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Il Silenzio (Tystnaden)

Terzo capitolo della trilogia religiosa che comprende come in uno specchio e Luci d'inverno è la storia di un viaggio di due sorelle verso la svezia, ma per una coincidenza si trovano bloccate in una città di nome Timoka, di un paese sull'orlo della guerra dove si parla una lingua sconosciuta, Anna ed Ester, si trovano a dover alloggiare in un albergo e devono fare in modo di riuscire a comprendere e a dialogare con il cameriere locale e con le persone di quella città, in albergo alloggiano anche un gruppo di nani, Ester, la minore delle due sorelle, è malata di tubercolosi ed alcoolista, e sarà l'unica a tentar di comunicare col cameriere che viene spesso a trovarla per prendere le ordinazioni, lei cerca di comunicare e di capire cosa vuole il cameriere, Anna, la maggiore delle sorelle ha un figlio Johann che sta in albergo con la zia, ed è l'unico che riesce a comprendere il dolore della zia, la madre che è la sorella di Ester è più superficiale, esce e si concede un avventura con un cameriere dell'albergo, senza provare nulla, tanto per passare tempo, non riesce a comunicare con la sorella, non riesce a capirla, per lei Ester è solo un peso di cui si deve liberare, Anna è incapace di capire Ester, e di parlare con lei, come fanno sia il cameriere che parla una lingua diversa dalla sua, e il figlio di Anna.
Film sull'incomunicabilità, sul dolore, e sul silenzio che infonde più dolore di qualsiasi parola, Ingmar Bergman in questo terzo capitolo sulla trilogia religiosa, Bergman mette in scena il rapporto conflittuale tra due sorelle e l'incapacità di comunicare tra loro, ma soprattutto l'incapacità di comprendersi fino in fondo, e un cameriere che parla un altra lingua ma comunica con Ester, che di mestiere fa la traduttrice, meglio di chiunque altro, senza dubbio è uno dei film più dolorosi di Bergman, forse anche dei più sofferti, non c'è altruismo in Anna, non c'è bontà, ma solo egoismo, ed è proprio questo che la porta a chiudersi a sua sorella, e a pensare a se stessa, tanto è malata, è un peso, meglio pensare a me stessa e a mio figlio invece che a lei.
Ed ecco che qui esce la capacità di Ester di comunicare, Ester è più aperta al mondo, più altruista, è malata, capisce che deve fare delle scelte che riguardano la sua vita, ma per realizzarle ha bisogno degli altri, in un certo senso tutti abbiamo bisogno di qualcuno, forse di qualcuno di superiore a noi per avere un aiuto, psicologico, morale, affettivo, ciò che la sorella Anna non da, è forse questa la differenza tra Dio e gli uomini? Lui è capace di parlare ed aprirsi, ma noi siamo incapaci di comunicare e di vedere ciò che ci sta intorno? Alla fine Ester riesce a comprendere una parola, che vuol dire Anima.
CAPOLAVORO.


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