscere il cinema di Orson Welles, in quanto era una mia lacuna che ho voluto colmare, e finalmente l'ho fatto, guardando la maggioranza dei film da lui diretti.
Alcuni non sono stati finiti, altri li ha diretti tramite pseudonimo, se li becco ovviamente li troverete alla fabbrica questo è poco ma sicuro.
Per me ha rappresentato un altro passo avanti nella mia cultura di cinefila, e dato che Welles al pari di Kubrick è considerato uno dei più grandi cineasti della storia del cinema potevo ancora restare ferma a non approfondire l'argomento? Assolutamente no.
Ed ecco una rassegna cominciata da marzo, periodo in cui sono tornata a scrivere assiduamente nel blog fino a novembre, tralasciando la lunghissima pausa estiva per colpa di un caldo soffocante.
Ma non ho fatto soltanto Welles, eh no...da ottobre fino ai primi di dicembre si è parlato anche di un altro regista che apprezzavo molto, Peter Weir

Certamente ho scoperto un altro grande autore della settima arte, le cui tematiche sono sorprendentemente vicino al mio modo di pensare, ed è stato bellissimo visionare e revisionare i suoi film per recensirli alla fabbrica, se non lo conoscete vi assicuro che vi sorprenderà non poco.
Col suo cinema Weir affronta tematiche in cui vedono l'uomo alle prese con civiltà diverse dalle sue, in cui deve approcciarsi in un microcosmo in cui si affrontano tematiche delicate e difficili, che non tutti sono in grando di rendere credibili.
Lui ci riesce benissimo, grazie ad un cinema sincero e duttile, capace anche di parlare laddove ci sono pregiudizi cercando di far riflettere lo spettatore.
E sono pochi i registi capaci di fare questo.
A domani con i classici visti l'anno scorso.

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