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Marianna Ucrìa

Sullo sfondo della sicilia del 700, si consuma il dramma di una donna sordomuta, che è rimasta vittima di un atto infame da piccola e per il trauma ha perso la parola.
In questo meraviglioso film, che si ispira alle appassionanti pellicole di Jane Campion ed è tratto dal romanzo omonimo di Dacia Maraini c'è la storia di una bambina, molto legata al nonno, che in pratica l'ha cresciuta, e che una volta raggiungi i 13 anni di età, va in sposa a uno zio, che è colui che scopriremo si è macchiato di una colpa infamante quando era poco più di una bambina l'ha violentata, e per insabbiare la vergogna, invece di farla pagare a chi ha commesso questo atto di crudeltà che ne ha segnato la vita, le hanno detto che era nata muta, e la bambina ha creduto questo fino a quando sono usciti fuori dei ricordi, dal suo inconscio, che sono cose che non si possono nascondere, e nemmeno insabbiare, così la madre una volta appreso che in Marianna, c'è un buco nero da risollevare, non può fare a meno di dire la verità, sarà per lei un momento difficile e complesso, forse riuscirà anche a parlare? Sullo sfondo di una sicilia, acre, ancora legata all'onore, e ai matrimoni riparatori e combinati per insabbiare il tutto, si svolge la storia di Marianna Ucrìa, diretta da Roberto Faenza e interpretata tra l'altro da Emmanuelle Laborit, Philippe Noiret, Laura Morante, e Laura Betti.
Marianna è una donna appassionata e giovane, che vuole conoscere la vita, nonostante il matrimonio infelice con lo zio, lega con un professore, uno scienziato, con cui parla spesso e volentieri, cerca di farsi una cultura, cerca di vivere la sua vita, ma la cosa dura anche poco, perchè un prete bigotto, dice al marito, che i discorsi che Marianna fa col professore non gli piacciono, e così viene mandato via, e Marianna viene messa in riga per fare il suo ruolo di moglie e madre, anche se di nascosto, i due si scrivono sempre.
La vita per Marianna comincia quando il marito muore, finalmente è una donna giovane e indipendente, e si innamora ricambiata ed è proprio in questo momento, che alcuni ricordi nascosti nel suo inconscio riprendono vita...
Roberto Faenza traduce il romanzo di Dacia Maraini, curando meticolosamente gli usi e i costumi della sicilia del settecento, un ritratto amaro anche nel tracciare una vergogna nascosta per il nome, per quello che gli altri possono dire, per l'onore e il rispetto, ma che hanno dato il silenzio a un essere umano, il tutto per ignoranza e ipocrisia, e Faenza riesce a trasmetterlo ai suoi spettatori grazie a semplici e commoventi scene, in cui piano piano si scopre la vera storia del matrimonio di Marianna, il suo spirito passionale e indipendente, e ne fanno il ritratto di una donna che è protagonista indomita della storia, il suo mondo è fatto di gesti e parole, ma il suo fuoco interiore sarà quello che la guarirà in tutto, menzione speciale a Emmanuelle Laborit, che è bravissima, come al sempre maturo Philippe Noiret, un po' sottotono tutti gli altri.
DA NON PERDERE.


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